18 GENNAIO '95

In questa udienza depongono i testimoni dell'accusa e della difesa.
L'accusa, composta dai soliti noti della digos, ha tentato di lasciare in ombra il fatto che la giornata del 20 Gennaio avesse un iter gia' predeterminato, cioe' che dopo lo sgombero di Via Leoncavallo sarebbe stata concessa la sede di Via Salomone. Abbiamo sentito parlare di resistenza attiva, di tentativi di riprendere possesso del C.S. Leoncavallo, tramite lo sfondamento dei cordoni di polizia, tutto questo unito all'accusa di adunata e grida sediziose, con una buona dose di fregnaccie, che vanno dall'ipotesi che gli imputati quella gelida mattina del 20 fossero seduti davanti al portone al fatto che sempre gli stessi mettessero un centinaio di sedie nuove dietro il portone per fermare le ruspe, al fatto che le bandiere diventassero nella testimonianza bastoni ecc. Emerge dalle loro dichiarazioni la solita differenziazione tra "buoni" e "cattivi", che in questo caso sono che si agita di pi' o chi urla di piu'. I teste della difesa: Livio Quagliata, giornalista de "il Manifesto"  Daniele del C.S. Leoncavallo ricollocheranno la giornata nella sua corretta dimensione.


STRALCI DALLE STENOTIPIE

TESTE D'ACCUSA DIGOS PENSA: Umberto Pensa, nato a Napoli il 18/12/50, residente a Bassano del Grappa, Via Marinali 87.
PM: Dott. Pensa, parliamo dei fatti del 20 Gennaio '94. Allorche' venne sgomberato il C.S. Leoncavallo dalla sua sede storica di Via Leoncavallo Mancinelli. Lei ricorda?
T.A. PENSA: Si, Perfettamente.
PM: E che funzione aveva?
T.A. PENSA: In  quell'epoca era il vice dirigente della digos. Avevamo incarico l'esecuzione di un'ordinanza del Sindaco di Milano che prevedeva lo sgombero e poi la demolizione dei C.S. Leoncavallo.
PM: Allora, partendo cronologicamente, vogliamo ricostruire i fatti di quella mattinata?
T.A. PENSA: Verso le 7.00 di quel giorno il 20 Gennaio, diversi reparti di carabinieri, polizia e uomini della digos che erano con me, ci siamo presentati al C.S. Leoncavallo appunto per eseguire quest'ordinanza. Verso le 7.15/7.30 insieme al mio dirigente avemmo un colloquio con una sorta di portavoce del C.S. Leoncavallo, garantii l'uscita degli associati al Centro, in effetti verso successivamente alle 7.30/7.45 gli associati uscirono dal Centro, si chiusero la porta alle spalle e formarono una sorta di barriera umana all'ingresso del Centro.
PM: Chiedo scusa se la interrompo, su questi punti, lei ricorda quanti uomini erano stati impegnati quella mattina complessivamente come forze dell'ordine?
T.A. PENSA: La cifra esatta no. Sicuramente qualche centinaio di uomini.(...)
PM: queste 50 unita' ha detto, 50 persone sono uscite?
T.A. PENSA: Si, sono uscite ed hanno formato all'esterno chiudendosi la porta alle spalle del Centro una sorta di barriera con il chiaro intento di opporre una resistenza passiva. Ci siamo avvicinati con i reparti che erano disposti e materialmente sono stati allontanati, vincendo questa resistenza passiva, sono stati allontanati dalla porta del centro. Portati al marciapiede di fronte con...
PM: Chiedo scusa, ci fermiamo un attimo qui. Quando voi avete prelevato queste persone, la resistenza e' stata soltanto passiva oppure c'e' stato qualcuno che ha dato qualche calcio, cha ha scalciato?
TA. PENSA: Il problema e' questo, si spaziava da chi si allontanava con la sola intimazione ad allontanarsi, a chi materialmente si faceva portare di peso allungava qualche mano e qualche piede, questo e' palese.
PM: Quindi qualcuno ha opposto un'attivita' attiva?
T.A. PENSA: Si certo, una volta sollevato di peso cercava o di farsi pesante, e fin qui nulla questio, o addirittura di reagire e di vincolarsi. E' chiaro che in questa sua azione veniva sicuramente colpito qualcuno di noi che stava procedendo a vincere questa resistenza.
PM: A questo punto? 
T.A. PENSA: Liberata la porta del centro, il tutto e' durato un bel po', penso quasi un'oretta, si e' avvicinata questa...
PM: Chiedo scusa, e' durato un bel po', un'oretta circa?
T.A. PENSA: La manovra e' stata alquanto difficoltosa appunto per questo tipo di resistenza, poi oltre tutto riportati sul marciapiede di fronte, qualcuno faceva un giro a largo raggio e si rimetteva di nuovo davanti alla porta, quindi c'e' stato una sorta di balletto abbastanza complesso insomma. Dopo di che e' arrivata la ruspa del Comune, questa porta e' stata sfondata, il numero pero' di quelli che avevamo allontanato dal portone e' andato via via aumentando, avevano raggiunto, mi pare le trecento unita', quasi le trecento, ha costretto appunto il dirigente del servizio di ordine pubblico a disporre una sorta di quadrato intorno alla porta per impedire che queste persone, forti del numero aumentato, addirittura penetrassero di nuovo all'interno.
PM: Ecco. Dottor Pensa ci fermiamo un attimo. Quando sono entrati i vigili urbani con la ruspa battendo il portone, lei ricorda se dietro il portone c'era il materiale accatastato?
T.A. PENSA: No.
PM: No, non c'era o no, non lo ricorda?
T.A. PENSA: No, il portone sicuramente era chiuso da un qualcosa, era ben difeso, ma materiale cosi' portato, accatastato no, non l'ho visto, anche perche' io poi materialmente ero molto lontano da dove la ruspa e' intervenuta, quindi dal portone e sono entrato all'interno solo quando era gia' ampiamente bonificato, gia' la ruspa si era allontanata e c'erano degli operai del Comune che provvedevano ad accantonare o a trasportare altre masserizie rinvenute nei locali.
PM: Le faccio questa domanda perche' nella sua relazione di servizio parla di sedie in plastica accatastate. 
T.A. PENSA: Si, ma queste sedie in plastica erano nei pressi di un famoso muro edificato abusivamente dove, questo, questo l'ho constatato subito dopo, queste sedie in plastica sono state danneggiate da un intervento successivo della ruspa che all'interno ha abbattuto questo muro che collega la Via Mancinelli alla Via Leoncavallo e' c'erano queste sedie in plastica che erano nel possesso di chi era all'interno del centro.
PM: Dunque, allora, queste persone, stiamo parlando di cinquanta persone iniziali che sono diventate 300.
T.A. PENSA: Eravamo alla forza pubblica, reparti quindi di carabinieri e polizia che avevano formato una sorta di quadrato difensivo dell'ingresso del palazzo.(..).
PM: Queste trecento persone dove si sono posizionate?
T.A. PENSA: All'ingresso c'era questo quadrato di reparti di polizia e carabinieri formando una sorta di girotondo che andava dal lato sinistro al lato destro di questo schieramento di forze.
PM: In mezzo alla sede viabile, dove c'e' un distributore?
T.A. PENSA: Esatto. Le forze di polizia guardavano il distributore, loro davano le spalle al distributore
PM: Quindi in quel momento il traffico era paralizzato nella zona?
T.A. PENSA: Esatto, non passavano auto.
PM: Ed era bloccato?
T.A. PENSA: Si, il tram non e' passato.
PM: Dunque, trecento persone allora parliamo di questo cordone protettivo.
TA. PENSA: Esatto, l'azione, diciamo dei militanti del centro era limitata al continuo spostarsi, saltellando dalla parte sinistra alla parte centrale, alla parte destra di questo schieramento. Era un sorta di mezzo slogans di particolare animosita', ci sono stati vari tentativi di fare arretrare questo cordone per arrivare sotto il portone, spintoni, eccetera.
PM: Ecco sul punto dobbiamo essere piu' precisi. In sostanza, le persone presenti hanno tentato di aprire dei varchi nel cordone?
T.A. PENSA: Si, l'intento era quello insomma, era palese tant e' che piu' volte questo reparto dei CC, onde evitare che materialmente questi nel saltellare saltellassero sui piedi di qualcuno, e mi pare che poi da qualche referto medico emerge pure che sono saltati sui piedi dei carabinieri o di agenti di polizia, il reparto che proteggeva il portone addirittura piu' volte si e' trovato qualche metro indietro e per guadagnarlo si e' dovuto spostare qualche metro avanti spintonando, a volte spintonavano loro, a volte spintonavamo noi.
PM: Quindi ci sono stati tentativi di sfondare il cordone? 
T.A. PENSA: Si, il tentativo era quello di farci arrestare fino all'uscio e poi di tentare uno sfondamento
PM: Finalizzato a cosa?
T.A. PENSA: Penso a rientrare nel centro
PM: Ecco, questa situazione e' durata? Puo' quantificarcelo? Il numero di trecento persone con il cordone schierato di polizia e il tentativo di sfondamento quanto tempo e' durata questa situazione?
T.A. PENSA: Fino alla tarda mattinata, diciamo fino alle 11.30/12.00 quando poi. come dico nella mia relazione, ci fu questo intendimento di partire in corteo per andare da Via Leoncavallo a Via Mecenate dove c'era la nuova sede che era stata assegnata
PM: Durante questo tempo di permanenza il tentativo di sfondare il cordone era continuo?
T.A. PENSA: Avveniva a intervalli di 10 minuti, un quarto d'ora. Comunque era chiaro questo tentativo di farci arretrare per poi penetrare all'interno.
PM: Quindi siamo alle 11.30 circa. Ecco, chiedo scusa, questo presidio, chiamiamolo cosi', era stato autorizzato dal Questore, che lei sappia?
