Volante anti sgombero

2006/07/22 alle 19:01

Volante antisgombero


Bologna Dicembre 2005 Dichiariamo con il presente documento la ferma
intenzione di rispondere alle recenti intimazioni di sfratto e sgombero
della Giunta Comunale.
In questa città dove le problematiche sociali sono trattate con i soli
mezzi repressivi quali ruspe, deportazioni, manganelli, tribunali,
diffamazioni a mezzo stampa e centri di detenzione, il carovita soffoca
la popolazione.
( Non è questione di distinguere tra migranti e
bolognesi; studenti e residenti; anziani e giovani)

Il problema è
comune, i prezzi che spiccano dalle vetrine dei negozi come dal banco
del discount, dagli annunci immobiliari come dalle casse dei cinema non
sono alla portata della maggior parte di coloro che vivono sul
territorio bolognese. I privilegi di quei pochi che speculano, d?altra
parte, aumentano senza freni e costituiscono sempre più lobby di
monopolisti. Il caro affitti rappresenta il più grosso scoglio tra il
diritto ad una vita dignitosa e le persone, eppure è dalla metà degli
anni ottanta che non vengono effettuati seri interventi istituzionali in materia.
Per questo rivendichiamo il diritto ad una forma di riappropriazione di
reddito dal basso, per questo uniamo la nostra voce a quella
inascoltata di chi si trova in condizioni di dover pensare ogni giorno
allo sfratto che gli pende sulla testa. E? impossibile immaginare un
futuro senza una casa dignitosa. Esistono mille e ottocento famiglie
sotto sfratto a Bologna di cui mille e cinquecento per morosità,
trecento per finita locazione. Nella stessa situazione versano gli
occupanti : migranti, studenti e precari con vari statuti familiari ;
persone che hanno voluto, senza avanguardismi dare una soluzione al
proprio disagio rendendo in questo modo strumento di una lotta che
vogliono sia il più collettiva possibile: l?occupazione della propria
casa. Il metodo dell?autorganizzazione della lotta ha fatto sì che già
un anno fa lo sfratto di una famiglia con tre bambini sia stato
raccolto come un problema di tutti gli occupanti e delle persone
sensibili al problema. Questa battaglia è stata vinta e ancora i tre
bambini hanno un tetto sotto cui dormire, i presidi antisfratto si sono
moltiplicati, ma la nostra finalità non è quella di arginare tout ?
court le situazioni di sfratto o sgombero: quello che cerchiamo è una
legittimazione che riconosca il diritto all?abitare dignitosamente
anche per quelle fasce di popolazione che non sono garantite. Soggetti
sociali, nuovi ormai solo per la questione dei diritti come il
precariato metropolitano, costituiscono il nerbo della forza produttiva
delle città che come questa sono fondate sul terziario.
Inoltre se da un lato la regolazione dei meccanismi per ottenere la
nazionalità italiana è un vero e proprio giogo, dall’altro le
politiche che eviterebbero situazioni di schiavismo e di caporalato,
latitano anche per quanto riguarda l’ambito abitativo. Aggiungiamo un
riferimento a chi costruisce il sapere della dotta Bologna: migliaia di
studenti che spesso non hanno famiglie facoltose alle spalle, eppure
non vedono applicate nemmeno le leggi già esistenti in norma di diritto
alla casa. E? per questo che la nostra lotta ha sviluppato anche una
piattaforma di richieste politiche che riguardano la revisione dei
criteri di accesso alle graduatorie erp: le soggettività sopra citate
costruiscono la ricchezza di questa città e dunque vanno prese in
considerazione!
Dati più volte ventilati anche da organi ufficiali affermano che esistono
migliaia di case sfitte a Bologna. La nostra proposta è quella di
restituirle al loro uso. La pratica dell?autoristrutturazione è una
delle possibili soluzioni al problema: il Comune potrebbe sgravarsi
degli onerosi costi delle ristrutturazioni concedendo contratti di
locazione a chi si propone di mettere a norma gli appartamenti
abbandonati. Ribadiamo anche in questa sede che siamo sempre stati
disposti ad abbandonare appartamenti assegnati qualora ci sia garantita
una legittima soluzione abitativa.

A fronte di centinaia di appartamenti liberi del patrimonio erp il comune decide di sgombrare proprio le 45 case autoassegnate dai collettivi per i quali dice di aver stanziato oltre 500 mila euro per eventuali ristrutturazioni, soldi che potrebbero destinati alla ristrutturazione di quegli immobili ancora abbandonati senza buttare in strada decine di giovani studenti, lavoratori precari, famiglie e migranti.
Non accettiamo che il comune ancora una volta decida di affrontare con la repressione indiscriminata un problema sociale.
Chiediamo un tavolo di trattative che affronti seriamente il problema e ascolti le proposte di tutti gli attori coinvolti, che discuta la depenalizzazione su modello europeo delle pratiche di autoassegnazione e autorecupero quale risposta alternativa al problema abitativo.
Un tavolo di trattativa che non passi dalla minaccia dello sgombero, sotto la solita falsa bandiera della legalità, ma da una seria risposta ad un bisogno primario di tutti, non solo di chi può economicamente permetterselo.
La repressione non ci fermerà e non risolverà il nostro bisogno di avere un tetto né il disagio sociale che quotidianamente affrontiamo.

Dunque dichiariamo che la strada tra le nostre case e chi vuole aumentare il numero dei senza tetto a Bologna non sarà mai sgombra.

(Ci può essere una sola risposta alle minacce di sgombero e di sfratto:
resistenza.
Se le case occupate non hanno mai dato problemi di rumore e disagio a
nessuno, il loro tentativo di sgombero sarà invece un problema di
ordine pubblico.)

M.a.o.
Habit_azione
Passepartout


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