-----Messaggio originale-----
Da: EntarteteKunst@0100101110101101.ORG <EntarteteKunst@0100101110101101.ORG>
Data: sabato 4 settembre 1999 0.54
Oggetto: [EntarteteKunst n.57] Sequestro dell’Arte / Arte del Sequestro

_EntarteteKunst_n.57___________________________________________03_09_1999_


Sequestro dell’Arte / Arte del Sequestro

di EntarteteKunst

E’ di ieri la notizia del sequestro di quattro sculture da altrettante chiese calabresi.
Il non-autore e’ Luther Blissett. Questo e’ un comunicato di elogio di quello che si puo’
definire un “sequestro artistico”. In realta’ non si tratta del primo caso, storicamente
piu’ volte oggetti d’arte sono stati usati per intervenire nel mondo reale, come oggetti
di scambio, come “ostaggi”, per i piu’ svariati motivi. Gennaio 1963: alcuni studenti
rivoluzionari di Caracas sferrano un attacco armato ad una mostra d'arte francese e rubano
cinque quadri che si offrono di restituire in cambio del rilascio dei prigionieri
politici. Dopo uno scontro a fuoco la polizia si impossessa nuovamente dei dipinti. I
rivoluzionari cercano invano di fare esplodere il furgone della polizia che li trasporta.
A volte politici, a volte economici, questa volta “religiosi”, sono infiniti i motivi che
ci portano ad andare oltre la semplice “contemplazione” verso un utilizzo dell’arte
davvero interattivo, cioe’ imprevisto ed imprevedibile dal presunto “autore”.
Ecco una breve cronologia dei piu’ interessanti casi di riutilizzo di opere d’arte a scopo
altro da quello “lucroso”, che e’ ovviamente il piu’ diffuso (sia “legalmente” che
“illegalmente”: secondo l'Interpol, subito dopo il traffico di droga e di armi viene per
volume d'affari il commercio di opere d'arte rubate).

Insurrezione di Dresda 1848: L'anarchico Mikhail Bakunin propone senza successo di
saccheggiare il museo cittadino e di mettere i quadri sulle barricate per dissuadere la
polizia dall'aprire il fuoco. In questo caso, per la verita’ un po’ rozzo, il movente e’
evidentemente politico, utilizzare un oggetto artistico per conseguire i propri fini, solo
ed esclusivamente in base al suo valore economico.

Giugno 1958, pinacoteca di Brera: il pittore milanese Nunzio Van Guglielmi infrange il
vetro che protegge "Lo sposalizio della Vergine" di Raffaello e incolla sul dipinto un
volantino con la scritta: "Viva la rivoluzione italiana, via il governo clericale!". Van
Guglielmi viene internato in manicomio.
11 novembre 1995: Luther Blissett decapita una delle quattro statue di Henry Moore esposte
in Piazza Maggiore a Bologna, in solidarieta’ col Leonkavallo, vittima di un’aggressione
da parte della polizia.
In questi due casi invece l’attacco ad un’opera d’arte ha come unico fine l’attirare
l’attenzione dei media su un argomento specifico, per trasmettere ed amplificare un
messaggio solitamente scomodo. La scelta dell’opera da colpire non e’ assolutamente
pregnante, ma solo contestuale.

A meta’ degli anni ‘80 Erik Hobijn ha approfondito il tema del “riutilizzo” a scopo
“commerciale/sociologico”, compiendo almeno tre sequestri di opere d’arte - un dipinto di
Appel, e due disegni di Haring - e spiegando poi il senso delle sue azioni: “Nelle
interviste dichiaravamo che avevamo voluto mostrare una parodia del mercato ufficiale
dell'arte; la nostra intenzione era quella di rubare un'opera d'arte, renderla famosa e
poi rivenderla, perche' i media hanno il potere di rendere le cose famose inflazionando il
loro valore”.

12 dicembre 1976: alla Galleria Nazionale di Berlino, Ulay sottrae, in presenza di diversi
sorveglianti, il celebre dipinto di Carl Spitzweg "der Arme Poet". Lo porta poi in un
appartamento di immigrati turchi e lo appende ad una parete, sostituendolo ad una
riproduzione economica dello stesso, molto diffusa nelle case tedesche del ceto piu’
povero. Il giorno dopo lo restituirā intatto.
In questo caso e’ evidente che l’azione del sequestro diviene essa stessa l’opera d’arte,
viene percio’ definita “performance”, le opere sequestrate non vengono valutate in
rapporto al loro valore economico, ma in base al contesto in cui l’azione si svolge.

Non e’ assolutamente necessario condividerne i motivi ed i fini, e’ invece fondamentale
comprenderne i mezzi, la portata e soprattutto le conseguenze del “sequestro artistico”;
ossia una sana boccata d’ossigeno per queste povere reliquie che se ne stanno decenni ad
ammuffire nei cimiteri dell’arte. Questi sono solo alcuni esempi che ci sono sembrati
particolarmente significativi per comprendere come un’opera d’arte possa tornare ad essere
viva, a contare veramente nella nostra vita e non piu’ un oggetto di sterile
contemplazione.
"L'arte č viva! Godetela, ridetene, odiatela o amatela, ma non adoratela! Non siamo in
chiesa, appendetela alle vostre pareti, pulitevici il culo magari... ma usatela!"



:::appendice:::

DAI LUTHER BLISSETT AUTORI DEL ROMANZO Q INCONDIZIONATA SOLIDARIETA’  AI LUTHER BLISSETT
AUTORI DEI COSIDDETTI  "FURTI DI BAMBINELLI" NELLE CHIESE DI CALABRIA

Bologna, 2 settembre 1999, h. 15:20

[...] Puo' darsi che queste meravigliose azioni di iconoclastia e guerra di classe,
dirette contro un dominio clericale che si autocelebra con rinnovata arroganza nella
mega-sagra del Giubileo, siano state direttamente ispirate dalla lettura del nostro
romanzo Q (Einaudi), dalle cui pagine sembrano scaturite. C'e' un forte odore di
anabattismo nell'aria.
Se cosi' risultasse, saremo ben felici di essere chiamati "cattivi maestri". Ci definiamo
senza alcun timore "mandanti ideologici" di quanto avvenuto in Calabria. Le 30.000 copie
del romanzo sinora vendute non potevano produrre risultato migliore.
Ci auguriamo che si  scateni un colossale meccanismo di emulazione. E' il miglior modo per
sabotare l'incombente Giubileo: costringere i parroci a sprangare i portali delle chiese.
Nel malaugurato caso che le forze dell'ordine riuscissero a catturare i nostri omonimi di
Calabria, esprimeremo la nostra solidarieta' militante con ogni mezzo necessario.[...]

:::links:::

Per una “Cronologia dei piu' eclatanti atti vandalici di questo secolo”:
http://www.0100101110101101.ORG/EntarteteKunst/News/news01_it.html



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