08/18 sgomberi in Bolognina

2006/08/19 alle 12:53

CALDO TORRIDO, SGOMBERO ORRIDO

Il Comune di Bologna, di fronte a una continua richiesta di dare delle risposte concrete all’emergenza abitativa, continua a sgomberare con la forza le case che migranti, lavoratori precari, studenti, disoccupati e nullatenenti si sono autoassegnati.
La parola d’ordine che questa giunta sbandiera è legalità per ristabilire l’ordine e la giustizia… Vorremmo capire a quale “ordine” si riferIsce, quando sgombera un’anziana donna di 84 anni e, solo dopo averla lasciata svenuta per strada, si accorge che è invalida e avente diritto a una casa. Vorremmo capire quale giustizia si ristabilirebbe sgomberando una trentina di appartamenti, per anni abbandonati e per lo più in condizioni strutturali che non ne permettono l’assegnazione, nonostante ci siano più di seicento appartamenti dell’edilizia residenziale pubblica già pronti per l’assegnazione e altre centinaia sono da anni abbandonati al degrado e all’incuria.
È una vergogna che il patrimonio immobiliare pubblico, che tutti i cittadini contribuiscono a costruire e mantenere con le tasse, venga lasciato al degrado e all’abbandono costringendo centinaia di famiglie a rivolgersi ad un mercato privato dai prezzi esorbitanti e incontrollati, “al nero” o ancor peggio sulla strada. E’ una vergogna che una giunta comunale preferisca lasciare la gente per strada piuttosto che aiutarla, ascoltando le esigenze o le proposte che nascono dal basso. Ed è per questo che resisteremo a qualsiasi tentativo di sgombero, perché nessuna “giustizia” si può concretamente realizzare attraverso la violenza più becera che cancella il diritto alla casa per tutti e tutte.
Ancora una volta si sta perpetrando un attacco politico a chi denuncia situazioni di malgoverno e decide di riappropriarsi, esponendosi in prima persona, di diritti fondamentali che vengono costantemente negati e calpestati. Ricordiamo tutti i trattati internazionali sui diritti umani che l’Italia ha ratificato, in cui la casa viene considerata un diritto Fondamentale e inalienabile che ogni governo e amministrazione dovrebbe impegnarsi a difendere e garantire.
La nostra resistenza non vuole essere una difesa di un privilegio preso sulla testa degli assegnatari ACER da anni in lista d’attesa, ne una guerra fra poveri tanto spinta dalla giunta comunale e dai giornalisti. Resistiamo per la difesa e la ri-conquista di un diritto che ci è negato da burocrazie non adeguate a capire e rappresentare i nuovi soggetti sociali e a amministrazioni che convivono e difendono le dinamiche della speculazione edilizia che affliggono questa città. Non resistiamo per difendere la nostra proprietà privata a scapito di chi non ha niente, ma per difendere il dirittoper tutti ad un’abitazione degna.Per questo non riteniamo “nostre” le case che ci siamo autoassegnati, ma liberate dall’incuria a cui l’amministrazione pubblica e ACER le avevano relegate.
Attraverso l’azione diretta dell’autoassegnazione non solo abbiamo risolto, anche se momentaneamente, il nostro bisogno di casa, ma abbiamo ridato vita a case che i supposti amministratori avevano abbandonato sottraendole a quella naturale funzione per cui i suoi legittimi proprietari (i cittadini) le hanno fatte costruire. Per tutto questo abbiamo scelto di resistere e di autodifenderci…. Riconosciamo nell’ occupazione un atto di pressione contro le ingiustizie e l’incapacità delle amministrazioni che si dicono “competenti”, non una violazione di una supposta legalità. Riconosciamo nell’occupazione un mezzo per mettere in evidenza che le case ci sono e che sono vuote, ma anche una possibilità concreta di non dover vivere per strada. Riteniamo assurdo il ragionamento che vede negli occupanti un ostacolo alle assegnazioni, quando di fatto sono centinaia le case che volutamente non vengono assegnate. Riteniamo assurda la divisione fra cittadini di serie A e serie B nell’ intendere il diritto alla casa…tutti abbiamo diritto a una casa; se c’è gente che aspetta da 10 anni in lista, questo è un problema che deve affrontare il comune senza togliere alle nuove realtà sociali (precari, studenti, migranti ecc.) diritti già acquisiti da anni di lotte sociali.
Ma con uguale fermezza ci impegniamo a lasciare gli appartamenti che abbiamo liberato e abitato, per consegnare direttamente noi le chiavi a quegli assegnatari che da anni attendono una casa, una sistemazione degna e legittima, e che per motivi propri non praticano l’occupazione. Come già altri collettivi di lotta per la casa hanno fatto, siamo disposti a venire incontro ai cittadini, ma questo deve essere un atto pubblico in cui il comune si impegna concretamente a dimostrare la reale assegnazione della casa e si faccia carico di offrire una reale e concreta alternativa abitativa agli occupanti, attingendo a quel patrimonio di case abbandonate. La soluzione del problema della casa passa per la sistemazione di chi ha necessità di una casa (occupanti e chi è in graduatoria), ma si dirige verso la costruzione di nuove pratiche di assegnazioni delle case per riconquistare un diritto. Chiediamo nuovi bandi che includano nuovi settori sociali, chiediamo che si apra una discussione sull’ autorecupero e sulla depenalizzazione del reato di occupazione. Chiediamo e lottiamo per un diritto. La nostra lotta continuerà tra gli spazi vergognosamente abbandonati e i coni d’ombra dell’edilizia popolare perché nessuno può sopprimere il diritto ad un’abitazione degna.

...alla prossima occupazione!

Individualità Occupanti della Bolognina


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