INIZIATIVE LUC

2005/05/24 alle 22:42

05/11 mer .: presentazione La gamba del Felice - S. Bianchi:.

4 May 2005





MERCOLEDI’ 11 MAGGIO 2005
alle ore 19

Presentazione del libro di Sergio Bianchi,
La gamba del Felice
(Sellerio 2005)

Intervengono con l’autore:
Luigi Bernardi
Valerio Evangelisti

Attraverso il fiume del ricordo di un bambino che cresce, la storia corale di un paesino che non si capiva bene se era nord della Lombardia o sud della Svizzera. È la seconda ondata dell’industrializzazione, quello che si definisce boom economico. In quindici anni si passa dal villaggio contadino, all’età industriale e all’età postindustriale, cambiando tutto quanto in un modo sregolato, privo di logica e di bellezza, di sacro e di poesia. Una
mutazione genetica le cui tappe sociali e storiche sono segnate: il rione della vecchia classe operaia, la differenza antropologica coi vecchi contadini, e con i proprietari del paese, i ghetti dei primi emigrati, la fine dei contadini, la chiusura della vecchia fabbrica, la nuova produzione dei padroncini e lavori a domicilio, la grande ondata migratoria, la distruzione del bosco comune, l¹edilizia selvaggia, la musica ribelle giovanile, per finire con l¹esplosione del Sessantotto. Ma che sono rappresentate narrativamente in maniera appunto mitica, cioè a dire per quadri e per figure tipiche, personaggi e episodi che forniscono l¹immagine mobile del cambiamento nelle sue tappe diverse. “Il mitico mondo della sua
infanzia e della sua adolescenza in cui è facile leggere anche l’infanzia e l’adolescenza dell’Italia moderna”: è la sintetica ed esatta definizione di Nanni Balestrini. Almeno nella misura in cui l’infanzia e l’adolescenza dell ‘Italia del dopoguerra che diventa moderna è una storia di grande solitudine. Della solitudine di classi senza privilegio e senza posto nella storia ufficiale lanciate nel tappeto volante della storia reale. Come il bambino che racconta la sua fantastica vita.

Sergio Bianchi (Tradate, 1957), è direttore editoriale della casa editrice DeriveApprodi. Ha curato i saggi: L¹Orda d¹oro. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale (Feltrinelli); La sinistra populista (Castelvecchi); Settantasette. La rivoluzione che viene (DeriveApprodi).

