QUEERING BOLOGNA

2008/03/05 alle 11:04

A tutte le realtà e soggettività queer, GLBT o “etero differenti”, ai gruppi, alle associazioni, ai collettivi, alle forme di vita che hanno a cuore la laicità, la libertà, l’autodeterminazione, ai Centri Sociali e agli Spazi Autogestiti:

QUEERING BOLOGNA

Il 28 giugno, giorno della rivolta di Stonewall, è la data in cui si terrà quest’anno il Bologna Pride, giornata dell’orgoglio GLBT e di rivendicazione di parità di diritti e dignità per le persone di tutte le sessualità.
Lo scorso anno un milione di persone scesero in piazza, il 16 giugno a Roma, dando vita ad un corteo ricco di molteplici identità, colori, forme, con uno slogan chiaro e “semplice”: “Parità, dignità, laicità”.
Si trattava anche, di dare una risposta di piazza ad un evento noto come “Family day”, una celebrazione de La Famiglia, intesa come una, monolitica, escludente: unica famiglia ammessa quella formata da coppia eterosessuale, sposata possibilmente con rito cattolico e con figli di sangue proprio a carico, meglio se almeno due già nati e un terzo in arrivo. Con buona pace, oltre che delle statistiche, di tutto l’arcobaleno di famiglie e forme di relazioni non solo possibili, ma già esistenti.
Quest’anno – lungi dall’aver fatto passi in avanti sull’acquisizione di nuovi diritti – tocca più dell’anno scorso difendere territori che vengono continuamente messi in discussione, in maniera peraltro sempre più subdola, visto che sia da un punto di vista politico-istituzionale che massmediatico sono praticamente del tutto inespressi e non rappresentati i punti di vista non allineati alle posizioni dei teodem-con/atei devoti, o cattocomunisti/cattofascisti che dir si voglia.
Quest’anno, iniziato da appena due mesi, siamo sces* in piazza in tutta Italia già molte, troppe volte: la settimana di contestazioni al riguardo dlla sventata inaugurazione papalina dell’anno accademico della Sapienza, il NO VAT sempre a Roma (passato peraltro sotto uno scandaloso silenzio mediatico), le manifestazioni a seguito del blitz delle forze dell’ordine nel II Policlinico di Napoli per “sventare” un aborto terapeutico…
Come se non bastasse, il 2 marzo, a poco più di un mese dalle “democratiche” elezioni (che invitiamo a boicottare in massa!!), è tornato il family day, in svariate piazze in tutta Italia, a ricordare quale sia l’Unica Famiglia da salvaguardare, l’unica possibile d’altronde, l’unica degna di essere sostenuta…
Un altro evento, di tutt’altra natura, avrebbe dovuto fare tappa quest’anno in Italia a Roma: Queeruption (www.queeruption.org), un raduno internazionale ed itinerante (nel senso che avviene in una città diversa di anno in anno), della durata di più giorni, dedicato alla cultura radicale queer, declinata in tutti gli aspetti possibili (politica, diritti umani, antirazzismo, letteratura, cinema, teatro, cucina, ecologia, salute sessuale, feste, arte, musica, autoproduzioni..); apprendiamo in questi giorni da persone vicine al collettivo che era in procinto di organizzare l’evento che queeruption Roma è saltato. Ne ignoriamo le motivazioni, ma di sicuro ne siamo non poco dispiaciut*, dal momento che iniziavamo già a percepirla come possibilità di (ri)congiungersi per tanti soggetti disgregati, come momento di contaminazione e scambio di conoscenze e pratiche tra realtà diverse e/o lontane, come occasione per agire fuoriuscendo dalla logica dell’emergenza…o più semplicemente, come una finestra da cui far entrare un flusso d’aria fresca.
Ad ogni modo, non tutto è perduto, dal momento che l’esigenza e il desiderio di costruire qualcosa insieme rimangono vivi e alla ricerca di forme in cui concretizzarsi.
Un’occasione in questo senso è per noi il Pride, 28 giugno, Bologna, la grassa, la rossa, la fossa.
Quello che vorremmo è costruire un coordinamento cittadino che porti a realizzare un “Radical – Queer Block”, uno spezzone antagonista, radicale, queer all’interno del Bologna Pride, che sappia coniugare (o quantomeno pacsare..) le rivendicazioni GLBT e femministe con altre lotte: l’antiproibizionismo, il diritto alla casa e agli spazi sociali, alla fuga e al migrare, e in generale il diritto ad autodeterminare il proprio corpo, la propria esistenza, i propri stili di vita.
Non crediamo possibile che esista un unico portavoce (ente, associazione o singolo individuo) che parli esaustivamente per un’ intera moltitudine di espressioni, forme e pensieri, vivi e diversificati. Dove una maggioranza (?) si assume (o si lascia che assuma) il ruolo di rappresentare e agire a nome di tutti e per tutti, si forma quel ricatto delle oligarchie maggioritarie anche noto come democrazia. Crediamo sia importante esserci nel Pride per manifestare e rendere visibile l’esistenza di qualcosa d’altro rispetto al “gaylifestyle”, e che non è solo genericamente antagonista ma che cerca piuttosto di essere espressione di una frammentazione di esperienze collettive e individuali che altrimenti non troverebbe visibilità.
Vediamo il Pride non solo come tappa d’arrivo, ma anche come frammento di un percorso trasversale costruito insieme, dal basso, con una partecipazione di tutti quei soggetti che si sentono mancare l’aria qui in Italia a causa del Vaticancro e delle metastasi in Parlamento e nei massmedia.
Lanciamo il nostro sassolino rosa nello stagno..e speriamo che diventi un meteorite rosa su S. Pietro ;)
Intanto proponiamo di incontarci per discuterne insieme lunedì 10 marzo alle 21.

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