Pianti ipocriti sui morti italiani in Iraq
di Antonio Moscato (12 novembre 2003)
La canea urlante che vuol cancellare l´impatto di una tragedia prevista, presenta come traditori della patria o sciacalli quelli che ricordano che l´opposizione pacifista alla guerra era non solo basata su un principio etico elementare (che diritto abbiamo noi di andare a portare la nostra "giustizia" e la nostra "democrazia" a tanti chilometri da casa nostra?), non solo sulla evidenza delle menzogne che accompagnavano la preparazione dell´attacco (armi di distruzione di massa che tutti sapevano che non c´erano, perché l´Iraq non è in grado di produrle, e quando le ha avute e perché gliele avevano vendute i paesi occidentali per farlo combattere contro l´Iran), ma anche sulla certezza che l´aggressione avrebbe provocato una risposta pericolosissima, e che una volta distrutto - facilmente - l´esercito mal armato e mal motivato di Saddam, gli occupanti avrebbero dovuto fare i conti con la resistenza popolare, con la disintegrazione del paese su basi etniche e confessionali, e con il proliferare di quel terrorismo che si diceva di voler sradicare.
Lo avevamo detto e scritto in tanti, nel mio caso in articoli e in un libro scritti prima dell´aggressione all´Iraq.
Oggi si denuncia il "terrorismo internazionale". Che c´entra il "terrorismo internazionale" di cui si riempiono la bocca quelli che - senza aver mai fatto neppure un giorno di naja - mandano i nostri ragazzi ignari a morire in terre lontane? Niente, assolutamente niente. Non c´è una mente unica che dirige la resistenza agli israeliani nei Territori palestinesi rioccupati, o in Afghanistan, o in Iraq, dove sono addirittura diverse le motivazioni tra chi combatte nel nord curdo o nel sud sciita, o nel centro sunnita, che non sono neppure collegati tra loro. Ancor meno plausibile che si tratti di "stranieri". Gli stranieri siamo noi, gli statunitensi, i britannici, e le piccole legioni straniere fornite da tre o quattro stati vassalli dell´Europa centro-orientale, in cambio di un po´ di milioni di dollari. Controllare la popolazione indigena è difficile per eserciti mal preparati, senza conoscenza della lingua, mentre molto più semplice sarebbe bloccare ai confini l´entrata di stranieri: ma possono essere poi definiti tali i vicini giordani o siriani o palestinesi, che sono stati divisi dagli iracheni da confini artificiali tracciati dall´imperialismo al termine della prima guerra mondiale, al momento di spartire il bottino, e alla faccia delle promesse fatte agli arabi per ottenerne l´appoggio?
Gli italiani, tranne poche eccezioni, sono disinformatissimi su tutto quello che accade fuori del nostro paese, per questo hanno gioco facile degli spudorati mentitori. Va detto che solo un politico di primo piano, che per molte ragioni "sì che se ne intende", ha parlato al Senato di un´imprudente entrata in un Iraq artificiale (e ha anche detto cose terribili sulla nostra presenza in Afghanistan, a puntellare un "governo democratico" che ha ripreso alla grande la coltivazione dell´oppio che i talibani avevano sradicato...). Si tratta dell´ex primo ministro e ministro degli Esteri Giulio Andreotti.
Invece le favole del governo, spiegano agli italiani ignoranti che ci attaccano perché siamo buoni e loro cattivi, nascondendo la verità elementare: ci attaccano perché siamo un paese occupante in quanto "parte della coalizione" (ha usato incautamente questa formula nel suo intervento lo stesso Berlusconi...), una coalizione che ha invaso l´Iraq senza nessun mandato internazionale. E ognuno ha il diritto di combattere chi occupa la sua terra: lo riconosce la stessa carta dell´ONU e la dottrina della Chiesa (sia pur applicando questo criterio volta a volta in modo diverse, a secondo delle convenienze...).
Per giunta molte delle azioni che colpiscono le truppe occupanti non sono definibili "terrorismo": non sono dirette contro innocui civili, ma sono azioni di resistenza a militari armati, che vengono colpiti con le armi a disposizione di chi vuole resistere a un´occupazione ingiusta che sottrae risorse a un paese impoverito da anni e anni di guerre (compresa quella del 1980-1988, "guerra per conto terzi")e poi dall´embargo. Che differenza c´è d´altra parte, tra usare dell´esplosivo in un camion o invece in una bomba sganciata da un aereo o da un elicottero, o sparata da un cannone?