La prefazione di Nanni Balestrini «Chi percorre oggi le strade che da Milano si diramano verso il Nord, nel territorio compreso tra il fiume Lambro (e la Brianza) a est e il Ticino a ovest (confine col Piemonte), s’inoltra in un paesaggio che ha subito negli ultimi decenni una così radicale trasformazione da renderlo praticamente
irriconoscibile a chi lo ricorda com’era ancora fino ai tardi anni
Cinquanta. Su strade sempre molto trafficate (l’autostrada detta dei laghi soprattutto, la prima d¹Italia, costruita nell¹anteguerra), o su linee ferroviarie (FS e FNM, le gloriose Ferrovie Nord Milano) si attraversano le province di Como e Varese, fino ai laghi (di Como, Lugano e Maggiore), poi le prime Alpi e la frontiera con la Svizzera. Territorio fittissimo di cittadine, paesi, villaggi, dai nomi per lo più cacofonici e desinenti in “ate”: Buguggiate, Canegrate, Cermenate, Cugliate, Gallarate, Garbagnate, Gavirate, Novedrate, Osmate, Puginate, Tradate, Usmate…
Qui dove un tempo si stendeva l’idilliaco paesaggio dei Promessi Sposi (”...campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna…”) appare a vista d’occhio un misto tra il Bronx e gli sterminati agglomerati urbani giapponesi. Distese uniformi di fabbrichette squadrate, assurdi villini, casermoni fatiscenti si
susseguono ininterrotte, costellate da mastodontici ipermercati, stazioni di servizio, residui degli antichi borghi. Una zona che è oggi tra quelle con la più alta densità di popolazione d¹Europa, il più alto reddito pro capite, ma anche col maggiore degrado ambientale e un notevole tasso di criminalità diffusa.
Il libro di Sergio Bianchi è il racconto vissuto di questa mutazione, la descrizione in vitro, passo per passo, delle fasi di un processo che ha un nome e una data: il Miracolo economico italiano, il mitico Boom che alla fine degli anni cinquanta esplode come un virus inarrestabile, proliferando attraverso le piane e le valli cisalpine e cispadane, travolgendo ovunque costumi e consuetudini, tradizioni locali e tabù cattolici, mentalità e dialetti…
Il microcosmo sotto osservazione è un villaggio contadino come tanti, scandito dalle campane della chiesa, la processione del santo patrono e la Festa dell’Unità, Sanremo e Lascia o raddoppia alla televisione dei bar. Un mondo apparentemente stabile, definitivo, ma dove già cova il seme della mutazione: il Rione, il quartiere operaio che la Tessitura (“la grande fabbrica di mattoni rossi con la ciminiera alta da cui usciva giorno e notte un fumo nero”) ha costruito ai margini del bosco per i suoi operai. Anche se
tutti di origine contadina, il loro quotidiano prende ben presto altri
ritmi, che generano comportamenti diversi e interessi nuovi. Conservano alcune utili pratiche (l’orto e il pollaio nel pezzo di terra intorno alla casetta) ma non vanno la domenica a ubriacarsi e cantare, scommettere e litigare nelle osterie come i contadini, “stavano soprattutto nel rione a mettere a posto le loro case e solo ogni tanto si trovavavano in gruppetti la sera fuori in strada in primavera e in estate (...) parlavano delle sfide nelle corse in bicicletta tra il Fausto Coppi e il Gino Bartali”. Poi tutto cambia. Con la meccanizzazione dell’agricoltura i contadini rapidamente
scompaiono, i giovani vanno a lavorare in Svizzera come operai o muratori, i campi e le vigne vengono abbandonati. Un grande incendio distrugge il bosco, al suo posto crescono villette a schiera. La Tessitura si ristruttura, per le nuove macchine occorrono operai generici, non più specializzati, nasce
l¹indotto col lavoro a domicilio per l¹intera famiglia.
Dovunque spuntano nuove fabbriche, circola più denaro, si creano nuovi consumi. Mobili di cucina in formica, televisori, frigoriferi,
elettrodomestici, oggetti in plastica che sostituisce ovunque i materiali tradizionali. Si abbattono le vecchie case per far posto ai nuovi palazzi, si asfaltano le strade. La macchina diventa il centro di tutto, la 500 e la 600, ma anche la Vespa, la Lambretta, la moto. I meridionali arrivano a ondate, nelle terre abbandonate dai contadini costruiscono i loro alloggi. I giovani sono in primo piano nella società dei consumi e dello spettacolo. Leggono i fumetti, Tex Willer e Diabolik, ascoltano sui 45 giri i Nomadi e l¹Equipe 84, De André e Patty Pravo. La moda impone pantaloni a zampa
d¹elefante, magliette stinte, stivaletti col tacco, pettinature gonfie per il sabato sera. Arrivano i film con Alain Delon e Brigitte Bardot, Per un pugno di dollari e 007 licenza di uccidere. È d’obbligo il viaggio a Amsterdam per i primi spinelli. E infine il salto a Milano, le milleluci della metropoli convulsa, il lavoro alienante.
Un vortice frenetico di nuove cose che azzera il passato. Con la pazienza dell’antropologo Sergio Bianchi ne ricostruisce i reperti, ci restituisce i delicati frammenti di un’infanzia scomparsa: la cattura delle lucciole, la caccia ai passeri, il gioco della lippa, il nascondino nel bosco, la slitta d’inverno, e poi le bande di ragazzi, le frecce e i tirasassi, le capanne tra gli alberi, andare per funghi, pescare nel fiume, il contrabbando di sigarette con la Svizzera… Ci offre una galleria di personaggi bizzarri, ci serve squisite ricette locali: come si cucinava la carpa in carpione e la lepre in salmì, i funghi e la polenta, la cassoeula e i coglioni di toro.
Riviviamo sapori, suoni, colori ormai perduti, che la scrittura rinventa modellando l’oralità popolare altolombarda in una narrazione materica e dinamica.
Ci avviciniamo alla fine degli anni Sessanta. Una nuova stagione si prepara, quella sfavillante e ottimista del boom economico comincia a perdere colpi, va in crisi, è contestata. Le ultime pagine riaprono il tema iniziale della gamba artificiale del padre, simbolo di una generazione sacrificata in una guerra assurda, mentre sta per scoppiare il ¹68 e un¹altra storia attende il protagonista. Che lo porterà ancora più lontano dall¹ormai mitico mondo della sua infanzia e della sua adolescenza, in cui è facile leggere anche
l¹infanzia e l¹adolescenza dell¹Italia moderna».

