| COSA CE DIETRO LA NUOVA RIFORMA DELLE PENSIONI (E LASSALTO DELLE ASSICURAZIONI GENERALI ALLINA) a cura del Partito della Rifondazione Comunista-Firenze GOVERNO DALEMA, GOVERNO FEDIFRAGO Nel 1995 il governo di allora, presieduto dallattuale Ministro degli esteri Dini, firmò un accordo coi sindacati che introduceva cambiamenti di rilievo, in peggio ovviamente, nel sistema pensionistico italiano. Nellaccordo era prevista anche una verifica delle compatibilità del nuovo sistema, fra entrate e uscite, da effettuarsi nel 2001. Chi pensava, almeno per quanto riguarda le pensioni, di poter tirare il fiato fino al 2001, si è sbagliato di grosso. DAlema, il capo del governo più di sinistra che abbia avuto fino a oggi il nostro paese, assieme ad Amato, suo Ministro del Tesoro e non dimenticato primo assalitore al sistema pensionistico, hanno pensato bene di saggiare il terreno avanzando lipotesi di inserire già nella Finanziaria del 2000, attualmente in discussione, qualche ulteriore peggioramento del sistema. La mossa DAlema-Amato ha ottenuto leffetto di convogliare lattenzione generale sul problema pensioni. E così le pensioni sono diventate unaltra volta il problema prioritario del paese: solo se si toccano le pensioni si può pensare di rilanciare gli investimenti, aumentare loccupazione, avere soldi per dare una accettabile indennità a chi è disoccupato e via dicendo. Siccome il sistema pensionistico, così comè, oggi non registra squilibri, i due hanno pensato bene di sposare la tesi di chi sostiene che il sistema pensionistico va bene ora ma è destinato inevitabilmente a saltare fra sette-otto anni, per cui è interesse generale metterci le mani da subito, senza aspettare il 2001. Comera logico aspettarsi la proposta di DAlema-Amato ha ottenuto il via libera dalla Confindustria, anche se i padroni vorrebbero qualcosa di più, e da tutte le altre associazioni padronali. A favore anche il Polo che sulla questione vanta legittime primogeniture e chiede una maggior coerenza. A favore anche, manco a dirlo, i conservatori di tutta Europa. Non era invece logico aspettarsi che con DAlema-Amato si schierassero i più importanti garanti di quel patto che prevede la verifica nel 2001: prima i DS, con una intervista del loro segretario Veltroni, poi la CGIL per bocca del suo segretario generale Cofferati. Prevedibile, invece, lappiattimento sulle posizioni del governo del nuovo Presidente dellINPS (è stato messo lì apposta). Fra i contrari a DAlema-Amato, come forze sociali e politiche, ci siamo rimasti noi di Rifondazione, la CISL, la UIL e i sindacati di base. Nelle nostre lotte abbiamo sempre cercato di non essere soli. Che in questa battaglia di civiltà, CISL e UIL siano al nostro fianco ci fa immenso piacere e faremo di tutto per evitare facciano come la CGIL che, dopo essere stata nettamente contraria a parlare di pensioni prima del 2001, ha improvvisamente cambiato idea, almeno nella persona del suo segretario generale, il 2 settembre scorso. GOVERNO DALEMA, GOVERNO INCAPACE E ARROGANTE Ma il governo DAlema non è solo fedifrago, non rispetta i patti, è anche incapace e arrogante. Se ci fermiamo allEuropa il nostro paese vanta alcuni primati: · è il paese con la più alta evasione fiscale in Europa; ogni anno mancano allappello 250-300 mila miliardi (tanto per capirsi è come se in Austria o in Svizzera nessuno pagasse le tasse dirette e una parte di quelle indirette); · è il paese in Europa dove è più facile evadere il fisco legalmente, attuare cioè la cosiddetta elusione fiscale; questo significa che si permette esistano leggi fatte apposta per non pagare le tasse; a questo vitalizio concesso alle imprese, a partire dal 1998 attraverso lintroduzione dellIRAP, il governo ha aggiunto un ulteriore riduzione del carico fiscale pari a 16 mila miliardi; · è il paese in Europa che vanta una delle più alte pressioni fiscali (cosa che riguarda evidentemente solo chi le tasse le paga); infatti se una consistente quota di reddito non viene tassata è ovvio che lo stato si accanisca su quelli che le tasse non possono evaderle, neanche volessero; · è uno