T.A. PENSA: No, assolutamente.
PM: Siamo alle 11.30
T.A. PENSA: Alle 11.30 c'e' questa richiesta fatta sempre tramite alcuni portavoce del Leoncavallo, stavolta non ricordo se fu Daniele FRAINO o altri, di formare un corteo che dalla sede vecchia del C.S. si sarebbe portato alla nuova sede che era in Via Salomone, mi sembra.
PM: Questa nuova sede era nella disponibilita' del C.S. o doveva essere consegnata quella mattina?
T.A. PENSA: Quella sede fu riconsegnata quella mattina, come e' noto a tutti, anche perche' per parecchio tempo ne ha parlato anche la stampa, era di proprieta' di una ditta tedesca mi sembra la CRUP, fu requisita dalla prefettura e fu assegnata non al Leoncavallo ma all'associazione "Mamme del Leoncavallo", che era un'associazione, mi pare, legalmente riconosciuta e legalmente formata.
PM: Quindi quella mattina doveva avvenire il trasloco?
T.A. PENSA: Doveva avvenire in poche parole il trasloco.
PM: Siamo alle 11.30 abbiamo detto, allora diceva che dei portavoce del Leoncavallo chiedevano...?
T.A. PENSA: Si, chiesero ed ottennero di formare questo corteo che simbolicamente portava questa gente dal Leoncavallo in Via Salomone.
PM: L'autorizzazione chi la diede?
T.A.: L'autorizzazione fa data dalla centrale operativa della questura. Fu richiesta dal dirigente del servizio dell'Ordine Pubblico.(...)
PM: Quando c'e' un corteo, questo genericamente, esiste una strategia di ordine pubblico, in sostanza la polizia o le forze di polizia dove si...?
T.A. PENSA: In genere i reparti di polizia comandati di servizio per una manifestazione itinerante quindi un corteo occupano la testa di questo corteo posizionandosi ad alcuni metri dall'inizio ed occupano la coda di questo corteo, in poche parole formano una sorta di cuscinetto tra i dimostranti. Ed era quello che proprio quella mattina fu detto a questi militanti del centro che avremmo dovuto prendere testa e coda del corteo per portarli. In effetti sollevo' un altro tipo di problematica perche' non gradivano addirittura la presenza della polizia. Tant e' che io non ho partecipato a stabilire forme e modalita' di questo corteo, ma sicuramente il collega gli avra' chiesto del tempo per poter organizzare lo spostamento di questi due tipi di reparti. Si pensava di far partire un reparto che era posizionato di riserva nella piazza antistante il C.S. Leoncavallo, Piazza Durante ecco, per fargli prendere la testa e altri reparti avrebbero dovuto prendere la coda, ma ci fu questa improvvisa corsa di tutti verso Piazza Sire Raul dove materialmente non riuscimmo a fermarli. Ci si mise il dirigente di servizio, qualche altro funzionario, logicamente vestivano l'abito civile, e in quel momento non erano forse riconoscibili, per tentare di bloccarli.
Anche li' ci fu qualche spintone. Ricordo che appresi da uno del C.S. che era stata spezzata al gamba ad uno dei dimostranti che era ricoverato in ospedale e poi mi pare che era il famoso Accorinti che ha avuto delle lievi contusioni alla gamba destra, mi sembra. Diciamo solo in Piazza Sire Raul la situazione fu riportata alla normalita', nel senso che il corteo divenne compatto, si autorganizzo' e fu parzialmente protetto fino a questa sede di Via Mecenate.
PM: Quindi il problema, mi pare di capire, era che le forze di Polizia dovevano prendere la testa del corteo.
T.A. PENSA: Il problema era che noi dovevamo posizionarci sulla testa e dovevamo posizionarci sulla coda, quindi si era chiesto sicuramente del tempo per poter fare questi due spostamenti, solo che ci fu questa corsa iniziale che termino' solo nella vicina Piazza Sire Raul, dove riuscimmo a ricompattare a riordinare una certa situazione.
PM: Ma i dimostranti opposero resistenza finalizzata a far si che le forza di polizia non prendessero ...
T.A. PENSA: Esatto, la loro richiesta era quella di non essere materialmente scortati, credo di aver capito.
PM: Lei prima ha parlato delle solite grida, pero' dovrebbe estrinsecarle un attimino e dirci in qual momento sono state scandite queste grida.
T.A. PENSA: Io gli slogans li ho sentiti in tutte le fasi di questa chiamiamola iniziativa composta da altre sotto iniziative. Le ho sentite quando sono stati spostati dall'ingresso del centro, quando c'e' stata questa sorta di mezzo girotondo e quando il corteo poi' si e' formato e ha proceduto lungo l'itinerario.
PM: Che tipo di slogans?
T.A. PENSA: Ma i soliti quelli che riporto in relazione:, "DIGOS BOIA", "PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO" insomma poi altri ritmati che non ricordo molto bene, ma che sono trascritti nella mia relazione.
PM Qualcosa sul mestiere di carabiniere?
T.A. PENSA: Si, quello si fa rima con mestiere con carabiniere. Non lo ricordo mai comunque e' quello.
PRETORE: Dovrebbe essere un pochino piu' preciso
T.A. PENSA: Credo che dica cosi': "LA DISOCCUPAZIONE VI HA DATO UN BEL MESTIERE, MESTIERE DI MERDA CARABINIERE" o qualcosa del genere, ormai sono dieci anni che lo sento.
PM: Allora, abbiamo ricostruito queste fasi, siamo in Piazza Ovidio che e' la piazza antistante la Via Salomone. A questo punto?
T.A. PENSA: Ecco, le premetto che io con un'autovettura della digos mi ero allontanato da.. subito dopo Piazza Sire Raul c'e' una strada molto lunga per anticipare il corteo in Via Mecenate dove poi era la nuova sede e li' in effetti mi sono accorto che almeno da quello che io potevo vedere, la situazione era relativamente tranquilla. Quando poi il corteo si e' avvicinato ed ha imboccato la Via Mecenate erano con me altri collaboratori della digos piu' un altro funzionario di polizia ivi mandato in servizio di ordine pubblico, ci siamo accorti che l'ingresso era pattugliato da una decina, ventina di persone di mezza eta' che, abbiamo realizzato subito dopo essere giunte li' alla spicciolata, tanto che ci avevano fatto pensare ai soliti curiosi che volevano assistere a questa cosa di cui la stampa aveva dato tanta pubblicita', poi in effetti erano gli abitanti del quartiere che con quel gesto volevano materialmente protestare per l'intrusione nel loro territorio del C.S. Leoncavallo
PM: A che ora siamo?
T.A PENSA: 14.00, 14,15
PM: Quindi?
T.A. PENSA: Il problema e' stato questo: ho tentato di arrivare alla testa del corteo che procedeva senza scorta della forza pubblica ne con quelle persone che ho detto all'inizio e nemmeno con il reparto di coda che mi pare si era fermato nella piazza prima di entrare in Via Mecenate, mi pare Piazza Ovidio si chiami.
PM: Quindi era scoperto?
T.A. PENSA: Il corteo precedeva dalla Piazza Ovidio alla nuova sede del Leoncavallo e ha proceduto senza scorta.
PM: Per quale motivo lei lo sa?
T.A. PENSA: Questo non lo so, credo che si ritenne opportuno far fermare la forza pubblica in Piazza Ovidio anche per far decantare questa situazione di non voler essere scortati dalla polizia, tant e' da Pazza Ovidio al nuovo C.S. saranno stati 700 - 800 metri insomma. Da dove ero io vedevo la Piazza Ovidio.
PM: Ecco, dottore quando lei dice "si ritenne opportuno", a che parametro fa riferimento, opportuno da che punto di vista?
T.A. PENSA: Penso della tutela dell'ordine pubblico, nel senso che chi in quel momento gestiva il servizio di ordine pubblico, ritenne e presumo consultandosi sempre con la centrale perche' era un servizio di grossa rilevanza, di grossa importanza, la stessa Questura gli dava questo grosso rilievo, si ritenne opportuno di far procedere il corteo da Piazza Ovidio in Via Mecenate.
PM: Allora, siamo nei pressi della nuova sede, lei ha parlato della presenza di queste persone di mezza eta', a questo punto?
T.A PENSA: Io sono partito in avanti per raggiungere la testa del corteo dove non c'erano elementi della polizia, tant e' che mi sono trovato li' da solo per tentare di convincere questa testa ad arrestare il corteo per alcuni attimi, il tempo di chiarire con queste persone che cosa cercassero e semmai di allontanarli, di frapporre una sorta di barriera con reparti e di poter permettere poi ai partecipanti a questa manifestazione di entrare nel C.S. del Leoncavallo. Non sono stato assolutamente ascoltato, tant e' che sono stato quasi travolto da questo corteo perche' nessuno mi ha prestato attenzione. Ho anticipato questa testa di due o tre metri e dall'altra parte ritengo che il collega che era comandante in servizio dell'ordine pubblico cercava di fare analoga opera di persuasione verso questi signori che picchiettavano l'ingresso del C.S.
Ad un certo punto il corteo quasi tutto e' arrivato al centro, buona parte di questa testa ha cominciato ad inveire verso queste persone, c'e' stato uno scambio di ingiurie, un grosso parapiglia di mani e di piedi veramente la situazione a tutt'oggi non mi e' molto chiara di quello che e' successo e quando si e' riusciti poi a dividere queste varie persone che contendevano mi pare che uno di questi signori un certo RONCATO che occupava l'ingresso, ha avuto delle lesioni al setto nasale.
PM: La normalita' dopo quanto ritornava?
