Scuola di Strada Pierpaolo Pasolini

2008/11/21 alle 10:03

Perché una scuola di strada
Perché dedicarla a Pier paolo Pasolini

Ciò che ci ha mosso a costituire una prima base nomade di conoscenza
O Scuola di Strada nel territorio metropolitano bolognese
è stato il pensiero di percorrere criticamente tutto l’esistente in lungo ed in largo
ai piedi o in bicicletta attraverso le nostre periferie
al fine di creare una nomade e riflessiva intellettualità che sappia interrogarsi sulla sofferenza del presente e sulla sua precaria condizione umana,
a partire non più dal centro ma dalla periferia,
in questo oscurato inizio di secolo XXI ,
di una declinante epoca storica di transizione tardo-capitalista che chiamerei “ neo-protezionista all’interno e neo-liberista all’esterno,
epoca perversa che produce un inconsueto socialismo glocale per pochi e ricchi e che estende a dismisura la miseria materiale e culturale per i Molti ”;

Attraversare questo deserto esistenziale e metropolitano è il nostro impegno civile al fine di comprendere, riaffermare gioiose esistenze per contrastare le passioni tristi, le anonimie, gli isolamenti, le frammentate identità, le insicurezze materiali
ed esistenziali

Attraversare questo deserto esistenziale e metropolitano è il nostro impegno civile al fine di comprendere e resistere
alle feroci socio-psico-patie nazi-fasciste dell’amore per i simili e dell’odio per i diversi,
alle violenza sessiste ed omofobe,
a quelle altre violenze sotterranee che si consumano nelle famiglie per bene e per male

Attraversare questo deserto esistenziale e metropolitano è il nostro impegno civile
al fine di comprendere e resistere
ai pogrom populisti e leghisti contro i diversi e gli stranieri,

Attraversare questo deserto esistenziale e metropolitano è il nostro impegno civile
al fine di comprendere e resistere
alla precarizzazione della vita e dei lavori

Attraversare questo deserto esistenziale e metropolitano è il nostro impegno civile
al fine di comprendere e resistere
alla chiacchera televisiva o alle chat interattive che hanno ridotto il mondo al silenzio e prodotto quella diffusa stupidità di massa che soffoca la nostra vita e la nostra intelligenza.

Attraversare questo deserto esistenziale e metropolitano è il nostro impegno civile
al fine di comprendere e resistere
alle crescenti domande paranoiche di identità locali o euro-comunitaria,
di sicurezza calpestanti ogni forma di autonomia e di vita nuova,

Attraversare questo deserto esistenziale e metropolitano è il nostro impegno civile
al fine di comprendere e resistere
alle fedeli identità rancorose e sospettose delle vite incerte e delle menti dubbiose
è stata la ragione prima che ci ha spinto a costituire questo primo nucleo di ricerc-azione sui sensi della vita e della società nel suo tumultuoso divenire

L’attività della Scuola di Strada non si limiterà a riflettere solo sulle dinamiche esistenziali o sull’emergente neo-fascismo antropologico o sul totalitarismo iper-consumista dei Pochi e l’ipoconsumismo per i Molti,
ma anche ad avviare processi di alfabetizzazione filosofica, poetica, psicoanalitica, antropologica, tecnica e scientifica su singoli percorsi culturali che forniscano nuovi saperi cognitivi, emotivi e tecnologici al fine di poter ripensare una costituente esistenza critica ed una socialità plurale non identitaria,

capace di ripensare un nuovo intreccio di cooperazione tra molteplici soggettività, saperi, tecniche, esistenze in società aperte.

Pier Paolo Pasolini perché ha saputo dare un nome a questo nuovo totalitarismo distruttivo delle vecchie culture ma anche di quelle emergenti
come le barbarie “ della politica urlante e omologa bipolare o della televisione del grande fratello o dell’isola dei famosi “ della società dello spettacolo diffuso,
un totalitarismo annientante non solo le vite e le culture antagoniste come quello nazi-fascista, ma anche il desiderio stesso di cambiamento e di futuro attraverso la sua perversione consumista del “qui e ora” o del “non desiderare altro che l’esistente”,
o della tragica esistenza fatta di lavorare molto, consumare poco e crepare velocemente.

Il non sapersi immaginare altri mondo o altre vite possibili questo è lo scacco nell’immaginario contemporaneo.
Uno sviluppo senza progresso vale dire un’involuzione esistenziale, culturale e tecnologica.
C’è una proliferazione di protesi tecnologiche o di macchine comunicative e di trasporto di ogni genere,

però tali sviluppi tecnologi non sono accompagnati da un progresso adeguato né culturale né esistenziale.
Le Macchine soffocano la nostra vita, le nostre città ed il nostro presente ed bruciano il nostro futuro.
Quello che bisogna ripensare è un progresso che modifichi lo sviluppo attuale e generi nuovi sviluppi e nuove tecnologie con fonti energetiche alternative capaci di salvaguardare la nostra vita e il nostro pianeta, ma anche la nostra dignità di umani.
Il mantenimento dell’attuale assetto industriale, post-industriale e tecnologico basato sui motori a scoppio, sul fossile e sulla plastica al posto di essere uno futuro scelto come lo era all’origine dell’industrializzazione con le sue molteplici possibilità esaltate dalla letteratura, dal futurismo e dal sogno utopico proletario “del socialismo più elettrificazione” diventa tragicamente una fatalità ecologica autodistruttiva che toglie ogni possibilità e ci consegna a una tragica preistoria tecnologica; perché l’essere arroccati sul petrolio e i suoi derivati, su inalterate forme di produzione e di consumo ad essi collegati, è consegnarsi a ripetute catastrofi climatiche.
Come il non volere investire nel cambiamento e nel futuro tagliando le spese per la Ricerca, la Scuola, l’Università , la Cultura è continuare così a sotto-vivere e tragicamente consegnarsi all’apocalisse dei mondi e delle vite possibili.

“se fossi religioso, direi che è venuta l’Apocalisse [……] siccome non sono religioso, mi limito a dire che sono venuti i nazisti, il che, forse, è la stessa cosa. (Moravia)

Pier Paolo Pasolini perché è stato assassinato dall’indifferenza del sistema democratico assieme ad altri migliaia di insorgenti del suo tempo, del secondo Novecento, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle officine, nei territori.


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