dei paesi dove più bassa è la spesa sociale: meno di noi spendono solo Irlanda, Spagna, Grecia e Portogallo; se si fa riferimento alla media europea viene fuori che il divario sta crescendo: nel 1990 la spesa sociale italiana era inferiore di 1,4 punti alla media europea, oggi è inferiore di 3,9 punti; · è il paese nel quale a chi lavora va oggi il 60% del totale del reddito prodotto e a chi possiede rendite e imprese il restante 40%; dieci anni fa ai secondi andava solo il 33% e nel 1976 andava, addirittura, qualche decimale in meno del 28%; uno spostamento di ricchezza che non ha eguali in Europa; · è il paese, ma in questo caso è in buona compagnia, che si permette di avere 3 milioni di disoccupati un potenziale umano in grado di garantire, se occupato, non solo le entrate che si dice mancano per il sistema pensionistico ma anche di garantire a tutti i cittadini i diritti sanciti dal vivere civile: casa, assistenza, istruzione (e se qualcuno dice ma chi paga?, almeno qui in Italia si può tranquillamente rispondergli chi non ha mai pagato!). Stando a queste considerazioni parrebbe proprio che un governo che avesse bisogno di soldi e volesse fare anche un po di giustizia, sulle cose da fare non avrebbe che limbarazzo della scelta. E invece il governo DAlema ha scelto di mettere sotto tiro la parte più debole della società: i pensionati di oggi e i pensionati di domani. Una vergognosa mistura di incapacità (ma sarà solo incapacità?) e arroganza. COSA VUOLE OTTENERE IL GOVERNO DALEMA Chi vede nel dibattito sulle pensioni un libero confronto di idee, uno scontro fra teorie, una contrapposizione fra sommi studiosi, si sbaglia di grosso. In verità si discute di cose concretissime come lo sono la vita di milioni di donne e uomini. A dominare la scena, protagonista assoluta, la sinistra, che noi definiamo moderata, che fa il mestiere fino a oggi sempre fatto dalla destra. Ma che vuole in effetti DAlema? Ciò che interessa al governo DAlema non è risparmiare chissà quale cifra dalle pensioni già dallanno 2000: per quanto riguarda gli obiettivi del prossimo anno gli basta portare a casa qualche risultato simbolico, anche poche centinaia di miliardi (che non verranno sicuramente da un risparmio sulle 5.600 pensioni di oltre 150 milioni lanno, a meno non torni la gente in piazza). DAlema sa che non può ottenere di più e per questo si accontenta di una operazione di immagine. Perché lobiettivo vero è un altro: la definizione, entro lapprovazione della nuova Finanziaria, di un nuovo sistema pensionistico che dia certezze al padronato per quanto riguarda i Fondi pensione e luso delle liquidazioni e che cominci a marciare già dal prossimo anno per poi partire a regime col 2001. Da questo punto di vista il sistema su cui punta il governo, quello proposto da Veltroni e Cofferati, è il più favorevole ai privati: lestensione a tutti del sistema a capitalizzazione. Qualcuno può dire: ma se anche DAlema vuol far partire la nuova riforma del sistema pensionistico solo nel 2001, perché avercela tanto con lui? E ancora: perché mettere sul banco degli imputati Cofferati, e anche Veltroni, che hanno si, proposto un sistema meno favorevole, ma anche loro solo dal 2001? Le ragioni per cui siamo contro DAlema, Amato, Veltroni, Cofferati sono sostanzialmente due: la prima, perché laccordo prevedeva di riesaminare il capitolo pensioni solo nel 2001, coi conti del 2001, e non alla fine del 1999 coi conti presunti del 2010 o del 2015! La seconda perché non era scritto da alcuna parte che nel 2001 si sarebbero dovute ripeggiorare le pensioni. LA DIFFERENZA FRA IL SISTEMA A RIPARTIZIONE E QUELLO A CAPITALIZZAZIONE Siamo ben consapevoli che per chi lavora il sistema di calcolo delle pensioni che verrà scelto è di importanza vitale. E siamo anche consapevoli che a tutti interessa sapere i propri conti, ciò che accadrà alla fine della propria vita lavorativa. Ma fare esempi di riferimento è praticamente impossibile: le mille variabili di cui tener conto rischiano solo di aggiungere confusione a confusione. Ciò che oggi serve, a nostro avviso, è farsi una idea generale