T.A. PENSA: Da questo fatto che ho finito di raccontare ora diciamo una mezz'oretta, un'oretta, per normalita' s'intende, appunto, l'entrata di buona parte dei partecipanti al corteo nel C.S. Leoncavallo, l'allontanamento di queste persone, di questa ventina di persone che contestavano la presenza del Leoncavallo nel quartiere che se ne e' andata quasi subito, diciamo intorno alle 15.15, 15,30, il tutto era tornato abbastanza normale, tant e' che tra alcuni abitanti del quartiere e alcuni elementi del C.S. del Leoncavallo iniziarono una sorta di discussioni, ci fu appunto uno dei leaders del Leoncavallo che propose un'assemblea pubblica, ove potevano partecipare anche gli abitanti del quartiere.(...)
A. VANNI: Dott. Pensa, a che ora e' arrivato lei al mattino del 20 Gennaio in Via Leoncavallo.
T.A. PENSA: Introno alle 7.00.
A. VANNI C'erano dei vigili urbani che ci attendevano con i quali avevamo appuntamento e con i quali era incarico l'ordinanza appunto del Sindaco di sgombero.
A. VANNI Il traffico scorreva? 
T.A. PENSA: Il traffico quando sono arrivato io si. Poi e' stato chiuso appunto per poter avviare le operazioni.
A. VANNI: A che ora e' stato chiuso?
T.A. PENSA: Penso subito dopo, una decina di minuti dopo, un quarto d'ora.
A. VANNI: Chi l'ha chiuso?
T.A. PENSA: Penso che siano state date disposizioni ai vigili urbani di chiudere momentaneamente il traffico nella Via Leoncavallo, per appunto evitare che mentre procedevamo a coadiuvare i vigili nell'esecuzione dell'ordinanza ci facessero impedimenti di veicoli o di tram o di altro.
A. VANNI: Ha detto Dottore che...
T.A. PENSA: E' piu' corretto dire che fu chiuso e deviato nelle vie.
A. VANNI: Era gia' previsto un percorso alternativo per il traffico?
T.A. PENSA: Penso di si'. Questo lo hanno studiato i vigili.
....
PRETORE: Lei si chiama?
T.A. DIGOS BAFFI: Baffi Carlo, nato ad Ancona, il 26 luglio 1962, residente a Milano in Via Fatebenefratelli 11.
PM: Dott. Baffi, da quanti anni lei e' in forza all'ufficio digos?

T.A. BAFFI: Sono alla digos da poco piu' di tre anni.
PM: All'epoca dei fatti 20 Gennaio aveva gia' avuto modo di trattare vicende legate al C.S. Leoncavallo?
T.A. BAFFI: Certamente si, in diverse occasioni.
PM: Preliminarmente vorrei farle questa domanda. Voi, l'ufficio al quale appartiene ha denunciato 72 persone oggi imputate. Vorrei sapere il motivo per cui sono state denunciate 72 persone. Perche' quelle persone denunciate?
T.A. BAFFI: Ho denunciate queste 72 persone per i fatti notori del 20 Gennaio per il reato di radunata sediziosa. Ci fu effetttivamente una manifestazione, un presidio poi continuato con una manifestazione in Via Salomone, alla quale parteciparono complessivamente circa 300 persone. Fu una manifestazione nel complesso abbastanza vivace e abbiamo elevato solo questa denuncia alle 72 persone, perche' tra tutte le persone sono quelle che si erano maggiormente messe in mostra con attivita' di resistenza come scontri con la polizia o attraverso lo scandire di ripetuti slogan. E ripeto, tutta la manifestazione e' stata complessivamente vivace; chi piu' chi meno ha messo la sua parte. Tra le persone piu' vivaci noi abbiamo inserito queste 72. Ce n'erano chiaramente altre che pero' non conoscevamo personalmente.
PM: La tecnica di riconoscimento di queste 72 persone, in sostanza come le avete riconosciute?
T.A. BAFFI: Attraverso la diretta conoscenza che abbiamo degli imputati, io stesso ed i miei collaboratori. Noi seguiamo sempre le manifestazioni che organizzano i movimenti della sinistra estrema in occasione di queste manifestazioni effettuiamo dei controlli,, identifichiamo delle persone. Attraverso questa operazione manteniamo memoria delle operazioni compiute. Tutte e 72 le persone chiaramente erano gia' state da noi identificate in precedenti occasioni.
PM: Lei di queste 72 persone, le ha riconosciute tutte o in parte?
T.A. BAFFI: Io tutte
PM: Tutte 72?
T.A. BAFFI: Si.
...
PRETORE: Tutte queste persone le ricorda in quale fase della giornata?
T.A. BAFFI: Noi abbiamo indicato queste 72 persone come responsabili del reato per l'attivita' che hanno posto in essere all'esterno della vecchia sede del C.S. Leoncavallo e per l'attivita' che le stesse hanno poi successivamente posto in essere durante il corteo che si e' sviluppato da Vai Leoncavallo fino in Via Salomone. Quindi alcune di queste persone sicuramente, anzi, hanno partecipato a questa attivita' di contrasto all'esterno del C.S. tentando di ripenetrare all'interno, altri invece si sono distinti in una continua sequela di slogan sia davanti alla sede del Leoncavallo che durante lo svolgimento del corteo.(...)
PM: Lei e' in grado di dirci quante persone erano state comandate di servizio quel giorno per assicurare l'ordine pubblico?
T.A. BAFFI Onestamente non ricordo. Personalmente in divisa presente all'esterno del C.S. sara' stato circa sulle 200 persone. In realta' altro personale era stato comandato per altre esigenze in diversi punti della citta' Nuclei di riserva. (...)
PM: Se lei lo sa, solitamente, prescindendo da momenti di particolare tensione che ovviamente in quei tempi sussistevano per le note vicende, quante erano le persone che solitamente stazionavano all'interno del C.S. Leoncavallo? Per esempio durante la nottata, che lo occupavano in maniera permanente?
T.A. BAFFI credo che il C.S. Leoncavallo offrisse in normali circostanze, ospitalita' a una decina massimo di persone, in prevalenza cittadini extracomunitari privi di alloggio.
PM: Quindi alle ore 8.00 gli occupanti, abbiamo detto circa 70 - 80 abbandonano la sede.
T.A. BAFFI: Si, abbandonano la sede e si piazzano proprio sul marciapiede all'esterno della sede; il qual momento intervengono polizia e carabinieri per sollevare materialmente dalla posizione dal momento che si erano seduti i militanti del C.S. Leoncavallo. Come ho detto, a noi pareva che gli occupanti volessero opporre una semplice resistenza passiva. Da qui e' cominciata quest'opera con i carabinieri che sollevavano questi militanti per portarli al di la' della sede stradale verso il distributore di benzina. In realta' gia' in questa prima fase si e' visto che la resistenza passiva si trasformava in una chiara resistenza attiva, dal momento che praticamente tutti gli occupanti iniziavano ad opporsi a questa manovra scalciando e sgomitando. Siamo andati avanti per almeno un'ora in questo modo, dal momento che una volta portati dalla parte opposta della sede stradale, gli occupanti ritornavano sul loro posto.(...)
PM.: Quando la ruspa dei vigili urbani entra, lei ricorda se c'era materiale accatastato o se il portone era stato rinforzato?
T.A. BAFFI: una volta entrati abbiamo effettivamente visto che dietro il portone, sempre all'interno del C.S Leoncavallo, erano state accatastate numerose sedie di plastica e di metallo. Questo dietro il portone. Sempre all'interno del C.S. Leoncavallo, sul tetto del C.S., quello che direttamente da sulla sede stradale, abbiamo invece trovato numerosi carrelli del supermercato pieni di sassi e altri oggetti contundenti. Una volta arrivata la vigilanza urbana, questa fase, ripeto, e' durata circa un paio di ore.(...)
PM: Sono stati lanciati oggetti nei confronti delle forze dell'ordine schierate?
T.A. BAFFI: No, in quella circostanza non ricordo, forse qualche monetina ecco, ma non sassi o altri grossi oggetti, anzi, qualche monetina e' volata, questo lo ricordo bene.
PM: In quel contesto lei ha notato la presenza di persone travisate?
T.A. BAFFI: Si, c'era la presenza di qualche persona travisata, non moltissime, la prima fila delle persone che premeva contro le forze dell'ordine, ricordo che non era travisata, le posizioni esterne e di retroguardia, sempre a partire da questi gruppi, qualche persona era effettivamente travisata, ma una minoranza rispetto alla totalita'.
PRETORE: Travisata in che modo?
T.A. BAFFI: Con sciarpe e cappelli, rendevano impossibile l'identificazione di queste persone.
PM: I manifestanti avevano delle aste di bandiere?
T.A. BAFFI: Si confermo, grosse aste di bandiera.
PM: Sono state utilizzate per tentare di sfondare questo presidio delle forze di polizia?
T.A. BAFFI: No, non ricordo in questa circostanza, nella fase successiva si, una volta che poi si e' sviluppato il corteo.(...)
PM: In questa fase vengono scanditi slogan particolari?
T.A. BAFFI Si, i rituali slogan insomma, che sono poi stati ripetuti anche durante lo svolgimento del corteo.
PM: Dovremmo esplicitarne qualcuno per necessita' processuale.
T.A. BAFFI: Ricordo: "polizia bastarda, polizia assassina, P.S. S.S., digos boia, il classico: la disoccupazione vi ha dato un bel mestiere, mestieri di merda carabinieri, mestiere di assassino celerino" il piu' politico ricordo: "Bossi, Miglio Formentini farete la fine di Mussolini."
Uno degli imputati interviene gridando: scandisci bene gli slogan
PRETORE: La prossima volta che sento un intervento del genere verrete allontanati dall'aula. Avete degli Avvocati per fare le domande.

PM: Alle 12.30 circa stava raccontando di questa richiesta alla questura?