Naturalmente i nostri governanti come Bush parlano di "missioni umanitarie" per difendere i nostri valori fondamentali, e "portare la democrazia", ma ciò è stato fatto per giustificare ogni guerra, anche la più barbara, dalla prima guerra mondiale alle imprese nel Libano, in Somalia, nei Balcani, nello sventurato Afghanistan. D´altra parte anche Hitler presentava la sua politica come "difensiva" rispetto alle "minacce della Polonia", e per dare all´Europa un assetto di pace, e lo stesso faceva l´imperatore giapponese invadendo la Cina e poi tutto il sud est asiatico.
Altre balle sulla guerra
Tra le balle che ci hanno raccontato su questa guerra (che è stata facilissima finché si trattava di confrontarsi con un esercito scassato e i cui generali erano stati comprati preventivamente, e diventa sempre più costosa e imprevedibile quando a combattere è un nemico invisibile protetto dalla popolazione), c´era quella sulla sicurezza dei "nostri ragazzi"; molti ufficiali rilasciavano interviste ai principali quotidiani assicurando che potevamo contare sulla popolarità degli "italiani brava gente" (a cui crediamo solo noi, andatelo a chiedere a chi ci ha conosciuto nei Balcani, in Libia o nel Corno d´Africa...) e sull´ottima qualità dei nostri servizi di "intelligenza". Ci spiegavano che noi invitiamo a prendere un the i nostri vicini arabi, e così stabiliamo rapporti di amicizia parlando del campionato di calcio italiano ottenendo preziose informazioni. Ma come facevano a ottenerle i nostri astuti carabinieri se nelle stesse interviste si annunciava che "presto" sarebbero arrivati anche degli interpreti italiani? Si capiva dunque che, come in tutte le guerre coloniali precedenti, la nostra "intelligenza" doveva contare su interpreti locali, che senza controllo traducono quello che vogliono e come vogliono, una volta verificato che "i nostri ragazzi" non capiscono l´arabo! Non parliamo della preparazione storica, culturale, antropologica dei nostri carabinieri e dei nostri ufficiali. Al momento dell´impresa "umanitaria" nel Libano, ho potuto vedere su che testi incredibili venivano preparati i nostri soldati.
La spedizione in Iraq è stata fatta per la frenesia del nostro governo di partecipare all´impresa della ricostruzione per ricavarne qualche utile (mentre altri governi più esperti si sganciavano, anche dopo aver accettato alla fine di votare una inutile e simbolica mozione al Consiglio di Sicurezza (tanto vaga che l´ha votata perfino la Siria, che pure è la prima o la seconda ad essere messa nella lista degli "Stati canaglia" di Bush...)
Nessuno può dire chi sono quelli che hanno colpito la caserma di Nasirya: ormai in Iraq si muovono tutti contro gli occupanti, anche chi aveva dapprima accolto bene i presunti "liberatori" dal momento che odiava. Saddam e la sua famelica e crudele burocrazia.
Ma è proprio quello che avevamo previsto, e lo aveva previsto anche Bush padre nel 1991: per questo si era fermato rinunciando a un´occupazione che avrebbe provocato di sicuro molti guai. Anche un conservatore come Saverio Vertone ha avuto il coraggio di dire che in Iraq non dovevamo andarci proprio, dato che siamo riusciti a mettere insieme integralismo e nazionalismo, che erano stati sempre incompatibili e si erano combattuti tra loro: ora invece combattono noi!
Come Bush, i nostri propagandisti più beceri a partire dal premier hanno spacciato per buona l´invenzione di una presenza di Al Qaeda e di un suo inesistente e impossibile legame con Saddam (che era odiato da Bin Laden perché laico, anzi "miscredente"). Al Qaeda, se esiste, e se mai è esistita come ce l´hanno descritta nascondendo i suoi legami con i finanziatori originali, gli Stati Uniti, che l´avevano scagliata contro il governo afghano appoggiato dai sovietici, non è onnipotente: non a caso non è risultata in grado di ripetere in qualche modo l´impresa dell´11 settembre. Ma le guerre scatenate o inasprite dall´imperialismo in tutta l´area hanno fatto proliferare gruppi locali che cercano di ripeterne le reclamizzatissime imprese: il risultato della "lotta al terrorismo internazionale" con le bombe è stato casomai lo scatenamento del terrore anche in Arabia Saudita, in Pakistan, in Indonesia, ecc. Non c´è male come lungimiranza!
