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Comitato Unitario di Base aderente all'Unione Sindacale Italiana Federazione Brianza |
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Processo Breda per amianto: assolti i dirigenti |
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Ingiustizia è fatta: IN ITALIA UCCIDERE I LAVORATORI IN NOME DEL PROFITTO NON E’ REATO Il processo che vedeva imputati due dirigenti della ex Breda Fucine di Sesto San Giovanni per l’omicidio colposo di sei lavoratori e lesioni gravissime ad un settimo si è concluso con l’assoluzione degli imputati “perché il fatto non sussiste”, ha deciso il giudice, dott.sa Bernante. Alla lettura della sentenza gli ex compagni di lavoro e i familiari hanno duramente contestato la sentenza, aprendo striscioni e gridando la loro rabbia. Subito sono scoppiati tafferugli fra i lavoratori, i familiari delle vittime da una parte e carabinieri e agenti della Digos, che volevano impedire la protesta. I lavoratori hanno occupato l’aula 7 del tribunale per un’ora e mezza, aprendo striscioni e gridando “assassini, li avete uccisi un’altra volta”. Dopo 11 anni di lotte, 19 denunce archiviate e 70 lavoratori uccisi dal killer amianto, il primo processo che ha portato sul banco degli imputati due dirigenti Breda si è concluso con l’assoluzione dei dirigenti di una fabbrica che, come la Montedison, la Fincantieri e tante altre, tutto sapevano e nulla hanno fatto per evitare centinaia e centinaia di morti annunciate.Con questa sentenza i nostri compagni di lavoro vengono uccisi una seconda volta. Durante il processo abbiamo constatato come la legge, la magistratura, la scienza e i luminari della medicina lautamente pagati e finanziati nelle loro ricerche dalle case farmaceutiche e dalle multinazionali, facciano parte di un organico sistema economico, politico e sociale che sostiene gli interessi degli industriali, il loro “diritto” a fare profitti sulla pelle dei lavoratori a qualsiasi costo. Questa lotta ci ha fatto comprendere che non esistono istituzioni neutrali, ha dimostrato a molti lavoratori che la frase scritta nei tribunali “La legge è uguale per tutti” è una colossale bugia.In questa società chi è sottomesso, chi è sfruttato, chi non ha i soldi non può neanche far valere i suoi diritti, primo fra tutti il diritto alla vita e alla salute.Il tribunale di Milano, come quello di Porto Marghera, emettendo una sentenza assolutoria verso i padroni e i loro dirigenti, si è schierato al loro fianco, affermando in pratica che uccidere i lavoratori in nome del profitto non è reato. Noi,
insieme alle migliaia di lavoratori che ogni giorno combattono per
migliori condizioni non solo di lavoro ma anche di vita,
continueremo a lottare dentro e fuori le aule dei tribunali perché
vogliamo e pretendiamo giustizia.La nostra battaglia per la difesa della
salute, della dignità e della vita dei lavoratori e dell’ambiente
continua perché per noi chi inquina, sfrutta e uccide in nome del
profitto troverà in noi ora e sempre resistenza, nei tribunali, nei
luoghi di lavoro, nelle piazze, nelle città.
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