T.A. BAFFI: esattamente, a richiesta accolta i manifestanti si apprestano ad effettuare questo corteo. Ci siamo quindi mossi da Via Leoncavallo, abbiamo avuto una prima fase di arresto, anzi, una fase di arresto dopo poche centinaia di metri in Piazza Sire Raul. E' successo che di fatto le forze dell'ordine non erano riuscite, come in realta' si era precedentemente concordato, a conquistare la testa del corteo.
Durante lo svolgimento dei cortei e' pressi che la forza pubblica preceda e chiuda la manifestazione stessa. Le forze dell'ordine quindi tentavano di risalire il corteo percorrendo i marciapiedi per conquistare la testa del corteo. in piazza Sire Raul c'e' stato un piccolo scontro molto veloce perche' i manifestanti volevano impedire la presenza della polizia visto che volevano arrivare praticamente da soli in Via Salomone.
PM: Piccolo scontro cosa vuol dire?
T.A. BAFFI: Vuol dire che la polizia e' arrivata e si e' aperta con la forza il passaggio. Nell'occasione ricordo che rimase ferito uno dei manifestanti, i quali peraltro risposero insomma all'azione della polizia, in questa circostanza anche con l'uso di aste di bandiera ed altri oggetti. Ci fu un po' di parapiglia perche' rimanemmo praticamente fermi in Piazza Sire Raul per alcune decine di metri. Normalizzatasi la situazione poi il corteo prese l'avvio fino a raggiungere, accompagnato dagli slogan di qui prima parlavo, fino a raggiungere Piazza Ovidio che dista poche centinaia di metri da Via Salomone. Quindi in Piazza Ovidio ricordo che ai manifestanti fu concessa la possibilita' di raggiungere, non piu' accompagnati dalla polizia, la sede di Via Salomone, quindi io insieme a tutti gli altri colleghi ci fermammo(...)
PRETORE: Come si chiama?
T.A. COLLU: Colli Lino, ispettore della polizia di stato, nato a Buttuso' il 9/3/64, residente a Milano, Pizza Sant'Ambrogio 5.
PM: Lei ispettore e' in forza all'ufficio politico della questura, all'ufficio digos?
T.A. COLLU: No, manco da circa un anno, sono alla squadra mobile.
PM: Il 20 Gennaio '94 lei era in forza all'ufficio digos?
T.A. COLLU: Si confermo.
PM: da quanto tempo?
T.A. COLLU: Da circa 5 anni.
PM: Precedentemente ai fatti del 20 Gennaio '94 lei ha avuto a che fare per questioni d'ufficio con persone del C.S. Leoncavallo.
T.A. COLLU: Si.
PM: Parecchie volte?
T.A. COLLU. Si.(...)
PM: A quel punto cosa avviene il 20 Gennaio '94?
T.A. COLLU: Avviene che ad un certo punto gli occupanti del C.S., che all'inizio si trovavano all'interno...
PM: Lei ricorda il numero di unita', quante persone erano?
T.A. COLLU: Saranno state un'ottantina, Sono usciti dal portone principale del C.S., posizionato sempre in Via Leoncavallo, sono usciti all'esterno e si sono praticamente seduti, appoggiati al portone d'ingresso, stazionavano la' comunque. A un certo punto il dirigente.. a far spostare queste persone da davanti all'ingresso, in considerazione del fatto che questi signori non si volevano, nel momento in cui sono avvicinate le forze in divisa per allontanarli, non si muovevano, hanno iniziato a fare resistenza, all'inizio proprio si vedeva che non avevano nessun intenzione di sollevarsi forse con l'intenzione chiara, era evidente che volevano fare resistenza. Hanno iniziato questi uomini, diciamo da davanti per dare il via all'ordine di sgombero; hanno iniziato a fare resistenza attiva, si dimenavano, spintoni, calci in tutte le maniere, con la forza cercavano di evitare il loro spostamento.
PM: Poi cosa e' successo, quanto tempo ci e' voluto per spostare queste persone?
T.A. COLLU: Penso che ci sara' voluta un'oretta buona, se non di piu'.
PM: Dopodiche' cosa e' successo?
T.A. COLLU: Ultimata questa prima fase, cioe' presi questi signori, allontanati con le modalita' che ho spiegato, sono stati allontanati nel marciapiede antistante al centro, dove ci sarebbe il rifornitore, ed e' stato predisposto un cordone di carabinieri e poliziotti tutt'intorno pre consentire il regolare svolgimento delle operazioni. Ma a quel punto non erano piu' di 80 gli antagonisti, chiamiamoli cosi', ma sono diventati bensi' 200/300 unita'. Forse in considerazione del fatto che hanno visto aumentare notevolmente la loro forza numerica hanno iniziato a riunirsi in cordoni anche loro e provavano a sfondare il cordone delle forze dell'ordine, sempre nuovamente con spintoni. E' volato anche qualche calcio e qualche pugno un po' tutto insomma.
PM: Qualche tentativo e' stato isolato o erano piu' tentativi reiterati nel tempo?
T.A. COLLU: Erano piu' tentativi intercalati perche' hanno iniziato praticamente a disturbare l'operato con i soliti slogan e poi correvano avanti ed indietro lungo questo cordone; si muovevano tipo un onda. Continuavano sempre nel loro tentativo di disturbo chiaramente a sfondare il cordone. Ed e' evidentissimo perche' la forza fisica, l'onda d'urto era abbastanza evidente.(...)
PM: Lei ha parlato di slogan particolare. Ricorda il contenuto, quando e dove sono stati pronunciati?
T.A. COLLU: Il tono era sempre il solito, quello offensivo, ed in particola modo si sono sfogati con questi slogan nel momento in cui sono partiti in corteo e tutto lungo il corteo.
Poi i soliti slogan: "digos boia, la disoccupazione ti ha dato un bel mestiere", "mestiere di merda carabiniere" mestiere da assassino celerino", "Bossi, Fini Formentini farete tutti la stessa fine" I soliti slogan insomma.(...)
PM: Lei personalmente ha riconosciuto qualcuno dei partecipanti a questa manifestazione?
T.A. COLLU: Si.
PM: Con che criterio sono stati da lei riconosciuti?
T.A COLLU: Con che criterio?
PM: Cioe' perche' li ha riconosciuti, in sostanza?
T.A. COLLU: Perche' li conoscevo abbastanza bene, ne conosco tanti, anche se manco piu' di un anno dalla digos.
PM: All'epoca era...?
T.A COLLU: Alla digos e li conoscevo, perche' praticamente ci lavoravo, quindi li conoscevo abbastanza bene quelli che conoscevo.(...) 
PM: Senta, i rilievi fotografici chi li ha eseguiti?
T.A. COLLU: Il gabinetto regionale della polizia scientifica, personale addetto la mattina al servizio.
PM: Persone diverse fisicamente da voi?
T.A. COLLU: Si, non hanno niente a che fare come reparto con la digos. E' proprio una divisione a se'.
PM: E' possibile quindi che persone presenti e da voi riconosciute e denunciate non siano rappresentate negli album fotografici?
T.A. COLLU: Puo' anche darsi, pero' ricordo che come servizio fotografico era abbastanza ampio e preciso. In quanto inquadravano sempre in particolare modo i gruppi principali ed i momenti e le fasi principali di tutta la vicenda.(...)
PRETORE: Lei si chiama?
T.A. DE ROSA: Sono l'assistente de Rosa Giuseppe, nato a Pizzoni l'11/1/61 e faccio servizio presso la digos da sette anno, risiedo a Pregana Milanese, ho l'ufficio a Milano in Via Fatebenefratelli 11.
PM: Parliamo dei fatti del 20 Gennaio '94. Lei era presente?
T.A. DE ROSE: Si ero presente.
PM: Quali sono le sue mansioni inerenti al servizio e da che ora era presente ed in quale zona?
T.A. DE ROSA: Ero in Via Leoncavallo, ricordo che siamo arrivati presto, non ricordo l'ora e ho visto che verso le 8.00 sono uscite un'ottantina di persone dal C.S. e si sono posizionati davanti al portone d'ingresso.
PRETORE: In piedi, seduti?
T.A. DE ROSA:  Seduti. (?!?).... Mentre venivano in avanti cercavano di spingere spintonando le forze di polizia..... sono stati frequenti questi tentativi di sfondare. Ricordo che alcuni di questi avevano dei bastoni... ricordo che avevano dei bastoni alcuni di questi (...)
PM: Questo momento di protezione del centro con le forze di polizia schierate a cordone quanto e' durato grosso modo?
T.A. DE ROSA: Un paio di ore.
PM: Dopodiche' cosa e' successo? Sempre in questa fase sono stati lanciati degli oggetti?
T.A. DE ROSA: Si, ricordo che sono state lanciate alcune monetine all'indirizzo delle forze di polizia che si erano schierate in difesa del Leoncavallo(?!?)
PM: Allora alle 12.00 circa abbiamo detto...
T.A. DE ROSA: Volevo precisare che dopo sono entrato all'interno del Leoncavallo, quindi ho visto tre carrelli pieni di sassi, carrelli che si usano normalmente per andare a fare la spesa, vicino alla cantina c'erano delle cassette piene di bottiglie vuote, al portone d'ingresso c'erano tantissme sedie piene di metallo e di plastica, sul tetto c'erano delle bottiglie vuote con dei sassi vicino.
A. SCUTO: Signor Pretore, interrompo questa spontanea dichiarazione del teste, siamo qui per apprendere e quindi veniamo a conoscenza di nuove forme di manifestazione del pensiero. Volevo solamente porre l'attenzione sull'oggetto di questa spontanea dichiarazione del Teste, che mi sembra del tutto ininfluente rispetto all'oggetto di questo procedimento; quindi la invito ad invitare il Teste ad andare oltre, grazie. (...)
