11/18 giovedi h.20.30: incontro con FREEPALESTINE ROMA

2010/11/15 alle 19:09

Free Palestine Roma, una rete composta da collettivi ed individualità antirazziste al fianco di chi lotta in Palestina contro l’occupazione sionista, il progetto di espansione coloniale e il muro dell’Apartheid.

Free Palestine Roma

Abbiamo iniziato a portare la nostra solidarietà attiva nei Territori Occupati e nella Striscia di Gaza attraverso la campagna “Sport Sotto l’Assedio”, organizzando e partecipando alle carovane che ogni anno hanno attraversato la Palestina, utilizzando lo sport come strumento di scambio e di lotta. L’idea era quella di voler dare un calcio al muro ed abbattere ogni forma di oppressione.
Non siamo pacifisti né pacifiste e pensiamo che all’arbitrarietà del potere le uniche risposte siano l’auto-organizzazione delle lotte e l’autogestione diffusa dei territori. Non siamo andati a predicare la nostra “verità”, non abbiamo niente da insegnare a nessuno, men che mai a chi, donne e uomini palestinesi, resiste quotidianamente alla prevaricazione dell’occupante. La dignità e le lotte che abbiamo incontrato in Palestina ci hanno insegnato che per rompere ogni complicità politica, militare, economica e la violenza che questa produce, l’impegno e il supporto alla popolazione palestinese devono essere quotidiani anche nel paese in cui si vive.

Da questo punto di vista, ciò che si sta realizzando in Palestina è emblematico di dinamiche più generali che sono all’opera anche da noi. Frantumazione continua dei legami sociali, produzione pianificata di ghetti, privatizzazione di qualsiasi spazio pubblico attraverso occhiute norme disciplinari. Creazione di una sempre maggiore popolazione superflua, da candidare all’ipersfruttamento e che serve a giustificare la sempre crescente militarizzazione della società. Da qui la nostra netta opposizione a qualsiasi forma di razzismo, fondamentalismo religioso, sciovinismo nazionalista.

Essere a fianco della popolazione palestinese sotto occupazione è per noi la logica conseguenza anche del nostro antifascismo. Antifascismo che non trae la sua ragion d’essere dall’esistenza o meno di gagliardetti, croci uncinate o camice nere, ma dalla consapevolezza che dietro ogni forma di discriminazione si nasconde la logica autoritaria della difesa dei privilegi per pochi, dello sfruttamento per i più e dell’ingiustizia generalizzata.
Solidali con i palestinesi, non lo siamo con chi, governi od organizzazioni politiche, strumentalizza la loro lotta per portare avanti una politica di potenza e per legittimare la repressione interna.
La nostra solidarietà non è su basi etniche o nazionaliste ed è per questo che siamo a fianco anche di chi in Israele, ebreo o palestinese del ‘48 che sia, quotidianamente si batte contro le politiche autoritarie e razziste di quello stato e che, come noi, appoggia la campagna internazionale di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni.
Il 9 luglio del 2005 la Società Civile Palestinese lanciò un appello per il boicottaggio, il ritiro degli investimenti e l’applicazione di sanzioni contro lo stato di Israele fino a quando esso non rispetterà il Diritto Internazionale ed i Principi Universali dei Diritti degli esseri umani.
Accogliendo questo appello abbiamo moltiplicato le iniziative di informazione e azioni dirette davanti a supermercati quali Carrefour, Panorama, Ipercoop, Auchan e parlato agli studenti riguardo al boicottaggio del CTS (Centro turistico studentesco), responsabile di contribuire ad affermare un’immagine d’Israele come luogo piacevolmente turistico omettendo la natura espansionista e capitalista.

Per rendere più efficace la campagna BDS abbiamo aderito alla Rete Romana di Solidarietà per la Palestina che ci ha visti lavorare insieme sulla campagna Stop Agrexco e per la rottura dell’embargo a Gaza. Il 24 giugno scorso, durante una delle azioni al fianco degli 11.000 prigionieri politici palestinesi, la Rete Romana è stata aggredita sulle scalinate del Campidoglio, parallelamente alla commemorazione al Colosseo per il prigioniero Shalit che vedeva sullo stesso palco il sindaco fascista Gianni Alemanno, Renata Polverini e i rappresentanti della comunità ebraica romana.
Un connubio che mai avremmo pensato di vedere e che dichiara in maniera esplicita che per l’affermazione di potere si è anche disposti a bruciare la memoria storica. Hanno scelto inoltre di praticare l’aggressione armata, che i giornali hanno definito “rissa tra palestinesi ed ebrei”, rivendicata dalla comunità ebraica stessa al grido di “W Israele” e additandoci come “arabi di merda” e antisemiti.

Antifascisti sempre, antirazzisti comunque respingiamo al mittente le accuse ipocrite di antisemitismo. Ipocrite perché coloro che ce le continuano a rivolgere sono gli stessi che portano avanti politiche razziste contro i “diversi”. Sono gli stessi, (post)fascisti e (neo) democratici che con politiche securitarie, alimentano una guerra tra poveri per meglio garantire lo strapotere di speculatori e palazzinari. A loro non abbiamo niente da chiedere se non il silenzio.
Ma abbiamo molto da dire.
Rifiutiamo tutte quelle politiche che costruiscono la propria egemonia su basi etniche, classiste e che abbiano impostazioni gerarchiche e militari. E’ questo il nostro modo di definire lo Stato d’Israele, è questo il nostro modo di definirci antisionisti e mai antisemiti.

