28 GENNAIO '95

Siamo arrivati all'ultima udienza di questo processo con tutta la parte dibattimentale dell'Accusa e della Difesa, ma soprattutto con le dichiarazioni spontanee degli imputati. Chi ha seguito il processo ricordera' come sin dalla seconda udienza il collegio difensivo abbia dovuto rinunciare all'incarico per incompatibilita' rispetto alle scelte metodologiche del Pretore, parziali, che avvallavano cioe' tutte le ingerenze che al PM venivano in mente.
A questo si aggiungeva la volont da parte dei compagni qui processati di rendere un'idea precisa di tutta la variegata composizione di quel presidio, per contenuti, esperienze e motivazioni, determinato a denunciare con la sola presenza uno sgombero che altrimenti sarebbe  passato sotto silenzio, del C.S. Leoncavallo dalla sua sede storica. Da qui nascono le dichiarazioni spontanee impegnate, da una parte a essere complementari rispetto alla difesa d'ufficio, dall'altra a dar voce, anche in un'aula di tribunale, al nostro agire politico, attraverso le forme e i modi che potrete scoprire leggendole.

STRALCI DALLE STENOTIPIE

Per favore silenzio durante le discussioni, perch se qui non si riesce a sentire dobbiamo sospendere e rinviare per avere un'aula pi grande, aula grande vuol dire aula bunker di Via Uccelli di Nemi, quindi se vogliamo sperare di chiudere il processo conviene fare silenzio.
PM:Partirei dal concetto giuridico di radunata sediziosa. Con riferimento alla norma incriminante, quindi alla fattispecie, all'imputazione contestata e alla condotta base ravvisata nella condotta degli imputati. La contestazione  di avere partecipato a una radunata sediziosa. Per quanto riguarda il primo profilo di addebito, tale condotta comporta esclusivamente una presenza, sotto il profilo oggettivo e, sotto il profilo soggettivo, la coscienza e volont di prendere parte a una radunata che sia sediziosa (...)Ai fini della configurabilit del reato di cui all'Art. 655 CP, non v preso in considerazione il numero delle persone particolarmente attive, e come tali protagonisti della radunata, bens quello complessivo dei partecipanti alla riunione, compresi quelli non identificati dalla polizia. Indipendentemente, infatti, da un preventivo concerto, anche un casuale assembramento assurge a radunata quando le persone riunite agiscono unanimemente e si dimostrano animate da concordanti intenzioni. Al concetto di radunata sediziosa e alla condotta sono estranee forme d violenza tipiche e tipizzabili in altre fattispecie di reato, come per esempio atti di danneggiamento, atti di aggressione alla persona che se fossero stati posti in essere dai partecipanti alla radunata sarebbero oggetto di contestazione a parte. Pertanto il concetto di radunata sediziosa non implica necessariamente un'attivit violenta sotto il profilo della rilevanza e della messa di atti che rientrano nell'albo di altre fattispecie penali. Il problema giuridico che ha affrontato la giurisprudenza di legittimit e di merito  la definizione del concetto di sediziosit, dell'aggettivo "sedizioso". Richiamo due sentenze, entrambe della sezioni sesta della Corte di Cassazione del 19 maggio 1973 e del 20 ottobre 1975, e quali dicono che si considera sedizioso il comportamento che esprime ribellione, sfida, insofferenza verso i pubblici poteri e verso gli organi dello stato cui  demandato di esercitarli. Comportamento, questo, che si desume dal complessivo inequivoco atteggiamento della folla riunita (...). Il concetto di sediziosit implica immediatamente come viene tutelato l'Ordine Pubblico che , nella concezione minima e pi semplice, il regolare svolgimento del quotidiano civile e quindi la possibilit per ogni cittadino di poter passeggiare per una strada senza incorrere nel rischio di trovarsi coinvolto in atteggiamenti che potrebbero porre in pericolo l'Ordine Pubblico e di riflesso la sua tranquillit sociale. (...) Ancora, Cassazione 9 aprile 1977 : "deve ritenersi sediziosa la condotta che rivela ribellione verso i pubblici poteri e verso gli organi dello stato ai quali spetta il diritto e il dovere di esercitarli(...).
Inquadrate le fattispecie di radunata e grida sediziose, occorre esaminare il comportamento dei partecipanti a quella radunata, a quell'assembramento del 20 gennaio 1994, per interpretare da una condotta oggettiva se questa esprimesse sediziosit, cio ribellione, insofferenza e sfida verso i pubblici poteri.
Nell'esposizione introduttiva avevo richiamato alcuni temi di prova che volevo portare alla verifica dell'esame dei testi e delle prove assunte del dibattimento e che, se provati, a mio modo di vedere, avrebbero configurato quell'assembramento del 20 gennaio come sedizioso. In particolare volevo provare che quel giorno era stato organizzato un presidio iniziale di 80 persone, poi aumentate fino a 300 unit, e dopo che era stato sgomberato un altro immobile in Via Conte Rosso n.27, per RESISTERE ATTIVAMENTE  alle forze di polizia che dovevano assicurare l'esecuzione di una ordinanza del sindaco, di demolizione di opere abusive. Tale affermazione  stata provata per una serie di riscontri. Primariamente perch gli occupanti del centro sociale, intesi come persone che la notte dormivano nel Centro Sociale Leoncavallo e che ne avevano il possesso in momenti di tranquillit, non superavano le 10 unit. Secondariamente perch  stato rinvenuto del materiale come bottiglie e sassi e altri oggetti destinati all'offesa alla persona, sui tetti del C.S. Leoncavallo. Poi perch sono state ammassate o comunque  stato rinforzato il portone del C.S. Leoncavallo per impedire o comunque rendere difficoltoso l'accesso da parte delle forze della Vigilanza Urbana che dovevano abbattere le opere abusive. Successivamente si doveva provare, ed  stato provato, che si  creato un cordone di persone davanti all'ingresso del centro, per impedire l'accesso al centro stesso. In questo caso la resistenza dei soggetti non  stata soltanto passiva, nel senso della richiesta di provocare un semplice spostamento delle persone, essendosi verificate anche attivit di aggressione verso le forze di polizia. Dopo l'ingresso delle ruspe nel Centro, per circa due ore i rappresentanti delle forze di polizia sono rimasti schierati a ferro di cavallo per impedire un nuovo ingresso e quindi una nuova occupazione della sede del Centro Sociale da parte di soggetti che continuamente tentavano d aprire varchi nel contingente, utilizzando anche oggetti, e vedremo quali, ed essendo parzialmente travisati, almeno alcuni. Successivamente il responsabile dell'Ordine Pubblico ha concesso l'autorizzazione agli Imputati e ad altre persone non identificate, o comunque non denunciate, di sfilare in corteo da Via Leoncavallo fino alla nuova sede di Via Salomone 71. Autorizzazione data evidentemente, e vedremo che anche questo punto  stato provato, per non creare ulteriori focolai di disordine e di piazza, visto il clima gi teso esistente. Malgrado tale concessione, gli imputati e gli altri appartenenti alla radunata sediziosa non hanno consentito, soprattutto in Piazza Sire Raul, alle forze di polizia di prendere la testa del corteo, secondo le normali strategie di controllo in materia di ordine pubblico. In tale contesto si sono verificati degli scontri con ferimento di uno dei manifestanti, A.M., come anche provato dal certificato medico prodotto. In tutto questo contesto sono state scandite frasi di natura sediziosa. Ulteriormente, nei pressi della nuova sede di Via Salomone, mentre le forze di polizia non erano presenti o comunque si erano ritratte, anche qui per una questione di tutela dell'ordine pubblico, venivano indirizzati sputi vari, o comunque si creava un contraddittorio, dove da una parte c'erano i manifestanti e dall'altra c'erano poche persone di mezza et le quali manifestavano la loro perplessit circa la presa di possesso da parte dei simpatizzanti del Centro Sociale della nuova sede di Via Salomone. In questo contesto, Rancati Rocco (uno di quelli che ci voleva impedire di prendere possesso dell'area. N.d.R.) riportava la frattura delle ossa nasali e lesione a un dente. Le prove "principi" sono le prove testimoniali, che trovano un riscontro negli avvenimenti per quanto riguarda la rappresentazione di momenti essenziali nei rilievi fotografici eseguiti. Io ho proprio effettuato uno specchietto comparativo tra le quattro deposizioni degli operanti dell'ufficio Digos, per vedere se qualcuno possa aver detto qualcosa di pi o enfatizzato diversi punti rispetto gli altri (...). Se analizziamo queste testimonianze, e lo faremo, punto per punto, con questa comparazione, vedremo che tutti i testi hanno reso dichiarazioni univoche circa la narrazione dei fatti accaduti il 20 gennaio '94. Prima di questo esame dei testi mi sembra essenziale toccare soltanto un punto, emerso dalle dichiarazioni del Dottor Pensa, il quale dice "Fu data l'autorizzazione al corteo per motivi di ordine pubblico, per far decantare la situazione esistente". Il quale ci dice anche "Le forze di polizia non scortarono il corteo fino a Via Salomone sempre per una questione di ordine pubblico, per far decantare la situazione". Lo stesso XXXXX (compagno del Leoncavallo) ci dice che il giorno prima si era verificata una riunione con i rappresentanti istituzionali del Ministero degli Interni, Questore, Prefetto e quant'altri, per scegliere una strategia di sgombero al fine di evitare quegli incidenti che si verificarono nel 1989 e che portarono all'arresto di alcune persone e al ferimento di altre. Nel racconto poi del consigliere di Rifondazione Comunista, Umberto Gay in cui si parla della storia del Leoncavallo, per lo meno con riferimento a queste ultime vicende giudiziarie, direi dall'insediamento della giunta Formentini fino ai fatti del 20 gennaio, traspare u punto essenziale. La scelta di trovare una nuova sede al Centro Sociale da parte dell'Istituzione Governo, parlo del Ministero degli Interni, parlo del Prefetto, parlo del Questore, venne data per due motivi essenziali: uno, evidentemente un profilo di opportunit socio-politica, una valutazione di merito e di riconoscimento di quanto il Centro Sociale portava alla citt, delle loro iniziative, del loro valore culturale. Ma questo  un motivo che direi politico in senso ampio che non spetta al Magistrato ovviamente sindacare, di cui noi prendiamo atto. Ma c' un altro motivo, sicuramente, che attiene all'ordine pubblico. In sostanza il Governo, i rappresentanti del Governo decisero di requisire la sede e di concedere un'altra sede al Centro Sociale Leoncavallo, e ad alcuni simpatizzanti, ovviamente non a tutti, c'era una potenzialit, una germinazione, tale da crescere turbativa nell'ordine pubblico, con eventuali forme di resistenza e di aggressione. Io ritengo che questo punto essenziale sia stato il punto di forza della fase contrattuale. Ed  un punto di forza che v preso in considerazione sotto il profilo giuridico per la valutazione anche di questi fatti. Il riscontro a quello che st dicendo, oltre alle testimonianze che ho citato, emerge chiaramente dalla motivazione stessa che il Prefetto ha dato dell'atto di registrazione della sede di Via Salomone, allorch ha parlato di "gravi motivi di ordine pubblico". E del resto non si spiegherebbe il perch di un diverso atteggiamento rispetto ad altre associazioni o aggregazioni sociali che pure hanno dignit di esistere in Milano e che hanno sempre attraversato grossi problemi sotto il profilo del finanziamento da parte delle istituzioni e sotto il profilo del rinvenimento di una sede. Per esempio il Centro Sociale di Villa Amantea che ha avuto una storia differente e ce offriva un valido servizio di assistenza a extracomunitari.
