04/28 sab h.15 Film La Commune di Peter Watkins

2007/04/23 alle 09:45

dalle ore 15 alle 20.30 proiezione de

La Commune (Parigi 1871)

di Peter watkins
prima assoluta con sottotitoli in italiano

alle 22 seguira’ festa concerto con la banda e coro

LA TROISIEME RIVE
(Normandia, musiche e canti della Comune di Parigi ),

Cesare Bermani,

la Band’Armanda,

Pino de March e Stella Cappellini
(Versitudine e i poeti della Comune),

MARAKATIMBA (feautirng Don Tullio)



IL RITORNO DEL CINEMA POLITICO

Peter Watkins filma la Comune

Autore di alcuni fra i migliori film politici degli ultimi decenni in particolare War Game e Punishment Park il regista britannico Peter Watkins ha appena concluso in Francia le riprese di La Comune. Fedele al proprio stile narrativo ci propone una specie di documentario vivente, esaltante e tragico, su quelle giornate del marzo 1871 che videro il popolo di Parigi lanciarsi, per la quarta volta in meno di un secolo, in una nuova e radicale rivoluzione.
di Philippe Lafosse*
“Oggi, un regista che rifiuta di sottomettersi all’ideologia della cultura di massa, fondata sul disprezzo del pubblico, e non accetta il montaggio frenetico, fatto di strutture narrative semplicistiche, di violenza, di chiasso, di azioni incessanti, insomma chi rifiuta la forma unica o quello che io chiamo la monoforma, ebbene, questo regista non riesce a girare in condizioni decenti. E’ impossibile.” Sono parole di Peter Watkins, cineasta inglese nato nel 1937, uno dei più grandi registi viventi che, pur in attività da più di trentacinque anni, incontra dalla metà degli anni settanta grandi difficoltà a realizzare i propri progetti.”Non sono difficoltà da poco. Dal 1976, data del mio ultimo film [Edward Munch], prodotto professionalmente, non riesco a trovare normalmente dei finanziamenti, al punto che molta gente mi crede morto.” Eppure, quanti hanno la fortuna di vedere i suoi lungometraggi iconoclasti, critici, complessi, ribelli non li dimenticano così presto.”Ormai i produttori consacrano il denaro al divertimento. Un artista che scelga una direzione diversa, alternativa, si vede completamente emarginato. La repressione, così come la violenza dei media, è istituzionalizzata.”
Peter Watkins ha appena terminato La Comune, girato in studio a Montreuil, alle porte di Parigi, con oltre duecento attori, di cui una parte non professionisti. Il film è stato prodotto essenzialmente da 13 Production, una società marsigliese, da La Sept-Arte e dal Musée d’Orsay. Budget complessivo: un po’ più di sette milioni di franchi (poco più di 3 miliardi di lire).
Prima di rientrare a Vilnius, in Lituania, dove ormai vive, l’autore di War Game (1965), di Privilège (1967) (unico film distribuito in Italia, ndr), di The Gladiators (1969) e di Punishment Park (1970), propone oggi un nuovo lungometraggio sulla parola popolare, sul potere e la contestazione.
Un film politico che fa appello al collettivo, alla riflessione e all’azione. L’Inghilterra scopre Peter Watkins nel dicembre 1965. Ha 28 anni ed è stato assunto l’anno precedente dalla televisione. Bbc1 manda in onda un film sulla battaglia che, il 16 aprile 1746, oppose, a Culloden, le truppe dello scozzese Charles Edward Stuart a quelle del Duca di Cumberland. Poteva essere un semplice documentario infarcito di nozioni storiche. Invece si rivela essere un attacco all’imperialismo, i cui richiami alla contemporaneità sono ulteriormente sottolineati dallo stile del film, tutto fuor che classico: un inviato della televisione è catapultato in pieno Settecento e parla con i protagonisti della battaglia. Un anno dopo, in The War Game, un pamphlet pacifista e anti-nucleare sempre per la Bbc , Peter Watkins”ricostruisce sotto i nostri occhi ciò che potrebbe essere l’apocalisse atomica, che non solo annienterebbe il nostro passato e il nostro presente ma minerebbe a lungo il futuro degli uomini (1)”.
In esso il regista denuncia l’assenza di dibattito sull’arsenale nucleare e la disinformazione. I suoi detrattori si scatenano e sarà vietata la trasmissione televisiva del film.
Punishment Park, girato nel 1970 negli Stati uniti, fustiga un’America violenta che si fa beffa dei diritti umani, dove i contestatori sono trattati come”criminali politici”. Ancora una volta, la forza del film sta nell’impressione di realtà che comunica. Sarà ritirato dalla programmazione quattro giorni dopo la sua uscita a New York. Uno spettatore ingenuo avrebbe potuto pensare che con Edward Munch, girato nel 1976, le cose si sarebbero sistemate. Questo notevole film, che accosta con grande misura il personale e il sociale, rimane una delle biografie d’artista fra le più intelligenti e le più forti mai realizzate. Eppure la distribuzione sarà tutt’altro che soddisfacente e oggi il film rimane praticamente invisibile.
Una sorte ancora peggiore avrà The Journey, un film di quattordici ore che ascolta le parole della”gente comune”, incontrata in dodici paesi dal 1983 al 1986 ; nessuna televisione se ne mostrerà interessata. In quanto a The Freethinker, questa biografia di August Strindberg e di sua moglie, l’attrice Siri Von Essen, realizzata fra il 1992 e il 1994, chi l’ha mai vista? Ma Peter Watkins non si dà per vinto:”La società norvegese che cerca di schiacciare Munch è come quella svedese che vuole schiacciare Strindberg: è la nostra società che vuole imbavagliare chi tenta di esprimersi, ovunque sia e comunque sia.
Non c’è soltanto il passato, un passato pietrificato senza rapporti con l’oggi. Culloden o Munch, sono assieme il passato, il presente, il futuro. E’ per questo che io mescolo, creo legami. Parlare di ieri, significa parlare di oggi. Per La Comune, è la stessa cosa. Spesso ci facciamo un’idea molto convenzionale del tempo.”

