Craxi, Kohl, Berlusconi: l’arte della corruzione.

La morte di Craxi ha suscitato il solito coro ipocrita di elogi. Un martire, un esule come Garibaldi o Pertini, una vittima di una terribile persecuzione giudiziaria...

L’unica cosa vera in questo coro ipocrita è che Craxi non è stato l’unico politico italiano a ricorrere ai finanziamenti illeciti da parte di capitalisti che volevano favori di vario genere, e che gli assicuravano i miliardi necessari per soddisfare una larga schiera di "clienti" tenuti insieme dall’interesse. La sua colpa è di essere stato più spudorato, più arrogante, più cinico, credendo che a chi detiene il potere tutto sia concesso. Craxi si diceva discepolo di Nenni, ma aveva imparato molto di più da Pannella, maestro nel condire con argomenti "di sinistra" il suo accanito anticomunismo (negli anni Sessanta perfino in combutta con i "nazimaoisti" e con i seguaci della "Nuova Repubblica" di Pacciardi), e ha avuto come principale erede politico Berlusconi.

Craxi aveva fretta di scavalcare il PCI, che quando egli divenne segretario nel 1976 liquidando brutalmente la vecchia direzione socialista e arruolando giovani ambiziosi e senza principi, aveva il 34% dei voti contro il 12% del PSI. Voleva superare la DC come partito di fiducia dell’imprenditoria rampante (del genere di Berlusconi, le cui fortune sono tutte state accumulate con la protezione e la complicità di Craxi), ma l’operazione riuscì solo a metà: indebolì certo il più grande partito comunista dell’Occidente, inducendo in una parte della sua direzione un rapporto di emulazione che avrebbe contribuito a preparare la flessione prima e poi la "svolta della Bolognina", ma senza far crescere il PSI in misura corrispondente alle aspirazioni e alla spesa fatta per conquistare spazio.
E quando la borghesia italiana decide che bisogna ridurre con "Tangentopoli" il taglieggiamento da parte dei partiti (il PSI e la DC in prima linea, ma c’era anche il famelico PSDI, e un po’ di briciole dovevano essere distribuite dai capitalisti a tutti gli altri per ridurne le velleità moralizzatrici), il PSI paga più di altri solo perché il comportamento dei suoi leader è più scoperto.

Non è neppure un caso solo italiano: l’esplosione dello scandalo Kohl in Germania rivela che la politica - in un’epoca di spoliticizzazione - ha bisogno della corruzione perfino in quei paesi che avevano una tradizione di austera efficienza amministrativa. E non ci si dica che questi politici avevano bisogno di fondi neri "per la propaganda elettorale": servivano per ridistribuirli agli uomini di fiducia.
Kohl dice che non può rivelare i nomi dei finanziatori per un impegno d’onore, ma la realtà è chiara: dato che nessun capitalista dà finanziamenti per filantropia, fare i nomi consentirebbe di indagare su cosa hanno avuto in cambio, o sul possibile riciclaggio di fondi di provenienza criminale.

In Italia si è fatto a suo tempo un po’ di rumore sul ministro della Sanità De Lorenzo e sull’alto burocrate dello stesso ministero Poggiolini (con annessa signora che teneva i lingotti d’oro nascostinelle poltrone del salotto). Nei giorni stessi in cui veniva assolto Andreotti e cominciava la canea per il "martire" Craxi da far tornare dall’esilio, alla signora Poggiolini furono restituiti ben 14 miliardi di beni che lei sostenne fossero frutto di "oneste attività" precedenti all’arrivo del marito al vertice del ministero. Segno dei tempi. Ma anche nella fase in cui questi personaggi furono processati e additati (giustamente) al pubblico ludibrio, un pudico silenzio circondò i nomi e i moventi di chi quelle tangenti miliardarie aveva pagato. Perché le grandi società farmaceutiche avevano "donato" quei miliardi? Per simpatia? Nessuno lo crede. Perché ricattate? Ma allora perché non chiarire qual’era il ricatto?

La spiegazione è semplice: i grandi gruppi farmaceutici hanno pagato per ottenere via libera ai continui rialzi dei prezzi dei medicinali, che in Italia sono tra i più alti del mondo e che a volte sono non dieci, ma cento volte superiori al costo di produzione. E la stessa indagine andava fatta per tutti i finanziamenti attraverso i fondi neri, mentre un velo pietoso è stato steso perfino sui casi che erano stati scoperti (ad esempio la FIAT). Non ci vuole molto per capire che i fondi neri servivano per ottenere commesse come quelle d’oro per gli ETR500, i "pendolini" a cui si staccano perfino i finestrini, e che quando si rompono devono acquistare pezzi di ricambio supervalutati (un cestino per la carta in plastica 350.000 lire, ad esempio).

Per tutte queste ragioni non ci uniamo al coro di cordoglio per un uomo che se non è stato l’unico, è stato comunque il principale responsabile della corruzione morale e ideale della politica italiana, e della cancellazione di ogni tradizione etica del movimento operaio.