Nella West Bank, sono circa 100.000 le famiglie che dipendono dalla vendita delle olive. Oggi, la raccolta delle olive permette agli agricoltori palestinesi di guadagnare fra il 25 e il 50 per cento del proprio reddito annuale e mentre la crisi economica va aggravandosi, la raccolta delle olive è uno strumento per l’autosostentamento. La raccolta delle olive presenta in genere ogni anno una grossa difficoltà dovuta alla presenza dei coloni che circondano la maggior parte dei villaggi e delle terre coltivate dai palestinesi. Inoltre, quando sarà completato il muro, dei nove milioni di alberi di ulivo censiti nei Territori Occupati, un milione sarà irraggiungibile con terribili conseguenze economiche ed ambientali per la popolazione palestinese.
Secondo un’ordinanza dell’Alta Corte israeliana, la violenza dei coloni non è un motivo sufficiente per chiudere loro l’accesso ai terreni, invece, in molti casi, si è ugualmente scelto di proibire la raccolta nelle aree a rischio. Inoltre secondo una vecchia legge che risale al periodo dell’Impero Ottomano, Israele reclama come proprietà di stato la terra che è stata “abbandonata” e lasciata incolta per un periodo di almeno quattro anni e questa terra viene quindi assegnata nella maggior parte dei casi ai coloni ebrei.
Naturalmente la terra non viene abbandonata volontariamente ma a causa dell’occupazione militare, dei check point, del muro, dei permessi arbitrari, degli arresti preventivi e delle incursioni notturne che rendono ancora più inaccessibile il lavoro della terra. Inoltre, dall’alto delle loro colline, le aggressioni dei coloni aumentano proprio nel periodo della raccolta delle olive. Oltre alla violenza dei soldati, i coloni si dilettano nell’incendiare centinaia di dunum coltivati, tagliare gli alberi, rubarne i frutti maturi. (Un video, forse meno brutale di tanti altri, per farsi un’idea http://www.youtube.com/watch?v=JMA3baJa6tg&feature=related )
In genere le famiglie si organizzano collettivamente per raccogliere tutti insieme i frutti della terra, difendendosi dagli attacchi. Per questo anche la richiesta ai solidali di confluire per accelerare il lavoro.
Noi continueremo ad organizzarci per garantire la nostra presenza e in questo senso abbiamo la volontà di metterci in rete con altre realtà autorganizzate.

Nel mese di novembre sarà in Italia un nostro compagno di un campo profughi della zona di Betlemme , consideriamo la sua presenza qui un’occasione per aggiornarci e confrontarci su queste tematiche.
Con lui abbiamo condiviso la campagna in difesa della terra, contro l’espansione delle colonie e contro la costruzione del muro, a partire dal periodo della raccolta delle olive nell’ ottobre 2009. La situazione di B. e del suo campo profughi è emblematica: le sue terre sono tagliate dal muro che separa Betlemme da Gerusalemme. B. resiste quotidianamente all’ampliamento della colonia di Gilo (che vede presente anche la casa di Fiamma Nirenstein, onorevole PdL) coltivando con due soli membri della famiglia la terra ormai isolata dal resto del campo.

Vi scriviamo per proporvi un’ iniziativa con B. in una data da tenersi tra la seconda e terza settimana di novembre. Ci piacerebbe che la discussione avvenisse principalmente in luoghi pubblici, università, scuole, centri sociali. Siccome vorremmo attraversare diverse città e contesti territoriali, vi chiediamo di contribuire economicamente allo spostamento di B. e di organizzarvi possibilmente con un traduttore dall’arabo all’italiano. Vorremmo, se possibile, delle risposte celeri sulla possibilità delle date per poterci organizzare in maniera coordinata tra nord e sud Italia.

Per qualsiasi dubbio scriveteci ma soprattutto consultate il nostro blog, freepalestine.noblogs.org dove c’è il video sul nostro compagno e il progetto che sosteniamo all’interno del campo profughi di Aida. ( Questo è il link al video che abbiamo autoprodotto per farlo circolare nelle scuole: http://freepalestine.noblogs.org/post/2010/04/25/aida-camp/ )
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manifesto

allora questo e’ il pdf:
https://docs.google.com/viewer?a=v&pid=explorer&chrome=true&srcid=0B2HBVD5S2HGbZDVkNWY1MDgtMjYyOS00YzIwLWE5M2EtNjFmYThmZDc5ZTAx&hl=it&authkey=CNn9qOEK

psd:
https://docs.google.com/uc?id=0B2HBVD5S2HGbNTZmNzBhMWQtMDE4OC00OWIwLTg4OTAtOGYxYjEzNjQ4Y2Fh&export=download&authkey=CMWG-eAD&hl=it

jpg per il web:
https://docs.google.com/uc?id=0B2HBVD5S2HGbNDBlMWJhMzEtN2IyMC00NmUzLTk5YjYtNDJkNDUyYmNiNmUy&export=download&authkey=CPy194cF&hl=it


calendario

31 Jul, 19:00 - Cena benefit per Gaza

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