Vincenzo Guagliardo
il Me Te imprigionato
Storia di un amore incarcerato
Edizioni Grafton 9 - maggio 1994 - pp 70
Si puo' dire che nessuno sta in galera per quello che ha fatto, ma per
quello che di lui si puo' fare: l'utile idiota, il capro espiatorio dei
mille fantasmi che agitano le menti della comunita' esterna...
... Inefficente nel suo scopo dichiarato il carcere e' perfetto nella funzione
non dichiarata che svolge: la separazione di uomini e donne.
Qui, dove non dice reprime veramente, cosi' come la dove dice - verso la
repressione del crimine - si limita a regolamentare, rinnovare, perpetuare
(oltre a far soffrire, beninteso). E rispetto all'amore, la galera diventa
un gioiello di diaboliche sottigliezze, capolavoro dell'ipocrisia umana,
tacito monumento della nostra miseria morale, specchio di questa civilta',
fenomeno che per il solo fatto di esistere tutti coinvolge, tutti trasforma
in miseri ipocriti o cinici ignoranti...
...La legge Gozzini ha creato una nuova situazione carceraria in cui la
discriminazione in materia di liberta' diventa anche morale, riducendo
l'amore a un privilegio tra gli stessi detenuti.
Si sta entrando in un campo pericoloso che, attraverso gli affetti, pone
fine alla liberta' mentale perche' viene indirettamente incoraggiata la
simulazione, il possibile uso strumentale delle relazioni d'amore e d'amicizia
in cambio della liberta' personale.
Vincenzo Guagliardo e' nato nel 1948 in Tunisia. Sta trascorrendo il suo sedicesimo anno in carcere dove sta tutt'ora scontando l'ergastolo, a Opera (Milano), insieme a sua moglie Nadia Ponti, per avere tutt'e due militato nelle Brigate Rosse. Ha gia' pubblicato "Il vecchio che non muore" (Freebook, Milano, 1991), rifelssioni sul mondo della vecchiaia.
| Edizioni Grafton 9 | Catalogo | Home Page |