CRITICALGARDEN / CrepeUrbane

2007/06/08 alle 13:56

CRITICAL GARDEN / CREPE URBANE



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Un Manifesto


Le città in cui viviamo ed i territori vicini da alcuni anni subiscono massicce opere di costruzione e cementificazione: moltissime aree urbane che lo sguardo era abituato a vedere aperte, sono ora riempite da nuovi edifici in rapida crescita che ridisegnano il panorama visivo e contribuiscono all’ urbanizzazione forzata, continua ed apparentemente inevitabile di persone e luoghi. Un processo globale, rappresentato in forme mastodontiche dalle nuove megalopoli mondiali, con decine di milioni di abitanti, molti dei quali vivono in condizioni estreme negli slum che lambiscono le zone residenziali e del business, firmate da architetti di fama.
Le città europee e quelle italiane non arrivano a questi limiti, ma registrano comunque
un sensibile aumento dei volumi costruiti, dovuto più ad interessi economici – una nuova e vasta speculazione edilizia – che ad un reale bisogno di nuovi edifici.
Si frantumano così quelli che fino a pochi decenni fa erano i confini tra città e paesi: margini caratterizzati da campagne ancora abitate e produttive nei settori agricoli, organizzati, è vero, su forme di agricoltura intensiva ed industrializzata, ma in cui sopravvivevano orti, piccole stalle, pollai e stagni.
La pianura Padana è sempre più un unico immenso agglomerato di costruzioni, servite da una fitta trama di vie di scorrimento con flussi continui di traffico, a lungo e corto raggio: tutto ciò ne fa uno dei territori a più alto tasso di inquinamento della terra.

In questi territori il verde è gestito da attività umane in forme diverse.
I campi delle monoculture, piatti e sterminati, presto saranno convertiti nelle nuove produzioni destinate alla produzione di agro-carburanti, furbescamente chiamati bio, alternativi ai derivati petroliferi.
I giardini: quelli privati che circondano le ville fuori città, curati come figli viziati, recintati e protetti da vari sistemi di sorveglianza; e quelli di città, polmoni asfittici di organismi in cui la fanno da padroni polveri sottili e asfalto.
Le aree protette, dove per far sopravvivere gli ambienti naturali è necessario l’ isolamento, consentendo l’ ingresso umano solo attraverso lo sguardo.
Appena più lontane, ma comunque facilmente raggiungibili, piccole aree di produzione agricola di qualità, dove spesso si pratica agricoltura biologica. Solo se non hanno ancora realizzato un centro-benessere o un campo da golf, massime aspirazioni di “luoghi naturali” della modernità.
Ed ancora gli orti urbani, assegnati dalle amministrazioni, con parcelle così simili ai condomini degli assegnatari, oppure piccoli orti privati di chi ha la fortuna di avere qualche metro quadro di terra dietro casa.
Tutte forme di organizzazione razionale del territorio e della natura.
Che producono residui. Residui di verde che nessuno cura e che seguono un proprio sviluppo; spesso poco appariscenti come tutti i residui, sono invece vere e proprie riserve biologiche. Semi trasportati dalle correnti d’ aria o dalle suole delle nostre scarpe germinano nei posti più impensati, tracciando linee verdi di continuità sottili ma sempre rinnovate. Chiamate malerbe e fiori selvaggi, sono considerate da tutti infestanti ed eliminate nei più svariati modi.
Eppure con vitalità e intraprendenza queste piante vagabonde tornano ad invadere i residui delle nostre attività; la vita vegetale riesce a farsi spazio nelle crepe urbane, colonizzando macerie, edifici e luoghi abbandonati, alludendo ed indicando una diversa relazione tra umano e natura.
Una relazione possibile tra fare e non-fare che stravolge il senso comune della gestione razionale dei territori.
Relazione di affinità, come quella tra potenza del verde spontaneo e pratiche colturali – cioè culturali – non ufficiali, abusive, che sfruttano i residui per creare orti e giardini: spazi dove la terra non viene ricoperta da strati di pavimentazione, ma genera fiori, frutti e piante.
Spazi pubblici da realizzare piantando alberi, luoghi di incontro dove non si compra e non si consuma ma si coltiva. O anche luoghi da osservare, semplicemente lasciati all’ opera delle erbe spontanee e vagabonde. Nel tempo dell’ immaterialità, pratiche materiali di colture e culture marginali. I margini non sono linee ma spazi dove si incontrano e si mescolano le diversità: così la loro ricchezza è più grande di quella degli ambienti che separano.

Anche Xm24 è un po’ residuo: luogo abbandonato dalle attività produttive, nel corso di questi anni è stato attraversato e vivificato da innumerevoli attività sociali, politiche e culturali, accomunate nella critica pratica dell’ esistente; nel realizzare questo si è fatto spazio pubblico, luogo delle relazioni. Che non sempre sono facili e gratificanti. Ma che hanno permesso di costruire legami con il quartiere, la storica Bolognina, di cui è parte riconosciuta da tutti, con ruoli critici e propositivi.
Appena al di là dei propri muri un vasto residuo – che dovrebbe diventare nei prossimi anni la più vasta area di verde pubblico cittadina – è invaso da piante ed erbe vagabonde e pioniere, molte delle quali hanno già assunto la forma di veri e propri alberi spontanei.
Xm24 è quindi anche un margine, un limite della città con un residuo in attesa dei tempi lunghi delle procedure burocratiche e degli scambi commerciali.
Contemporaneamente in xm24 si sono sviluppate altre nuove relazioni tra città e campagna e tra produzione e consumo: nell’ appuntamento settimanale con i produttori dell’ agricoltura contadina. Un’ esperienza fondata su filiera corta, produzioni biologiche, autocertificazione che non è solo un servizio per i consumatori.
Riporta infatti con forza la terra, che è anche Terra, al centro della vita di tutti noi che la calpestiamo e che la abitiamo. Fa capire che l’ ambiente non è il contorno in cui lavoriamo, viaggiamo e consumiamo, ma il terreno di nome e di fatto di nuove pratiche politiche.
Colture e culture tornano a fondersi nella loro radice comune.

Con CriticalGarden/CrepeUrbane xm24 esplora la propria forma di margine, “un territorio di ricerca sulle ricchezze che nascono dall’ incontro di ambienti diversi”.
Vogliamo approfondire i legami con le culture della terra, fare modo che il verde pubblico diventi idea e parte integrante e costitutiva dello spazio pubblico.
Vogliamo lasciare invadere gli spazi urbani da piante, arbusti, fiori spontanei
Vogliamo farci invadere da esperienze pratiche di giardinaggio e orticoltura, abusive e/o indipendenti.
Da parole ed immagini su agricoltura contadina ed urbana.
Da laboratori del fare terra in città e nelle case.
Da itinerari alla scoperta del verde spontaneo.
Da proposte e progetti di interventi verdi in altri luoghi e spazi pubblici.

Archivio eventi


15-16 giugno 2007 – Giornate criticalgarden in occasione della festa del quartiere.

Risorse


www.criticalgarden.com Sito della rete nazionale di giardinaggio critico.

Materiali


Crepe urbane – Periodico di resistenza botanica
Numero Zero – Ottobre 2007 PDF

Libri

Contatti


infocrepeurbane@xm24.indivia.net


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