PRETORE: E' stato utilizzato nulla di tutto quello che lei ha visto contro le forze dell'ordine?
T.A. DE ROSA: Di sassi non ne sono arrivati, ma qualche monetina e' arrivata.
PRETORE: Bottiglie neanche?
T.A. DE ROSA: Bottiglie neanche. 
PM: Parliamo del tragitto da Via Leoncavallo Mancinelli alla nuova sede.(...)
PM: Chiedo scusa, il contingente di polizia che doveva prendere la testa, e' riuscito a prendere la testa del corteo o no?
T.A. DE ROSA: Si, il contingente di polizia ha preso la testa e il corteo e' proseguito velocemente fino in Via Salomone.
PRETORE: Lei dov'era?
T.A. DE ROSA: Io mi trovavo in coda. Ricordo che durante questo corteo sono stati scanditi numerosi slogan all'indirizzo delle forze di polizia, molto efficaci anche, ricordo che e' stato detto "la disoccupazione ti ha dato un bel mestiere, mestiere di merda carabiniere", "mestiere d'assassino celerino", "P.S. S.S.", pagherete caro, pagherete tutto". Poi ricordo: "Bossi, Formentini, Miglio farete la fine di Mussolini", hanno detto anche altre frasi che io in questo momento non ricordo. So che e' stato caratterizzato da questi slogan, finche' e' tornato tutto alla normalita' e alla fine il corteo e' proseguito fino in Via Salomone. (...)
PM: Lei ha parlato di 300 persone presenti?
T.A. DE ROSA: Si.
PM: Come mai ne sono state denunciate solo 72?
T.A. DE ROSA. Ne sono state denunciate 72 perche' questi erano tra quelli piu' facinorosi, i piu' che si sono evidenziati.
PM: Nessun'altra domanda.(...)
PRETORE: Le sue generalita'.
T.A. RANCATI: Rancati nato a Peschiera Borromeo il 17/4/35 residente a Milano, in Via Fabrini '94.
PM: Sig. Rancati, il 20 Gennaio '94 lei si trovava in Via Salomone?
T.A. RANCATI: Si.
PM: Che ora era? Mattino o pomeriggio?
T.A. RANCATI: Pomeriggio.
PM: Che cosa le e' successo, che cosa stava facendo, se ci puo' descrivere quello che le e' successo quel giorno?
T.A. RANCATI: Quando sono uscito di casa sapevo che c'era un trasferimento, ho imboccato la via e sono sceso a vedere se era tutto bloccato. Arrivato sul marciapiede stavo camminando in prossimita' della nuova sede, ho visto che c'erano 5 o 6 donne e dei ragazzi del Leoncavallo, si stavano spuntando uno addosso all'altro, le donne a quelli la' alle donne, si dicevano che adesso non ricordo. Dopo un po' sono andato li e poi ha detto: "non mi sembra un bel gesto quello che state facendo, non mi sembra un bel comportamento".
PM: Rivolto a chi questo?
T.A. RANCATI: Ai ragazzi, le donne erano di una certa eta'. della mia eta' presumo fossero donne del quartiere che erano li' insieme ad altra gente. Quelli mi si sono scagliati contro in un attimo.
PM Quanti erano?
T.A. RANCATI: Potevano essere 4-5-6, e' stato un attimo, per me e' stato un attimo, per me e' stato come una valanga che mi ha investito, avevo il mio da fare a difendermi.
PM: Cosa le e' successo?
T.A. RANCATI: Mi hanno portato al pronto soccorso, ho riscontrato la rottura del setto nasale, la rottura di un dente, contusioni sul torace.
...
PM: Quanto e' durata la sua malattia?
T.A. RANCATI: Ho qui i documenti, sara' durata due mesi dal primo intervento alla fine.
PM: Intervento terapeutico, non intervento chirurgico?
T.A. RANCATI: No. chirurgico no, cioe' mi hanno messo a posto il naso, sono stato venti giorni per la protezione e poi per il dente sono andato avanti e indietro dal dentista, finche' mi e' andato a posto.
PM: Adesso Sig. Rancati le mostro una foto dell'album numero 2, rilievi fotografici inerenti al corteo degli appartenenti al C.S. Leoncavallo.
T.A. RANCATI: Si. questo sono io e questi sono abitanti del mio quartiere, questo sono sempre io.
PM: Nessun'altra domanda. (...)
PRETORE: Mi dia le sue generalita'
LIVIO: Livio Quagliata, nato a Torino l'8/6/63.
PRETORE: Puo' girarsi un attimo cosi' anche gli avvocati la vedono?
A. VANNI: Qual e' la sua professione?
LIVIO: Giornalista.
A. VANNI: Lei e' stato presente nella mattinata del 20 Gennaio '94 in Via Leoncavallo?
LIVIO: Si.
A. VANNI: A partire da che ora?
LIVIO: Mattino prestissimo, non ricordo esattamente, pero' saranno state le sei, sei e mezza.
A. VANNI: Perche' lei e' andato alla mattina alle sei?
LIVIO :Perche' tutti sapevano, tutta la citta' giornalisti ovviamente inclusi, che quella mattina avrebbe dovuto esserci il cosiddetto sgombero della sede storica del C.S. In realta' poi quando sono arrivato c'erano ancora pochi giornalisti, pero' qualcuno era gia' presente.
A. VANNI: Nel momento in cui lei e' arrivato erano gia' sul posto le forze dell'ordine?
LIVIO: Adesso non ricordo se i carabinieri o polizia, pero' avevano bloccato tutte le strade di accesso a Via Leoncavallo, da Piazza Durante fino alla fine della via.
Questo aveva creato notevoli difficolta' nel senso che non si riusciva ad entrare anche esibendo il tesserino. Poi alla fine sono entrato dalla Piazza opposta a Piazza Durante, adesso non ricordo il nome dove comincia Via Palmanova, dove c'era nessun presidio di forze dell'ordine e quindi sono arrivato davanti alla sede del Leoncavallo e li', proprio davanti ancora non c'erano le forze dell'ordine. c'erano un po' di ragazzi del centro e due o tre giornalisti.
A. VANNI: Lei e' arrivato a piedi?
LIVIO: A piedi si.
A. VANNI: Ha posteggiato la macchina lontano?
LIVIO: Ero in moto, ho parcheggiato la moto in Piazza Durante.
A. VANNI: Ed il traffico era bloccato?
LIVIO: Si, in Piazza Durante, poi ho fatto il giro da Via Padova a Piedi e tutte le vie di accesso da Via Padova che danno in Via Leoncavallo, sono tre o quattro piccole vie, erano bloccate.
A. VANNI: Lei ha assistito al momento in cui i ragazzi che occupavano il centro stavano uscendo?
LIVIO: No, i ragazzi erano gia' fuori.
A. VANNI: Erano gia' fuori quando lei e' arrivato?
LIVIO: Si, erano gia' fuori e c'era il portone chiuso.
A. VANNI: E a quel punto cosa e' successo?
PRETORE: Questo alle sei del mattino?
LIVIO: Si, adesso l'ora esatta non la ricordo, mi ricordo che era presto.
PRETORE: Scusi, erano fuori, ma dove erano situati?
LIVIO: erano li' per strada, davanti al portone, per la strada, stavano parlottando,l i' c'e' anche uno spazio grande un benzinaio, piccoli gruppettini, insomma stavano chiacchierando.
A. VANNI: Cos'e' successo?
LIVIO: Poi, ripeto sulle ore non riesco ad essere preciso, comunque  dopo un pochettino di tempo sono arrivati alcuni funzionari della Questura, non ricordo se alcuni poliziotti o carabinieri, un gruppo forse di carabinieri, non ricordo bene questo. I ragazzi che si trovano per la strada si sono messi davanti al portone abbracciati l'uno all'altro con l'intenzione di far resistenza passiva nei confronti delle forze dell'ordine. La cosa si e' svolta del tutto tranquillamente, nel senso che i carabinieri, i poliziotti o anche i funzionari prendevano queste persone per il braccio e le mettevano dall'altra parte della strada finche' il portone non e' rimasto senza piu' nessuno davanti.
A. VANNI: A quel punto cosa e' successo?
LIVIO: Dopo poco sono arrivati un camion, se non ricordo male del Comune e una ruspa anch'essa del Comune. La ruspa ha "buttato giu'" con un po' di fatica il portone di Via Leoncavallo, con vari tentativi perche' non era riuscita a sfondarlo subito. Quando si e' aperto il portone le forze dell'ordine hanno preso possesso del C.S. Tra l'altro alcuni del C.S. erano entrati per prendere alcune cose, per andare anche a controllare che non venissero fatti troppi danni, anche perche' se non ricordo male , la ruspa entrando aveva rotto alcune cose che si trovavano li' vicino.
A. VANNI: E' stato ostacolato in qualche modo il movimento di questa ruspa?
LIVIO: No, assolutamente, non sarebbe neanche stato possibile.
A. VANNI: Dopo che cosa e' capitato?
LIVIO: Dopo che e' entrata la ruspa sono entrati alcuni carabinieri in motocicletta, insomma parecchia gente, si era ravvivato il C.S., fotografi, giornalisti, cameraman, per cui c'e' stato almeno un'oretta, forse anche di piu', di via vai tra dentro e fuori; intanto la strada continuava ad essere bloccata e poi, pian piano, evidentemente perche' il blocco di Piazza Durante operato dai vigili e dalle forze dell'ordine avevano deciso che ormai la cosa potesse ritenersi conclusa, penso, e' una mia ipotesi, pian piano cominciarono ad arrivare alcuni ragazzi simpatizzanti del C.S. o curiosi o semplici passanti per vedere, infatti la zona era presidiata per cui attirava anche l'attenzione in qualche modo. C'era anche un elicottero, se non ricordo male, comincio' ad arrivare un po' di gente e un gruppo cospicuo di carabinieri e un altro di poliziotti hanno praticamente formato una mezzaluna davanti al portone, questa volta per delimitare la zona per gli addetti ai lavori quindi si poteva entrare se si era giornalisti o se appunto si era del Centro con il permesso delle forze dell'ordine oppure se si era funzionari, carabinieri, poliziotti o vigili urbani, tecnici comunali, eccetera, quindi delimitare l'accesso a quelli che dovevano lavorare sul posto.
