05/19 gio ::presentazione Affinità sovversive::

2005/04/13 alle 15:31





Giovedì 19 Maggio 2005
Ore 19

Presentazione del libro a cura di Franco Barchiesi,
Affinità sovversive. I movimenti sociali americani nella guerra globale
(DeriveApprodi 2005)

Interviene con il curatore:
Benedetto Vecchi

“Che cosa è un movimento sociale”? “Quando delle persone si riuniscono per chiedere al governo locale il miglioramento delle strade”, non si costituisce un movimento sociale. “Se fosse così, qualsiasi azione collettiva potrebbe ricadere sotto questa definizione”. Stanley Aronowitz non si lascia ingannare da facili e ottimistiche definizioni. Al contrario offre al lettore “militante” un argomento “difficile”. Un movimento sociale è un “agente collettivo le cui richieste dividono in due la società e non possono essere negate senza serie conseguenze per il potere”.

Affinità sovversive, curato da Franco Barchiesi, raccoglie tre interventi del dibattito americano sul movimento. Gli autori, Stanley Aronowitz, Heather Gautney, David Graeber e Michael Hardt, considerano la rivolta di Seattle del 1999 uno spartiacque che, tuttavia, sembra aver esaurito la sua forza propulsiva. La presidenza Bush ha scompaginato il terreno dell’opposizione sociale infondendo un senso di impotenza tra gli attivisti. La capacità “egemonica” del governo Bush si spiega non solo con il Patriot Act e con il clima di “sicurezza nazionale” e “patriottismo” che impone, ma anche con la crisi di quel “vocabolario politico” di movimento basato sul mutuo riconoscimento di diverse identità e sull’universalismo dei diritti. In particolare, l’11 settembre ha costituito una svolta decisiva portando al collasso modalità di mobilitazione e forme organizzative. Neanche la mobilitazione contro la guerra è riuscita a invertire questa tendenza.
Occorre, oggi, discutere la politicità del movimento, senza pensare di cavarsela grazie a scorciatoie. Molti nostri discorsi attuali, pur ragionevolmente fondati su singole stridenti contraddizioni sociali, non arrivano a cogliere la drammaticità presente, non riescono a produrre separazioni di campo. La presentazione del libro offre l’occasione per discutere e interrogare il “presente” del movimento. Genova ha rappresentato un momento di condensazione di diverse modalità di mobilitazione e forme organizzative indispensabile alla scrittura di un “vocabolario politico” di movimento. Oggi quel vocabolario non sembra in grado di produrre affinità sovversive, né riesce a cogliere le linee di colore, di genere e di classe che segnano la società. Le giornate del 2001 hanno raccontato la “storia” di una giovane generazione operaia che fatica anche oggi a trovare voce, mentre il “presente” è attraversato da nuove generazioni “militanti” che non hanno un’altra Genova da condividere. Se attraversando Genova il movimento ha portato alla ribalta un orientamento “anticapitalistico”, oggi sembra difficile orientare “questioni singole” attorno ad un luogo comune, a uno spazio pubblico politico, nel quale sia possibile sperimentare processi di comunicazione e di aggregazione e mettere in gioco saperi e competenze. Porre di nuovo, testardamente, la necessità di quello spazio è la scommessa che ci troviamo di fronte.


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