Si definisce "terrorismo internazionale" tutto, compresi i due squilibrati delle ridicole imitazioni delle"Brigate Rosse" (che erano una cosa mostruosa e minoritaria, ma reale, mentre questi dovrebbero prima di tutto essere sottoposti a perizia psichiatrica) e che sono stati arrestati con tanti poveracci che erano stati vagamente a contatto con loro, allo scopo di criminalizzare tutti i movimenti (attraverso l´invenzione di un´area anarco-insurrezionalista che non esiste da 60 anni ma di cui da Genova in poi parla Pisanu!), ma soprattutto tutti coloro che in qualsiasi parte del mondo resistono con i mezzi che hanno a disposizione a un´invasione della loro terra (magari un camion carico di esplosivo, visto che le bombe, gli elicotteri, i carri armati li hanno solo i "nostri"...
Altre domande da fare a chi ha mandato i nostri carabinieri e soldati impreparati in una trappola mortale:
? Chi ha deciso che siamo noi a dover "portare pace e democrazia" all´Iraq? A che titolo? Perché alla fine della Prima guerra mondiale siamo stati complici delle altre potenze coloniali nella spartizione dell´impero ottomano, e nell´invenzione di stati artificiali come il Libano, la Giordania e, appunto, l´Iraq? E perché non dovremmo "portare la democrazia" a Israele o alla Turchia, che fanno rispettivamente a palestinesi e curdi vessazioni ben maggiori di quelle fatte alle minoranze etniche o religiose da Saddam nei suoi periodi peggiori? E perché non anche a India e Pakistan, dotati entrambi di armi atomiche (come Israele) e i cui governi sono pieni di fanatici integralisti, rispettivamente indù e islamici, specializzati nel bruciare i templi dell´altra religione?
? Tutte le parti hanno morti in una guerra, ma non è dal numero delle vittime che si può giudicare se una causa è giusta... Eppure in questi giorni si sentono nelle strade, nei mercati, nei caffè tanti imbecilli che ripetono sciocchezze e che invocano l´uso dell´atomica per punire chi non apprezza la nostra presenza nel suo paese, senza domandarsi perché. Per giunta ci accorgiamo dei morti solo quando sono nostri o degli alleati. La maggior parte degli italiani si è indignata per i diciotto morti "nostri" ma dei 50.000 iracheni uccisi (secondo stime statunitensi) non si parla né ci si pensa. E quando i "nostri" paracadutisti sono andati in Somalia (portando indietro foto ricordo di stupri e torture), si è fatto un gran clamore quando ne sono morti tre, mentre tra le righe si poteva leggere che in quello scontro erano stati uccisi 67 somali, in gran parte civili! In questi giorni è stato ricordato il quarantaduesimo anniversario di quell´11 novembre del 1961 in cui tredici paracadutisti italiani in missione ONU nel Congo, ugualmente impreparati, finirono a Kindu in un posto sbagliato e furono linciati. E dei due milioni di morti congolesi e del saccheggio dell´economia di quel paese un tempo ricchissimo, iniziato con quell´ipocrita "missione umanitaria", chi si ricorda?
? Si fa una grande retorica sui bambini iracheni morti nell´esplosione. Passavano per caso? Come fare a saperlo ora, che tutta la stampa si dedica all´intossicazione dell´opinione pubblica? Perché non ci si preoccupa dei bambini uccisi, non sempre per caso, dai cannoni e dalle bombe della coalizione, e di quelli uccisi dall´embargo a centinaia di migliaia? Danni collaterali?
Il governo Berlusconi ha fatto una cosa immorale ma anche dannosissima per il nostro paese associandosi a questa impresa banditesca dell´imperialismo in Medio Oriente, che si ricollega ad altre precedenti imprese dello stesso genere, come quella contro la Serbia fatta dal governo D´Alema, e lascerà uno strascico lunghissimo di vendette e di terrorismo per anni.
Non è vero che sarebbe un errore imperdonabile o viltà ritirarsi, come ci ripetono quei politici che le guerre le vedono solo in TV e che si sono sempre imboscati, a partire da Bush e da tutto il suo staff di petrolieri. Non è vero che reiterare un errore è meglio che correggerlo.
Dobbiamo andarcene subito dall´Iraq e dall´Afghanistan (dove si muore come prima ogni giorno). È la premessa per ristabilire un rapporto decente con quei popoli che da oltre un secolo hanno sofferto per le interferenze o le occupazioni imperialiste. E dobbiamo dare un taglio netto alle immense spese militari che sottraggono risorse ai fondi pensioni, alla scuola pubblica, alla sanità. Non è un aspetto secondario!