Continue proteste da parte degli imputati
PM:Dicevo, altre associazioni che pure hanno un riscontro culturale e una valenza sociale in Milano, non hanno ricevuto un trattamento simile da parte dell'Istituzione; allora il problema degli extracomunitari, dei centri di prima accoglienza, dei nomadi, del centro accoglienza famiglia in crisi, del centro bambino maltrattato, ecc. Tutto questo per dire che io ritengo che il punto di forza contrattuale del Centro Sociale poteva anche essere da parte di alcuni, e poi leggendo i resoconti giornalistici si vedr anche di un partito, all'interno tra "falchi" e "colombe", c'era la possibilit in sostanza di creare turbativa per l'ordine pubblico. Tornando all'esame dei testi, prendiamo in considerazione i Testi a difesa: noto una genericit di racconto. Per quanto riguarda il teste Gay, era presente in Via Salomone, ma lui stesso ha parlato in maniera coscienziosa  in quanto rappresentante istituzionale, si poneva un problema nel profilo di corteo di Via Salomone e quindi dell'ingresso da parte dei manifestanti per la salvaguardia non solo dei manifestanti, ma anche di quei cittadini di mezza et che stazionavano davanti alla sede ex-Krupp requisita dal Prefetto di Milano. La teste M. (giornalista del quotidiano "LA NOTTE", citata dalla difesa-n.d.r.) parla di una situazione di tensione e d un riscontro di quanto diranno i testi dell'accusa, e cio che dal Centro Sociale Leoncavallo sono uscite alcune persone e non gi che stazionavano fuori. XXXXX (compagno del Leoncavallo, citato dalla difesa in quanto "coimputato in procedimenti connessi") parla di una partita di pallanuoto. Vediamo attraverso il racconto degli altri Testi come si  svolta questa partita di pallanuoto.
Alle ore 8 abbiamo la prima fase, che  quella dello SGOMBERO.Il teste PENSA (Vicequestore Aggiunto - N.d.R.) che arriva alle ore 7 ci dice che escono dal centro 50 persone. Il Teste BAFFI (Digos) che arriva alle 8.00 dice che erano 70/80 persone e ci dice anche che di solito sono 10 le persone che stazionano permanentemente nel Centro a dormire e a pernottare.. Il Teste COLLU (Digos) ci dice che sono 80 le persone che escono, e il Teste DE ROSA (Digos) ci dice che sono 80 le persone che escono. (...) secondo fase:il momento della RESISTENZA, attiva o passiva, vedremo come. Il Teste PENSA ci dice testualmente che le persone ragivano e si divincolavano. Questa fase dura almeno un'ora e si crea una specie di balletto, perch le persone trasportate che reagiscono e si divincolano, poi tornano indietro. Il Teste BAFFI ci dice che l'attivit di resistenza  attiva, "scalciano e sgomitano" e che dura circa un'ora. Il Teste COLLU ci dice che la resistenza  attiva, "danni spintoni, calci e si dimenano". Il Teste DE ROSA ci dice che l resistenza  attiva "sgomitavano e davano calci". Questa situazione, dicono tutti i Testi, dura almeno un'ora. Abbiamo una situazione dei luoghi riscontrata. Situazione del portone. Dice il Teste BAFFI: "abbiamo trovato delle sedie accatastate dietro al portone per impedire l'accesso delle ruspe". Circostanza che conferma anche il Teste DE ROSA, "sedie accatastate per impedire l'accesso alle ruspe". Sia BAFFI che DE ROSA dicono che sul tetto del Centro Sociale sono stati trovati carrelli pieni di sassi e altri oggetti contundenti atti all'offesa.
Quindi, la seconda fase della resistenza che abbiamo visto essere attiva, dura almeno un'ora; c' questo balletto, alla fine gli occupanti vengono spostati e viene creato un cordone posto a protezione del Centro per impedire la nuova occupazione. Dice il Teste PENSA "l'azione dei militanti prevedeva un continuo spostarsi per tentare di sfondare il cordone protettivo. Due Carabinieri hanno riportato delle ferite, delle contusioni, questa onda si spostava con violenza e tentavano di aprire varchi". Dice il Teste COLLU "i tentativi do sfondare il cordone non sono stati isolati, ma continui. Venivano sferrati calci e pugni, e si muovevano tipo onda continua, era il tentativo di sfondare il cordone protettivo, Volevano rientrare nel centro. Il Teste BAFFI ci dice che l'attivit di resistenza  attiva "scalciano e sgomitano" e che dura circa un'ora. Il Teste COLLU ci dice che la resistenza  attiva, il Teste DE ROSA ci dice che la resistenza  attiva, "sgomitavano e davano calci". (...) Dice il Teste DE ROSA "tentativi di sfondare anche con bastoni, noi abbiamo delle foto e si pu valutare la fondatezza di questa affermazione". Ci riferisce anche che un carabiniere, in questo contesto, viene rapinato di un orologio, e durante tutto questo i Testi riferiscono che vengono lanciati oggetti. PENSA dice "monete, accendini tipo uso e getta e lattine" BAFFI dice "soltanto monete", DE ROSA dice "monete". Ci confermano tutti, e lo confermano anche le foto, che durante questa fase ci sono persone travisate con sciarpe e cappelli. (...) abbiamo la terza fase del corteo. Gi in queste prime fasi e per tutta la durata della giornata, della manifestazione, dell'assembramento del corteo vengono scanditi slogan del tipo di quelli contestati al capo di imputazione. Questo ce lo dicono non solo gli operanti, ma abbiamo sentito anche i Testi della difesa. Il corteo : dice il Teste PENSA "doveva avvenire il trasloco, la sede era gi stata assegnata in mattinata all'Associazione Mamme del Leoncavallo". Circostanza che conferma BAFFI , allorch dice che lui personalmente alle ore 10.00 si  recato insieme ad altri funzionari della Digos, credo al Dirigente DOTTOR FINOLLI, a consegnare ufficialmente la nuova sede all'Associazione Mamme del Leoncavallo. Dice il teste PENSA "viene data autorizzazione dal responsabile dell'Ordine Pubblico per far decantare la situazione del Leoncavallo". Quindi con questa affermazione dice in sostanza che questa autorizzazione che viene data allo spostamento della massa di soggetti, viene data perch in quel momento c'era un pericolo concreto per l'ordine pubblico, pericolo che sussisteva a seguito di questa attivit che ho appena descritto. PENSA dice inoltre "improvvisamente data questa autorizzazione corrono verso Piazza Sire Raul, non riuscivamo a fermarli. I dimostranti non volevano che la polizia prendesse la testa del corteo, tant', vedremo, la polizia non riesce a prendere la testa del corteo, che si incammina con alla testa il dirigente di servizio, pi agenti in abiti civili. I reparti di polizia, quelli in divisa, rimangono in coda. Il teste BAFFI ci dice che durante questa situazione di tensione vengono addirittura utilizzate delle aste di bandiere, che ricorrono come riscontro fotografico nel momento antecedente, poich vedremo che alcuni Imputati e alcuni manifestanti hanno con loro delle aste di bandiera. In Piazza Sire Raul, dice BAFFI, si verifica uno scontro, nel senso che i manifestanti volevano impedire la presenza della polizia davanti alla testa del corteo. Si crea una forma di resistenza verso la polizia, e in questo contesto si ferisce AAAAA; questo o parapiglia termina in Piazza Sire Raul dopo una decina di minuti. Il Teste COLLU conferma dicendo "i manifestanti non consentono alla polizia di prendere la testa del corteo". Anche il teste DE ROSA conferma "la polizia non riesce a prendere la testa del corteo. In Piazza Sire Raul si verificano gravi momenti di tensione." (...).
