» martedì, 13/04/2021

Solidarietà ai Si Cobas di Piacenza

Nell’ultimo anno abbiamo assistito all’ipocrisia di un’ istituzione assoggettata alle ” necessità di mercato”, che mentre criminalizzava l’uscire in strada per qualsiasi motivo che non fosse il lavoro o ciò che veniva considerata la stretta necessità (evitando di considerarne altre, diverse a seconda della singole individualità e dei bisogni delle specifiche comunità), lasciava piene e funzionanti a pieno ritmo le fabbriche, i supermercati ed i principali luoghi dello sfruttamento. Per mesi si è continuato a portare avanti spese pubbliche indifendibili e ad agevolare mercati insostenibili (come quello dell’industria bellica o come grandi opere come la TAV o il TAP..) mentre la sanità collassava, sotto il peso di anni di tagli.
Bloccare o perlomeno rallentare il sistema di produzione a oltranza (il che si renderebbe necessario, anche considerando l’emergenza a livello ambientale tutt’ora in corso, per quanto assente nei discorsi dei principali media) e permettere una reale sicurezza e condizioni dignitose per chi lavora, per lor signori pare un’opzione impensabile.
In questo scenario, lavoratrici e i lavoratori, organizzatesi nel SI.COBAS di Piacenza, supportatx da solidali, hanno portato avanti un presidio determinato, ma il più possibile in sicurezza, davanti ai magazzini dell’azienda Fedex-TNT, polo molto importante nell’ambito della logistica. Un presidio che si inserisce in anni di movimentazioni capaci di strappare un minimo di garanzie salariali e di ottenere risultati concreti, grazie alla passione di chi ci si è speso in prima persona. 
Le persone in presido hanno ricevuto una carica del tutto gratuita, per poi ricompattarsi e proseguire, sempre nelle maggiori condizioni di sicurezza possibili.
Ed ecco che oltre al danno di una carica subita da parte del braccio armato del padronato, lavoratrici e lavoratori subiscono anche la beffa della repressione. Il bilancio delle operazioni di polizia, avvenute la mattina del 10 Marzo, è di 5 divieti di dimora, almeno 6 revoche di permessi di soggiorno, 21 indagati con possibili esiti di sorveglianza speciale, sequestri dei pc, 13.200 euro di multe per presunta violazione delle misure di contenimento dei contagi e due compagni, Carlo ed Arafat, messi ai domiciliari. Un’operazione palesemente ipocrita, se si considera come all’interno delle fabbriche o dei magazzini i cosidetti assembramenti non siano affatto problematicizzati, mentre al di fuori di questi, anche a pochi metri di distanza, vengano facilmente criminalizzati (a meno che non si tratti dello shopping per le vie del centro o delle calche dentro ai supermercati..). E ulteriormente palese appare l’ipocrisia del Comune di Piacenza, che durante i primi mesi della pandemia aveva reso fin troppo chiara la volontà di ” tenere tutto aperto” e privilegiare il perpretarsi di un preciso modello economico, in barba ai rischi legati alla diffusione del Covid-19.
É fin troppo chiara la precisa volontà che sta dietro a questo tipo di operazione: a muoverla vi è il consueto desiderio di minare e indebolire chi si organizza e lotta e sopratutto chi da anni lo fa con passione e coerenza, come Carlo ed Arafat, due compagni generosi e da sempre in prima linea. Ed è chiaro come questo non sia soltanto un attacco rivolto alla realtà del Si.COBAS piacentino, ma a chiunque continui a praticare forme di resistenza, auto-organizzazione e conflittualità.
Di fronte all’ennesimo attacco repressivo e a quest’ennesima strumentalizzazione dell’ emergenza sanitaria in corso, scegliamo di stare al fianco di chi ha continuato a lottare.
Solidarietà a chi, anche durante una pandemia che è sopratutto conseguenza del capitalismo neo-liberista, ci ricorda che ribellarsi ad esso è possibile e necessario.
Solidarietà al Si.COBAS di Piacenza!
CARLO ed ARAFAT liberi subito!

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