05/11 mer .: presentazione La gamba del Felice - S. Bianchi:.

2005/05/04 alle 16:38





MERCOLEDI’ 11 MAGGIO 2005
alle ore 19

Presentazione del libro di Sergio Bianchi,
La gamba del Felice
(Sellerio 2005)

Intervengono con l’autore:
Luigi Bernardi
Valerio Evangelisti

Attraverso il fiume del ricordo di un bambino che cresce, la storia corale di un paesino che non si capiva bene se era nord della Lombardia o sud della Svizzera. È la seconda ondata dell’industrializzazione, quello che si definisce boom economico. In quindici anni si passa dal villaggio contadino, all’età industriale e all’età postindustriale, cambiando tutto quanto in un modo sregolato, privo di logica e di bellezza, di sacro e di poesia. Una
mutazione genetica le cui tappe sociali e storiche sono segnate: il rione della vecchia classe operaia, la differenza antropologica coi vecchi contadini, e con i proprietari del paese, i ghetti dei primi emigrati, la fine dei contadini, la chiusura della vecchia fabbrica, la nuova produzione dei padroncini e lavori a domicilio, la grande ondata migratoria, la distruzione del bosco comune, l¹edilizia selvaggia, la musica ribelle giovanile, per finire con l¹esplosione del Sessantotto. Ma che sono rappresentate narrativamente in maniera appunto mitica, cioè a dire per quadri e per figure tipiche, personaggi e episodi che forniscono l¹immagine mobile del cambiamento nelle sue tappe diverse. “Il mitico mondo della sua
infanzia e della sua adolescenza in cui è facile leggere anche l’infanzia e l’adolescenza dell’Italia moderna”: è la sintetica ed esatta definizione di Nanni Balestrini. Almeno nella misura in cui l’infanzia e l’adolescenza dell ‘Italia del dopoguerra che diventa moderna è una storia di grande solitudine. Della solitudine di classi senza privilegio e senza posto nella storia ufficiale lanciate nel tappeto volante della storia reale. Come il bambino che racconta la sua fantastica vita.

Sergio Bianchi (Tradate, 1957), è direttore editoriale della casa editrice DeriveApprodi. Ha curato i saggi: L¹Orda d¹oro. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale (Feltrinelli); La sinistra populista (Castelvecchi); Settantasette. La rivoluzione che viene (DeriveApprodi).

