Putin: il potere in Russia nelle mani del KGB e dei militari

Eltsin ha sorpreso tutto il mondo lasciando la presidenza della Russia nelle mani del suo misterioso "delfino": Vladimir Putin (soprannominato il "RasPutin della famiglia Eltsin" al momento della sua uscita dall’ombra).
Sconosciuto alle masse, questo personaggio che ha fatto tutta la sua carriera nei servizi segreti (prima KGB, oggi FSB), è stato lanciato come successore designato da Eltsin pochi mesi fa, ed è riuscito a ottenere molti consensi con una campagna di "lotta al terrorismo" assai dubbia. Molti commentatori hanno insinuato che la sua esperienza sia stata essenziale per creare con misteriosi attentati nei supermercati di Mosca il clima di panico necessario a "giustificare" i bombardamenti sulla Cecenia, selvaggi e inumani e soprattutto inutili al fine dichiarato: se veramente, come è assai dubbio, i responsabili degli attentati fossero stati ceceni, i bombardamenti sulla capitale Grozny e sulle colonne di civili in fuga non sarebbero serviti a nulla.
In realtà, grazie alla complicità del nazionalismo che pervade tutti i partiti russi, compreso quello che si definisce comunista, la popolazione intossicata da una campagna propagandistica scandalosa ha appoggiato i bombardamenti. Qualcuno si è illuso che potessero fermare il terrorismo, ma un po’ tutti (tranne poche voci messe subito a tacere) vedono in questa campagna la riscossa della forza militare russa umiliata in questi anni da clamorosi insuccessi.
Così il blocco sorto intorno a Eltsin il 19 dicembre ha potuto avere un clamoroso successo nelle elezioni per il Parlamento, scavalcando il partito comunista, che faceva a gara con i cosiddetti "democratici" nel chiedere il pugno di ferro contro i ribelli.
Le potenze imperialiste hanno taciuto e comunque lasciato fare. I bombardamenti dei civili sono "sgradevoli", ma vanno bene se possono consolidare il fragile potere del Cremlino.
Ma la situazione non è così saldamente controllata da Putin: prima di tutto le operazioni militari vanno a rilento, e si sono impantanate alla periferia di Grozny. Inoltre una parte della popolazione sa che dietro le dimissioni di Eltsin c’è anche lo scandalo delle migliaia di miliardi di dollari fornite come aiuti occidentali e finite in banche compiacenti, e che questa rapina è all’origine delle terribili condizioni di miseria di lavoratori e pensionati.
Per questo Putin, oltre a decretare l’impunità permanente per Eltsin, tenta di anticipare ancora le elezioni presidenziali, che erano previste per giugno e sono state già fissate per marzo, ma che vorrebbe fare ancora più in fretta per beneficiare dell’effetto propagandistico iniziale, prima di una verifica di quanto sarà difficile e costoso (in vite umane) piegare il piccolo popolo della Cecenia, che ha meno di mezzo milione di abitanti, ma ha già saputo sconfiggere nel 1996 le truppe dell’orgogliosa Russia, che ha circa 150 milioni di abitanti e ha ereditato la maggior parte dell’apparato militare dell’URSS.
La cricca di Eltsin ha avuto un momentaneo successo grazie al controllo totale dell’informazione, la complicità occidentale e la debolezza politica dell’opposizione, che per ragioni comprensibili (al suo interno ci sono anche settori della burocrazia, compresi molti governatori di importanti regioni) critica la cricca al potere su questioni di prestigio nazionale, ma non vuole e non può fare appello alla lotta contro gli usurpatori e gli sfruttatori del popolo). Ma la partita non è chiusa.