04/04 sab SALAVISIONI

2009/04/02 alle 11:16

Sabato 4 aprile 2009, ore 22.00
la SALAVISIONI dell’xm24 presenta

CORRUZIONE AL PALAZZO DI GIUSTIZIA

un film di Marcello Aliprandi, Italia 1974, con Franco Nero, Fernando Rey, Gabriele Ferzetti, Mara Danaud

La sceneggiatura di Aliprandi, Gianfranco Clerici e Fernando Imberti si basa su un lavoro tatrale di Ugo Betti datato 1944 (ma messo in scena nel 1949), in cui l’autore denunciava le storture del fascismo, tra cui le magagne della magistratura. E se il film tradisce a volte la sua origine, non è detto che sia un male. Perche’ Corruzione al palazzo di giustizia e’ forse uno dei piu’ convincenti drammi italiani sulle spirali della corruzione. Chiuso com’e’ tutto su di se, dentro le mura dell’edificio in cui dovrebbe farsi (la) giustizia, riesce a dare una visione familiaristico-infernale del marciume con piu’ pregnanza di molte opere di denuncia simili (e anche di numerosi poliziotteschi). Difatti, una delle pochissime incursioni “esterne” (la violenza sulla Danaud da parte di due teppisti, protratta per alcuni minuti coi toni dello scherzo dalla mano pesante) risulta un po stridente con l’armonica inquietudine in interni dell’insieme. Aliprandi si dimostra inoltre in grado di amalgamare suspence e invettive, segnali minacciosi e scoppi d’ira con un equilibrio che in seguito avrebbe fatto fatica a ritrovare (si veda Un sussurro nel buio, ma anche Morte in Vaticano); ed e’ aiutato da uno stuolo di interpreti in parte e convinti: se Rey va un po a pilota automatico, Nero (strepitosa la sua esplosione isterica nel finale, in un’interpretazione generale tutta trattenuta), Balsam, Orsini e Ferzetti sono bravissimi. Il pessimismo regna sovrano, e la negativita’ affabulatoria del personaggio di Nero, il giudice Dani, e’ una discreta sberla alla disillusione innocente, con relativa discesa loro malgrado nei meccanismi burocratico-statali (o anche criminali), di buona parte dei protagonisti di vicende analoghe. E se di discesa si puo’ parlare, qui, si tratta di un percorso che Dani non riesce piu’ a controllare: fino a quando, nella sequenza dell’archivio, si accorge che i fili gli si sono spezzati in mano, perdendo cosi’ ogni bandolo, e ottenendo inaspettatamente cio’ per cui aveva tramato.
Un gran bel giallo sull’architettura del potere, che sempre e ovunque si attorciglia intorno alle proprie code, rovesciandosi continuamente come i corpi di Society.

recensione di Pier Maria Bocchi, tratta da Nocturno Dossier – Italia Ultimo Atto


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