Sergio Bianchi
La gamba del Felice

Prefazione di Nanni Balestrini

Sellerio editore – Collana Il contesto
pp. 152 euro 12,00

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05/19 gio ::presentazione Affinità sovversive::

13 April 2005





Giovedì 19 Maggio 2005
Ore 19

Presentazione del libro a cura di Franco Barchiesi,
Affinità sovversive. I movimenti sociali americani nella guerra globale
(DeriveApprodi 2005)

Interviene con il curatore:
Benedetto Vecchi

“Che cosa è un movimento sociale”? “Quando delle persone si riuniscono per chiedere al governo locale il miglioramento delle strade”, non si costituisce un movimento sociale. “Se fosse così, qualsiasi azione collettiva potrebbe ricadere sotto questa definizione”. Stanley Aronowitz non si lascia ingannare da facili e ottimistiche definizioni. Al contrario offre al lettore “militante” un argomento “difficile”. Un movimento sociale è un “agente collettivo le cui richieste dividono in due la società e non possono essere negate senza serie conseguenze per il potere”.

Affinità sovversive, curato da Franco Barchiesi, raccoglie tre interventi del dibattito americano sul movimento. Gli autori, Stanley Aronowitz, Heather Gautney, David Graeber e Michael Hardt, considerano la rivolta di Seattle del 1999 uno spartiacque che, tuttavia, sembra aver esaurito la sua forza propulsiva. La presidenza Bush ha scompaginato il terreno dell’opposizione sociale infondendo un senso di impotenza tra gli attivisti. La capacità “egemonica” del governo Bush si spiega non solo con il Patriot Act e con il clima di “sicurezza nazionale” e “patriottismo” che impone, ma anche con la crisi di quel “vocabolario politico” di movimento basato sul mutuo riconoscimento di diverse identità e sull’universalismo dei diritti. In particolare, l’11 settembre ha costituito una svolta decisiva portando al collasso modalità di mobilitazione e forme organizzative. Neanche la mobilitazione contro la guerra è riuscita a invertire questa tendenza.
Occorre, oggi, discutere la politicità del movimento, senza pensare di cavarsela grazie a scorciatoie. Molti nostri discorsi attuali, pur ragionevolmente fondati su singole stridenti contraddizioni sociali, non arrivano a cogliere la drammaticità presente, non riescono a produrre separazioni di campo. La presentazione del libro offre l’occasione per discutere e interrogare il “presente” del movimento. Genova ha rappresentato un momento di condensazione di diverse modalità di mobilitazione e forme organizzative indispensabile alla scrittura di un “vocabolario politico” di movimento. Oggi quel vocabolario non sembra in grado di produrre affinità sovversive, né riesce a cogliere le linee di colore, di genere e di classe che segnano la società. Le giornate del 2001 hanno raccontato la “storia” di una giovane generazione operaia che fatica anche oggi a trovare voce, mentre il “presente” è attraversato da nuove generazioni “militanti” che non hanno un’altra Genova da condividere. Se attraversando Genova il movimento ha portato alla ribalta un orientamento “anticapitalistico”, oggi sembra difficile orientare “questioni singole” attorno ad un luogo comune, a uno spazio pubblico politico, nel quale sia possibile sperimentare processi di comunicazione e di aggregazione e mettere in gioco saperi e competenze. Porre di nuovo, testardamente, la necessità di quello spazio è la scommessa che ci troviamo di fronte.

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05/19 sab .:presentazione: Affinità sovversive. I movimenti sociali americani nella guerra globale - a cura di Franco Barchiesi:.

6 April 2005


Giovedì 19 Maggio 2005
Ore 19

Presentazione del libro a cura di Franco Barchiesi,
Affinità sovversive. I movimenti sociali americani nella guerra globale
(DeriveApprodi 2005)

Interviene con il curatore:
Benedetto Vecchi

“Che cosa è un movimento sociale”? “Quando delle persone si riuniscono per chiedere al governo locale il miglioramento delle strade”, non si costituisce un movimento sociale. “Se fosse così, qualsiasi azione collettiva potrebbe ricadere sotto questa definizione”. Stanley Aronowitz non si lascia ingannare da facili e ottimistiche definizioni. Al contrario offre al lettore “militante” un argomento “difficile”. Un movimento sociale è un “agente collettivo le cui richieste dividono in due la società e non possono essere negate senza serie conseguenze per il potere”.

