| Revisionismo: antisemitismo e ipocrisia Un coro unanime di condanna, sacrosanto, si è sollevato in questi giorni contro i due attentati antisemiti di Roma. Negli ultimi anni si è assistito al rinascere di correnti revisioniste che attraverso la conta dei morti nei campi di sterminio nazisti cercano di ridimensionare e addirittura di negare il genocidio nazista che colpì la stragrande maggioranza di ebrei europei (ricordiamo però che negli stessi campi morirono zingari, oppositori politici, malati di mente). Il revisionismo che tende a giustificare Auschwitz, Buchenwald e Dachau come una risposta ai gulag staliniani ha trovato purtroppo terreno fertile in Europa. Questo si spiega con il fatto che non è di oggi latteggiamento diffusissimo che giustifica cedimenti etici e politici odierni con una lettura astorica degli avvenimenti del passato. Tra laltro il giustificazionismo diffuso in certi settori residuali della sinistra nei confronti di Stalin ("forse ha davvero sterminato alcuni milioni di persone con le grandi purghe e nei gulag, ma era inevitabile - dicono questi trogloditi - perché quando si taglia il bosco, volano le schegge...") finisce per facilitare chi minimizza le colpe di Hitler, sostenendo che non avrebbe fatto che imitare Stalin. Sullonda degli attentati di Roma il coro degli ipocriti ha suonato la sua sinfonia. Di cosa si lamentano i Violante, i DAlema, i Pellegrino? Sono loro i veri ispiratori della cancellazione di ogni memoria. Dopo aver riabilitato perfino la repubblica di Salò, si meravigliano che riemergano frange che pensano sia giusto far saltare per aria via Tasso. Dopo aver incoraggiato il razzismo con le leggi dello stato verso gli albanesi, gli zingari, i kurdi e chiunque cerchi riparo da guerre e fame nel nostro paese ora si meravigliano che ci sia qualcuno che attende la riabilitazione di Eichman (il boia organizzatore dello sterminio nazista). Ipocriti che passeggiano a braccetto con Fini e che costruiscono lager alle porte delle nostre città con telecamere interne, barriere interne perché gli immigrati non "fuggano" da quelli che loro chiamano "centri di accoglienza" (progettati da quel Sinisi che oggi dovrebbe essere il candidato della "sinistra" come presidente della Regione Puglia). Ipocriti che si trovano in compagnia di Ferdinando Casini e Borghezio nella richiesta di sparare sui gommoni (è il caso del senatore Giovanni Pellegrino). Questi signori non hanno neanche diritto allindignazione! Hanno seminato vento e tutti noi, purtroppo, raccogliamo tempesta. Primo Levi, scampato ad Auschwitz, mise in guardia dalla trasformazione dei sei milioni di assassinati dal nazismo in vittime sacrificali. Sosteneva Levi che era il miglior modo di far dimenticare e di riprodurre le condizioni per lattecchire di nuovi razzismi. E aggiungeva: non spiegare come e perché è stato possibile che il nazismo arrivasse al potere avrebbe reso il genocidio inspiegabile ed anche ripetibile. Alla luce degli ultimi anni e delle tragedie che li hanno costellati il monito di Primo Levi risulta ancora più centrato. Il rischio che lequazione antisionista uguale antisemita faccia breccia è grande. Soprattutto grazie alle aperture alla "destra democratica" di Fini che ipocritamente è anche andato in Israele a "rendere omaggio" alle vittime del genocidio. Certo il leader di AN oggi dice che lo sterminio è aberrante, ma oltre a qualche dubbio sulla sua sincerità, ci si domanda: fino a quando lo riterrà tale? In ogni caso oggi la destra razzista non ha come bersagli privilegiati gli ebrei, ma gli immigrati magrebini, est europei, asiatici, ecc., che stanno verificando sulla loro pelle il vero volto di Fini. Gli autori degli attentati in via Tasso e al cinema Olimpia si definisco "organizzazione antisionista". Essi sono antisemiti, ma non possono dichiararlo apertamente pena lisolamento più completo. Ma si deve chiarire che antisionismo non è sinonimo di antisemitismo. Nello stesso Stato dIsraele non tutti sono sionisti. Cè, per esempio, un quindici per cento di ultraortodossi che addirittura ritengono la creazione dello stato un atto blasfemo, contro il dettato delle scritture. Sionisti non erano i primi ebrei che si trasferirono in Palestina nel secolo XIX. Essi vi si trasferirono non per colonizzare e farci uno stato, ma per "morire nella Terra dei Padri" E non sono certo sionisti gli attivisti israeliani per i diritti umani, che si battono al fianco dei palestinesi, dimostrando che convivere è possibile. |