L’evoluzione degli applicati alla biologia molecolare ha fornito un importante servizio anche alle scienze forensi. La consapevolezza che ogni individuo presenta un patrimonio genetico diverso da chiunque altro rappresenta un elemento fondamentale nell’individuazione del colpevole di un reato. L’esame e la comparazione del Dna rinvenuto attraverso tracce biologiche rappresenta una prova di grande valore sul piano del procedimento giudiziario. Oggi gli esperti di investigazione scientifica sono in gradi di estrarre il codice genetico anche da una quantità minima di materiale biologico: sangue, saliva, unghie, ecc. Tecniche e strumentazione dell’ultima generazione consentono un esame accurato partendo non solo dal Dna nucleare ma anche dal Dna mitocondirale, estremamente utile per quanto riguarda l’analisi di capelli.
La prova del delitto
La scienza al servizio della giustizia: indagini hi-tech per scovare i colpevoli.
Ma il progresso da solo non basta, l'intuizione alla Maigret è sempre
indispensabile
Oggi Jack lo Squartatore non l'avrebbe fatta franca. Inchiodato da una goccia
di sangue, da un mozzicone di sigaretta o da un sottilissimo lembo di tessuto.
Perché dove non possono arrivare l'intuizione e la bravura di un investigatore,
adesso può la scienza. Una branca del sapere che ha un nome ben definito:
Criminalistica.
Il progresso tecnologico e la ricerca ci hanno permesso di andare nello spazio,
di spostarci più velocemente, di spedire un'email ma hanno generato anche
nuove strategie per il contrasto del crimine e l'individuazione dei colpevoli.
Macchinari all'avanguardia come i microscopi elettronici e sistemi informatici
dell'ultima generazione per la gestione di vastissime banche dati. Chissà
quali insperati successi avrebbe avuto Maigret se fosse stato in possesso di
un laboratorio per l'estrazione e il confronto del Dna? Forse, non sarebbe stato
più Maigret.
Ma, a differenza della letteratura noir, la giustizia ha sempre più bisogno
di certezze, di uomini e mezzi per evitare che un delitto resti impunito. In
quest'ottica, l'ingresso di nuove branche del sapere applicate all'attività
investigativa (scienze forensi) è il frutto di una precisa necessità:
trasformare indizi e reperti in prove legali ai fini del procedimento giudiziario.
Si tratta di un passaggio obbligato alla luce dell'attuale codice di procedura
penale che stabilisce come una prova di innocenza o colpevolezza debba formarsi,
prevalentemente, in dibattimento attraverso la dialettica tra difesa e accusa.
Ecco perché gli accertamenti scientifici assumono, oggi come non mai,
un grande significato probatorio.
In Italia, un'immagine rappresentativa di questa nuova realtà investigativa
viene fornita dal Racis, il Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche.
Militari in camice bianco armati di microscopio e provette esperti nell'analisi
dei reperti rinvenuti sulla scena del crimine. Il loro operato - come precisa
nell'intervista rilasciata a News2000 il generale Serafino Liberati, comandante
del raggruppamento - è diventato con il passare degli anni una costante
per le indagini dell'Arma territoriale. Un servizio specializzato e altamente
qualificato che ha permesso la soluzione di casi particolarmente complessi come
quello di Donato Bilancia, di Novi Ligure, dei due fidanzatini di Cori e dell’assassinio
di Maria Monteduro nel Salento.
L'attività del Racis ha subito una grande attenzione anche da parte dei
media: uno sguardo diviso tra l'affascinazione e l'impazienza nei confronti
di qualcuno da cui ci si aspetta sempre di più, a volte troppo. Cogne,
in questo caso, insegna. L'analisi tecnico-scientifica, infatti, è un
importante supporto all'operato degli inquirenti. Ma la prova del Dna non serve
a nulla se mancano l'intuizione, il rigore e, qualche volta, anche un pizzico
di fortuna. Perché anche la scienza non può fare a meno di Maigret.
Dove si scovano gli assassini
Viaggio esclusivo nei laboratori d'indagine del Ris di Roma
Dentro un sacchetto di plastica sigillato c'è un coltello da cucina.