(...) Abbiamo la terza fase, quella del raggiungimento di Via Salomone, nella nuova sede del Centro Sociale. Qui PENSA ci dice ancora una cosa che  significativa dellolo stato di tensione e di pericolo per l'ordine pubblico, che esisteva quella mattina, ci dice testualmente "per far decantare la situazione si  ritenuto opportuno fermare le forze di polizia all'altezza di Piazza Ovidio". Per cui il corteo da Piazza Ovidio fino a Via Salomone procede senza l'assistenza delle forze di polizia. PENSA ci dice che nota la presenza di queste persona di mezza et all'ingresso di Via Salomone e che personalmente tenta di anticipare il corteo per evitare questo scontro, questa frizione, che inevitabilmente si sarebbe creata tra i manifestanti del Centro Sociale e quelle persone di mezza et che stazionavano davanti alla nuova sede del Centro Sciale Leoncavallo e ci descrive che innanzi tutto ,lui ha una grossa difficolt a prendere la testa del corteo perch pi volte viene strattonato, parla di un parapiglia di manie e di piedi e dice che in questo contesto si verificano le lesioni a RANCATI Rocco. La normalit in Via Salomone, PENSA  presente, si verifica soltanto dopo mezz'ora, un'ora dopo, con l'ingresso dei manifestanti nel Centro. BAFFI, D E ROSA e COLLU non sono presenti e direi onestamente che omogeneamente non rendono dichiarazioni sugli episodi di Via Salomone.
Direi quindi che da questo esame comparativo emerge una piena attendibilit dei Testi nella narrazione essenziale degli avvenimenti e dei gravi problemi di ordine pubblico che quel giorno si erano creati.
(...) in pi c'erano 5 o 6 donne, saranno state 10 o 20, non importa, comunque abbiamo visto che erano persone di mezza et e che potenzialmente, anagraficamente e strutturalmente c'era una diversit tra forze contrapposte, fra ragazzi che avanzavano e persone di mezza et che forse volevano impedire a loro di entrare. XXXXX (compagno del Leoncavallo - n.d.r.) ci dice, fra l'altro, per giustificare questo atteggiamento "b, insomma, quando uno vede delle persone che ostacolano l'ingresso a casa sua, vuole entrare", sembra giustificarlo e richiama il rispetto della legalit, in questa frase. Dicevo, aggressione a RANCATI Rocco: dice il Teste RANCATI "c'erano 5 o 6 donne e dei ragazzi del Leoncavallo, si sputavano e dicevano parole ingiuriose reciprocamente. Dice che lui  intervenuto e ha detto "non mi sembra un bel gesto", testualmente, cito la sua narrazione: "quelli mi si sono scagliati contro in un attimo, 4, 5, 6, come una valanga che mi ha investito; ho riportato la rottura del setto nasale, la rottura di un dente, una contusione al torace, due mesi di malattia". 
A me pare, riprendendo il concetto giuridico, che quella ostilit, quella ribellione, quel disprezzo che la norma richiede per sanzionare un comportamento che oggettivamente  tale (cio sedizioso - n.d.r.), lo si desume anche da un punto di vista psicologico dall'assenza di motivazioni vere. Punto primo : XXXXX, portavoce del Centro Sociale, ci dice che tutto era stato concordato, c'era stato un incontro con la Questura e che tutto doveva svolgersi normalmente. E allora perch questo debordamento degli accordi? Era stata assegnata al Centro Sociale, attraverso vicende travagliate, una sede che era forse a loro gradita e comunque una sede, comunque avevano ricevuto un trattamento che altre aggregazioni sociali, pi o meno importanti, non st a me dare il giudizio, non avevano mai avuto. Comunque, e questo lo si sapeva, sia perch riportato dai giornali, sia perch conosciuto dai legali del Centro Sociale, la sorte del Centro era segnata, perch esisteva un decreto di sequestro preventivo dell'intera area, che io ho prodotto agli atti, del Tribunale di Milano, con cui si disponeva, per una serie di motivazioni, il sequestro dell'intera area. Quel provvedimento non era esecutivo, perch era stato interposto ricorso per Cassazione dagli interessati, che era all'epoca pendente; ricorso che poi  stato rigettato ed  divenuto esecutivo successivamente, cio dal 20 gennaio '94 e quindi all'insediamento del Centro Sociale in altra sede, Se lei avr la bont di leggere le motivazioni di questo provvedimento, vedr che il Tribunale si stupisce dell'inerzia delle autorit che per tanti anni hanno tollerato una simile situazione. Attenzione, il Tribunale e noi giuristi ci muoviamo unicamente sotto un profilo di condizioni che rilevano penalmente, quindi esula dal fare considerazioni di tipo sociale, storico, opportunistico, ma dice solamente che c'era una situazione parametrata con delle violazioni di legge che andava rimossa gi da tempo. Allora, ripeto, in assenza di questa situazione, quali sono stati i motivi di questa manifestazione sediziosa ? Perch c' stata una resistenza attiva verso le forze dell'ordine ? Perch un tentativo di rompere quel cordone e di rioccupare il Centro Sociale Leoncavallo ? Perch quegli insulti continui verso le forze dell'ordine che in quel momento rappresentavano una istituzione a loro favorevole ? Perch se fossero andati i vigili urbani di Formentini a sgomberare il Centro Sociale Leoncavallo, visto che l'antagonista era Formentini, allora forse qualche motivazione avremmo potuto trovarla, o cercare di fare uno sforzo in questo senso. Per quanto riguarda le singole responsabilit tutti i 72 partecipanti sono stati riconosciuti, sia dall'esame dei Testi, sia sulle fotografie a loro mostrate, Il singolo ruolo che hanno avuto i partecipanti non rileva per la configurabilit del reato, perch abbiamo visto che la contestazione  far parte di una manifestazione sediziosa. Pertanto la presenza, soltanto la presenza, caratterizzata sotto il profilo psicologico da quegli altri elementi che ho evidenziato,  sufficiente per far ipotizzare la responsabilit delle persone presenti. Posto che comunque la radunata sia articolata dalle ore 8.00 della mattina fino al pomeriggio verso le ore 16.00, posto che tutti si sono mossi in un certo modo, posto che tutti quelli riconosciuti erano presenti di fronte al Centro Sociale Leoncavallo, sono sfilati in corteo in Via Salomone, quindi unanimit di condotta e intenti. 
