icsemmeventiquattro

2005/03/03 alle 18:09

1939: inaugurazione del Mercato ortofrutticolo

1994: il Mercato ortofrutticolo viene trasferito al CAAB

2002: l’esperienza di autogestione denominata Contropiani, nata in via Ranzani nel 2000, trasloca negli spazi dismessi dell’ex Mercato, o meglio di una sua parte, e per dar vita al progetto-percorso Ex Mercato 24 (XM24)

Della originaria destinazione d’uso dello spazio, XM24 conserva e fa rivivere l’idea del Mercato, quale luogo pubblico di scambio e di produzione. E’ in questo spazio vuoto, dismesso, abbandonato al degrado urbano, utilizzato come discarica pubblica, che si colloca l’esperienza di produzione di senso che abbiamo denominato XM24. In uno spazio urbano sempre meno pubblico e arido sul piano sociale, un gruppo di “ragazzi e ragazze”, più o meno giovani, assume su di sé la bizzarra e incerta sfida di costruire un luogo di produzione culturale e di partecipazione politica e sociale dal basso. Sfruttando la struttura architettonica dello spazio a disposizione, in ogni box è nato un laboratorio con una propria progettualità specifica, ma al contempo, metaforicamente (ma sappiamo perfettamente quanto sono materiali le metafore) il piazzale ha funzionato come luogo di contaminazione dei diversi percorsi di sperimentazione di pratiche politiche, culturali, sociali, comunicative.

Con pochi mezzi, e ancora meno soldi, è stato possibile faticosamente in questi anni dar vita a una realtà sociale e culturale, ma anche articolata e plurale, oggi in città e in quartiere pienamente riconosciuta e legittimata dalle centinaia di persone che settimanalmente la attraversano e pertanto ineludibile. Senza falsa modestia, e con una certa presunzione, affermiamo che oggi in un quartiere della periferia storica di Bologna vive un laboratorio, sempre aperto e in fermento, di nuove forme relazionali, di produzione culturale, di pratiche altre di comunicazione, di partecipazione politica, di valorizzazione delle capacità e competenze delle persone. Un vuoto sociale e urbanistico, foriero di esclusioni e di scempi sociali e ambientali è stato riempito e ha riacquistato “un’anima”. XM24 è oggi l’esemplificazione pratica che forme creative e associative affrancate dall’egemonia del pensiero unico neoliberale sono possibili: . un esempio, in una parola, di “buona pratica”.

In queste pagine cerchiamo di ricostruire tutto ciò che in questi anni si è prodotto all’interno di XM24, nella consapevolezza che si tratta di una fatica di Sisifo. E’ infatti impossibile non solo ricordare e dare conto delle centinaia e centinaia di situazioni ed eventi che si sono prodotti, ma soprattutto è impossibile raccontare quella quotidiana produzione di senso che anima e fa vivere il luogo, se non in forma imperfetta e per difetto. Solo la poesia potrebbe assolvere a questa impossibile impresa. Tra le pieghe di questa intrapresa collettiva ci interessa tuttavia, in queste righe introduttive, evidenziarne alcune peculiarità, rimandando alle pagine successive la presentazione dei singoli progetti.

In prima istanza ci interessa sottonileare un doppio movimento, in relazione al quartiere che ci ospita e alla città nel suo insieme, che ha definito il nostro agire collettivo: dal dentro al fuori, dal fuori al dentro. Detto altrimenti, XM24 non è un’isola, concluso e rinchiuso su se stesso, ma le mura che materialmente lo delimitano abbiamo costantemente tentato di abbatterle, e pensiamo in tante occasioni di esserci riuscite/i.

Primo movimento. Se le progettualità si definiscono all’interno della mura dell’XM24, abbiamo in questi anni sempre assunto il quartiere, e la città nel suo insieme, come referenti delle iniziative. L’impegno costante e continuo che ci ha animato è stato quello di evitare le secche dell’autoreferenzialità: il ghetto, più o meno dorato, è il nostro fantasma. La partecipazione attiva alla costruzione dell’iniziativa “Bolognina in festa” (8-9 novembre 2003) non è che un esempio di questa determinazione ad uscire ed investire il quartiere e la città con le produzioni che si sviluppano all’interno. Un contributo, sicuramente parziale, ma in alcuni momenti importante, al “fare società”.