Uno di quelli che si trovano dentro i cassetti delle credenze o disposti in
fila nei ceppi di legno laccato comprati all'Ikea. Di solito si usano per tagliare
la cipolla per il sugo, la cotenna del prosciutto o la pancetta a dadini. Questo,
invece, l'ha usato un assassino per colpire a morte la sua vittima. Si trova,
insieme ad altre migliaia di reperti, nei laboratori di analisi del Ris di Roma,
il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri pronto per essere sottoposto
ad analisi. Forse, sull'acciaio lucente della lama c'è una traccia, una
microscopica testimonianza che potrebbe aiutare gli inquirenti ad incastrare
il presunto colpevole. News2000 è entrato nelle stanze dove operano gli
esperti della "scientifica" comandati dal maggiore Gianfranco De Fulvio
per raccontare in diretta come funziona uno dei reparti più avanzati
a livello europeo nel campo della criminalistica. I laboratori del Ris di Roma
si trovano al quarto piano del complesso che ospita la scuola ufficiali dell'Arma,
sull'Aurelia. Qui operano circa 130 carabinieri suddivisi in diverse sezioni
specializzate in ambito forense: chimica e biologia (prese in esame in questa
pagina), balistica, dattiloscopia e fotografia giudiziaria, fonica e grafica
(nella pagina successiva di questo speciale).
Questione di genetica
La sezione di biologia è coordinata dal capitano Gianpietro Lago e si
occupa prevalentemente dell'analisi del Dna. La prima fase dell'attività
riguarda la ricerca della traccia biologica. In alcuni casi si utilizza il "Crimescope"
uno strumento innovativo che esalta i residui organici attraverso l'illuminazione
a lunghezza d'onda variabile. Successivamente la traccia biologica individuata
viene immersa in soluzione e trattata per rompere le cellule liberando il Dna
presente all’interno dei nuclei (ma è possibile recuperare anche
il Dna mitocondriale). Grazie all'impiego di un "Biorobot" l'estrazione
è possibile senza l'intervento umano in modo da evitare qualsiasi tipo
di contaminazione. Il campione passa, poi, nella stanza della Pcr, Polimerase
Chian reaction (Reazione a catena dei polimeri) dove gli strumenti fungono sostanzialmente
come una fotocopiatrice biochimica: i frammenti di Dna considerati utili alle
indagini vengono riprodotti milioni di volte. A questo punto viene avviata la
"tipizzazione", ossia l’attribuzione di un profilo genetico
alle tracce esaminate. Un "occhio" elettronico legge il frammento
di Dna e lo traduce in un codice alfanumerico. Spetta, infine, ad un apposito
software elaborare il confronto da due codici genetici valutando le possibili
identità.
Ogni cosa lascia una traccia
La sezione di chimica è coordinata dal capitano Sergio Schiavone e si
divide nei laboratori di tossicologia, esplosivi, materiali di interesse forense.
Gli esperti di tossicologia realizzano le analisi qualitative e quantitative
della droga proveniente dai sequestri dell'Arma territoriale collaborando attivamente
con la direzione centrale dei servizi antidroga. Ogni reperto viene analizzato
(con un procedimento gascromatografico) per isolare il principio attivo presente
e i dati raccolti vengono archiviati in una banca dati interna. Analisi specializzate
vengono effettuate anche per individuare la presenza di sostanze stupefacenti
su residui biologici come la saliva, il sudore, le unghie e i capelli. Il laboratorio
che si occupa di esplosivi e infiammabili si occupa di stabilire la tipologia,
la quantità e la possibile provenienza di materiale esplosivo. I tecnici
si concentrano sulle tracce inesplose che possono fornire un numero maggiore
d’informazioni compreso il tipo di sistema impiegato per l'attivazione.
Il laboratorio che si occupa della chimica dei materiali (vernici, fibre, vetro,
plastiche e terreni) esamina una variegata tipologia di reperti provenienti
dalla scena del crimine alla continua ricerca di corrispondenze: tracce di vernice
lasciate sul luogo di un investimento, una fibra di tessuto sul corpo di una
vittima assassinata, ecc.