Sotto il profilo casomai della maggiore o minore partecipazione, tale profilo pu appunto rilevare nel momento in cui si quantificher l'irrogazione di una pena, per rileggendo sempre le testimonianze non ci sono state grosse diversit in relazione al comportamento dei singoli. Allora, i Testi; PENSA ci dice che questo lavoro di riconoscimento  un lavoro di squadra fatto da una primaria visualizzazione che viene avvalorata da un confronto fotografico fatto dopo che ovviamente vengono sviluppati i rilievi della scientifica, negli uffici della Questura. Personalmente il Dottor PENSA ha riconosciuto : X . CARLO, X. MARIO, X. RICCARDO, X. SANDRO, X. ENZO, X. SANTO, X. CARMEN, X. ADRIANA, X. ALFREDO, X. MARIO, X. TOMASO, X. ELISABETTA. Testimonianza del Dottor BAFFI "su 300 persone, abbiamo denunciato le 72 pi vivaci, anche perchle altre non si conoscevano" e quindi valore della visualizzazione. La visualizzazione  un qualcosa di immediato, personale che ha esperienza di Digos, COLLU 5 anni, DE ROSA 7 anni, conosce pi o meno  simpatizzanti o gli appartenenti a certe realt, ed  ovvio che nel momento in cui si forma un corteo, riconosce immediatamente l persona. Allora, BAFFI riconosce tutte le 72 persone oggi Imputate. E dice "erano presenti dall'inizio alla fine" e BAFFI, attenzione, si  assentato soltanto verso le ore 10.00, come abbiamo visto, unitamente al Dottor FINOLLI per consegnare la sede all'Associazione Mamme del Leoncavallo. BAFFI differenzia la posizione, quanto a particolare attivit quel giorno, per X. ROBERTO, X. SANDRO, X. MARIO, X. ANGELO, X. GIUSEPPE, X. LUCA. COLLU riconosce 49 imputati su 72. Vedr, signor Pretore, che quando io ho esaminato COLLU ho fatto delle domande, proprio per verificare la sa attendibilit, sull'et anagrafica della persona; ho chiesto se la persona che lui man mano ci diceva di aver riconosciuto, era giovane o aveva una certa et. Non ho fatto le domande solo quando la persona aveva una certa et, come se fossero suggestive, ma l'ho fatto anche quando le persone erano giovani, e vedr che COLLU esattamente ci dir se questa persona, da lui visualizzata e riconosciuta, era di giovane o media et, questo per verificare l'attendibilit di COLLU, il quale, come ho detto, riconosce 49 imputati su 72, cio X. GIULIANO, X. ANGELO, X, SANTO, X, ROCCO, X. ENZO, X. MARIO, X. MICHELE, X. ADRIANA, X. CARMEN, X. MARIO, X. CARMELA, X. GRETA, X, LORENZO, X. LUCA, X. CLAUDIO, X. MATTEO, X. PAOLO, X. MASSIMO, X. STEFANO, X. ROCCO, X. WALTER, X. FRANCESCO, X. LUIGI, X. IDA, X. RICCARDO, X. ALFREDO, X. MARA, X. ANNA, X. JACOPO, X. ROBERTO, X. LUCA, X. ALDO, X. SERGIO, X. TOMASO, X. CARLO, X. MASSIMO, X. ARTEMISIA, X. GENNARO, X. MASSIMILIANO, X. ELISABETTA, X. ALBERTO, X. SANDRO, X. GIORDANA, X. STEFANIA, X. ELENA, X. ELISA, X. SIMONE. Da ultimo, lo ricorderete, abbiamo sentito il Teste DE ROSA il quale sembrava a una trasmissione del tipo "Scommettiamo che ?", tant'era la sua sicurezza e  la sua certezza nel riconoscere con le modalit richieste, giustamente,  dalla difesa, quindi senza apposizione di bollini o di segni che potevano in qualche modo suggerire la risposta al Teste, riconosceva tutte le persone in maniera genuina, valida, efficace, addirittura spiegando come vengono riconosciute l persone travisate, dall'attaccatura dei capelli, dal colore dei capelli, mi pare, che per ciascuna persona riconosciuta dia dei riferimenti anche personali: soprannome, il fatto che uno degli Imputati sia deceduto e quant'altro, anche lui ci dice che sono state denunciate queste 72 su 300, perch le pi agitate. Direi quindi che sotto il profilo del riconoscimento abbiamo una serie di testimonianze tranquillanti, riscontrate da riconoscimenti fotografici avvenuti in aula, per cui abbiamo la certezza che tutti e 72 gli Imputati erano presenti a quella radunata del 20 gennaio '94. Ritengo pertanto che debba essere quantificata la pena, e i parametri di riferimento della pena sono quelli dell'Art. 133 del Codice Penale.
Chiedo quindi una DIFFERENZIAZIONE di pena, per il comportamento particolarmente attivo, soltanto per alcune posizioni riferite non da un Teste, ma da pi Testi, che io ho individuato in X. MARIO, X. ROBERTO, X. SANDRO, X. ROCCO, X. GIUSEPPE, X. LUCA. I parametri di individuazione sono il comportamento antecedente, quindi l'esistenza di precedenti penali, la partecipazione come valutazione del comportamento susseguente al 20 gennaio, cio la denuncia di quei fatti gravissimi de 10 settembre 1994 a seguito dei quali la citt di Milano venne messa pi o meno a "ferro e fuoco". Altro parametro  il comportamento processuale...
Allora, singolarmente queste sono le richieste :
Per 6 imputati : mesi 4 di arresto.
Per  3 imputati : mesi 3 e giorni 10 di arresto
Per 64 imputati : mesi 3 di arresto
DIFESA, 1 AVV.:(...) Ipotizziamo di fare un'ipotesi, una mera ipotesi, che si forza di vedere come ha origine questo procedimento. E allora risaliamo nel tempo fino a un'estate di qualche anno f, l'estate del 1989, allorch un primo, quello si, drammatico tentativo di sgombrare il Centro Sociale Leoncavallo venne posto in essere dalle autorit rappresentanti le Istituzioni. In quel momento possiamo immaginare un allora sconosciuto cittadino di Milano, oscuro ai pi e ben inserito nell'ambito dell'Amministrazione della Comunit Europea, tale Formentini che magari in braghe di tela, in una delle spiagge degli 8.000 km di costa italiana, spero per lui le pi amene, individu l'argomento centrale di un manifesto politico e fu cos lucido da portarlo fino all'ultimo esito, fino al massimo compimento, fino a farlo diventare elemento centrale di una campagna elettorale, perse ormai le braghe di tela, far s che oggi l'illustre rappresentante della Pubblica Accusa, sotto l'egida di quel principio ormai esautorato dell'obbligatoriet dell'azione penale, finisse per chiedere le condanne che ha chiesto, convinto evidentemente della responsabilit penale degli Imputati.
(...) Nel costringere il PM ad un'azione penale di questo tipo e a portarla fino alle sue estreme conseguenze, e quindi fino alla richiesta di una condanna, vi  una cultura che si  sedimentata negli anni e che ha visto proprio questa citt, che per un non milanese  facile riconoscere come la pi europea d'italia, a occuparsi di fatti di questo genere all'ombra di certe politiche inesistenti, anzi di scelte politiche ben esistenti, ma totalmente contraddittorie rispetto a una visione europea di questi fenomeni sociali, ma qui finisco, perch  del processo che dobbiamo parlare.  (...) L'impressione  che il tempo del PM sia ancora oggi scandito da uno di quei vecchi orologi a polvere. Sembra che per tanta fatica faccia ad andare avanti, si fermi, si intoppi; l'abbiamo visto, quindi scendiamo finalmente nel cuore del processo, allorch il PM ha declinato in una sequenza molto stretta, una serie di giurisprudenza, l'unica che per il resto avrebbe potuto declinare, perch in realt non ve n' altra, che ha avuto un incedere ventennale rispetto al tempo che  volto verso l'indietro; Cassazione del '73,del '75, una punta massima nel '77, per poi ricadere in un tonfo verticale addirittura in una sentenza del '62.
Il problema quindi si pone, ed  un problema che Ella dovr risolvere e mi permetto di dire, ha la fortuna di poter risolvere, perch finalmente abbiamo l'occasione di poter fare chiarezza su questo tipo di norma, che gi un altro difensore, appartenente al collegio di difesa, aveva indicato come espressione della vischiosit del Codice Rocco, rispetto all'ambiente politico di provenienza, quindi il fascismo, l'ideologia fascista, la cultura fascista. Acqua ne  passata, e certamente qui si pone un problema di interpretazione, che  necessario, come tutti sanno, per poter applicare in concreto la norma.
(...) Che cos' la SEDIZIONE ? 
Certamente sedizione non pu essere quello che il PM sostiene, forte di una vecchia giurisprudenza, brandendo quell'orologio a polvere che dicevo prima, non pu essere un concetto delimitato nei sub-concetti di pericolo, di ira, di ostilit nei confronti delle Pubbliche Istituzioni. N pu essere esplicitato in quella diffusa titolarit di diritto soggettivo cos diffuso in capo a tutti i consociati e i cittadini di poter passeggiare tranquillamente in una pubblica via. Soprattutto se questo passeggiare tranquillamente non si sostanzia al fine, come  successo in questo processo, in chi in maniera abbastanza proterva, ma probabilmente esercitando comunque una dialettica di parte, pi che passeggiare stazionava davanti a una sede requisita per impedire che quella sede fosse presa in possesso da parte di coloro i quali erano destinatari del provvedimento istituzionale. Posso essere d'accordo con il PM se ordine pubblico  andare a passeggio perch sicuramente quel giorno, quella giornata del 20 gennaio '94, tutti poterono passeggiare. Lo potevano fare anche e soprattutto coloro i quali possiamo chiamare i manifestanti, ma che manifestanti non erano, quindi gli Imputati di questo processo e tanti altri ancora dal momento che i manifestanti lo potevano essere solo in cui manifestavano la volont di rivendicare il loro diritto a spazi autogestiti, in una citt dove fare cultura, e comunque poter migliorare la propria vita  assai difficile.(...). In questo senso manifestavano questa volont e lo poterono cos bene manifestare, e chi ancora una volta non sono d'accordo con il PM, da far s che i dirigenti di Digos, Carabinieri, Polizia, Vigili Urbani, chiunque essi fossero, non ebbero nessuna difficolt ad autorizzare quel corteo che sicuramente faceva parte di una programmazione ben preordinata e che aveva visto nelle parti che ne diedero atto, partecipare tutti, perch se cos non fosse stato, cio in effetti in quella manifestazione spontanea avesse, come lei sostiene, avuto gli indici di seria, concreta pericolosit verso l'Ordine Pubblico, certamente nessuno si sarebbe sognato, voglio sperare, di permettere e di autorizzare quel corteo. Lei sa meglio di me, per una competenza funzionale del suo ufficio che io riconosco ma che certamente non mi  consono, sa meglio di me, dicevo, che in quella giornata cos tanto preparata da parte di tutti, il bacino territoriale che aveva  come suo epicentro proprio il Centro Sociale Leoncavallo, quel bacino era stato cos ben rinchiuso, vi era stato posto un cordone sanitario cos impenetrabile, sappiamo che il traffico era stato deviato, che giravano elicotteri, che tutte (ma lo dicono anche i suoi testi, signor PM) le vie e le piazze adiacenti al Centro Sociale erano ricolme di Polizia e di Forze dell'Ordine, ebbene se cos fosse stato, se tutto ci fosse stato cos pericoloso nessuno, suppongo, avrebbe mai autorizzato che simile aggregato di pericolosit umana si potesse spostare lungo le vie di Milano.
