05/25 <img src="http://www.videoinflussi.org/volcanofilmfestival/IMM/grifi/o1)%20lui.jpg" border="0" align="left" style="height:50px;width:70px"> gio. Mostra di Alberto Grifi, "Il Mattatoio Da Marisa gallery"

2006/04/12 alle 02:58

Mostra di Alberto Grifi


Il Mattatoio “Da Marisa gallery” @ Xm24


Fotografie, Radiodramma e Video

inaugurazione ore 18:00
chiusura ora 24:00

L’installazione e’ dedicata al tema del mattatoio ed e’ realizzata combinando un radiodramma, un video e una serie di fotografie scattate in uno dei luoghi più invisibili e rimossi della nostra realtà.



La mostra proseguira’ fino a Sabato 27 Maggio.
Orario d’apertura: Dalle 18:00 alle 24:00

DA MARISA gallery



Altre info su Alberto Grifi:
www.albertogrifi.com


Alcuni fotogrammi di Alberto…

Mattatoio di recanati


Alberto Mattatoio

Parco Lambro


Parco Lambro

Duchamp


duchamp




QUALCHE FOTOGRAFIA DI SCARTO RIMASTA IN LABORATORIO: TESTIMONIANZE RIMOSSE SUI BAMBINI, SUGLI EFFETTI SPECIALI, SUL MATTATOIO, SULLA SCRITTURA FOTOGRAFATA.

Se ricordo bene l’allegoria del giovane Horkheimer, a proposito del palazzo dove è insediato e regolato il potere, colloca ai piani più alti i grandi capitalisti e i governi; scendendo ai piani più bassi ci sono gli operai umiliati e derubati della loro vita per essere ridotti a forza lavoro; e ancora più giù, negli scantinati, gli incarcerati criminalizzati, coloro che non sono stati al gioco delle leggi stabilite e imposte dalle classi dominanti. Poi, ancora più sotto, nei sotterranei dove echeggiano urla orribili, il dolore immenso degli animali che vengono sgozzati in massa, che muoiono scalciando nelle pozze del loro stesso sangue, ai quali viene strappata l’energia vitale con la quale tutto il palazzo si alimenta.

Sono nato in un laboratorio dove si lavorava per il cinema e la fotografia. Ho passato parte dell’infanzia con le mani nei bagni di sviluppo maneggiando carta fotografica e pellicola, tenendo d’occhio nelle loupe l’inquadratura migliore, smontando o ricostruendo pezzi di truke o macchine da presa, metabolizzando, ingurgitando e vomitando ( producendo ) immagini e suoni. Dapprima nella mia famiglia originale poi, continuando uno stile di vita tutto artigianale che guarda con disgusto al lavoro salariato, al momento di saltare dal bromuro d’argento al digitale, con tre dei miei figli: Ivan, Lorenzo e Andrea. Gran parte di questa produzione si è disciolta nella marmellata massmediatica che l’ha resa insapore e insignificante. Ma da noi, come in tutti i laboratori, sono rimasti scatoloni pieni di scarti: il rimosso quotidiano di quel mondo in posa davanti all’obiettivo del fotografo, scartato perché rende visibile l’apparire “non conforme” rispetto all’ufficialità codificata del sembrare. E sono quegli scarti a raccontare ciò che al momento dello scatto non sembrava degno d’attenzione.

Piccole istantanee di quei bambini in nome dei quali, un tempo, anche il più umile degli operai trovava la dignità e il coraggio di lottare per strappare ai padroni la bistecca domenicale. E come si faceva a non essere solidali con le lotte proletarie quando c’erano bambini da difendere ? Ma quegli esseri che noi chiamiamo i maiali, i buoi, le vacche, i vitelli, le pecore, gli agnelli, i conigli, i polli, i tacchini, vittime viventi di stragi quotidiane di massa dalle quali Auschwitz avrebbe ancora tutto da imparare, guardano all’umanità tutta intera con i suoi sogni di uguaglianza e libertà, come ad una cricca di assassini mafiosi, macellai come effettivamente siamo.

E’ vero che vivere in un punto qualsiasi della catena alimentare significa anche occupare un posto dove è impossibile praticare l’assenteismo o essere obiettori di coscienza. Ma non siamo nemmeno più nel mondo dell’innocenza: se una vacca non ha il capezzolo delle misure giuste per l’imbutino della mungitrice automatica, non rientra più nei tempi di produzione e viene avviata al mattatoio. Così si seleziona una razza di corpi tutti uguali, simmetrici alle macchine che li sfruttano. Gli animali diversi tra loro non si incontrano più sui prati, non fanno più l’amore e non si riproducono in
natura, non c’è più il lussureggiamento degli ibridi, ma solo laboratori dove si pompa sperma congelato di un toro, morto e macellato chissà quando, in uteri ospiti; perché queste tecniche veterinarie danno più profitti e aumentano la produzione.

Ci cibiamo di mostri prodotti per pressioni genetiche, nella cui sostanza è sempre più difficile distinguere tra carne e denaro. Se è vero che si è ciò che si mangia, possiamo affermare che la virtualità del denaro che semiotizza tutto l’esistente ha ormai interamente colonizzato i nostri corpi reali fino a far sparire il pensiero critico, l’allegria, la solidarietà e il desiderio di trasformare il mondo ?

Poi ci sono vecchie foto al bromuro d’argento di lettere d’amore, racconti sui minatori dal latino america, appunti su film visti sull’ aereoplano durante i dormiveglia nelle notti lunghe delle trasvolate oceaniche… fogli scritti poi poggiati sui tavoli spinti davanti alle finestre, per rileggerli, per scriverli ancora, una mano sorpresa lì, congelata dall’istantanea, riscrivendo, si vedono cicche di sigarette, matite, locandine di famosi matadores de toros – El Capea, El Bogotano – periodicos, la busca de oro sul Magdalena, la selva…

Non si tratta di pagine scritte – “materiali” funzionali alla figurazione – inserite nel quadro per campire spazi o asservite comunque alle necessità plastiche della pittura come già fecero i cubisti o i futuristi e poi i tanti pittori che hanno scritto sulla tela. Queste nature morte ( chiamiamole così... ) non sono neppure criticamente paragonabili alla bottiglia di Morandi o alla chitarra di Braque. Al contrario, il vero soggetto di queste immagini è la scrittura stessa nel suo correggersi, trasformarsi, divenire altro… inseguita dalla macchina fotografica. E la figuratività di contorno ( paesaggi che si vedono dalle finestre o il tavolo stesso dove i fogli scritti sono poggiati insieme ad altri oggetti ) è una cornice fotografica che preme emozioni visive nell’universo astratto della scrittura.

Alberto Grifi


calendario

03 Aug, 22:42 - EMERGENZA GAZA

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