Tutto lascia una traccia
I carabinieri-scienziati del Ris di Roma indagano su qualsiasi dettaglio: dal
bossolo di un proiettile a una fibra di tessuto
Continua il viaggio all'interno dei laboratori del Ris di Roma. Dopo chimica
e biologia ecco come operano gli esperti delle sezioni di balistica, impronte
e fotografia, fonica e grafica.
Uno sparo nella notte
La sezione di balistica (comandata dal capitano Bruno Cardinetti) è strutturata
principalmente su tre laboratori. Il primo si occupa del confronto di proiettili
e bossoli oltre che dello studio delle traiettorie. Grazie a un microscopio
comparatore formato da due tubi oculari vengono analizzate sia le impronte "di
classe" dei reperti balistici per stabilire la tipologia e il modello di
un'arma, sia le impronte cosiddette "tipiche" che differenziano una
dall'altra le armi di uno stesso modello. Il secondo, invece, tenta il ripristino
dei numeri di matricola abrasi da un arma da fuoco o dai telai dei veicoli.
Con l'impiego di acidi particolari viene asportato lo strato superficiale del
metallo nel tentativo di individuare la radice più profonda della stampa
dei numeri di serie. La superficie viene, poi, fotografata e l’immagine
viene analizzata a computer. Il terzo laboratorio sfrutta due potentissimi microscopi
elettronici per individuare i residui della polvere da sparo sui reperti. Si
tratta di una particella unica in natura formata da piombo, bario e antimonio
e individuabile fra migliaia di altre particelle presenti nell'ambiente.
Il suono del reato
La sezione di fonica e grafica del Ris guidata dal capitano Davide Zavattaro
opera su due campi differenti. Il laboratorio di fonica è l'unico in
Italia e ha valenza su tutto il territorio nazionale. Qui vengono effettuati
gli esami audio su materiali (cassette, cd, file) che conservano registrazioni
di conversazioni e che provengono o da intercettazioni o da sequestro. In alcuni
casi viene richiesto agli esperti di "ripulire" un contenuto audio
da rumori di fondo o di disturbo per rendere più chiara la conversazione.
Tramite un apposito software vengono campionati i rumori indesiderati nel tentativo
di eliminare le frequenze corrispondenti. In altri casi, gli esperti sono chiamati
a verificare l'autenticità di materiale audio. L'eventuale presenza di
tagli o manipolazioni viene scoperta con l'analisi dello spettro della registrazione.
Un ulteriore esame audio riguarda il riconoscimento del "parlatore"
tramite confronto di due reperti differenti. Il laboratorio di grafica, invece,
analizza documenti (dalla cartamoneta alle targhe, dagli assegni ai manoscritti)
per individuare eventuali falsificazioni o contraffazioni. Macchinari avanzati
sfruttano la tecnologia ad infrarossi per fare verifiche sui documenti ed esperti
grafici mettono in campo la loro esperienza per una valutazione approfondita.
Minuzie e particolari
La sezione impronte e fotografia del Ris di Roma è guidata dal capitano
Bruno Cardinetti ed è suddivisa in diversi laboratori specializzati.
Il laboratorio di fotografia si occupa della documentazione fotografica di tutti
gli accertamenti dell'Arma territoriale. Il laboratorio di dattiloscopia analizza
tutti i reperti dove le impronte digitali non sono visibili a occhio nudo e
sfrutta procedimenti chimici per esaltare le tracce da differenti superfici.
Successivamente le tracce raccolte vengono illuminate con differenti lunghezze
d'onda e fotografate in bianco e nero. Una volta acquisita un'impronta digitale
si passa alla valutazione di utilità. Se si riscontra un numero sufficiente
di minuzie, il reperto viene confrontato con la banca dati del Casellario centrale
d'identità per verificare una possibile corrispondenza con individui
sospetti. Nel laboratorio audiovisivi arrivano le videocassette sequestrate
per essere visionate alla ricerca di fotogrammi utili a individuare gli autori
di un reato. Con un computer collegato a un videoregistratore vengono acquisite
le immagini e selezionati i frame di maggiore interesse (come il volto di un
rapinatore). A questo punto scatta la ricerca nella banca dati dei sospettati
e il successivo confronto: particolarmente determinanti sono le identità
riscontrate dalla comparazione dei padiglioni auricolari.