Domandiamoci,  sediziosa quella manifestazione ? E' sediziosa quella radunata, chiamiamola quella riunione ? Anche l, ridonda quell'ideologia fascista del ventennio: "radunata". (...), e se fu sediziosa, e lei la riterr tale, cosa dire di un parlamento ? Cosa dire delle altre istituzioni, e dei loro rappresentanti, che in maniera, s veramente sediziosa, manifestano il loro pensiero e portano avanti la loro ideologia politica. Il clima  cambiato, signor PM, rispetto al '66, al '73, al '74, al 75, dobbiamo accorgercene e prenderne atto
2 AVV: Signor pretore, ci troviamo oggi a discutere di due reati , radunata e grida sediziose, che non esito  a definire reati anacronistici oltre che fortemente sospetti di incostituzionalit. (...) Dobbiamo tenere presente che si tratta di reati che fanno parte del Codice Rocco, un codice emanato nel 1930, in pieno vigore del periodo fascista e che rivela indubbiamente la matrice autoritaria e totalitaristica che l'ha ispirato. 
(segue una disquisizione tecnica sull'indeterminatezza degli articoli 654 e 655 del Codice Penale, e sulla loro sospetta legittimit costituzionale)
(...) Passerei a considerare i fatti del 20 gennaio, e lo farei nell'ottica del capo di imputazione elevato dal PM. Osservo, anche qui sulla scorta di quanto descritto dai miei colleghi precedentemente, che si tratta di capi di imputazione sicuramente indeterminati e lacunosi. In primo luogo perch, come ho detto prima,  la fattispecie normativa ad essere indeterminata e lacunosa, in secondo luogo, a mio parere, perch i fatti di quel 20 gennaio dai quali si pretende di dedurre l'atteggiamento sedizioso degli imputati sono assolutamente inconsistenti. Quali sono i fatti che il PM ci porta a sostegno della sua tesi accusatoria ? In primo  luogo un atteggiamento sedizioso non meglio specificato, In secondo luogo le condizioni soggettive dei partecipanti. (...). io mi ero riproposto di verificare alla luce delle testimonianze che sono emerse durante l'istruttoria dibattimentale, se questi fatti teorizzati dal PM i possano dirsi realmente sussistenti e in quale misura. Devo dire che il PM mi ha preceduto, perch ha ripercorso egli stesso gi abbondantemente tutte le fasi di ci che  accaduto quel 20 gennaio. Mi ha preceduto anche perch si  reso conto della debolezza di certe testimonianze, anche dei testimoni del''Accusa.
(segue una esposizione della giornata del 20 gennaio, analoga a quella degli altri Avvocati, che non riportiamo, dato che emerger anche e soprattutto dalle dichiarazioni spontanee degli imputati)
3 AVV.: Voglio partire da un termine, che ho appreso in quest'aula, del quale non avevo mai sentito pronunciare il senso in un'aula di giustizia, se non in questo caso. Del termine di "antagonisti" che  stato attribuito da uno dei testimoni operanti, a questi imputati. Questo termine mi ha impressionato anche perch non  un termine del tutto respinto da questi imputati che, a quanto si pu apprendere leggendo per esempio i loro manifesti affissi per le strade della citt e anche in prossimit del Palazzi di Giustizia, a volte si qualificano effettivamente come tali. E' un termine molto interessante per due ragioni, perch su un piano politico, si colloca in una fascia intermedia di significati tra il termine avversario e il termine nemico; l'antagonista" non  n nemico n avversario, ma un qualcosa di diverso; e poi perch  un termine che, a quanto mi pare,  mutuato dalla pratica sportiva. E' nella pratica sportiva che si parla molto facilmente di antagonisti. Questo termine inconsueto pu, se interpretato male, comprendere in s la sentenza. Potrebbe essere il termine determinante, decisivo per suggerire una conclusione; se sono antagonisti delle forze dell'ordine e si radunano, per ci stesso la loro radunata  una radunata antagonista, e quindi  una radunata sediziosa. Se questa fosse la causa, se fossimo qui oggi a parlare di questo circolo vizioso di significati, saremmo qui per nulla, non avremmo nessuna ragione di stare in quest'aula, perch il giudizio sarebbe gi costituito, gi formato, gi consolidato in questa triade: antagonisti-radunata-sedizione. Fine del processo. Io credo che no sia cos, credo che siamo qui, invece, a valutare un fenomeno e dei fatti in tutta la complessit che i colleghi, che mi hanno preceduto, hanno evidenziato davanti a questo giudice. Quindi io vorrei brevemente cercare di dare a questo termine un significato diverso, calandolo nei fatti. Cosa fa in una situazione conflittuale un antagonista ? Il 20 gennaio  stato l'ottenere, a fronte di un fatto storico ineluttabile, com' l'abbandono necessario e la inevitabile distruzione del vecchio Centro Sociale che si  occupato per 18 anni, a fronte di questo fatto ineluttabile occorre, di fronte all'opinione pubblica che si sceglie come proprio interlocutore, di dare voce a un dissenso rispetto al fatto materiale che si realizza nel momento dello sgombero. (...). Cosa si celebrava in realt quel giorno ?  Credo che si possa dire che non si celebrava un vero e proprio scontro dal quale dovesse uscire un vincitore fra due antagonisti, le forze dell'ordine e il Centro Sociale Leoncavallo, si celebrava semplicemente la liturgie di una vittoria. Il protagonista era un altro, non erano n i ragazzi del Leoncavallo n le forze dell'ordine, si celebrava quel giorno la vittoria della ruspa, che era il vero protagonista del 20 gennaio 1994. La ruspa come elemento imponente, meccanico, simbolico che  in grado, con la potenza dei suoi cingoli, di sfondare finalmente il maledetto portone, maledetto da punto di vista di una parte dell'opinione pubblica di questa citt, all'epoca egemone, la ruspa sfonda il  maledetto portone e riporta l'ordine e la legge laddove essi, secondo quell'impostazione, erano stati per anni violati. Se questa era la liturgia della vittoria, gli antagonisti in quella sede svolgevano tutti, ragazzi del Leoncavallo e forze dell'ordine, un ruolo di comprimari; la liturgia prevedeva l'adempimento di una obbligazione altrui, cio di una obbligazione che il sindaco si era assunto nei confronti di questa citt, che prevedeva l'eliminazione, quanto meno sul piano simbolico perch nessuno si era mai illuso e penso neppure il sindaco di procedere a un'eliminazione in senso fisico o politico del termine, ma di un'eliminazione sul piano simbolico di un antagonista principale che aveva determinato uno scandalo con lala sua sola esistenza. Da qui l'incredibile enfatizzazione, fino a livelli paradossali, fino a far diventare questo Centro Sociale il problema principale di questa citt, che di problemi ne ha ben altri, ben pi gravi e ben pi difficili da affrontare. Il 20 gennaio del '94 si verifica uno scontro tra comprimari, in cui tutti avevano deciso cosa fare, la resistenza passiva da una parte, di fronte a un portone che doveva essere demolito, e le forze dell'ordine(...). 

PRETORE: Chi sono gli imputati che vogliono fare dichiarazioni spontanee ? Sig. X Riccardo si accomodi. Lei e'?
RICCARDO: X Riccardo (31 anni). Io innanzitutto, vorrei chiedere il permesso, visto e considerato che siamo imputati attraverso il Codice Rocco, un codice fascista, un codice che imputava gli antifascisti all'epoca e istituiva un tribunale speciale che era il Tribunale speciale istituito da Mussolini proprio per processare gli antifascisti, di leggere 10 righe, non di piu', di cos'era questo Tribunale speciale istituito da Mussolini.
PRETORE: No. Lei mi deve parlare dei fatti del 20 Gennaio e questo vale per tutti gli Imputati, le vostre dichiarazioni possono riguardare solo...
