PATIO BONITO

2009/01/30 alle 10:52

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29/08/05, Patio Bonito, barrio Kennedy periferia emarginata di Bogota.
300 famiglie di desplazados (profughi) occupano appartamenti abbandonati rivendicando l’ accesso ai diritti fondamentali.
Sono chiamati desplazados, famiglie di scacciati dalle loro terre dal conflitto armato che insanguina la Colombia e costretti a fuggire nelle selve di cemento delle citta’.
Tutte le persone che appaiono in questo video sono state minacciate di morte; questo e’ il reportage in presa diretta, fatto in fretta per non essere un epitaffio ma una denuncia ad alta voce…

Quando mi sono trovato a guardare per al prima volta un video sulla Colombia, che non parlasse della coca o della guerriglia, ho provato una sensazione orribile:come si sente un documentarista che, prima di finire il montaggio del suo video, deve aggiungere sotto a ogni intervistato…un epitaffio?
Abbiamo dormito con loro nelle loro case, abbiamo mangiato assieme e con loro ci siamo alzati nell’alba crepuscolare della Colombia degli emarginati, per intraprendere un cammino di lotta per la dignita’ e la liberta’.
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Alla fine di questo terzo giorno di accampamento dei desplazados, le prospettive delle 1500 persone accampate nel quartiere Ribera de Occidente di Patio Boni o (localita’ Kennedy) non sembrano
essere piene di speranza. Nelle ultime ore lo sgombero-annunciato e smentito varie vol e nel corso della giorna a di oggi-sembra gia essere sicuro.
Se avverra’ si realizzera’ con la prevedibile reazione violenta della strategia repressiva adottata dalle autorita’, la quale ha privato queste 300 famiglie dei servizi minimi indispensabili per la sussitenza e sempre si e’ negata a qualsiasi tipo di trattativa o accordo,dal momento, in cui i deplazados a stabilirsi
in questa urbanizzazione.

La condizione in cui si incontrano queste persone – tra le quali 550 bambini, 100 donne incinte, disabili e anziani – ha raggiunto i minimi della sopportazione: chiusi nelle case, (la maggior parte delle quali senza porte,ne finestre, ne elettricita’, ne acqua) e con le scorte di cibo quasi al termine. Per di piu’ si e’ sentito dire che la Forza Pubblica sta proibendo l’ingresso di altri alimenti.
La comunicazione con l’esterno e’ limita a ai rappresentanti dei displazados e a delegazioni esterne. Quando alcuni mediattivisti stranieri di IPO tentarono di intervistare i desplazados
attraverso la rete, la polizia spiego’ ai desplazados che non potevano stare vicino.
Questa e’ la situazione paradossale che soffrono queste persone: da una parte non vedono riconosciuti i loro diritti come desplazados (garantiti dalla Costituzione del ‘91) e dall’altro sono
trattati con forte ostilita’ mentre stanno rivendicando condizioni di vita giuste e degne, quelle stesse che, sulla carta, assicura loro proprio la Costituzione.
I desplazados non chiedono che si regalino loro le case bensi’ che si dia loro il permesso di comprarle ad un prezzo equo. Precisamente questo e’ il motivo della protesta: il Governo ha negato loro la possibilta’ di comprare queste abitazioni perche’ la loro condizione di desplazados (indotta dalle scelte politiche dello stesso Governo) ‘non garantirebbe pagamenti regolari’.
Le risposte a questa repressione prevedono azioni di tipo giuridico, la creazione di un Comitato di appoggio tanto tra membri della comunia’ civile, quanto tra strutture organizzative nazionali ed internazionali e l’accompagnamento dei manifestanti affinche’ si concretizzino queste tre proposte: – Far pressione sulle autorita’ perche’ abbia presto termine il confinamento dei 1500 desplazados e perche’ abbia inizio una trattativa seria. – Garantire la formazione di una commissione di alto livello (della quale facciano par e la Croce Rossa Internazionale e l’ACNUR) che partecipi alle trattative. – Garantire la sicurezza della popolazione in ogni momento, specialmente quella dei portavoce che rischiano le loro vite nel momento in cui si espongono pubblicamente.
Tra le varie forme di appoggio ricevute dai desplazados, e’ di particolare importanza quella offerta dalla comunita’ residente a Riberas de Occidente, la quale, riunita in un’assemblea di 400 persone, riconosce i diritti di questi desplazados e appoggia la loro forma di protesta.
E’ dunque indispensabile chiedere e chiedersi quale sara’ la risposta del Governo a questa situazione. Dimostrera’ la volonta’ politica necessaria per iniziare un dialogo con i manifestanti o la repressione sara’ l’unica soluzione? Sara’ permesso lâingresso nella zona alle Organizzazioni Internazionali di protezione e la loro partecipazione alle trattative? Saranno finalmente garantite le condizioni minime di sopravvivenza a questa gente, gia’ vittima di uno o vari desplazamientos nel corso delle loro vite?

trovi il video da scaricare anche su www.ngvision.org


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