Armati di... microscopio
Esperti di chimica, biologia, fisica: sono i militari del Racis. Fotografia
di un servizio all’avanguardia
Hanno il camice bianco, i guanti di lattice, la mascherina. Ma sotto portano
la divisa e i gradi dell'Arma. Sono gli uomini del Racis, il Raggruppamento
carabinieri investigazioni scientifiche che operano in tutta Italia sul fronte
delle indagini più delicate e dei crimini più efferati. Uomini
che sfruttano le moderne tecnologie delle scienza per individuare tracce, analizzare
reperti, studiare fino al minimo dettaglio la scena del delitto. Il loro lavoro
presuppone una formazione specifica rispetto a quella dei militari tradizionali.
I carabinieri e i sottoufficiali che lavorano al Racis hanno la qualifica di
assistenti di laboratorio e arrivano al raggruppamento sostanzialmente sulla
base di un’interpellanza interna all'Arma. Vengono scelti, attraverso
una duplice selezione, i candidati che spiccano per formazione di base e preparazione
specifica (l'età non è un requisito discriminante). Prima di approdare
alla fase operativa devono prendere parte a un corso che si concentra sulle
materie (fisica, chimica, biologia, balistica, tossicologia, ecc.) che caratterizzano
l’attività dell'indagine scientifica.
Gli ufficiali, invece, vengono scelti in prevalenza attraverso un concorso per
titoli ed esami aperto sia ai militari sia ai civili (ruolo tecnico). Vi partecipano
laureati in discipline scientifiche che vogliono intraprendere la carriera nell'Arma.
Chi vince il concorso entra nei carabinieri con il grado di capitano e deve
sostenere, non solo, un corso di addestramento per acquisire le conoscenze fondamentali
di un militare (l'utilizzo delle armi, lo studio della normativa, ecc.) ma anche
un programma di formazione specializzato di natura tecnico-scientifica. Di fatto,
i carabinieri del Raggruppamento non smettono mai di studiare e di aggiornarsi
mantenendo un filo diretto anche con le università e i centri di ricerca.
In Italia, gli uomini del Racis sono circa 300 e sono organizzati su quattro
Reparti investigazioni scientifiche (Ris) con sede a Roma, Parma, Messina e
Cagliari. Ogni reparto ha competenza specifica su una fetta di territorio (Parma
per il Nord, Roma per il Centro-Sud, Messina per il Sud e Cagliari per la Sardegna).
Ogni Ris è articolato in diverse sezioni che rispondono a branche specifiche
della criminalistica (chimica forense, biologia forense, balistica, dattiloscopia
e fotografia giudiziaria, fonica e grafica). In stretto contatto con i quattro
Reparti ci sono 29 Sezioni investigazioni scientifiche (Sis) che costituiscono,
sul piano interprovinciale, il braccio tecnologico specializzato nelle attività
di sopralluogo e repertamento sulla scena del crimine oltre che nelle analisi
delle sostanze stupefacenti.
La specializzazione del Raggruppamento presuppone anche una notevole cooperazione
con enti nazionali e internazionali che operano nel campo delle scienze forensi.
Il Racis, ad esempio, è membro fondatore dell'Enfsi (European network
of forensic science institutes), l'organismo che riunisce gli istituti forensi
di 18 Paesi europei. Inoltre, il Raggruppamento è membro dell'Ascld (American
society of crime laboratory), l'associazione internazionale che collega i direttori
delle principali strutture forensi mondiali e che ha sede negli Stati Uniti.
Nell'ambito dell’Ascld, il Racis partecipa attivamente alla standardizzazione
dei metodi e dei parametri d’indagine tecnico-scientifica su scala internazionale.
Se la legge aiuta i criminali
Il generale Liberati: in Italia non c'è la banca dati del Dna, aiuterebbe
ad arrestare un colpevole su tre
Crimini e nuove tecnologie, Cogne e i mass media, carenze legislative e investimenti dell'Arma. Il generale Serafino Liberati, comandante del Racis racconta il presente e il futuro delle investigazioni scientifiche in Italia.