Anche se dice che La Comune sarà forse il suo ultimo film è riuscito a concretizzare il suo progetto solo grazie a una”insperata opportunità”: l’appoggio di Thierry Garrel a La Sept-Arte, e il sostegno convinto di Paul Saadoun, direttore di 13 Production Watkins non abdica.
E parla.
All’uniformizzazione del pensiero, ai media tradizionali, oppone le sue parole ricercate con l’ineffabile accento dei gentlemen britannici.
“La televisione ha imposto alla società strutture narrative totalitarie senza che nessuno abbia avuto il tempo di reagire, a causa della sua rapidità, della sua arroganza e del suo lato misterioso. E’ questa la monoforma: un torrente di immagini e di suoni, messi assieme e montati in modo rapido e denso, una struttura frammentata ma che dà l’impressione di essere liscia.
” E’ questo miscuglio fluido e nauseante che si trova dappertutto, nelle soap opera come nei serial polizieschi o nei telegiornali.
“Nonostante le apparenze, sottolinea Watkins, la monoforma è rigida e controllata. Essa ignora le possibilità immense e sconfinate del pubblico, considerato dai media immaturo.” Lavaggio del cervello Ci che è in gioco, tutti i film di Peter Watkins cercano di dimostrarlo, è il controllo sociale e l’egemonia del potere.”I professionisti dei media hanno un ruolo chiave nella sopravvivenza dei sistemi autoritari e nella spirale delle violenze fisiche, sessuali e morali.” La televisione avrebbe potuto essere un’altra cosa, un vero strumento democratico di comunicazione e di interazione.”Ma è in mano a un’élite di potenti intermediari, di magnati, di quadri, di responsabili di programmi e di produttori che dispongono di un potere colossale e impongono ovunque la propria ideologia mondialista e commerciale, crudele e cinica e, ben inteso, rifiutano di condividere questo potere. Vogliono starsene in pace per manipolare le menti.. Ormai incontriamo ovunque le stesse immagini, lo stesso rifiuto di sviluppare una responsabilità, una relazione intelligente con la comunità.” Per accompagnare il pensiero unico si sarebbe così creata l’immagine unica. Un’immagine intollerante e anti-democratica, che si adopera affinché il pubblico sia percepito”non come un insieme di individui complessi, ma come un megablocco di umanità, bersaglio perfetto dei pubblicitari e dei programmatori ossessionati dall’audience, target perfetto per il capitalismo e l’economia di mercato”. Un’immagine e una cultura cosiddette”popolari”,”ma che, in realtà, sono soltanto artificiali e non hanno nulla in comune con il popolo”. Una cultura che tratta il popolo come un fantasma. Chi è responsabile di tutto questo? Peter Watkins non ha dubbi: è la televisione.”Se la televisione avesse preso un’altra direzione negli anni sessanta e settanta, la società oggi sarebbe molto più umana e giusta, io non ho dubbi. Gli effetti dei mass media audiovisivi sono enormi, spesso devastanti, tanto più che non abbiamo voluto tenerne conto e che i sistemi educativi non hanno adempiuto alla loro funzione. La cultura di massa che ci è stata imposta, volgare, limitata e brutale, fatta di semplificazioni e di voyeurismi, stracolma di stereotipi sessisti e sciovinisti, votata al culto del denaro, questa cultura deve essere ritenuta responsabile di molti disastri.
L’impatto sociale della monoforma è devastante.”.