A. VANNI: intanto continuava ad arrivare gente?
LIVIO: Si, non tantissima devo dire, io mi aspettavo anche piu' gente in realta' al mattino presto davanti al portone saranno stati una trentina di ragazzi del Leoncavallo o comunque, gente che frequentava il Centro, i militanti del centro. Dopo, forse ne arrivano altrettanti, forse di piu', comunque mescolati anche a gente del quartiere e a curiosi. Si e' trattato di una giornata abbastanza anomala, nel senso che tutto era gia' stato deciso per cui al di la' di questo grande dispiegamento di forze dell'ordine non c'era molta tensione.
A. VANNI: Cosa intende dire quando dice "tutto era gia' stato deciso?"
LIVIO: Nel senso che questo era l'epilogo di una vicenda che si era protratta per alcuni mesi e che aveva bene o male coinvolto tutta' la citta', sia a livello istituzionale che politico. C'era stato questo scontro tra il sindaco Formentini da una parte e il prefetto, i ministri, il questore, ecc. per cui alla fine siamo arrivati all'accordo sostanziale che il Centro sarebbe stato lasciato libero e che ai ragazzi del Leoncavallo sarebbe stata concessa un'altra sede, quella dove poi andranno di Via Salomone. (...)
PRETORE: La parola al PM
PM: Lei quel giorno era stato inviato dalla sua testata da solo o c'era anche qualche collega o fotoreporter presente?
LIVIO: Io sono andato da solo, anzi con un fotografo che collabora con "il manifesto".
PM: Lei di che testata e'?
LIVIO: "il Manifesto". Quando sono arrivato, come dicevo prima, era abbastanza presto e c'erano forse due o tre giornalisti al massimo, poi ne sono arrivati tanti altri.
PM: Non della sua testata.
LIVIO: No.
PM: Quindi lei quel giorno aveva avuto il compito professionale di seguire la vicenda per coprire il servizio giornalistico del "manifesto". Durante questa fase che ha descritto di sua presenza in Via Leoncavallo Mancinelli ha per caso sentito pronunciare dalle persone frequentanti il C.S. Leoncavallo delle frasi particolare, dei cori usuali offensivi per le forze dell'ordine o per la polizia?
LIVIO: Nella prima fase certamente no, nella fase in cui le persone sono spostate dal portone. Nella seconda fase quando invece si era formato questo cordone di poliziotti e carabinieri, se ne e' creato un altro sostanzialmente formato da simpatizzanti, da ragazzi, in quella fase li' c'erano gli slogan soliti.
A. VANNI: Ne dica uno a campione a sua scelta.
LIVIO: Per esempio: "ci avete sgomberato, ma cosa credete in tutta la citta' ci troverete", insomma piu' o meno gli slogan che vengono urlati in queste occasioni, "pagherete caro, pagherete tutto". Ripeto, il tutto rientrava, almeno questa e' la mia impressione di allora e di adesso, in un gioco delle parti di cui tutti comunque conoscevano la sceneggiatura, non so come dire.
PM: Chiedo scusa, ma anche il fatto che i carabinieri dovessero essere oltraggiati rientrava in questo gioco delle parti?
LIVIO: Io non so se sono stati oltraggiati.
PM: Lei ha sentito pronunciare carabinieri di "merda" e frasi simili?
LIVIO: Onestamente io non ricordo esattamente lo slogan, ripeto gli slogan erano piu' o meno quelli usati generalmente nelle manifestazioni, chiunque abbia un po' di conoscenza dei cortei non solo quelli del Leoncavallo, ma in generale di manifestazioni pubbliche, sa benissimo che quando comunque c'e' il fronteggiamento o comunque la presenza di forze dell'ordine e dei dimostranti, come dire, "tradizione non vuole che ci si scambino i fiori", questo e' evidente.
PM: Va bene, nessuna domanda la ringrazio.
LIVIO: Grazie a lei.
PRETORE: Vorrei che mi chiarisse bene quando lei e' arrivato c'erano gia' dei ragazzi fuori. lo ha detto lei prima; poi non e' che a una certa ora ne sono usciti dal Centro degli altri? Non ha visto aprirsi il portone ed uscire delle persone e poi richiudersi il portone?
LIVIO: No, non l'ho visto proprio.
PRETORE: E la resistenza che opponevano queste persone? Quante potevano essere?
LIVIO: Io avevo proprio scritto un articolo e le avevo proprio contate perche' non erano tante, erano una trentina penso.
PRETORE: Che tipo di resistenza passiva hanno posto?
LIVIO: Sostanzialmente si erano messi a braccetto uno all'altro in un paio di file.
PRETORE: In piedi?
LIVIO: In piedi si. Funzionari generalmente e qualche volta qualcuno in divisa li prendevano per il braccio e li accompagnavano dall'altra parte della strada.
PRETORE: E loro stavano dall'altra parte della strada, non ritornavano.
LIVIO: Qualcuno ogni tanto ritornava e poi loro lo riprendevano.
PRETORE: Non erano seduti per terra? Lei e' sicuro di questo?
LIVIO: Si, sono sicuro..
PRETORE: Puo' andare. (...)
PRETORE: Si accomodi. Ci da' le sue generalita'
DANIELE: Daniele Farina, nato a Milano il 23/9/64.
PRETORE: Lei viene sentito ai sensi dell'articolo 210, ha un difensore di fiducia?
A PALUMBO: Si, l'Avv. Palumbo, foro di Milano.
PRETORE: Lei ha la facolta' di non rispondere in quanto imputato di un reato collegato.
A. VANNI: Sig. Farina lei e' stato presente in Via Leoncavallo il 20 Gennaio al mattino?
DANIELE: S ero presente in Via Leoncavallo ed ho seguito l'intera vicenda delle cose accadute nei giorni precedenti il 20 e ovviamente in quelli successivi.
A. VANNI: Ci puo' dire un po' diffusamente che cosa e' successo in quella occasione?
DANIELE : Tenga presente che quanto e' accaduto il 20 Gennaio e' esattamente quello che era stato di fatto concordato come una qualsiasi manifestazione pubblica nella questura di Milano il giorno precedente in un incontro che vedeva presenti il questore Serra, il capo della digos, il vice questore De Feo ed altri funzionari della questura compreso il funzionario che poi diresse le operazioni in Via Leoncavallo che aveva, credo, la responsabilita'.
A. VANNI: Lei ha partecipato a questo incontro?
DANIELE: Si, ero presente io, era presente, credo qualche altro imputato di questo processo tra cui ricordo perfettamente Carlo Ceccon e credo una rappresentante della "associazione delle mamme" del Leoncavallo.
A VANNI: A che cosa si era deciso in questa sede?
DANIELE: Questo era il ventesimo incontro relativo alle vicende del Leoncavallo fin dal mese di Ottobre, il Leoncavallo aveva fatto una scelta antica di non ripetere quel tipo di resistenza dell'Agosto '89, ma di modificare politica di opposizione al progetto che la giunta Formentini andava svolgendo. Quindi sostanzialmente l'idea che la resistenza non si facesse dai tetti come nel '89 con tutto quello che ne era conseguito era un a scelta politica ben nota alla questura e sulla base della quale si son prese le decisioni, cioe' sostanzialmente eravamo di fatto autorizzati a svolgere un presidio, sapevamo perfettamente che avremmo fatto resistenza passiva davanti alla porta del C.S. Leoncavallo. Le perplessita' del questore erano quelle per cui non vi era personale tra le forze di polizia atto a questo tipo di sgomberi all'americana, cioe' sostanzialmente quelli in cui vieni portato via "da seduto o da in piedi" di peso.
Questa perplessita', in realta' ci fu testimoniata anche da Nando Dalla Chiesa il giorno precedente, alcune ore prima dell'incontro alla questura, cui l'allora capo della polizia, Parisi telefonato adducendo lo stesso tipo di problemi, cioe' il fatto che quel tipo di sgombero, sapendo che noi avremmo proposto in sede di Questura questo tipo di dinamica di sgombero loro non avevano personale preparato a fare questo tipo di operazione. Non avevano nessun problema a fare uno scontro violento, ma avevano invece numerosi problemi per quel tipo di scelta che noi avevamo adottato.
Pero' di fatto alla fine della riunione fu comunque autorizzato questo presidio sapendo perfettamente che cosa questo presidio avrebbe comportato. Quindi la mattina dello sgombero le forze di polizia erano strutturate in modo particolare per intervenire in fasi successive. Erano pronti a qualsiasi tipo di operazione ma erano di fatto organizzate per cui i primi plotoni erano privi di casco e di altro e vi erano altre numerose forze intorno invece che erano pronte ad altre evenienza operative. Dico questo perche' credo che dal punto di vista della questura non vi fosse assoluta fiducia che noi avremmo di fatto aderito al tipo di intendimento politico che era pubblicamente espresso, cioe' da parte della questura credo che vi fosse la preoccupazione che in realta' fossa un'imboscata quel tipo di scelta che noi avevamo fatto e che in realta' all'interno del centro vi fosse gente preparata ed organizzata ad una resistenza attiva. Tanto e' vero che la mattina del 20 Gennaio verso credo le 7.30 per la prima volta dopo che l'intera area era stata isolata fin da penso una ventina di minuti prima e che soltanto una cinquantina, una sessantina di persone erano riuscite ad arrivare, a filtrare, molte altre poi si aggiungeranno nel corso della mattina, io penso che alla fine fossero svariate centinaia di persone, a mano a mano che la voce si spargeva, il capo della digos venne  e mi chiese se noi eravamo pronti e se non c'era nessuno all'interno del centro insistendo particolarmente su questo.