Generale Liberati, oggi le capacità dell'indagine scientifica
sono notevolmente accresciute. Si può scovare un assassino dalla comparazione
del Dna o da una minima traccia lasciata sulla scena del delitto: crede che
questo possa rappresentare anche un valido deterrente contro il proliferare
del crimine?
Ne sono certo. Ma occorre fare attenzione nella divulgazione delle nostre tecniche.
Non possiamo svelare tutti i nostri trucchi o precisare troppi particolari,
altrimenti i criminali si fanno ancora più furbi. In ogni caso sanno
che li possiamo scovare e che siamo dotati di strumenti formidabili.
Quanto investe l'Arma nel potenziamento dei servizi di investigazione
scientifica?
In questi ultimi anni l'investimento è stato notevole: tenga conto, ad
esempio, che un microscopio elettronico costa più di 500mila euro. Buona
parte del budget dell’Arma riguarda proprio l'acquisizione, la ricerca,
lo sfruttamento di tecnologie all'avanguardia e di macchinari dell'ultima generazione.
Dobbiamo essere sempre un passo avanti rispetto al crimine.
Quest'immagine ipertecnologica ha, in un certo senso, trasformato la
tradizionale figura del carabiniere armato di pistola e paletta…
È sicuramente un'immagine affascinante. Ma il ruolo tradizionale del
carabiniere è fondamentale. Queste due figure, l'una armata di microscopio
e l’altra di pistola, sono complementari ed entrambe necessarie per garantire
la sicurezza dei cittadini e la lotta al crimine.
Ritiene che ci siano delle lacune nell'attuale impianto normativo per
quanto riguarda il vostro operato? La pieghe della legge agevolano o complicano
il vostro lavoro?
La principale carenza legislativa che ci tocca direttamente riguarda l’impossibilità
di istituire una banca dati del Dna. L'Italia è uno dei Paesi europei
- gli altri sono Grecia e Portogallo - che non possiede questo importantissimo
strumento d'indagine. Se fossimo in possesso di una banca dati del Dna potremmo
abbattere del 30% i reati a opera di ignoti. Oltretutto la legge non consente
nemmeno il prelievo coatto del Dna: a volte, siamo costretti a muoverci con
artifici e sotterfugi.
L'attenzione dei media per il vostro lavoro è decisamente accresciuta
in questi ultimi anni. Il caso di Cogne è un esempio eclatante: voi sentite
questa pressione?
A me non fa piacere questo tipo di atteggiamento dei mass media. Si rischia
di travolgere non soltanto l'evoluzione di un'indagine ma anche il reale significato
di un'indagine. Non bisogna mai dimenticare che noi forniamo un supporto tecnico-scientifico
all'Arma territoriale. Diamo un contributo di carattere specialistico sicuramente
molto importante, ma non è corretto pensare che possiamo estrarre dal
cilindro delle investigazioni scientifiche la soluzione adatta per ogni caso.
Il compito di individuare un sospettato non spetta a noi ma all’Arma territoriale:
questo deve essere molto chiaro, non bisogna confondere i ruoli. L'investigazione
scientifica fine a se stessa non porta da nessuna parte e viceversa.
Cosa c'è nel futuro del Racis?
Avremo presto una nuova sede, a Tor di Quinto. Gli spazi che attualmente abbiamo
a disposizione qui alla scuola ufficiali sono diventati troppo ristretti per
le nostre esigenze, per questo ci prepariamo al trasloco previsto per la fine
dell'anno. E poi, nel futuro del Racis ci sono alcuni importanti progetti di
ricerca e sperimentazione che, per il momento, devono restare top secret. Pensiamo
anche a una ridistribuzione su tutto il territorio nazionale delle tecnologie
di indagine scientifica. Sarebbe ottimale la presenza di una sezione scientifica
in ogni comando provinciale dei carabinieri. Si tratta di un progetto complesso
che va studiato con grande attenzione senza dimenticare la disponibilità
di uomini e mezzi dell'Arma: uno sforzo notevole anche sul fronte dell'attività
addestrativi.
Qual è la sua opinione sul caso di Cogne?
Non voglio e non posso parlare di questo caso. Però mi preme sottolineare
un concetto: Cogne è una sconfitta della società, tutta la società.
Fonte: Speciale LiberoNews200: Così si scoprono gli assassini, 12 luglio 2002