Per Watkins, La Comune è un modo per opporsi alla macchina decerebrante. Il film inizia con un piano sequenza che mostra il luogo delle riprese dopo la scena finale, e informa gli spettatori che il film è stato girato in tredici giorni, con piani sequenza. Poi gli attori si presentano e presentano il proprio personaggio. Siamo contemporeaneamente nel marzo 1871 e nell’oggi.”Noi vi chiediamo di immaginare il 17 marzo 1871”. La macchina da presa guarda ovunque, come in un reportage. E si vedono due giornalisti di una tv locale Il dispositivo per le riprese, il sistema di fabbricazione e il procedimento narrativo sono espliciti. Per tutto il film, attraverso l’artificio, lo spettatore è costantemente rimandato alla propria condizione di spettatore, e dunque al proprio senso critico.”Spero ripete martellante Peter Watkins che La Comune possa essere uno strumento di apprendimento che aiuti a smontare e a mettere in questione le convenzioni del cinema e della televisione. I testi, i sottotitoli, e la mia determinazione a non rispettare una durata prestabilita a prescindere dal soggetto, sono una sfida per il meccanismo dei media audiovisivi.” La scommessa di La Comune è di filmare prima di tutto le idee, di incarnare il pensiero, mostrando i meccanismi di materializzazione delle idee, e come le idee diventano atti. Ne è sorto un film sull’idea della Comune, su questa idea sempre viva, dove la sollevazione parigina non è vista come un fallimento ma come l’inizio di una riflessione, di una concezione della solidarietà e dell’impegno. Numerosi i parallelismi con il nostro tempo: il razzismo, la condizione e il ruolo delle donne, la distribuzione delle ricchezze, la globalizzazione, la censura, il fallimento della scuola.
Non bisogna andare a vedere questo film con l’idea di incontrarvi i grandi protagonisti dell’epoca, i vari Louise Michel, Jules Vallès e altri insorti. Non è questo il tema del film. Pur mosso da una grande preoccupazione di esattezza storica, il progetto, essendo proteiforme, ha ambizioni molto più alte. Si tratta della parola popolare, del suo emergere, della democrazia in questo inizio del xxi secolo. Si tratta anche della difficile elaborazione di un discorso e di una pratica collettiva perché La Comune non è nemmeno un panegirico del primo potere rivoluzionario proletario: indugi, errori, divergenze individuali e conflitti non sono occultati. E’ anche la volontà di non fare un film”a senso unico”, e di respingere le frontiere abituali fra pubblico e media anche se il regista, sempre critico anche con se stesso, confessa di essere”consapevole di non aver evitato tutti i tranelli”.
“Questo film consente di interrogarsi su uno strumento come la televisione, sulla parte che può avere nell’interventismo sociale, commenta il produttore Thierry Garrel. E’ un sasso scagliato nello stagno della produzione audiovisiva.” Un work in progress ribelle, che si snoda con lentezza (per oltre cinque ore!) sotto il segno tormentato della speranza in una democrazia più grande.”La durata aggiunge ancora Garrel non è un problema quando il tema del film lo merita. Siamo pronti a sconvolgere la programmazione di una serata (2)”. Quanto al cinema, il film, anche in una versione più breve, non ha ancora trovato un distributore (3).
Dalla Lituania, Peter Watkins non disarma:”E’ in gioco la democrazia. Bisogna che siano riconosciute le forme alternative. Bisogna che l’insegnamento dei media incoraggi il pensiero critico invece di spingere alla continuazione e alla riproduzione sciocca e servile dell’esistente. Il mio film, La Comune, contribuisce a questa lotta. Inoltre incoraggia alla lotta rivoluzionaria, ormai indispensabile all’alba del nuovo millennio”.


note:
(1) Freddy Buache, Le Cinéma anglais, L’eumlge d’Homme, Losanna, 1978, p. 262.
(2) La Comune sarà trasmesso in Francia su Arte il 27 maggio 2000.
(3) Tuttavia si potrà vedere La Comune in sala al museo d’Orsay, a Parigi, nella seconda quindicina di marzo nel quadro di manifestazioni e mostre sulla Comune, un evento cui proprio il film di Watkins ha dato origine un fatto, questo, eccezionale.
(Informazioni: Musée d’Orsay, tel. 00331..45.49.11.11) (Traduzione di M.G.G.)

Le Monde Diplomatique


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