05/13 ven. a presentazione ASCE DI GUERRA

2005/03/25 alle 00:10


presentazione ASCE DI GUERRA
CON WU MING e Vitaliano Ravagli

da Giap:
UNA LETTERA DI VITALIANO RAVAGLI, CINQUE ANNI DOPO.

Era da un po’ di tempo che non prestavo attenzione al notiziario Giap, per via di un brutto male che se la sta prendendo col mio posteriore.
Poi mi arriva la telefonata di Giovanni Cattabriga, un componente di Wu Ming, che mi chiede come me la passo e se sarò disponibile per una decina di presentazioni della nuova versione di Asce di Guerra, pubblicata dall’Einaudi, in libreria verso metà maggio di quest’anno.
Guardo le mie cartelle cliniche, quindi lo richiamo per rassicurare tutti che sarò presente. Non mi negherò l’occasione e la volontà di ribadire ciò che Roberto Bui, Giovanni Cattabriga, Federico Guglielmi, Luca Di Meo, Riccardo Pedrini e il Sottoscritto annunciammo più volte, fino alla nausea, nel 2000, perché le perplessità che avevamo sbandierato nelle quaranta presentazioni tenute in giro per l’Italia, si sono purtroppo avverate! Porca puttana, se si sono avverate!
Detto questo, gli amici Wu Ming mi sollecitavano a buttare giù due righe su Giap per spiegare, a tutti i compagni e non, cosa rappresentano per quanti abbiano vissuto il mio medesimo percorso quelle Asce che intendiamo ancora disseppellire proprio in questi tempi, molto più adirati rispetto a quel lontano settembre del 2000.
Penso nuovamente alla malattia che mi incalza alle terga. Poi rimugino, e m’accorgo di non aver reso abbastanza chiaro che da ben sessant’anni un altro tarlo nero, molto più oscuro e diabolico di questo, mi tormenta!
Riporto ancora una volta la memoria al tempo delle Brigate Nere di quell’ormai lontano sette agosto del ‘44, sulla Linea Gotica del fiume Senio, quando quegli innominabili “Malanni Assoluti” (come li definì il nostro Ministro degli esteri in trasferta Israeliana) tentarono di accorciarmi la vita, fortunatamente senza successo…
Allora mi incazzo, e penso che riuscirò a scamparla anche stavolta, togliendo di mezzo pure questo brutto male, che amo paragonare all’obsoleta e vinta Repubblica Sociale!
Lo ravviserò ad uno di quegli innominabili sgherri, ritornato dall’inferno per portare a termine la restante parte di quel suo macabro intendimento, per cancellarmi del tutto! E, se mi conoscete almeno un po’, saprete che non è mia intenzione dare partita vinta ad una camicia nera…
Sono stato concepito e costruito con un legno duro e nulla riuscirà ad intaccare la mia scorza: non la malattia, neppure cento “richiami” dell’autorità costituita!
Tornando a noi, secondo il mio concetto di lotta proletaria, devo confessarvi che non mi stupisco più di tanto per il comportamento di quanti attualmente dirigono le cose dei poveri e dei ricchi nel nostro vituperato paese (per altro tanto americanizzato) perché è normale che facciano quello che fanno!
Ce l’hanno nel sangue quella bramosa volontà di castigarci, calpestando il diritto dei poveri, per il tornaconto di quanti sono già ben sistemati nel portafogli. Perdonatemi l’espressione plebea, di disappunto, che di tanto in tanto riaffiora. “Porca puttana!”
L’incolto adirato Vitaliano, ce l’ha piuttosto con alcuni comparti della sinistra italiana, che puntualmente butta alle ortiche le rare occasioni guadagnate con lustri di lotte (le nostre…), anche feroci (le botte le abbiamo prese noi…), a causa del suo innato vezzo al litigio per questa, quella, o la tal altra poltrona!
Ebbene, è con costoro, non con gli altri, che dovremmo disseppellire le vecchie Asce di Guerra, anche se un po’ arrugginite, e rincorrerli coi forconi, e redarguirli con corpose pedate nei deretani flaccidi, chiedendo loro precise spiegazioni sulle “stravaganze politiche” di cui vanno tanto fieri…
Se continueranno a tenere la scena con quelle che io definisco piuttosto cazzate, milioni di famiglie e di altrettanti pensionati minimi (vedi chi vi scrive) patiranno la fame come la patirono per lunghi anni gli stessi poveri della mia epoca. Porca puttana, ridico!
E come diavolo riescono a non dar di stomaco questi nostri rappresentanti, che abbiamo così amorevolmente sistemati negli scranni di Roma, quando intascano mensilmente quaranta volte l’importo della pensione di milioni di sfigati come me?
Preferisco spegnermi cento volte, ma combattendo… piuttosto che sentire ancora i lamenti dei caduti (che io definisco Eroi) della Resistenza, mentre si agitano con sgomento e senza tregua nella tomba.
Avrete ormai capito come girano i pensieri nella mia testa, e (spero) in quella di tanti altri come me, che non riescono ad arrivare al quindici del mese, mica alla fine della terza settimana!
Rimane poi da vedere cosa mettiamo nella nostra misera tavola, per arrancare fino a quella metà del mese.
Allora mi chiedo: cosa mai avremmo da perdere, se impugnassimo per l’ultima volta la nostra Ascia di guerra, immolandoci nell’ultima tenzone
Quale Tribunale Giusto potrebbe castigarci?
Non saprò mai se ciò che vi ho esternato rabbiosamente vi sarà parso sensato, ma fa lo stesso per me.
Io sono nato comunista, e morirò con l’idea che mi inculcò mio padre, valoroso Cavaliere di Vittorio Veneto, decorato della “Bronze Star” (per dirla alla statunitense, visto che è di moda) al valore, guadagnata sui campi di battaglia del Piave.
La cosa triste è che i nuovi dirigenti, provenienti dalla nostra stessa sorgente, sono usciti fuori male, molto diversi da quelli che conobbi negli anni della Guerra Mondiale (con incastrata in mezzo anche quella civile contro Salò) che erano onesti e poveri, ma ricchi di ideale, per il quale avevano sopportato anni di confino, di galera, di derisione e di maltrattamenti, stritolati da quel male assoluto, che li flagellava anche con una corposa dose di manganellate e di povertà, senza rimedio! Bella differenza, mi dico, ripensando ai vecchi compagni, e c’è da andarne proprio fieri, del nostro presente!
Un saluto affettuoso dal vostro “Vietcong Romagnolo”.

Massalombarda, 26 gennaio 2005


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