Magistratura democratica contro i referendum della Bonino sul lavoro

Magistratura democratica è intervenuta con un documento sui referendum della Bonino. Con notevole sensibilità ha evitato di concentrare il fuoco su quelli che attaccano l’indipendenza dei magistrati, su cui il duo Pannella Bonino si trova in sintonia con Berlusconi, Previti e Craxi e tutti quelli che hanno la coscienza sporca (meno Andreotti, che per ora se l’è fatta lavare da una sentenza....). Ha anche liquidato brevemente quelli sul sistema elettorale e il finanziamento dei partiti limitandosi a dire che li vede in contraddizione con il "tipo di democrazia e di convivenza civile" sancito dalla Costituzione.
Il documento di Magistratura democratica invece entra nel merito dei quesiti referendari in materia di rapporti di lavoro e stato sociale, perché "per il loro coerente estremismo" tendono a preparare un società individualistica basata sul "darwinismo sociale" (che vuol dire in pratica: "sopravvivano i più forti, e i deboli crepino"). Le osservazioni di questo documento, che riflettono l’esperienza accumulata da molti magistrati nelle cause di lavoro, meritano di essere riportate punto per punto.
"Sotto le etichette liberista e liberale si cela l’aspirazione a tornare ai rapporti di lavoro degli albori della società industriale, quando le condizioni di lavoro erano imposte dagli imprenditori senza alcun limite esterno". Di fatto in questo modo "viene meno ogni istanza di tutela dei soggetti più deboli", e si punta alla "totale precarizzazione di tutti i rapporti", innanzitutto attraverso "l’estensione illimitata dell’assunzione a tempo determinato". Come propone anche D’Alema: è finito il tempo del posto fisso. Eppure da anni sono state concesse alle aziende facilitazioni di ogni tipo, in nome della flessibilità. Ma esisteva una casistica di norme da rispettare, senza le quali ad esempio i contratti a tempo determinato si trasformavano in assunzioni regolari a tempo indeterminato. Il duo Bonino Pannella punta a eliminare questa casistica, cosicché l’impresa, anziché assumere il lavoratore divenuto stabilmente indispensabile, potrebbe rinnovare alla scadenza un contratto a tempo (ovviamente mantenendo il lavoratore in un’angosciante precarietà).
Sempre per incoraggiare i padroni, si propone di eliminare la norma secondo cui al lavoratore a tempo determinato sono dovute, in proporzione alla durata del rapporto, le indennità di fine rapporto, la tredicesima e le ferie. Se il referendum avrà successo priverà dunque i lavoratori di un altro diritto elementare e renderà ancora più "appetibile" il ricorso ai contratti a tempo determinato, lasciando alle imprese la più assoluta e sfrenata libertà nella gestione del personale.
Nella stessa logica si muove il quesito che vuole eliminare i limiti al ricorso al part-time rispetto al numero di dipendenti, e in ragione della natura del lavoro: si dà via libera all’arbitrio padronale più assoluto. Sempre in nome della "libertà" dell’imprenditore (quelle dei lavoratori o dei disoccupati non interessano alla Bonino) un altro referendum prevede l’abrogazione delle norme che sanciscono il divieto di affidare lavoro a domicilio entro un anno dai licenziamenti "per crisi aziendale", per le aziende che hanno fatto ricorso a questa motivazione per liberarsi di una parte dei lavoratori. Si eliminerebbe anche il divieto di smantellare reparti trasferendo macchinari e attrezzature presso lavoratori a domicilio, e quello di organizzare il lavoro a domicilio mediante intermediari.
Oggi queste norme vengono facilmente aggirate, per la scarsità di controlli e la complice acquiescenza dei sindacati confederali, e si ha di fatto un certo contrasto tra economia legale ed economia sommersa. Grazie a questi referendum il contrasto viene risolto a tutto vantaggio della seconda. Inoltre verrebbe abolito l’obbligo di reintegrazione del lavoratore il cui licenziamento è stato dichiarato illegittimo dalla magistratura. Un po’ di mensilità e via per sempre, in nome della "libertà" Il tutto condito dall’attacco al servizio sanitario pubblico, all’automaticità delle prestazioni dell’INAIL in caso di infortunio (oggi obbligatorie anche se l’azienda non ha pagato, mentre così bisognerebbe avere un’assicurazione privata, come per avere la pensione).
I giudici di Magistratura democratica dicono che anche se un singolo quesito fosse ritenuto ammissibile dalla Corte, "il modello di società prefigurata da questi referendum è incompatibile con i principi fondamentali della Costituzione". Noi diciamo: sono un attacco così diretto ai lavoratori, che questi devono impegnarsi direttamente per sventare un pericolo gravissimo e senza precedenti.

Rifondazione comunista