Io presi tempo dicendo che noi non eravamo pronti e di aspettare e questo fatto fu ritardato alle 7.45, di nuovo rimandai la cosa e alla fine concedemmo invece il nostro assenso affinche' la cosa si svolgesse in quei termini. Fino a questo punto il clima generale testimonia mi sembra una chiarezza, una limpidezza assoluta sia degli intendimenti politici che dei comportamenti poi di piazza. Io sono stato il primo ad essere "tirato via" dal portone del Leoncavallo, dal Dott. Scarpis, sono stato isolato dal resto degli altri per un certo periodo di tempo, mi sono oscuri i motivi di questo, evidentemente era una verifica ulteriore se le cose andavano come dovevano andare dal loro punto di vista. inizialmente la cosa ha avuto, tra l'altro io non sono imputato in questo processo, successivamente si sono verificate un po', le forze di polizia si limitavano a spostare i dimostranti, ma non impedivano che gli stessi tornassero davanti al portone, quindi di fatto l'operazione di sgombero si e' ripetuta due volte, tre volte finche' non si sono accorti di questa dinamica ed hanno a quel punto circondato tutti gli sgomberati, sperando quelli che erano ancora davanti al portone e quelli che non lo erano in un cerchio molto stretto, del diametro di questo emiciclo piu' o meno in ho chiesto condotto anch'io perche' non volevo essere differenziato, isolato dal resto degli imputati o tenuto in ostaggio. Poi si e' formato questo cordone, credo che l'unico momento che puo' nella fattispecie far pensare ai reati in forma isolata possano essere invece magari identificati e' stato quando, in forma per noi assolutamente sorprendente, una ruspa perche' nessuno aveva parlato di questa, noi ingenuamente probabilmente pensavamo che le  forze di polizia potessero penetrare all'interno in mille modi. da mille porte perche' il C.S. Leoncavallo non e' mai stato una fortezza inespugnabile, ma anzi assai permeabile dal punto di vista della possibilita' di entrarvi e di accedervi. Invece c'e' stato questo sfoggio di muscolatura che probabilmente questa e' una valutazione che faccio io, fu sfondato il portone del locale che aveva tra l'altro anche un valore artistico notevole, era una cosa molto bella, che numerosi pittori avevano nell'ottobre dipinto fu sfondato dalla ruspa e credo che questo fu l'unico momento in cui l'imperizia delle forze dell'ordine gia' segnalata, l'esuberanza di qualche giovanotto nostro hanno portato al fatto che c'e' stato qualche lamento di piu', qualche trascendere tra le righe, ma credo assolutamente contenuto tanto e' vero che credo non ci siano particolari cose da dire. E' stata comunque l'unica frazione in cui si e' rischiato, ma cio' non e' avvenuto, che quanto era stato precedentemente definito potesse in qualche modo "saltare". Poi pian piano sono filtrate le persone, gli abbiamo chiesto e piu' volte ripetuto che la gente che arrivava sentendo la radio ecc. potesse venire fin qui davanti al Leoncavallo, si e' costruito questo grosso assembramento di alcune centinaio di persone e a quel punto di nuovo mi e' stata ribadita dal Dott. Finolli e da altri funzionari della questura e dai carabinieri la preoccupazione che la cosa degenerasse, perche' ovviamente arrivavano centinaia di persone e vi era una formidabile "incazzatura" per quello che rimaneva, comunque, lo sgombero di una realta' con venti anni di storia, i suoi morti e tante altre questioni, per cui fummo invitati, io personalmente fui invitato piu' volte a partire in corteo dalla Via Leoncavallo e a trasferire tutti i compagni manifestanti davanti alla sede assegnata dal prefetto di Milano all'Associazione delle mamme del Leoncavallo: cosa che e' successa verso mezzogiorno dopo che ancora ripetuti inviti dello stesso questore che era stato chiamato telefonicamente, tra l'altro, e che, se non ricordo male, volle parlare con me anche direttamente per assicurarsi che lo svolgimento della cosa avrebbe avuto quel tipo di iter e che sarebbe stato comunque pacifico e di massa, senza altri tipi di manifestazione. Quindi poi il corteo e' partito da Via Leoncavallo, ben circondato di un contingente di polizia credo che ci siano stati slogan tipici di qualunque corteo, senza particolari accentuazioni o tali da configurare fattispecie di reato particolari, poi questo non sta a me giudicarlo, questa e' la mia opinione. Io ho lasciato poi il corteo all'altezza di Piazza Durante, credo che se, da quello che ho visto io fino a Piazza Durante, vi sono state frizioni sono quelle fisiologiche di una partita di pallanuoto direi, in cui tutto sommato sott'acqua e' normale che vi siano frizioni che fanno parte del gioco, non sono falli credo, e' stato semplicemente il trasferimento di una massa di centinaia di persone molto premuta ai lati, quindi senza alcun altro tipo di questioni. Questo e' il ricordo che ho io di quella giornata, credo che in generale la mia testimonianza valga quantomeno a ricostruire correttamente uno degli aspetti di una vicenda che ha molti mesi, molti anni di gestazione e di sviluppo. 
A. VANNI: Ci puo' spiegare dal punto di vista suo e delle persone con cui avevate concordato questa scelta, che significato aveva questa resistenza passiva davanti alle porte del centro?
DANIELE: Noi avevamo in un dibattito piu' generale a Milano che ha coinvolto migliaia di persone, fatto delle scelte diverse da quelle dell'89, tant e' vero che nessuno, davanti a quella porte di Via Leoncavallo, fu travisato piuttosto che armato, piuttosto che altro; non che nell'89 ovviamente questo fosse stato in qualche modo. Cio' non toglieva il fatto pero' che in qualsiasi caso volevamo dare una risposta e un segnale anche in quell'occasione a quello che era uno sgombero, un fatto gravissimo di un'Amministrazione Comunale che procedeva come un caterpillar, sui diritti dei deboli, compresi quelli dei giovani del C.S., anche degli immigrati e di tanti altri, quindi chiedemmo di fatto questo presidio in cui configurava come un presidio passivo. non violento sicuramente, ma al tempo stesso di attiva denuncia di questa circostanza. Questo c'e' stato, questo era il senso molto banale, se vogliamo, della fattispecie, e' chiaro che la situazione e' molto piu' complessa; in questi mesi ci sono state cinque manifestazioni, la piu' piccola il 18 Dicembre di 2000 persone, le piu' grandi in numero superiore ai 10 mila nel mese di Ottobre e nei seguenti; questo io credo testimonia il fatto che quel processo di riflessione, di lotta molto duro all'interno di questa citta' abbia avuto un esito di questa natura, testimonia il fatto che nulla sia andato oltre cio' che una matura riflessione politica, ma di un intero movimento, hanno poi conseguentemente prodotto. Sono stato molto sorpreso quando questa vicenda e' diventata un procedimento penale, perche' fra i tantissimi che abbiamo a nostro carico, io personalmente ne ho, ma tanti co-imputati ne hanno, questo e' forse uno dei pochi in cui la cosa e' assolutamente sorprendente.
A. VANNI: Mi sembra di capire che il significato di questa resistenza passiva fosse una sorta di protesta contro le scelte della Giunta Comunale di Milano, pero' risulta, e questo e' proprio una parte importante del capo d'imputazione a carico dei suoi amici e compagni, che nel corso del corteo non furono lanciati tanti slogan contro la giunta comunale, contro il sindaco, ma ci furono degli episodi, un po' offensivi nei confronti delle forze dell'ordine. Lei pensa che questi slogan, se sono lanciati, siano stati lanciati come una scelta collettiva deliberata oppure che possano essere stati delle scelte individuali determinate dal momento di rabbia, di dolore, di rimpianto per il fatto di aver dovuto abbandonare quella sede?
DANIELE: Io non ero presente al corteo, tranne nella sua prima parte, quindi non so se sono stati lanciati o meno slogan o altro. Tenga presente che fa parte di un immaginario collettivo, o comunque di una ritualita', il fatto che vi siano slogan da parte dei manifestanti contro le forze dell'ordine, che che' se ne dica, spesso e volentieri rispondono in qualche modo o negli atteggiamenti o  poi verbalmente in gruppi isolati eccetera a questo tipo di dinamiche o mettano in atto altre vicende che non configurano esattamente un rapporto neutro tra il dipendente della Stato e il manifestante, configurano altre dinamiche di diversa natura. Quindi ritengo anche li' nella fattispecie se sono stati lanciati dipendono ovviamente, da questo immaginario collettivo che si ripete in ogni manifestazione, non c'e' una manifestazione a Milano, non quelle del Leoncavallo, in cui non si fanno accenni sulla disoccupazione, il bel mestiere o cose di questo tipo, ma credo che facciano parte di una dinamica, in qualche modo di un immaginario collettivo, di una ritualita' che avesse in quella circostanza la sua profonda natura sul fatto che da mesi e mesi si era in presenza di un meccanismo di militarizzazione, ovviamente non per volonta' diretta delle forze dell'ordine, ma per volonta' politica che sovrintendeva ad essi, ne per volonta' certo del C.S. Leoncavallo che se fosse rimasto dov'era per altri vent'anni si viveva. Quindi credo che anche quello facesse parte, tutto sommato, di una fisiologia che non credo abbia avuto nessun intendimento particolare.
A VANNI: Lei non era presente in Via Salomone al momento dell'arrivo del corteo?