Secondo movimento. Nella consapevolezza che i progetti che si sviluppano all’interno di XM24 non esauriscono la ricchezza dell’esistente, abbiamo sempre messo a disposizione i nostri spazi a tutti/e coloro che in quartiere e in città intendevano utilizzarlo per dare visibilità e forma pubblica alla propria progettualità. La disponibilità ad essere uno dei luoghi della rassegna “Ad alta voce”, promossa dalla Coop. Adriatica ( ) non è che una esemplificazione del cosa intendiamo per rapporto dentro/fuori. Potremmo anche ricordare l’esperienza di Exit, quando lo spazio di XM24 è stato utilizzato per la presentazione collettiva di produzioni artistiche, all’interno di un percorso di visibilità di un’arte non mercificata che ha coinvolto contemporaneamente più luoghi della città.

Se il rapporto con il territorio rappresenta la pietra angolare su cui si regge l’intera progettualità di XM24, non potevamo non confrontarci con un dato “oggettivo”: il Navile è il quartiere in città che registra la più alta percentuale di migranti tra i/le propri/e residenti. Questa evidente specificità del quartiere, ci ha indotto, quando si è presentata la necessità, ad accogliere all’interno dello spazio di XM24 quei e quelle migranti che si trovavano momentaneamente privi/e di un tetto e a promuovere, insieme ai soggetti direttamente coinvolti, forme di mobilitazione collettiva finalizzate al riconoscimento e valorizzazione di una presenza che tanti vorrebbero invisibile e silente. Quando etnocentrismo e razzismo rischiano di diventare fenomeni endemici ed assumere le forme dell’aggressione, della segregazione, del rifiuto, producendo e riproducendo dominazione, solo la presa di parola politica delle e dei migranti, il loro protagonismo, costituisce una risposta in grado di rovesciare una pericola deriva e rappresenta al contempo la grande sfida che vede tutto XM24 impegnato in questo momento. Da questo punto di vista, per XM24 la pratica dell’antirazzismo è in continuità con la memoria storica di un quartiere che ha fatto dell’antifascismo un proprio valore e una propria pratica, valori e pratiche che ci interessa far vivere all’interno di un contesto storico-sociale altro rispetto a quello che li aveva prodotti.

Più in generale il nostro agire è informato dalla profonda percezione che nel deserto sociale delle nostre città, costantemente alimentato dai dispositivi del mercato, sia presente una positiva inquietudine che allude ad altro, una prefigurazione di un’alternativa, un capitale sociale per nulla valorizzato e riconosciuto. A questa domanda plurale e rizomatica pensiamo sia di vitale importanza dare una possibilità di espressione, non solo per assicurare a tutte/i uguali opportunità, ma in quanto unico e reale antidoto ad un processo di desertificazione e privatizzazione della vita pubblica, che può assumere, se non adeguatamente contrastato, le forme del mostro (intolleranza, razzismo, sessismo, omofobia e altre amenità del genere). Sul piano politico-amministrativo registriamo due risposte di segno opposto, ma convergenti nel risultato finale. Se da una parte alcune Amministrazioni si sono caratterizzate per la sordità rispetto a queste istanze che provenivano dal basso e nella migliore delle ipotesi hanno risposto fornendo “un contentino”, altre, pur assumendo seriamente la domanda, non sono state in grado di mettere in campo una progettualità in grado di intercettare quelle tensioni, soprattutto giovanili, che attendono ancora una risposta. L’esperienza di tanti centri giovanili ne è testimonianza emblematica. Pensiamo che solo esperienze che nascono dal basso siano in grado di costruire relazioni con istanze sociali fluttuanti e di incerta definizione, mentre è compito dell’Amministratore pubblico mettere a disposizione strumenti e mezzi affinché questo incontro possa darsi.

Una ulteriore considerazione, apparentemente marginale, ma che, dal nostro punto di vista, non può non trovare un suo spazio nel momento in cui ripensiamo e ridiscutiamo la nostra esperienza. Da un lato i processi di impoverimento e di precarizzazione dell’esistenza di ampi settori della popolazione sono sotto gli occhi di tutti, dall’altro ci confrontiamo quotidianamente non solo con un costante aumento del costo della vita, ma anche con una mercificazione di ogni aspetto della vita, detto altrimenti non puoi uscire di casa se non hai di che pagare, e pagare tanto. In questi anni ci siamo sempre posti/e il problema di assicurare uno spazio di parola e di espressione a tutte/i indipendentemente dalla disponibilità di denaro che potevano avere. Ancora un esempio per illustrare un discorso che può apparire astratto: fin dall’inizio dai primi mesi del 2002 è attiva all’interno di XM24 una scuola di italiano per migranti del tutto gratuita, così come dal 2004 è disponibile, 24 ore su 24, un internet point accessibile sempre in forma gratuita (vedi le relative schede di presentazione dei progetti). Più in generale tutte le iniziative, attività e progettualità che vengono proposte all’interno dello spazio sono gratuite (palestra, sala prove, laboratorio fotografico, ecc.).


Atom Feed

RICERCA: