QUELLO CHE CI ASPETTA - Coordinamento Migranti

2007/01/17 alle 13:17

Quello che ci aspetta è una strettoia, un duro attacco alle vite dei migranti che richiede una risposta adeguata, uno scatto in avanti. La nuova procedura di rinnovo dei permessi di soggiorno alle poste è l’ennesimo sintomo di una politica che, in Italia come in Europa, pretende di spremere noi migranti fino all’osso, come forza lavoro e come “utenti” di un’amministrazione privatizzata che ci costringe persino a pagare a caro prezzo la possibilità di essere sfruttati. Le promesse del nuovo governo, in questo quadro, non sono niente più che una minaccia: una Bossi-Fini appena ritoccata è pronta a precipitarci addosso. Quello che ci aspetta, oggi, è il tentativo di allungare sempre di più la catena dello sfruttamento del lavoro migrante: padroni, agenzie pubbliche e private, patronati sindacali, funzionari europei, che allargano i loro profitti e aumentano il loro controllo. Noi dobbiamo essere pronti a non farci schiacciare. L’unica risposta possibile, per noi, è affermare il protagonismo autonomo dei migranti sul piano nazionale e transnazionale, in una lotta che superi il retaggio di esperienze e di iniziative simboliche che un tempo sono state importantissime e tutt’ora sono legittime, ma che rischiano oggi di apparire come la “testimonianza” di un dissenso che, per quanto radicale, lascia però il segno solo sui quotidiani del giorno dopo. Come accade, su tutt’altro piano, con le visite, più o meno occasionali, dei parlamentari ai centri di detenzione. Abbiamo sempre saputo che il contratto di soggiorno per lavoro è al centro di questa lotta. Esso è il centro di detenzione in cui, regolari o clandestini, ci ritroviamo tutti i giorni. Finché la nostra permanenza in questo paese sarà legata alle decisioni dei padroni sarà anche necessaria la truffa delle quote flusso, l’obbrobrio dei Cpt, la gabbia burocratica dei rinnovi, la ridicola proposta dello sponsor individuale per ricerca lavoro. Una ripresa dell’iniziativa che sia all’altezza di quello che ci aspetta, prima di tutto in questa città, può passare solo per una presa di parola diretta dei migranti, per un ripensamento delle parole d’ordine e delle modalità di lotta che parta dalla materialità della nostra esistenza di tutti i giorni e che ci veda protagonisti. A questo serve il percorso di assemblee dei migranti che stiamo organizzando, a Bologna e in provincia, nella prospettiva di dare vita a nuovi momenti di lotta. Crediamo che il protagonismo dei migranti sia il punto di partenza indispensabile di una nuova fase politica anche a livello nazionale, come lo è d’altra parte dentro e oltre l’Europa. I migranti non hanno amici, tanto meno nei governi, ma nella loro condizione materiale non sono poi così soli. Come molti altri possono contare soprattutto su se stessi: le difficoltà che sconta oggi il movimento dei migranti e antirazzista non possono perciò essere superate a partire da irrigidimenti identitari e nemmeno da percorsi politici precostituiti. Solo la rottura di questi assetti può permettere una ripresa collettiva di iniziativa che è sempre più urgente di fronte all’uscita, ormai imminente, di una nuova legge sull’immigrazione. Per essere all’altezza di quello che ci aspetta non possiamo guardare indietro.
Coordinamento Migranti Bologna e Provincia


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