DANIELE: Non ero presente, ero sempre in Via Leoncavallo in diretta telefonicamente mi fu detto che c'erano delle persone davanti che impedivano l'accesso, io gli risposi che mi sembrava impossibile  perche' di fronte a casa mia sostanzialmente se uno si para davanti, e' successo per il periodo di sei mesi del decreto prefettizio, se qualcuno mi si para davanti tentando di impedirmi di entrare. a questo punto si configura una violazione della legge e mi sembrava impossibile, visto che c'erano dei funzionari di Polizia li' presenti, che consentissero un'operazione di questo tipo, sapendo benissimo che quando un corteo, che ha fatto una partita di pallanuoto sott'acqua per cinque km o tre km scusate, qual e' la distanza tra Via Salomone e Via Leoncavallo, dopo ore e ore passate al freddo dalle 7.00 del mattino, almeno per alcuni, fino alle 13.00 o le 12.00 no  mi ricordo neanche quando esattamente parti' e arrivo' quel corteo era evidente che si cercava in qualche modo la provocazione, la strumentalizzazione politica.
Chiesi se era possibile immediatamente informare il responsabile di quella situazione perche' rimuovessero quel tipo di blocco, perche' era ovvio che se il corteo fosse arrivato li' davanti, si sarebbero creati degli elementi di tensioni. Credo che poi in realta', anche qui, la fisiologia di uno che impedisce di entrare in casa mia e io gli dico "spostati", si rifiuta di spostarsi, mi alza le mani eccetera, abbia prodotto qualche lamento di frizione, ma di cui tutto sommato anche qui, non per minimizzare, rispetto alla complessita', all'emotivita' di quella vicenda poi giudichera' la corte.
A VANNI: Lei ha parlato di decreto prefettizio, sara' acquisito questo decreto che vi assegnava temporaneamente la sede di Via Salomone, lei ne ricorda il contenuto? La motivazione in particolare di questo decreto?
DANIELE: La motivazione del decreto non la ricordo con precisione, ricordo che era una lunga lista sostanzialmente in cui ci veniva consegnato, perche' era un decreto di consegna, per motivi di ordine pubblico. Cioe' gravi motivi di ordine pubblico portavano il prefetto di Milano a trovare una soluzione diversa da quella dello sgombero tout court, ma assegnavano per un periodo massimo di 180 giorni la sede di Via Salomone. In realta' poi ovviamente c'erano state tutta una serie di promesse, cui si poteva dare credito, che poi infatti hanno avuto nell'agosto, sul fatto che sarebbe reiterato il decreto, che si sarebbe trovata una soluzione eccetera; poi evidentemente ci sono state le elezioni politiche e tanto altro e che le cose si sono ulteriormente modificate. Pero' credo che questo decreto, brevissimo nel merito, era sicuramente dettato da motivi di ordine pubblico per vari motivi e ragionamenti, non soltanto gli incidenti che potevano verificarsi in assenza di questo meccanismo di ammortizzamento, una specie di cassa integrazione, la valutavo io, ma anche perche' una precisa strategia dell'ordine pubblico da tanti anni presuppone il fatto che alcuni ben individuabili sono sicuramente assai piu' controllabili e trasparenti che non lo spezzettamento di centinaia di militanti politici per quello che riguarda il Leoncavallo, con una loro storia, una loro tradizione, all'interno della citta', quindi anche da un punto di vista dell'ordine pubblico. La famosa finestra di cui ha parlato spesso il questore Serra in quei mesi, finestra di visibilita' per svariate amministrazioni della sinistra antagonista, credo avesse un po' questo significato quel decreto, molto al di la' della filantropica decisione di qualcuno o dello scontro politico tra forze di governo locale e nazionale.
A. VANNI: Facciamo un passo indietro al 19 Gennaio forse l'ha gia' detto, era implicito, ma vorrei che fosse esplicitato: avevate ritenuto di accettare questo trasferimento?
DANIELE: Era stato valutato, ma non soltanto il 19 Gennaio, la valutazione politica era stata fatta molto prima, tant e' vero che ci eravamo resi disponibili se venivano rispettati dei criteri che erano in particolare dei criteri di autogestione, di territorialita', cioe' di vicinanza e di contiguita' con i quartieri in cui abbiamo vissuto per 18 anni, abito tra l'altro li' ancora adesso, abbiamo accettato politicamente questa cosa. Avevamo accettato anche addirittura il trasferimento in quella specie di landa desolata, che era cascina Van Gogh del Parco Lambro nei giorni di Dicembre in cui si configuro', tra l'altro, un'altra di quelle kafkiane situazioni all'italiana in questo lungo scontro tra apparati dello stato e forze politiche in realta' nel paese o comunque a Milano sicuramente; quindi da quel punto di vista la decisione era stata presa. Era stata presa anche la decisione di accettare quel tipo di sistemazione in Via Salomone che ci fu comunicata pochissimo prima. Noi non avemmo quasi il tempo di vedere nello specifico Via Salomone, anzi, credo che nessuno di noi sia stato preavvertito in maniera da poter visitare quel posto, fu deciso con l'autorita' esterna completamente a tavolino che se non fosse stato per questa forte decisione politica presa nei mesi precedenti a Milano da svariate forze del movimento antagonista che erano presenti nella sede del Leoncavallo il giorno dello sgombero, credo che sarebbero sicuramente emersi problemi per la procedura assolutamente di emergenza totale con cui e' stata gestita in maniera stumentale l'intera vicenda del Leoncavallo, non solo in questa circostanza.
PM: Sig Farina, lei ha parlato di questo accordo che esisteva fra C.S. Leoncavallo e rappresentanti istituzionali, fra cui il questore Serra eccetera. mi pare che abbia gia' trattato questo argomento nel suo passaggio: se per il giorno del 20 Gennaio tutto era gia' stato organizzato, nel senso che c'erano stati accordi sulle modalita' di sgombero, su questa attivita' di resistenza passiva eccetera. Perche' alla fine hanno denunciato 72 persone per questi reati?
A. VANNI: C'e' opposizione, bisogna chiederlo a chi ha fatto la denuncia.
PM: E' una valutazione, non e' un testimone, a parte che e' una parte.
DANIELE: Io non ho problemi a rispondere a quello che ha detto. Quando vado in questura a chiedere le autorizzazioni penso di rapportarmi allo stato e quindi al di la' poi delle forme del conflitto fra i poteri dello stato, di parlare con un'autorita' che non e' semplicemente la questura di Milano in quanto tale, in quanto singoli personaggi. Sullo specifico della domanda, francamente, credo che ci sia in questa citta' un meccanismo di cui lei e' un protagonista, che sta diventando assolutamente anomalo, cioe' credo che vi sia una modalita' di procedimento che punta all'enucleazione di un certo numero di persone all'interno di un complesso sociale estremamente piu' grosso, al fine di svuotarne, io credo, le potenzialita' a condurre in tempi abbastanza stretti attraverso queste forme di pressione o alla detenzione di un certo numero di soggetti o comunque al fatto di una continua e costante pressione su di questi per condizionarne i comportamenti e le scelte politiche. Nello specifico della domanda credo che questa situazione stia ormai da tempo degenerando in una forma, non la chiamo persecuzione perche' non credo sia il termina corretto, comunque una forma di accentuazione di alcune caratteristiche di un rapporto tra funzionari dello stato e della questura e un certo numero di cittadini di questa citta', che va al di la' del rapporto corretto, o comunque delle funzioni e dei poteri che a questi funzionari sono attribuiti.
Credo che ci siamo delle forme di personalizzazione della vicenda e di tutte queste vicende, salvo che ovviamente non puo' sfuggire, questa personalizzazione possibile soltanto laddove una volonta' politica precedente abbia dato non soltanto un nulla osta, ma abbia stimolato questo tipo di procedura. Io credo di avere, non so me lo dica lei, centinaia di denunce? Decine? non so, non riesco neanche piu' a tenere il conto di quante ne ho. Mille denunce, evidenziano un solo dato, e qui chiudo perche' non voglio farla lunga e non voglio far comizi politici, e' in atto una criminalizzazione di un corpo sociale politico estremamente ampio in questa citta' e credo che il C.S. Leoncavallo, in particolare, o e' una grande associazione a delinquere, allora gli si diano i reati associativi, si abbia il coraggio di dargli i reati associativi, oppure c'e' qualcosa che non funziona. Io credo che ci sia qualcosa che non funziona.
PM: Io non ho capito la sua risposta, mi scusi, non ho colto il senso. Nel caso specifico lasciando stare il disegno politico di cui io faccio parte e quant'altro, perche' vi hanno denunciato se non e' successo nulla?
A. VANNI: Io mi oppongo a questa domanda perche' e' illogica, non si puo' chiedere a chi subisce un trattamento giudiziario le ragioni per le quali questo trattamento giudiziario ha avuto origine come una notizia di reato. Se noi dovessimo porre la stessa domanda tutti i giorni a tutti gli imputati che sfilano su quell'emiciclo o in altre aule di pretura di tribunali piu' piccoli non finiremmo piu', ma lei se lo immagina? Ma quando mai si chiede a un denunciato la ragione per la quale gli operanti hanno deciso di sporgere una rapporto contro di lui? Non succede mai. Io ritengo che siccome questo e' un processo ordinario, vadano applicate delle regole ordinarie e quindi questa domanda non vada posta, se vogliamo porla la possiamo porre a quegli stessi testimoni che prima del sig. Farina hanno deposto in quest'aula richiamiamoli.
PM: Credo che il dato ce lo abbiano gia' dato, loro hanno detto che sono stati denunciati perche..., siccome il Sig. Farina ha parlato di questo accordo che e' un dato nuovo, volevo sapere il motivo per cui in questo accordo qualcosa non ha quadrato. Siccome la domanda poi non ha questa grande rilevanza rinuncio. Grazie, ho finito.