Affinità sovversive, curato da Franco Barchiesi, raccoglie tre interventi del dibattito americano sul movimento. Gli autori, Stanley Aronowitz, Heather Gautney, David Graeber e Michael Hardt, considerano la rivolta di Seattle del 1999 uno spartiacque che, tuttavia, sembra aver esaurito la sua forza propulsiva. La presidenza Bush ha scompaginato il terreno dell’opposizione sociale infondendo un senso di impotenza tra gli attivisti. La capacità “egemonica” del governo Bush si spiega non solo con il Patriot Act e con il clima di “sicurezza nazionale” e “patriottismo” che impone, ma anche con la crisi di quel “vocabolario politico” di movimento basato sul mutuo riconoscimento di diverse identità e sull’universalismo dei diritti. In particolare, l’11 settembre ha costituito una svolta decisiva portando al collasso modalità di mobilitazione e forme organizzative. Neanche la mobilitazione contro la guerra è riuscita a invertire questa tendenza.
Occorre, oggi, discutere la politicità del movimento, senza pensare di cavarsela grazie a scorciatoie. Molti nostri discorsi attuali, pur ragionevolmente fondati su singole stridenti contraddizioni sociali, non arrivano a cogliere la drammaticità presente, non riescono a produrre separazioni di campo. La presentazione del libro offre l’occasione per discutere e interrogare il “presente” del movimento. Genova ha rappresentato un momento di condensazione di diverse modalità di mobilitazione e forme organizzative indispensabile alla scrittura di un “vocabolario politico” di movimento. Oggi quel vocabolario non sembra in grado di produrre affinità sovversive, né riesce a cogliere le linee di colore, di genere e di classe che segnano la società. Le giornate del 2001 hanno raccontato la “storia” di una giovane generazione operaia che fatica anche oggi a trovare voce, mentre il “presente” è attraversato da nuove generazioni “militanti” che non hanno un’altra Genova da condividere. Se attraversando Genova il movimento ha portato alla ribalta un orientamento “anticapitalistico”, oggi sembra difficile orientare “questioni singole” attorno ad un luogo comune, a uno spazio pubblico politico, nel quale sia possibile sperimentare processi di comunicazione e di aggregazione e mettere in gioco saperi e competenze. Porre di nuovo, testardamente, la necessità di quello spazio è la scommessa che ci troviamo di fronte.

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05/21 Marc LeVine: Perché non ci odiano

3 May 2008

Marc LeVine: Perché non ci odiano. La vera storia dello scontro di civiltà

Presentazione del volume
Marc LeVine
Perché non ci odiano. La vera storia dello scontro di civiltà
DeriveApprodi, 2008

sarà presente l’autore

ore 22 concerto di Marc LeVine accompagnato dagli Hardonik
Il libro

sito Marl LeVine
sito Hardonik

Dopo svariati decenni di retorica politica siamo finalmente arrivati allo scontro di civiltà. Il mondo diviso in due vede schierate, da un lato, le forze del bene – coalizzate per la difesa della libertà e della democrazia – e, dall´altro, l´asse del male – un´alleanza tra integralisti religiosi decisi a riportare al medioevo le lancette della storia. L´Occidente democratico e l´Oriente musulmano non sono mai stati tanto distanti.
Si è fatto di tutto per convincerci che le cose stanno così: esperti, strateghi, giornalisti, politici vanno paventando da anni l´imminente arrivo del nuovo mondo bi-polare. Ora ci siamo.
In questo saggio esaustivo sul mondo arabo-musulmano, LeVine mostra quale sia stato l´impatto della globalizzazione e delle pratiche neo-coloniali su una regione che si estende dal Nordafrica al Medioriente, smantellando i luoghi comuni e i pregiudizi che sono alla base delle analisi dei neo-conservatori americani. La falsa contrapposizione tra «loro» e «noi» non solo è servita ad alimentare i peggiori fondamentalismi ma è stata il paravento dietro cui mascherare massacri e speculazioni economiche che continuano ad accrescere il potere e il controllo di una parte sull´altra.
Un saggio storico ed economico che è anche il diario di viaggio di un occidentale che ha scelto di rispondere alle false domande poste dall´arroganza della sua stessa cultura.
Un testo appassionante e ben scritto che, nella migliore tradizione del giornalismo d´inchiesta americano, riesce a tenere insieme un´analisi lucida e rigorosa con una scrittura scorrevole e coinvolgente. Un libro per riflettere e discutere.

