Dal carcere militare una lettera di Marco Pierattini arrestato a Vada
(Livorno) il 23/1/03. Anarchico detenuto per la sua scelta di obiezione totale
al servizio militare e a quello civile sostitutivo. Cari compagni, Fonte: pubblicata su Cane di fuoco, bollettino
di informazione anticarceraria, numero 1, marzo 2003
febbraio 2003
ho scelto io di farmi arrestare, se era per quegli idioti dei carabinieri
a quest'ora chissà dov'ero. Ho scelto io il momento secondo calcoli
miei che non starò qui a specificare. È l'odio per le divise
dello Stato italiano che mi ha fatto arrivare fin qui, e ora che ci sono ho
la straordinaria opportunità di gridarlo anche nel luogo dove sono
incarcerati tutti i disertori d'Italia (proprio ieri sera io ed un altro detenuto
abbiamo intonato il grido "DISERZIONE" durante il commiato di un
amico calabrese scarcerato, e tutta la sezione ha approvato e gridato con
entusiasmo).
Il carcere per Forze Armate di Santa Maria Capua Vetere (CE) si trova al km
6500 della via Appia è un complesso di strutture e depositi, racchiuso
da un alto muro di cinta con sulla vetta vetri rotti incastonati. Conferendo
con gli altri detenuti ho potuto ricostruire solo in parte l'esatta ubicazione
delle varie strutture, perciò mi limiterò a descrivere minuziosamente
solo il complesso in cui vivo da ormai dieci giorni. Una volta entrati si
trova sulla destra il gabbiotto dove i carabinieri che accompagnano i detenuti
ammanettati lasciano le pistole d'ordinanza. Superato un secondo cancello
ci si ritrova dirimpetto all'ufficio matricola, dove si viene privati di tutto
e spogliati completamente. Tutto viene annotato e immagazzinato, gli oggetti
di valore come tutte le altre cose, e i soldi bancarizzati all'ufficio “Privata
provenienza"; in seguito viene consegnato una specie di libretto personale
dove vengono annotate tutte le spese.
Si viene accompagnati all'isolamento sanitario, che può durare dalle
48 alle 72 ore, in celle da 16 piedi x 9, con branda e cesso di ulteriori
11 piedi x 4. Non sempre viene data l'opportunità di lavarsi. Si è
riforniti di abiti militari, rifiutandoli, mi è stato detto, non si
abbandona l'isolamento. Durante questo periodo si viene condotti in infermeria,
dove viene fatto un test obbligatorio sull'avambraccio per le malattie infettive,
l'antidoping con le urine, sempre obbligatorio, e si possono rifiutare firmando
otto-nove vaccinazioni.
In seguito si sale in sezione. La sezione dove vivo io è quella dei
"militari detenuti". È composta da 7 celle da 6-7 detenuti
ciascuna, da una cella per un sottufficiale detenuto, un maresciallo incaricato
di fare il burocrate per tutti, inoltrando le nostre richieste, e dalla saletta
calciobalilla/ping-pong. Restiamo chiusi qua dentro dalle 20.00 alle 7.30
e dalle 13.00 alle 13.45. Dalle 20.00 alle 7.30 si sta ognuno nella propria
cella, che misura circa 6 metri per 8, con aggiunta del bagno con doccia.
In questa sezione ci sono i rei dell'esercito, e si trova al primo piano.
Al primo piano vi sono inoltre la sezione delle forze dell'ordine detenute
(PS, GdF, CC, Pol. Penitenziaria), l'infermeria, la fureria (alloggi ufficiali,
locali telefonici per detenuti, uffici) e il magazzino delle cose sequestrate
all'ingresso.
Al piano terra invece, oltre alle celle di isolamento e all'ufficio matricola
che abbiamo già visto, vi sono la cella del collaboratore di giustizia
(reso invisibile), il reparto 53 (ufficio privata provenienza, ufficio notifiche,
scarcerazioni...), il reparto 73 (sale colloqui, sociologa, psicologa), la
cucina, il refettorio (sale separate per militari e forze dell'ordine), lo
spaccio (caffè, sigarette, dolciumi, salateria), la palestra, la cappella,
la barberia, la biblioteca, la sala dove le forze dell'ordine fanno lavoretti
di artigianato, quella dove si lavano (non hanno la doccia in cella) e il
cortile dell'aria con tre ambienti per giocare a pallone, a pallavolo, sovrastati
da camminamenti con garitte di guardia.