La prefazione di Nanni Balestrini «Chi percorre oggi le strade che da Milano si diramano verso il Nord, nel territorio compreso tra il fiume Lambro (e la Brianza) a est e il Ticino a ovest (confine col Piemonte), s’inoltra in un paesaggio che ha subito negli ultimi decenni una così radicale trasformazione da renderlo praticamente
irriconoscibile a chi lo ricorda com’era ancora fino ai tardi anni
Cinquanta. Su strade sempre molto trafficate (l’autostrada detta dei laghi soprattutto, la prima d¹Italia, costruita nell¹anteguerra), o su linee ferroviarie (FS e FNM, le gloriose Ferrovie Nord Milano) si attraversano le province di Como e Varese, fino ai laghi (di Como, Lugano e Maggiore), poi le prime Alpi e la frontiera con la Svizzera. Territorio fittissimo di cittadine, paesi, villaggi, dai nomi per lo più cacofonici e desinenti in “ate”: Buguggiate, Canegrate, Cermenate, Cugliate, Gallarate, Garbagnate, Gavirate, Novedrate, Osmate, Puginate, Tradate, Usmate…
Qui dove un tempo si stendeva l’idilliaco paesaggio dei Promessi Sposi (”...campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna…”) appare a vista d’occhio un misto tra il Bronx e gli sterminati agglomerati urbani giapponesi. Distese uniformi di fabbrichette squadrate, assurdi villini, casermoni fatiscenti si
susseguono ininterrotte, costellate da mastodontici ipermercati, stazioni di servizio, residui degli antichi borghi. Una zona che è oggi tra quelle con la più alta densità di popolazione d¹Europa, il più alto reddito pro capite, ma anche col maggiore degrado ambientale e un notevole tasso di criminalità diffusa.
Il libro di Sergio Bianchi è il racconto vissuto di questa mutazione, la descrizione in vitro, passo per passo, delle fasi di un processo che ha un nome e una data: il Miracolo economico italiano, il mitico Boom che alla fine degli anni cinquanta esplode come un virus inarrestabile, proliferando attraverso le piane e le valli cisalpine e cispadane, travolgendo ovunque costumi e consuetudini, tradizioni locali e tabù cattolici, mentalità e dialetti…
Il microcosmo sotto osservazione è un villaggio contadino come tanti, scandito dalle campane della chiesa, la processione del santo patrono e la Festa dell’Unità, Sanremo e Lascia o raddoppia alla televisione dei bar. Un mondo apparentemente stabile, definitivo, ma dove già cova il seme della mutazione: il Rione, il quartiere operaio che la Tessitura (“la grande fabbrica di mattoni rossi con la ciminiera alta da cui usciva giorno e notte un fumo nero”) ha costruito ai margini del bosco per i suoi operai. Anche se
tutti di origine contadina, il loro quotidiano prende ben presto altri
ritmi, che generano comportamenti diversi e interessi nuovi. Conservano alcune utili pratiche (l’orto e il pollaio nel pezzo di terra intorno alla casetta) ma non vanno la domenica a ubriacarsi e cantare, scommettere e litigare nelle osterie come i contadini, “stavano soprattutto nel rione a mettere a posto le loro case e solo ogni tanto si trovavavano in gruppetti la sera fuori in strada in primavera e in estate (...) parlavano delle sfide nelle corse in bicicletta tra il Fausto Coppi e il Gino Bartali”. Poi tutto cambia. Con la meccanizzazione dell’agricoltura i contadini rapidamente
scompaiono, i giovani vanno a lavorare in Svizzera come operai o muratori, i campi e le vigne vengono abbandonati. Un grande incendio distrugge il bosco, al suo posto crescono villette a schiera. La Tessitura si ristruttura, per le nuove macchine occorrono operai generici, non più specializzati, nasce
l¹indotto col lavoro a domicilio per l¹intera famiglia.
Dovunque spuntano nuove fabbriche, circola più denaro, si creano nuovi consumi. Mobili di cucina in formica, televisori, frigoriferi,
elettrodomestici, oggetti in plastica che sostituisce ovunque i materiali tradizionali. Si abbattono le vecchie case per far posto ai nuovi palazzi, si asfaltano le strade. La macchina diventa il centro di tutto, la 500 e la 600, ma anche la Vespa, la Lambretta, la moto. I meridionali arrivano a ondate, nelle terre abbandonate dai contadini costruiscono i loro alloggi. I giovani sono in primo piano nella società dei consumi e dello spettacolo. Leggono i fumetti, Tex Willer e Diabolik, ascoltano sui 45 giri i Nomadi e l¹Equipe 84, De André e Patty Pravo. La moda impone pantaloni a zampa
d¹elefante, magliette stinte, stivaletti col tacco, pettinature gonfie per il sabato sera. Arrivano i film con Alain Delon e Brigitte Bardot, Per un pugno di dollari e 007 licenza di uccidere. È d’obbligo il viaggio a Amsterdam per i primi spinelli. E infine il salto a Milano, le milleluci della metropoli convulsa, il lavoro alienante.
Un vortice frenetico di nuove cose che azzera il passato. Con la pazienza dell’antropologo Sergio Bianchi ne ricostruisce i reperti, ci restituisce i delicati frammenti di un’infanzia scomparsa: la cattura delle lucciole, la caccia ai passeri, il gioco della lippa, il nascondino nel bosco, la slitta d’inverno, e poi le bande di ragazzi, le frecce e i tirasassi, le capanne tra gli alberi, andare per funghi, pescare nel fiume, il contrabbando di sigarette con la Svizzera… Ci offre una galleria di personaggi bizzarri, ci serve squisite ricette locali: come si cucinava la carpa in carpione e la lepre in salmì, i funghi e la polenta, la cassoeula e i coglioni di toro.
Riviviamo sapori, suoni, colori ormai perduti, che la scrittura rinventa modellando l’oralità popolare altolombarda in una narrazione materica e dinamica.
Ci avviciniamo alla fine degli anni Sessanta. Una nuova stagione si prepara, quella sfavillante e ottimista del boom economico comincia a perdere colpi, va in crisi, è contestata. Le ultime pagine riaprono il tema iniziale della gamba artificiale del padre, simbolo di una generazione sacrificata in una guerra assurda, mentre sta per scoppiare il ¹68 e un¹altra storia attende il protagonista. Che lo porterà ancora più lontano dall¹ormai mitico mondo della sua infanzia e della sua adolescenza, in cui è facile leggere anche
l¹infanzia e l¹adolescenza dell¹Italia moderna».

Sergio Bianchi
La gamba del Felice

Prefazione di Nanni Balestrini

Sellerio editore – Collana Il contesto
pp. 152 euro 12,00


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