-----Messaggio originale-----
Da: Ya basta! <yabasta@tin.it>
Data: lunedì 27 settembre 1999 20.40
Oggetto:
Politica/ India// APPELLO INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETA’ ALLA LOTTA CONTRO LA COSTRUZIONE DELLE DIGHE NELLA VALLE DEL NARMADA (INDIA)

APPELLO INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETA’ ALLA LOTTA CONTRO LA COSTRUZIONE
DELLE DIGHE NELLA VALLE DEL NARMADA (INDIA)

300 attivisti arrestati!


Lo scorso 20 settembre  300 persone sono state arrestate a Domkedi dopo che
la polizia ha fatto irruzione in questo villaggio del Maharashtra. La
polizia ha trascinato fuori dall’acqua Medha, Sitarambhai e Devram  che
fanno parte della “Dedicated Squad” mentre stavano attuando un forma di
lotta non violenta (Satyagraha)..restando immersi, immobili per 27 ore nelle
acque del fiume Narmada che sta salendo di livello nel bacino della mega
diga “Sardar Sarovar”.La polizia ha usato violenza nei confronti di Medha
che è sta presa a calci.
Centinaia di attivisti lungo le rive del fiume stanno attuando lo stesso
tipo di resistenza.
L’acqua aveva inondato i campi e le case nel Maharashtra e nel Madhya
Pradesh sin dalla sera del 17 causando seri danni e sofferenze alle
popolazioni dei villaggi ma subito i tribali e la popolazione della valle,
insieme agli attivisti dell’Andolan (NBA) con Medha la loro leader, avevano
deciso con fermezza che non si sarebbero mossi  a costo di morire.
La sfida contro l’allagamento della valle era ripresa il 28 giugno nel
villaggio Domkedi quando il vecchio attivista Siddharaj aveva ribadito la
necessità di lottare contro la distruzione delle risorse naturali del paese
e la distruzione dei diritti basilari in nome dello “sviluppo”. Gravi sono i
problemi di coloro che sono stati dislocati e forzati a vivere nelle aree di
reinsediamento. Molte delle tribù costrette a migrare hanno fatto ritorno
nei villaggi di origine.Il  “SATYAGRAHA” è il punto cruciale di una lotta
che dura da 14 anni e che in ..”nessun caso permetterà l’avanzamento dei
lavori della diga dal momento che vi è stata resistenza al dislocamento
forzato dei tribali e che i problemi della diga restano insoluti.
Una delegazione di “YA BASTA!“ alla fine di agosto scorso ha portato la sua
solidarietà alla lotta degli Adivasi (tribali ) ribadendo la necessità di
collegare le lotte a livello globale e a sua volta chiedendo il supporto dei
movimenti dal basso per le lotte che sta  costruendo in Italia e in Europa
insieme a numerose altre forze.

EMIGRAZIONE INTERNA
Molti adivasi dislocati con la forza dall’area della diga vanno a confluire
negli slum periferici delle grandi città come New Delhi e Bombay dove vivono
nella povertà più estrema e dove per i loro comportamenti naturali (fare i
propri bisogni in strada ) corrono il rischio di essere colpiti a morte
dalla polizia come è successo un anno fa . E’ una situazione simile a quella
europea dove il sistema non tollera comportamenti sgradevoli (homeless che
pisciano per strada) degli indigenti e che tenta di far “quadrare il
cerchio” con misure di polizia.
Recentemente tribali dislocati a causa della diga vendevano i loro bambini
alle agenzie straniere che trattano adozioni.Molti tribali non hanno alcun
titolo formale sulla terra  su cui vivono da generazioni e quindi sono
facilmente ricattabili, non possono richiedere un compenso ammesso che
questa sia la soluzione del problema.In più hanno un rapporto con il danaro
paragonabile a quello che un giudice può avere con una busta di
ferilizzante!
Certo non li stanno annullando o portando nelle camere a gas ma le
testimonianze assicurano che la qualità degli insediamenti è peggiore di
qualsiasi  campo di concentramento del Terzo Reich…


Per capire il problema basti pensare che secondo uno studio dettagliato
fatto solo su 54 grandi dighe delle 3300 in tutta l’India condotto dall’
Indian Institute of Public Admnistration, la media delle persone dislocate
per ogni grande diga India è di 44182. .
La lotta contro le dighe ha assunto nel tempo caratteristiche peculiari; non
è certamente una lotta contro il fato, essa ha fatto risvegliare dubbi sull’
intero sistema politico. Il problema sollevato riguarda la vera natura del
sistema “democratico” indiano.Chi è il proprietario della terra? Chi il
proprietario dei fiumi ? Dei pesci che vi abitano? Delle Foreste? Domande
importanti alle quali le istituzioni rispondono solo con gli eserciti, la
polizia, la burocrazia, i tribunali. I leader politici dell’India si
affannano a dire che bisogna testare i missili nucleari per proteggersi
dalla minaccia della Cina e del  Pakistan. Ma chi proteggerà gli indiani
dagli indiani? Che tipo di paese è questo?
Chi lo possiede? Chi lo governa ? Cosa sta succedendo?
Il mostro neoliberista ( vedi multinazionali) si aggira anche  qui lungo il
fiume per risucchiare profitti  dopo aver lasciato morte e distruzione.

Ma gli adivasi e i movimenti contro la diga l’hanno giurato:

SARA’ UNA LOTTA FINO ALLA MORTE POICHE’ PREFERIAMO MORIRE CON DIGNITA’
LOTTANDO PER NON PERDERE LA NOSTRA TERRA E LA NOSTRA IDENTITA’ PIUTTOSTO CHE
PERMETTERE CHE ALTRI CI ANNIENTINO!

Invitiamo  tutti gli interessati a contattare l’associazione Ya Basta! per
costruire iniziative in sostegno della lotta contro la diga e per la difesa
di tutti gli adivasi dell’India!





Associazione Ya Basta!
Per la dignità dei popoli
e contro il neoliberismo.

Milano, via Watteu 7, 20125.
tel        02 6706474
fax       026705621
email   yabasta@tin.it





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