dei diversi meccanismi di cui si discute in modo da potersi pronunciare su questi con cognizione di causa. Fino a non molti anni fa in tutti i paesi dove era stato conquistato un sistema pensionistico questo funzionava a ripartizione. Nel sistema a ripartizione i contributi versati dai lavoratori attivi vengono impiegati per pagare le prestazioni dei pensionati contemporanei rendendo evidente a tutti che parte del reddito prodotto va a favore degli anziani. Cè insomma una mano pubblica che prende parte del reddito prodotto e lo distribuisce fra gli anziani. Il sistema a capitalizzazione è altrettanto semplice: ogni mese una mano privata prende una parte del reddito prodotto e lo investe nellovvio intento di realizzare il massimo profitto mentre, contemporaneamente, distribuisce fra gli anziani i profitti realizzati sul mercato. Mentre nel sistema a ripartizione il capitale passa direttamente dai lavoratori dipendenti agli anziani, nel sistema a capitalizzazione il capitale passa dai lavoratori dipendenti al mercato mentre agli anziani vengono distribuiti i profitti realizzati sul mercato. Le differenze fra i due sistemi non sono da poco. La prima riguarda questo investire i soldi destinati alle pensioni sul mercato: nessuno garantisce da investimenti sbagliati, da crack di Borsa. Per esempio i grandi Fondi pensione americani. che avevano ampiamente speculato in Messico, davanti alla crisi in cui precipitò quel paese quattro anni fa, evitarono perdite catastrofiche solo spingendo il governo USA a un forte prestito nei confronti del vicino in difficoltà. Fu il saccheggio di quel prestito a consentire ai Fondi pensione americani di ritirarsi da quel paese senza subire considerevoli perdite. Insomma, scampato pericolo grazie al fatto davere sede in USA. Ma se un Fondo non ha sede in USA? O se anche ha sede in USA ma non riesce a mettere subito in moto il Fondo Monetario Internazionale perché non ha soldi in cassa? E vero che anche un sistema a ripartizione non offre garanzie al 100%: una drastica riduzione di occupati come avvenne nella crisi degli anni 30 fa mancare reddito sia agli occupati che ai pensionati, ma per lo meno il sistema è esente da speculazioni, da colpi di ingegno. La seconda differenza riguarda la grande massa di capitali che i lavoratori mettono a disposizione dei padroni. Negli Stati Uniti i Fondi pensione gestiscono oggi la bellezza di 6.500 miliardi di dollari (erano meno di 4 mila appena sei anni fa), cifra di poco superiore al PIL di un anno di quel paese, e si prevede che nel 2003 arriveranno a gestire 8.400 miliardi di dollari, cifra nettamente superiore al PIL previsto per il 2003. In Gran Bretagna i Fondi pensione gestiscono oggi 1.500 miliardi di dollari e nel 2003 arriveranno a 2 mila miliardi di dollari. In Giappone le cifre di oggi e quelle previste per il 2003 sono grosso modo uguali a quelle inglesi. Staccatissimi, ma decisi a seguire le orme statunitensi e britanniche, tutti gli altri paesi. Ebbene come non vedere nel controllo e nelluso di queste colossali cifre il disegno del grande capitale di gestire, evidentemente nel proprio interesse, il risparmio delle famiglie? Per quanto ci riguarda non facciamoci fuorviare dalla questione liquidazioni, fenomeno solo italiano. Con tutte le sue varianti anche il sistema pensionistico che si vuol realizzare in Italia ha un solo obiettivo: dare ai privati la gestione del risparmio delle famiglie. Ne più ne meno come nel resto del mondo. La decisione delle Generali, società nella quale comandano Mediobanca e la Lazard, di dare lassalto allINA, svenduta di recente dallo stato ai privati, indica la guerra in corso, anche qui in Italia, per la gestione del risparmio delle famiglie. Umberto Agnelli ha definito questa operazione ostile e prepotente. Secondo noi ostile e prepotente è invece questo attacco continuo, subdolo, arrogante allintero sistema pensionistico. CHE FARE DAVANTI ALLATTACCO AL SISTEMA PENSIONISTICO? Così come la conquista della riforma pensionistica del 1968, centrata sul sistema a ripartizione, richiese una straordinaria mobilitazione di massa, analoga