RICCARDO: Infatti riguarda quello che e' successo il 20 Gennaio. Cioe' c'e' una connessione tra quei processi e i processi che oggi si svolgono.
PRETORE: Le connessioni me le hanno gia' illustrate gli Avvocati e il Codice Rocco e' gia' stato tirato in ballo piu' volte. Voi potete parlarmi solo da protagonisti di quei fatti o non protagonisti, se ritenete di non essere stati protagonisti, se ritenete di non esserci stati per esempio, ma mi potete parlare solo di quel giorno 20 Gennaio.
RICCARDO: Va bene.
PRETORE: Ma non puo' leggere.
RICCARDO: Me li sono scritti i fatti del 20 Gennaio, levo questa parte qua e parlo del 20 Gennaio. Va bene?
PRETORE: Va bene.
RICCARDO: Grazie. Mi consenta Signor Giudice, nonostante abbia fatto una lunga introduzione, che lei non ha voluto sentire, mi dispiace rimarremo nell'ignoranza tutti quanti,...

( PARTE OMESSA DAL TRIBUNALE) Il "Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato" fu istituito dal regime fascista nel 1926 per colpire pesantemente gli avversari politici e chiunque esprimesse anche le pi innocue critiche al regime e a Mussolini.
Formato e presieduto da fascisti fanatici e devoti, ag fuori da ogni elementare legalit e neutralit e fu presieduto anche da "giudici" che non solo non erano laureati in legge, ma non possedevano nessuna pratica giuridica.
Fu un terribile strumento di vendetta nelle mani del regime e funzion come una "ceka" real fascista, per sterminare gli antifascisti e gli oppositori.
Nella squallida aula del tribunale speciale, la famigerata aula 4, ogni giorno, per 17 anni, contro il servile e osannante conformismo, si lev dinanzi e contro i giudici, la parola vibrante e fiera dell'antifascismo, che  storia di dolori e di tragedie umane, di famiglie perseguitate, colpite disperse arrestate per difendere in faccia ai carnefici fascisti una fede coraggiosamente custodita e proclamata, anche a rischio della propria vita e il grido di "EVVIVA!" alla propria fede politica, gettato in faccia a dei giudici carnefici, dava luogo - seduta stante - ad un nuovo procedimento, con l'aggiunta di nuove pene a quelle gi irrorate. E ci fu anche, chi non si fece spaventare da una seconda condanna e gli imputati continuarono a beffarsi della farsa della "giustizia" delle camice nere e i giudici per sfuggire al ridicolo di un terzo procedimento fingevano di non sentire le accuse lanciate contro il fascismo e le grida "sediziose" e "ciniche" con le quali gli imputati riaffermavano la loro fede politica e i giudici uscivano dall'aula del loro tribunale moralmente sconfitti dal valore e dal coraggio degli antifascisti in catene ma liberi, e si arriv perfino a prevedere la figura di un carabiniere incaricato di tappare, immediatamente dopo che il giudice aveva finito di leggere la sentenza, la bocca dei condannati per impedirgli di "offendere" il duce e il fascismo.
L'aula era chiusa al pubblico solo raramente venivano ammessi i giornalisti. Il dibattimento si svolgeva nel massimo segreto per non dare pubblicit e voce alla verit dell'opposizione antifascista. Processi rapidi e grotteschi che duravano poche ore e che, oltre alle condanne, al carcere, finivano con pesanti multe in denaro e con la confisca dei beni personali. 
Furono migliaia i cittadini condannati dal tribunale speciale, a testimoniare quanto e come l'antifascismo fosse radicato nella coscienza della parte migliore degli italiani. Furono sottoposti al tribunale speciale anarchici, comunisti, repubblicani, giellisti, socialisti, uomini e donne, giovani e vecchi, del nord e del sud, che in tempo di barbarie liberticida seppero tenere alta fede nella libert e dobbiamo all'abnegazione e al sacrificio di questi uomini, che senza speranze di ricompense n l'attesa di un plauso o di un riconoscimento, non piegarono la schiena e, impavidi continuarono la lotta per abbattere la tirannia e restituire l'Italia e gli italiani alla libert e alla civilt.
(brano citato dal libro) IL  TRIBUNALE SPECIALE FASCISTA edizioni. GALZERANO.(FINE DELLA OMISSIONE)

... di rientrare nel dibattimento e di ricollegarmi ai reati per cui voi oggi ci imputate.
Probabilmente questo stato non ha ancora istituito la figura del carabiniere che tappa la bocca ai processati. Ma fa molto di piu', mi domando se e' un caso oppure e' stato voluto il fatto di arrivare alla sentenza di questo processo proprio di sabato sera proprio quando il tribunale e' semi deserto, probabilmente non si vuol far sapere o sentire a nessuno, oppure avete paura della reazione perche' ci state ingiustamente condannando. Esiste una generazione di uomini e donne libere cresciuta dentro la realta' dell'opposizione sociale dei centri sociali occupati e autogestiti che quella mattina non ha voluto piegare la schiena al dictak per cui o si accettava incondizionatamente e senza proferir parola la legge del piu' forte oppure nuclei speciali dei gis dei carabinieri e dei nox della polizia sarebbero intervenuti con esplosivi e con metodi che ben conosciamo a liberare e quindi a sgomberare l'area del centro sociale Leoncavallo. Questo lo diciamo non perche' abbiamo interpellato qualche mago o cartomante ma perche' le dichiarazioni di quei giorni, da parte della questura di Milano e non solo andavano in quella direzione, e bastava scorrere i giornali per leggervi che il piano che era stato istituito, sarebbe stato in ogni caso efficace ed avrebbe portato ad uno spargimento di sangue; spargimento che noi sicuramente non cerchiamo perche' di sangue e di martiri e' fatta la nostra storia. 
Lei conosce Fausto e Iaio, due giovani del centro sociale che nel 18 marzo del 1978 sono stati barbaramente uccisi proprio davanti al centro sociale Leoncavallo perche' stavano lavorando su un dossier che vedeva connessi tra loro: apparati dello Stato, fascisti e spacciatori di eroina.
Chi ha ammazzato Fausto e Iaio? Finora sicuramente nessun tribunale di questo stato c'e' l'ha ancora detto. Eppure noi lo sappiamo, ma non chiediamo giustizia, chiediamo la verita' per Fausto e Iaio. Cosi' come la chiediamo per i morti di Bologna, per i morti di Piazza Fontana, per i morti innocenti per cui troppo sangue e' stato versato. La nostra storia e' storia lunga e non puo' essere sicuramente ricomposta o riscritta dentro le aule di un tribunale, non vi abbiamo delegato questo ruolo e voi non potete pretendere in questo processo di ricostruire la storia della giornata del 20 di Gennaio, la nostra storia.
La verita' e' in seno al popolo. Mia madre che e' una donna coraggiosa oltre a dirmi di non aver mai paura. soprattutto quando si e' dalla parte della ragione e dalla parte del popolo mi ha insegnato che giornali e telegiornali non dicono la verita'. mi ha insegnato a non credere nei media, ed e' proprio per questo che cercheremo, come Centro Sociale, di fare un libro su quello che e' questo processo e su quello che succede nelle aule del Tribunale di Milano. mi ha sempre detto la spesa falla al mercato perche' li' c'e' chi sa quanto e' importante risparmiare cento lire sulla verdura perche' i salari dei lavoratori sono quelli veri, basta leggere i giornali di oggi e c'e' scritto che il 38% delle famiglie italiane sono degli acrobati perche' vivono con pochi milioni al mese, neanche un milione di media. 
Io, andando al mercato, non solo ho imparato a risparmiare ma anche ad ascoltare le voci del volgo che dicevano che ad ammazzare gli innocenti erano stati i padroni e i fascisti e che loro mettevano le bombe sui treni. Che Andreotti era un mafioso. Si diceva anche, tra una verza e l'altra, che il comunismo non sarebbe mai andato al governo perche' gli americani non lo avrebbero mai acconsentito. Si diceva che la mafia, i massoni e lo stato erano la stessa cosa.
La P2, la Gladio, i politici mafiosi i socialisti ladri e non solo loro, giudici che aggiustavano i processi ai mafiosi e i poliziotti che sparavano agli zingarelli e ai neri, cosi' come Muccioli faceva fuori gli indomiti giovani, basta scorrere qualsiasi giornali in questi giorni per scoprire che e' ancora cronaca cio' che gia' 20 anni fa il popolo sapeva. 
La nostra storia e' scritta nelle lotte che hanno visto i contadini ammazzati da poliziotti perche' lottavamo per le terre, lavoratori anarchici impiccati a Chicago perche' chiedevamo la riduzione dell'orario a parita' di salario, compagni e compagne ammazzati nelle piazze, perche' chiedevamo il diritto all'aborto, al divorzio, alla casa, al lavoro, compagni e proletari torturati e ammazzati dentro i carceri perche' oppositori di questo stato. La nostra storia e' la storia di quindicimila processi, di quattromila detenuti politici e un'intera generazione distrutta, carcerata e repressa negli anni settanta. Entro nei fatti. Migliaia di gruppi musicali, centinaia di scuole di musica popolare e di teatro, laboratori di formazione lavorativa industriale e artigianale.
