Amato: di male in peggio

A molti di noi il governo Prodi non era piaciuto fin dall’inizio, anche se avevamo capito le ragioni "tattiche" che avevano spinto il PRC ad appoggiarlo a tempo determinato per verificare insieme agli elettori la sua politica. A molti di noi sarebbe stato meglio rompere prima (come si era tentato, ma non si ebbe il coraggio di fare di fronte alla canea che ci accusava di "estremismo"). La ragione per cui quel governo non ci piaceva era semplice: molti ministri, a partire dello stesso Prodi, non potevano essere certo definiti di sinistra ed erano legati organicamente al grande capitale, per cui era illusorio aspettarsi che potessero fare una politica a favore dei lavoratori. L’unica cosa che ci hanno dato, è stata la promessa (ovviamente non mantenuta) di una legge sulle 35 ore…
Quando il governo è caduto, anche per l’arroganza con cui Prodi credeva di poter ripetere il gioco di far cedere il PRC con la pressione della "base" (si fa per dire) diessina, una parte notevole del gruppo parlamentare del PRC ha accettato e ha seguito Cossutta nella scissione, entrando addirittura nel governo D’Alema. Ci hanno attaccato ferocemente accusandoci di ostilità verso il primo governo di sinistra…
Ora che è caduto anche questo governo, se ne può tentare un bilancio: ha portato l’Italia in una guerra infame e ingiusta, chiamandola umanitaria. Ha accelerato le privatizzazioni e le concessioni di ogni genere ai "poveri imprenditori". Ha civettato con Berlusconi, con Cossiga, con ogni gruppo di pressione di destra, ed è caduto nella trappola di Berlusconi politicizzando lo scontro elettorale regionale, affrontato malissimo, anche per la scelta del "centrosinistra" di tanti candidati presidenti democristiani, o comunque moderati o conservatori.
D’Alema ha fatto un tonfo e ha dovuto dimettersi, ma ha lasciato un regalo avvelenato: ha proposto lui stesso come successore Giuliano Amato, il grande consigliere di Craxi, il pensionato da 37 milioni al mese che tagliò per primo le pensioni e vuole farlo ancora.
Amato per prima cosa ha disfatto l’unica cosa decente fatta dal governo precedente, la riforma sanitaria della Rosy Bindi: l’ha fatta liquidare da un presunto "tecnico", il prof. Veronesi, che sarà bravissimo come oncologo, ma è prima di tutto un barone che difende i privilegi dei suoi simili. Poi ha dovuto fare marcia indietro, perché la maggioranza non c’è e cade a pezzi a ogni scadenza, ma la strada è indicata. Anche alla Pubblica Istruzione c’è un tecnico che era il principale consigliere di Luigi Berlinguer e che vuole portarne avanti la "riforma" ricorrendo per finanziarla …a una lotteria.
I partiti che si sono spartiti i posti di governo (il numero dei ministri e sottosegretari doveva ridursi, ma la famelicità dei concorrenti li ha fatti aumentare ogni giorno di trattativa) sono divisi su tutto. Perfino sul ridicolo decreto "pulisci liste" è dovuto subentrare il "soccorso nero" di AN…
Tra i portavoce di questo governo c’è perfino quell’incredibile Ugo Intini, altro scudiero di Craxi, privo di qualsiasi competenza se non quella di un accanito anticomunismo.
La lotta contro questo governo è un compito fondamentale e deve essere durissima. Non regge la scusa che attaccandolo si favoriscono le destre: le destre già si sono avvantaggiate del governo D’Alema, come dal malgoverno di tante amministrazioni locali di "centro-sinistra" (a Lecce è stato Salvemini che ha aperto la strada alla Poli Bortone!). Ma il pericolo non è solo che le destre facciano demagogia attaccando nelle piazze quei provvedimenti impopolari del governo che in realtà corrispondono al loro stesso programma, ma che dentro il governo siano sovrarappresentati quegli spezzoni di DC che lavorano per ricostruire un grande centro insieme a quelli che stanno nel Polo berlusconiano.
D’Alema si è rivelato masochista e incapace, e ha preparato la sua sconfitta, ma Amato è assai più abile e astuto, anche se deve fare i conti con un personale politico squallido e incapace. Se questo centrosinistra sarà sconfitto nel 2001, Amato, Dini, e simili personaggi non avranno perso, ma avranno traghettato il paese verso un più organico progetto reazionario, di cui faranno parte a pieno titolo.