mobilitazione di massa richiederebbe la difesa di quel sistema. Anche allora la battaglia per le pensioni vide divisi i sindacati confederali: furono i lavoratori a convincere la CGIL a staccarsi da CISL e UIL e a scegliere il terreno della lotta. Poi anche i vertici di CISL e UIL si convinsero che era meglio schierarsi coi lavoratori. Questa volta le parti sembrano invertite. Ma le diversità significative rispetto ad allora non sono queste. La vera diversità è che allora il movimento operaio, i lavoratori erano alloffensiva mentre oggi sono drammaticamente sulla difensiva. Su tutto. Si dà il caso però che le pensioni non siano paragonabili a un contratto di categoria, a una vertenza di zona o, comunque, a lotte su obiettivi circoscritti. Le pensioni hanno un potere di coesione straordinario: interessati al problema pensioni sono tutti i lavoratori occupati, i disoccupati, gli studenti, che anche se ora non pensano alla pensione, prima o poi un lavoro lo troveranno e alla pensione dovranno pensarci; e anche, perché no, tutti i pensionati. E allora: perché ritenere impossibile mettere in piedi un movimento di massa che si opponga a questo ennesimo attacco allo stato sociale? Si dirà ma per far questo bisogna lottare anche contro parte del gruppo dirigente della CGIL, quello che la pensa come Cofferati! Certo, bisogna farlo promuovendo iniziative comuni con chi, nella CGIL, non è daccordo con Cofferati come, ad esempio, i metalmeccanici della FIOM, con CISL e UIL che paiono, almeno per ora, molto decise a far rispettare la data di verifica dellattuale sistema nel 2001 e coi sindacati di base. Altro discorso sono le aperture alla precarietà del lavoro di CISL e UIL che ci vedono nettamente contro e sulle quali, fortunatamente, è la CGIL a reggere. A questo punto emerge una domanda obbligata: che fare coi militanti dei DS, con quelli del Partito popolare, coi cossuttiani, il cui partito ha delegato la politica per il lavoro alla CGIL? Noi non pensiamo esista una base di questi partiti di sinistra e dei vertici di destra per cui se si scavalcano i vertici e ci si rivolge direttamente alla base il gioco è fatto. Pensiamo solo che le pensioni, e lo diciamo con amarezza, non sono la guerra nei Balcani! La guerra era dallaltra parte del mare, la facevano gli aerei e non gli uomini (nostri) ognuno poteva alzare i suoi fumogeni. Le pensioni sono unaltra cosa: si toccano con mano. E le tocca con mano, senza dubbio, gran parte della base dei partiti che hanno un radicamento popolare. Noi abbiamo il dovere di promuovere iniziative, di mettere in piedi lotte e di opporci sistematicamente e capillarmente alla micidiale campagna che sta trasformando i pensionati in ladri, i vicini alla pensione in nemici di chi entra ora al lavoro senza alcun diritto pensionistico e i padri in sfruttatori dei figli. E vero, si tratta di cialtronate. Il problema è che, come diceva il vecchio rivoluzionario, calunnia, calunnia qualcosa resta. E allora bisogna trovare il modo di rispondere colpo su colpo. A chi dice che tra poco ci sarà in Italia una situazione destinata a vedere il collasso del sistema previdenziale perché ogni occupato avrà da mantenere un pensionato, sarà bene ricordare che, non tanti anni fa, gli stessi profeti di sventura dicevano che si stava per arrivare al collasso della solita spesa previdenziale perché ci si avvicinava alla fatidica soglia di un pensionato per ogni due occupati. Anche allora si era sullorlo del precipizio. E siamo invece arrivati al 2000 senza precipitare. E, per finire, a chi guardando nella palla di vetro dice che questo sistema pensionistico, se non modificato, porterà fra dieci anni al disastro perché il passivo della gestione si aggraverà di alcune migliaia di miliardi, vogliamo ricordare che stiamo sopravvivendo da anni a stime riguardanti leconomia del paese prima di Dini, poi di Prodi e ora di DAlema sballate non di alcune migliaia di miliardi ma di decine di migliaia di miliardi. Forse è anche per questi errori ripetuti che si devono modificare da subito le pensioni. a cura di Gianni Rigacci Settembre 1999 |