PRETORE: io voglio parlare del 20 Gennaio.
RICCARDO: Sto parlando del 20 Gennaio.
PRETORE: Questo no, non il 20 Gennaio.
RICCARDO: Ma il 20 Gennaio c'erano attori, registri, musicisti. Non solo underground che rimane fine a se stesso e' la parte migliore della cultura italiana, la seconda persona dopo Vittorio de Sica, designata all'oscar e' Gabriele Salvatores il quale ha cominciato a far teatro proprio all'interno del Centro Sociale Leoncavallo di Via Leoncavallo 22, 17 anni fa e insieme a lui Paolo Rossi, Dario Fo Franca Rame, solo per citarne alcuni di quelli che ogni giorno, con ben altri scopi di quelli di una cultura non a fine di lucro, i mass media propinano dai loro teleschermi.
La nostra storia e' intrisa di solidarieta' internazionale con tutti i popoli sfruttati, repressi, abbiamo fatto dibattiti con i rappresentanti del popolo palestinese.
PRETORE: Il 20 Gennaio li avete fatti?
RICCARDO: Anche il 20 Gennaio c'erano. per esempio, lavoratori palestinesi, c'erano immigrati insieme a noi il 20 Gennaio Signor Giudice.
PRETORE: Non credo che sia rilevante ai fini della...
RICCARDO: E' importante dire da chi era composta quella gente che stava la' davanti, gente che lavora, che si e' presa i permessi dal lavoro, gente che' e' venuta li' appositamente per difendere quello spazio, perche' sulla nostra storia non si passasse con le ruspe. E perche', come diceva qualcuno, almeno non si arrivasse ad un pareggio. Credo che noi abbiamo vinto comunque.

(OMISSIONE DEL TRIBUNALE)in lotta, siamo stati promotori di campagne che hanno mandato in Palestina unita' mobili di pronto soccorso, abbiamo appoggiato la lotta del popolo curdo e quella del popolo zapatista, tanto da aver avuto, come riconoscimento internazionale, la possibilita' di essere gli unici in Italia, manco il Ministro degli Esteri, a ospitare in un pubblico dibattito Avedagno, candidato alle elezioni, di governatore del Messico (FINE OMISSIONE DAL TRIBUNALE).

La nostra storia e' storia di immigrati, come immigrati siamo tutti noi costretti attraverso la mobiita' a spostarci di citta' in citta' per aver garantito un posto di lavoro e cosi' quelli oltre oceano sono costretti a spostarsi di paese in paese per aver garantiti i piu' elementari diritti politici ma anche per aver garantito pane e lavoro, come pane e lavoro chiedevano i nostri padri e allora ci domandiamo se qualcosa e' cambiato da quel 1926...
PRETORE: Basta non le consento di andare avanti. No ha gia' detto che entrava nei fatti prima, non le consento di continuare.

(OMESSO) a cui facevo riferimento prima nella citazione, e se e' cambiato qualcosa perche' a tutt'oggi vediamo imputati degli stessi reati di cui i nostri padri hanno dovuto rispondere ai tribunali fascisti noi siamo quella parte della societa' che dice che nulla e' cambiato a parte il fatto che adesso i giudici sono laureati,. Ci sono uomini e donne libere che vivono a tutt'oggi in esilio da questo paese come in esilio e' stato Sandro Pertini perche' antifascista, tre volte rinchiuso nelle patrie e due volte evaso. Ci sono uomini e donne dimenticati dentro i carceri dello stato, come venivano dimenticati i comunisti dentro la dittatura fascista.
C'e una sorta di vendetta, una vendetta democratika che viene inflitta a chi non si omologa a chi a Pippo Baudo preferisce guardare all'interno del Centro Sociale "Gia' vola il fiore magro" un film censurato per 35 anni dallo stato belga per i contenuti veri della pellicola, dove protagonisti erano i lavoratori emigranti e le loro condizioni di vita e miseria in quel Belgio.
C'e chi preferisce lottare contro la banda dell'atomo davanti ai cancelli di Montato di Castro e Trino Vercellese affinche' i Chernobyl in nessun luogo della terra si ripetessero una battaglia dura e lunga ma che abbiamo vinto, come parte sana del paese, un parte che ha saputo dare attraverso i blocchi dei cancelli che voi chiamate illegali, attraverso infine il referendum la moratoria per il nucleare civile in Italia e l'80% del paese si e' espresso dalla parte di chi illegalmente bloccava i lavori della costruenda base di Montalto di Castro. A volte servono dei gesti illegali per affermare il diritto ad una vita decente e grazie al fucile dei partigiani e al sangue fatto scorre dei boia fascisti che si era conquistata la liberta' che oggi rimane come mero ricordo.(FINE OMISSIONE)

RICCARDO: Il 20 Gennaio non e' successo niente entro nei fatti...
PRETORE: Le dichiarazioni devono servire perche' il Giudice ritirandosi in Camera di Consiglio possa avere una visione sul fatto da giudicare e non sulla storia del Leoncavallo
RICCARDO: Ma e' la storia del Leoncavallo che e' stata cancellata quella mattina.
PRETORE: La storia del Leoncavallo e' gia' stata narrata e' gia' parzialmente...
RICCARDO: Da chi, dai verbali della Digos?
PRETORE: I verbali della Digos io non li ho. Io ho qui le dichiarazioni degli avvocati, ho qui le dichiarazioni dell'imputato collegato Daniele Y.
RICCARDO: Avra' valore l'Imputato dentro i vostri processi? O deve essere imputato solo per quello che grida? Ci sara' un motivo per cui grida.
PRETORE: Deve parlare solo sul fatto di cui e' Imputato in quel giorno.
IMPUTATO: Quindi se eravamo sgomberati e stavamo zitti e muti non venivamo Imputati.
PRETORE: Io questo non l'ho detto. Io dico, se lei ha da dire qualcosa sui fatti del 20 Gennaio e non sui fatti riguardanti la storia del Leoncavallo me li puo' dire, altrimenti non le posso dare la parola.
RICCARDO: Il 20 Gennaio ( ho tagliato un bel po') non e' successo niente era tutto concordato signor Giudice a volte servono questi gesti per non far scorrere sangue innocente e io mi meraviglio che nonostante un patto, anzi, un'intesa col Capo della Polizia, col capo della Digos milanese con le forze politiche si era arrivato a quello sgombero del centro sociale, d'altronde tutti lo sapevano tanto e' vero che quella mattina oltre a noi c'erano troupe televisive, dirette radiofoniche, giornalisti d'assalto peggio dei nox, fotografi cine operatori, insomma erano piu' loro che noi. Dicevo che mi meraviglio di dover oggi affrontare un processo perche' quella mattina sono stato ai patti, io. E i patti erano ben chiari appuntamento per lo sgombero: primo atto ore sette chiusura del cancello ad operai dei militanti del centro. ore sette e trenta il direttore di scena Dott. Finolli capo della Digos ci veniva a chiedere se era tutto pronto per lo sgombero, Cosi' e' stato, gli abbiamo detto che ancora non eravamo pronti, molti compagni erano stati fermati fuori dal cerchio di isolamento che il quartiere Casoretto ha subito in quella giornata. Ore sette e quarantacinque una squadretta con a capo il Dott. Scarpis che comandava l'operazione si avvicina ai compagni che manifestavano incordonati davanti al cancello e prelevano il primo di noi sotto tiro. Dopo di che tutta la squadra comincia uno per volta a trascinarci via dal presidio. L'unica arma in nostro possesso erano le parole, che oggi riscopriamo piu' taglienti di bastoni o molotov tanto e' vero che ci state processando per le nostre grida. Ci sono parole che pesano come montagne. Questo e' uno di quei casi. Il patto prevedeva che quando tutti i militanti erano stati tolti dal presidio alle ore 10.00 ad una delle mamme del Leoncavallo veniva consegnata la chiave di Via Salomone, Alle dieci e' stata consegnata la chiave. Dopo di che un compagno ci veniva ad avvisare che l'operazione sgombero chiavi alla mano era avvenuta e si poteva quindi procedere alla fase tre. La fase tre prevedeva che venisse svolto un corteo da Via Leoncavallo verso Via Salomone. Abbiamo chiesto ai responsabili delle forze dell'ordine di allentare il cerchio attorno al quartiere, di far avvicinare i simpatizzanti fermati ai margini di questo per poter dar vita al corteo che ci portava nella nuova sede. Cosi' e' stato. In piazza Sire Raul un giovane, voi dite "SI E' FATTO MALE", noi diciamo e' stato manganellato da un celerino per cui abbiamo dovuto far intervenire l'ambulanza per farlo portare all'ospedale. Arrivati in Via Salomone ci raccontate la storiella del fascista picchiato per dipingerci da movimento violento, sedizioso e disordinato.  Noi vi raccontiamo un'altra di storiella, quella che arrivati in Via Salomone dai lotti popolari oltre 400 famiglie che vivono il dramma di un quartiere dove l'eroina ha ammazzato l'80% delle nuove generazioni degli anni 70, non soltanto ci chiamavano dalle finestre urlando Leoncavallo ma ci applaudivano come se fosse arrivata la speranza alla Trecca, dove l'unico monumento a 100 metri di distanza da 400 abitazioni popolari e' un inceneritore funzionante e dove ci piacerebbe finissero gli architetti che hanno progettato simile mostruosita'. C'e' qualcosa che non funziona, c'e' qualcuno che attraverso il Leoncavallo vuole diventare l'accusatore del Leoncavallo, vuole farsi strada dentro la magistratura milanese e usa il Leoncavallo come cavallo di battaglia, insomma di fronte al ribaltone, cioe' siamo di fronte a colui che sta mandando mille compagni sotto processo ovvero sia un'intera generazione. Sarebbe penoso se dovessimo assistere proprio a Milano, medaglia d'oro alla resistenza alla prima delle repliche del tribunale speciale fascista. Sono romano, permettetemi di finire con una frase di un personaggio della cultura popolare, il quale veniva bastonato e messo all'agogna per le verita' popolari che diceva: (Rugantino): "me ne hanno date ma quante gliene ho dette."

