Foligno 19 Dicembre'01 sala della Corte- Piazza
della Repubblica
ASSEMBLEA NAZIONALE SULLA SCUOLA
UN'ALTRA SCUOLA E' POSSIBILE
No agli stati generali della Moratti!
1. FUNZIONE DEL SAPERE NEL CAPITALE
Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un processo di privatizzazione e messa
in produzione del sapere che ha coinvolto società e soggetti.
Dalle leggi sul copyright alla pirateria genetica delle multinazionali che hanno
saccheggiato e sfruttato i patrimoni genetici di popolazioni e colture, dalle
battaglie per la produzione dei farmaci antiaids portate avanti dal Sudafrica
allo scontro sui brevetti e al tentativo di ridurre il sapere ad una merce attraverso
il GATTS, il capitale cerca di colonizzare i campi della formazione e della
ricerca.
2. DALLA FORMAZIONE DEL SOGGETTO CRITICO ALL'ADDESTRAMENTO
DELL'ESECUTORE FLESSIBILE
In questo contesto la privatizzazione del sapere e la riduzione della ricerca
e della scuola alle logiche del profitto e delle aziende hanno connotato i progetti
di riforma della scuola pubblica degli ultimi anni.
La riforma Berlinguer e quella Bertagna/Moratti hanno molte linee comuni: la
struttura che connette la visione neoliberista della scuola e del sapere è
il passaggio da un contesto educativo orizzontale e condiviso alla privatizzazione
del sapere e della ricerca, attraverso lo smantellamento della scuola pubblica
e di massa, la reintroduzione dell'avviamento professionale ed il passaggio
della scuola da formatrice di cittadini e soggetti dotati di ragione critica
alla produzione di flessibili esecutori.
La scuola in altri termini dovrebbe costituire il terminale formativo per le
imprese, facendo il lavoro sporco della formazione pagata dallo stato
3.POLITICHE NEOLIBERISTE NELLA SCUOLA ITALIANA:
- Privatizzazione e clericalizzazione della scuola pubblica
Analizziamo i passaggi principali di questa deriva aziendalistica.
I finanziamenti alle scuola private, incostituzionali secondo l'art. 33 della
costituzione, introdotti surrettiziamente attraverso i buoni scuola, oggi sono
fatti passare come modello di civiltà e libertà.
Ma il modello delle scuole private è evidente a tutti: o esamifici a
pagamento o strutture confessionali che più che preparare ad una società
multietnica ed aperta, basata sull'incontro e la valorizzazione delle differenze
mira a costruire ghetti culturali e religiosi in uno scandaloso ambiente di
lavoro per insegnanti spesso sottopagati e sempre eterodiretti in barba alla
libertà di insegnamento (art. 33 della costituzione: libere sono le scienze
e le arti ed il loro insegnamento).
In questo contesto si inserisce la "commissione il riconoscimento pubblico
della scuola non statale" di composizione clerical-industriale che cerca
di imporre la parità tra scuola pubblica e scuola privata, attraverso
gli oneri attribuiti allo Stato e la sottrazione di risorse al servizio pubblico.
Di questa parità sono recente testimonianza l'equiparazione dei punteggi
acquisiti-dagli insegnanti precari-nella scuola privata e in quella pubblica
e l'abolizione dei commissari esterni negli esami di Stato.
- Finalità della formazione e smantellamento della
scuola pubblica
Cui prodest tutto questo? Alle imprese che vogliono scaricare l'onere formativo
sulle scuole, ma che intervengono anche sulle finalità dell'istruzione
che molti vorrebbero non libera ma subalterna alla produzione, ed intervengono
anche sulle finalità formative: la nuova scuola azienda/caserma deve
produrre obbedienti lavoratori e non soggetti critici.
-Il ritorno della scuola di classe: la riforma dei cicli
Questo passaggio è evidente nella bozza Bertagna di riforma dei cicli
in cui si ripropone la divisione di classe (alla faccia di Lorenzo Milani e
dei tanti "Pierini") tra licei e scuole di formazione professionale.
Si sancisce a livello statutario una differente formazione per differenti cittadini
e soggetti.
Inoltre si agisce pesantemente sul futuro dei soggetti in formazione anche attraverso
l'anticipazione della scelta di indirizzo di fatto a 12 anni con la separazione
tra l'avvio al mondo del lavoro e gli studi superiori
- Lo smantellamento della democrazia nelle scuole: la riforma
degli organi collegiali
Altro tassello di questo progetto lo individuiamo nella proposta di riforma
degli organi collegiali dove il modello aziendale e verticale è così
esplicito da porre al centro il consiglio di amministrazione. Tutte le istanze
ed esperienze collegiali vengono sottodimensionate o semplicemente cancellate
sotto il rullo compressore di una visione gerarchica ed autoritaria del sapere
e della scuola
-Le forbici e la precarizzazione del lavoro: il DPEF (art.
9,11,13 e 20)
Inoltre, attraverso la legge finanziaria, si cancellano migliaia di posti di
lavoro espellendo il precariato dalla scuola dopo averlo sfruttato per decenni
e si peggiorano le condizioni di lavoro di tutto il personale scolastico
-L'attacco alla libertà di insegnamento
Il codice deontologico già in sé inaccettabile, non viene infatti
formulato da insegnanti e lavoratori della scuola, come succede per tutte le
altre categorie professionali, ma scritto da una apposita commissione confessionale
presieduta dal cardinal Tonini dando un ulteriore spallata alla libertà
di insegnamento e alla laicità della scuola verso una sempre più
scandalosa clericalizzazione del sapere. Dai roghi dei libri scolastici ai telefoni
per denunciare anonimamente (liste di proscrizione) gli insegnanti il clima
si è fatto pesante
UN'ALTRA SCUOLA È POSSIBILE
Affermiamo che un'altra scuola è possibile.
Noi pensiamo che la scuola debba garantire accoglienza alle differenze di ogni
tipo (sesso, identità sessuale e di genere, etnia, religione, ideologia,
classe sociale, mezzi culturali, fasi di crescita, disabilità, problemi
psicologici
); che debba aprirsi nell'insegnamento al pluralismo delle
cultura esistenti, nel rispetto dei principi costituzionali e della Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo approvata dall'ONU il 10/12/1948; che debba
educare all'esercizio della ragione critica; che una pur necessaria riforma
della scuola debba procedere dal basso, con sperimentazioni che valorizzino
la comunità scolastica, le relazioni, la soggettività degli studenti.
La scuola pubblica è l'unica capace di garantire l'attuazione concreta
dell'insieme dei valori espressi, il diritto di tutti alla stessa formazione
culturale di base con obbligo scolastico di almeno dieci anni.
Ci siamo opposti alla direzione degli interventi di politica scolastica degli
ultimi anni, alle scelte che stanno progressivamente trasformando la fisionomia
di un'istituzione deputata alla formazione critica del cittadino in un modello
aziendale, che modifica i rapporti nella scuola da collaborativi e paritari
in gerarchici e verticistici e che tende a fornire un prodotto culturale esclusivamente
funzionale al consumo immediato del mercato.
APPELLO PER IL CONTROVERTICE
Lanciamo agli studenti, ai lavoratori della scuola, agli intellettuali,
ai movimenti antiliberisti, ai social forum l'idea di una pubblica assemblea
da tenersi dalle ore 9,30 di mercoledì 19 dicembre a Foligno presso la
Sala della Corte in piazza della Repubblica, che rilanci con forza la visione
ed il progetto per un'altra scuola e un altro sapere sganciati dalle logiche
aziendali e neoliberiste.
[anti-g8]