qui un assaggio della prefazione dal sito di derive e approdi

Il gruppo che accompagna Marc LeVine sono gli Hardonik
E´ un gruppo nato a Bologna nell´ottobre del 2006, formato da Reda (vocal, guitare), Massimo (basso), Luca (tromba) e Fernando (batteria). Si fonda sulla multiculturalità che caratterizza le origini dei suoi membri (Marocco, Italia, Argentina) ed esplora generi di musica attuale (dal d&b, rock, ska, funk, post-punk alla musica esperimentale afro , ecc.) anche per questo puo essere detto un gruppo multiculturale e cio si riflette sia nella musica che nei testi. Questi trattano in particolare delle complesse questioni dell´immigrazione, le sofferenze e le frustrazioni, le nostalgie e gli immaginari dei paesi di origine confrontati alla ricerca di una forma di integrazione, temi che si accompagnano all´utopia di un mondo senza frontiere, ma, soprattutto, ad una sua possibile realizzazione che passa per una possibilà di relazionarsi nella libertà e nel reciproco rispetto degli individui. – Alla fine di settembre 2007 ha registrato un EP di quattro pezzi presso l´estudio Red Angela. contact: hardonik@gmail.com..

zombi

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06/30 gio ::Presentazione n° Rivista "Il Ponte" - AMERICANISMO, IN FONDO A DESTRA::

23 June 2005






Giovedì 30 Giugno 2005
Ore 19

Presentazione del numero
monografico della rivista Il Ponte
Americanismo, in fondo a destra
(a cura di Gianni Ruocco e Luca Baldissarra)

Intervengono:
Gianni Rocco, Luca Baldissarra
(curatori del volume)
Fabrizio Tonello
(Università di Padova)

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10/27 gio. LiberaUniversitaContropiani - presentazione libro

4 October 2005

GIOVEDI’ 27 OTTOBRE

presenta

Emilio Quadrelli
Gabbie metropolitane.
Modelli disciplinari e strategie di resistenza
Ed. Derive Approdi 2005

Ore 21

Intervengono:
Emilio Quadrelli (autore, Univ. Genova)
Valerio Guizzardi (Associazione Papillon-Rebibbia, Bologna)



Il libro
Gabbie metropolitane è un libro sui modelli disciplinari, le forme del controllo e le pratiche militari che, a partire dal carcere, si sono adeguate alle trasformazioni sociali ed economiche dell’ultimo ventennio. Dalla fine della centralità del lavoro di fabbrica e del relativo modello punitivo basato sulla «grande reclusione», molte sono le novità introdotte nel sistema di sorveglianza. Dalla riforma penitenziaria del 1975 alle trasformazioni che l’universo carcerario ha subito nel corso degli anni Ottanta, questo libro rappresenta un excursus su trent’anni di reclusione, punizione e rivolta. Attraverso un lavoro etnografico di ricerca sul campo, essenzialmente basato su interviste e racconti orali, l’autore mostra la progressiva trasformazione del modello disciplinare. Un modello che oggi, lungi dall’essere meramente repressivo, si rivela produttivo e appetibile per i dispositivi di «governo della società» nonché estendibile a tutte le forme di vita e di lavoro. Ma scopo del libro è anche mettere in luce le nascenti resistenze al modello di società dominante e al ruolo politico che il carcere torna ad assumere. In questo senso la ricerca di Quadrelli è fedele, nel metodo, a quella del suo ispiratore Michel Foucault per il quale «non vi è potere senza resistenza».

Emilio Quadrelli (Genova 1956) lavora come ricercatore al Dipartimento di Scienze Antropologiche dell’Università di Genova e si occupa di tematiche relative alla criminalità e all’immigrazione. Ha pubblicato con Alessandro Dal Lago La città e le ombre. Crimini, criminali, cittadini (Feltrinelli 2003) e con DeriveApprodi Andare ai resti. Banditi, rapinatori, guerriglieri nell’Italia degli anni Settanta.

da Derive approdi

zombi

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11/24 gio <br>Empresas e Fabricas recuperadas en Argentina

18 November 2005

LUC


Libera Universita di Contropiani

presenta

Empresas e Fabricas recuperadas en Argentina


ore 20 proiezione del film
Grissinopoli
di Dario Daria

a seguire dibattito con:
Roberto Rezza (univ. Bologna)
Sandro Mezzadra (univ. Bologna)

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12/15 gio ore 20: QUE LINDA NICARAGUA

7 December 2005

QUE LINDA NICARAGUA

presentazione del libro prodotto dalla Associazione Italia-Nicaragua che sintetizza 25 anni di impegno solidale prima con la rivoluzionne e il governo sandinista, poi con il suo popolo mai rassegnato

Parteciperanno Remo Mazzacurati, coautore del libro, e Patti e Dani per un intervento musicale con la chitarra

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calendario

03 Aug, 22:42 - EMERGENZA GAZA

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