Agli ordini del tenente colonnello Roberto Salucci vi sono caporali, caporal
maggiori, sergenti, sergenti maggiori, marescialli, sottotenenti, tenenti,
capitani, in perfetto ordine gerarchico. Gli unici che ho sentito maledire
l'esercito e perfino ruttare alla faccia sua sono i caporali, ragazzi di leva
che si trovano a doverci fare da secondini e che se la passano più
o meno come noi, facendoci servizi e favori, molte volte rischiando. Fra costoro
e i detenuti vi sono rapporti molto amichevoli e anch'io non disdegno la mia
compagnia. Gli altri, manco a dirlo, man mano che si salgono i gradini della
gerarchia, sono pezzi di merda in carriera militare. Per intendersi, e nel
caso non sbagliarsi, i caporali sono quelli con la "V" nere. Gli
altri hanno "V" colorate, binari neri, stellette e torri su quelle
pezze che indossano.
Il refettorio è servito da una ditta di catering, la EP di Napoli.
Noi militari detenuti non siamo neanche una cinquantina ed abbiamo regole
da noi stessi stabilite, che rispettiamo spontaneamente, basate sull'eguaglianza,
il rispetto e, vista la condizione di ammassamento forzato, sull'igiene personale
e del reparto. Particolare "rispetto" spetta ai detenuti che da
più tempo sono ospiti involontari del carcere. Alcuni detenuti coi
loro comportamenti si avvicinano molto al modo di sentire degli anarchici,
ma d'anarchismo non hanno mai sentito parlare. Per costoro la questione del
rispetto non ha nulla a che vedere con quanto si intende nelle caserme, ma
piuttosto è un fatto di tribalità, animalità, naturalità.
Può succedere talvolta che qualcuno pecchi di prepotenza o servilismo,
ma sono eccezioni destinate a smussarsi nella convivenza, più comunitaria
che cameratesca. Io non faccio fatica alcuna ad inserirmi nelle questioni
che sorgono, nonostante non possa vantare molti giorni di permanenza qua,
e il mio carattere di anarchico inossidabile fino adesso è stato giudicato
tutt’altro che negativamente, dai vecchi come dai nuovi. Here you can find the best Australian casinos with top pokies and no hassle payouts.
La nostra comune condizione di detenuti tende a produrre un sentimento di
complicità destinato secondo me a rafforzarsi col tempo, ma per fare
un buon salto di qualità manca l'elemento catalizzatore, l'idea capace
di spazzar via dal corpo che costituiamo tutti assieme le impurezze depositate
nei corpi di ognuno, le artrosi mentali accumulate negli anni nel mondo dominato
dallo Stato coi suoi infiniti strumenti di condizionamento e mistificazione.
Un aspetto da considerare è sicuramente la presenza di un appoggio
esterno che esuli da quello ordinario familiare, perfetto per lenire i dolori
ma inefficace per estirpare le cause, che possa incitare all'approfondimento
delle cause della propria posizione di sfruttati. Personalmente sto cercando
di trattare questo aspetto, sapendo benissimo che una forza viva all'esterno
c'è. Le particolarità del complesso carcerario di Santa Maria
Capua Vetere sono, lo ripeto, la sua unicità sul territorio nazionale
e la promiscuità tra forze dell'ordine detenute e disertori, mancanti
alla chiamata come me, insofferenti alle ordinanze dell'autorità in
genere.
Ho cercato di fare una relazione breve ma onnicomprensiva, e resto a disposizione
per ulteriori informazioni...
Vi lascio, per ora, con tutta la mia stima, con tutta la mia fiducia e con
tantissimo amore.
Per l'anarchia, fieramente
Marco Pierattini di Vada, militare anarchico detenuto.