LAVORARE UTILE
Un’economia plurale ed associativa, per un no-profit agente di partecipazione e sviluppo.

La riduzione tendenziale del lavoro umano necessario al settore manifatturiero ed al pubblico impiego, se può venire contrastata dalla riduzione d’orario e socialmente garantita da un reddito minimo incondizionato, non per questo dovrebbe venir considerata una potenziale catastrofe, né si dovrebbe considerare il lavoro immediatamente produttivo un beneficio ed un privilegio da estendere a tutta la popolazione che ne fosse priva.
In quest’ottica di liberazione dal lavoro, e grazie alle garanzie introdotte dai suddetti due punti d’azione, per la prima volta nella storia delle società umane una quota significativa del tempo di vita sarebbe teoricamente disponibile ad un uso sociale, sottratto alla produzione diretta di beni. "Di fianco al lavoro-impiego, quale esiste nel settore mercantile e nel servizio pubblico, è necessario, in un ottica di economia plurale, dare coerenza e regole a un terzo settore economico valorizzandone le finalità sociali ed ecologiche", così l’Appello francese dei 35 intellettuali. La promozione del terzo settore non è priva di rischi, sia se isolata sia di per se stessa. Sarà quindi necessario che la riduzione d’orario intervenga in quei settori della pubblica amministrazione (l’assistenza e il patrimonio culturale, lottando per "inutilizzare" invece le prigioni e gli apparati repressivi,) che vedrebbero un ridimensionamento, grazie alla promozione ed all’autonomia di cui possono essere vettori l’economia associativa e l’associazionismo. Inoltre, si potrà sviluppare un autentico esperimento di democrazia radicale solo dall’avvio di una riforma fiscale che renda disponibili parte delle risorse ad oggi utilizzate nella competizione globale delle imprese (ad esempio tassando i patrimoni persi nelle vie della finanza, o le macchine ed il plusvalore, non il lavoro), e che defiscalizzi il passaggio diretto di risorse e tempo dai soggetti (imprese e singoli) alle attività no-profit produttive o comunitarie. Lo sviluppo dell’autogoverno corre accanto a queste esperienze ed alla crescita di movimenti sociali complessi, non solamente legati ai caratteri del lavoro dipendente. Ed è in questo quadro che i nuovi movimenti ed i loro soggetti produttivi necessitano di una tendenziale estromissione dello Stato centrale dal controllo sulla leva fiscale.

Le attività di cui parliamo sono un riflesso dei luoghi originari dell’azione diretta democratica: le organizzazioni cooperative e mutualistiche non mercantili, i soggetti di formazione e sviluppo a base comunitaria, l’associazionismo culturale, ecologico, il mutuo aiuto nei servizi alla persona. Non tutte queste attività potranno basarsi sul puro volontariato, ed anzi sarà utile favorire la nascita di una nuova costellazione di produttori socialmente responsabili e politicamente attivi, la cui voce rilanci le istanze delle comunità locali e della Società nel suo complesso. "Si tratta di sostenere l’ibridazione tra l’economia privata, l’economia pubblica e l’economia associativa e non monetaria. Nella misura in cui una tale dinamica punta ad assicurare le condizioni che permettano a ciascuno di impegnarsi volontariamente in attività che concorrano al bene comune, essa rafforza la richiesta di un rilancio di forme di democrazia diretta che siano capaci di completare e rivivificare i nostri sistemi di democrazia rappresentativa." , per trasformarli radicalmente.

 

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