03/20 dom h. 21 Serata di Teatro

2011/03/17 alle 12:24

Bianco e nero.
Come una fotografia di altri tempi, come un segno lasciato dall’inchiostro sul foglio. Come stralci di luce ed ombra.
Bianco e nero come il ricordo di ferite dimenticate.
Ci sono storie che è meglio scordare, fatti che non bisogna mai pronunciare.
Rita lo fa, per lunghi anni seppellisce la sua adolescenza. Seppellisce i ricordi belli accanto a quelli più tristi.
Poi un giorno il passato bussa alla porta e senza aspettare d’essere invitato invade il presente.
E questa volta Rita non chiude le porte, non fugge, non dimentica. Si siede tra la polvere dei ricordi e li ripercorre come se li vivesse in quell’esatto istante.
Ed ecco che passato e presente si affacciano sulle sue labbra e si rincorrono in un continuo gioco di alternanza. Fino a mescolarsi talvolta. E chi guarda e ascolta, a tratti non sa più che età abbia la donna che gli sta difronte. Ma l’età anagrafica diventa un particolare senza storia quando ciò che conta è la storia in sé. Ricostruirla. Rimpastare un passato che qualcuno ha sbriciolato, attraversando il bianco e il nero della sua esistenza.
Lo spettacolo inizia proprio come una fotografia in bianco e nero che a un certo punto si anima.
Ed ecco che Rita chiude gli occhi e ricorda o forse sogna: una vita diversa , l’amore , il cuore che batte forte, le fughe nonostante i controlli, le mani morbide di lui.
La paura di essere amata e alla fine lasciarsi andare. Ma solo ad occhi chiusi può lasciarsi andare al volo. Abbandonarsi. Abbandonarsi ai ricordi rimasti impigliati in un capello bianco, tra i solchi delle mani rugose, in una piega dell’abito buono. Fino a cadere più giù della Rita che ha sempre conosciuto, davanti alla porta dei suoi incubi. Incubi di fronte ai quali non ci si può più nascondere. Aprire gli occhi diventa necessario, necessario e doloroso. E in alcuni momenti quel dolore è ancora così vivo, che Rita non ha altro modo di dirlo se non nella lingua madre del suo corpo. A tratti le mani, la bocca, i piedi, tutto parla in dialetto. La lingua della terra che l’ha generata.
E allora finalmente può aprire gli occhi e guardare in faccia il passato, quello vero.
Occhi negli occhi.

Raffaella T. Giancipoli

Durante la serata sarà possibile visitare la mostra:

VIOLENZA DOMESTICA: LA RIVOLTA DELLE ELECTRO-DOMESTICHE

Un progetto di Frangette Estreme

Questa campagna comunicativa vuol essere un contributo alla riflessione sulla violenza contro le donne, che troppo spesso si consuma “al riparo” delle mura domestiche e da queste arriva in ogni luogo pubblico, dal lavoro ai manifesti pubblicitari nelle strade.
Presentiamo alcuni set fotografici in cui le nostre ‘electro-domestiche’ cominciano a prendersi una rivincita sui piccoli e grandi soprusi quotidiani, trasformando in chiave ironica e certamente non passiva gli strumenti domestici “di loro competenza”.

http://frangetteestreme.noblogs.org/electrodomestiche/


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