PRETORE: Possiamo sentire W. Di nome?
LUCA: Luca ( 24 anni)
PRETORE Stessa raccomandazione. Ci parli solo dei fatti del 20 Gennaio.
LUCA: Premetto a questo punto allora che anch'io avevo una breve introduzione che ci riportava un po' indietro negli anni, pero' sembra a questo punto che diano fastidio certe analogie che avevamo preparato sia io che il compagno che ha parlato precedentemente rispetto alla gestione di questo Tribunale con quello che e' stato istituito nel ventennio fascista. Comunque sembra di andare fuori tema anche se qui non ci troviamo a scuola.. Tagliero' quindi tutta questa premessa iniziale e partiro' dai fatti. Comunque dalla situazione politica che si e' creata oggi molto simile a quella del ventennio... 

( PARTE OMESSA DAL TRIBUNALE) Dal 28 maggio al 4 giugno 1928 il tribunale process i capi del partito comunista. Gi nel 1923 erano stati denunciati per complotto, ma il tribunale ordinario li aveva assolti, perch, in base alla legge, il partito comunista aveva il diritto di esistere, di fare propaganda elettorale e di mandare i suoi deputati alla camera. Il 28 agosto 1926 la polizia arrest 2 persone che portavano corrispondenza della direzione del partito alle sezioni, concernente la distribuzione della stampa e dei libri, il soccorso alle famiglie, la difesa degli arrestati, la raccolta di fondi ecc.. Molti altri arresti furono eseguiti fra persone il cui nome non appariva in quelle lettere. 
Il 6 novembre 1926 il partito comunista, come tutti gli altri dell'opposizione, fu dichiarato illegale; il 25 novembre 1926 l'appartenenza ad un partito disciolto fu decretata punibile. In nessun paese civile un tribunale potrebbe applicare una legge emanata il 25 novembre 1926 a persone arrestate prima di quella data. Invece il giudice istruttore fascista incolp tutti gli arrestati di "complotto e di insurrezione armata contro lo stato, con l'intento di istituire in Italia la repubblica dei soviet", in base a questi due argomenti:
1- il partito comunista era una partito rivoluzionario 
2- gli accusati erano i capi di quel partito.
Per l'accusatore pubblico essere stati membri del partito comunista prima che questo fosse illegale, non solo significava essere responsabili della direzione di quel partito dopo che era stato dichiarato fuori legge, ma anche essere responsabili di aver organizzata una rivolta armata. I membri del comitato che si occupavano soltanto del soccorso alle famiglie degli arrestati furono pure accusati di complotto armato. Perfino gli avvocati incaricati della difesa dei prigionieri comunisti, furono imprigionati sotto la stessa accusa perch avevano compilato alcuni opuscoli di propaganda.
Durante il dibattimento un avvocato difensore cerc di spiegare ai bruti che funzionavano da giudici la distinzione che si deve fare tra organizzazione rivoluzionaria incitanti alla ribellione e gli atti concreti di rivolta armata che domand che i suoi clienti fossero giudicati soltanto come membri di un partito illegale. Il tribunale non solo non accetto la distinzione, ma denunci, per insulto, i difensori al consiglio di disciplina. condann 18 accusati ad un insieme di 293 anni di prigione.
(brano citato dal libro) IL TRIBUNALE SPECIALE FASCISTA- edizioni GALZERANO (FINE OMISSIONE)

... La condanna discriminata che viene fatta oggi nei nostri confronti non poi e' molto diversa dalle persecuzioni fasciste che in quegli anni decretavano un partito fuori legge, come quello comunista, e di conseguenza imprigionavano i suoi militanti solo per l'appartenenza e non per il reato. 
Ieri come oggi nelle aule dei tribunali si usa l'arma a doppio taglio nei confronti degli avvocati difensori ritenuti complici dei loro assistiti e coinvolti nei loro stessi procedimenti; ovviamente non parliamo di qualsiasi procedimento, ma solo di quelli a carico del movimento dell'opposizione sociale dei centri sociali, procedimenti che affiorano oramai la soglia delle mille imputazioni, tutte scrupolosamente seguite dagli stessi accusatori, per cui mi chiedo se dentro il tribunale di Milano c'e' un pool che lavora, oltre a quello ormai noto a tutti di Mani Pulite, appositamente per noi che a questo punto potremmo ribattezzare per distinguerlo mani sporche. Questo lo noto dal fatto che il sovraffollamento delle carceri e' dovuto ad un elevato numero di detenuti ancora in attesa di giudizio, convinto del fatto che questo sovraffollamento crei comunque ogni sorta di disagio possibile e immaginabile ed un congruo danno economico a carico di tutta la collettivita', resto sempre piu' perplesso da questa corsia preferenziale dedicataci dal tribunale di Milano.
Ma entriamo nel merito, Per cosa veniamo oggi processati ? Per un presidio, come i tanti che facciamo, questa volta intriso di significato e di cuore. Si chiudeva la porta di un luogo che ha rappresentato 19 anni di lotte, di resistenza politica e culturale, un posto ricostruito da noi mattone su mattone dopo uno sgombero, quello si illegale, del 1989, accompagnato dalle ruspe dei padroni della citta'.
Quella mattina noi armati di parole, loro armati fino ai denti. Chi stabilisce chi ha vinto, questo tribunale? Ebbene se oggi siamo processati bisogna capire cosa non ha funzionato.
C'era un accordo ben preciso che ha fatto si che ci trovassimo davanti al cancello a mani nude invece che sui tetti del centro sociale pronti a difenderlo con ogni mezzo necessario. Sig. Giudice e Sig Pubblico Ministero perche' non chiedersi chi ha agito nell'illegalita' quella mattina, chi non ha rispettato i patti chi veramente dovrebbe dare giustificazione per questa grottesca farsa.
Sig. Giudice, ogni tanto mi capita di tornare per le strade di quel quartiere, mi si stringe il cuore quando vedo un quartiere senza piu' la sua dignita' di un tempo, un quartiere dove l'eroina e' tornata a regnare come unica proposta di aggregazione giovanile e dove lo sfruttamento della donne nella prostituzione da' la misura tangibile di come vanno adesso le cose.
Si possono spendere molte altre parole per ribadire l'importanza e l'utilita' di un centro sociale, mi sembra che gli esempi sopra citati siano gia' sufficienti per stendere un bilancio su chi elimina o apporta il degrado e l'invivibilita' nei quartieri. Fin dai primi anni dell'occupazione l'impegno dei compagni ha sempre portato migliorie a questo degrado anche ad un costo elevato che ha visto spargimento di sangue, soprattutto nell'impegno e nella lotta contro l'eroina, dove due giovani militanti, Fausto e Iaio, hanno pagato con la loro vita la ricerca della verita'.
Quanti altri giovani dovranno pagare magari con anni di prigionia o  addirittura con la loro stessa vita ,per  cercare la verit .
Quale prezzo ha questa verit '? perche' dobbiamo essere sempre noi a pagare?
Ci condannerete per quello che diciamo, ci condannate per come lo diciamo, ci condannate perch ci raduniamo, Ci condannate per le case che occupiamo, ci condannate per il lavoro che non abbiamo, ci condannate per le finanziarie che non vogliamo, ma noi non ci sentiamo colpevoli di niente, come colpevoli non erano i militanti del partito comunista italiano, processati dal tribunale speciale istituito da Benito Mussolini nel 1928.


PRETORE: Q Anna
ANNA (28 anni). Io non ho fatto richiami espliciti al Tribunale fascista o meno, perche' mi sembra comunque che quello che e' soggetto in questo processo a partire dalle provocazioni fisiche durante la prima udienza l'aula bunker l'inquisizione di un avvocato e le dimissioni degli altri siano gia' sufficienti a chiarire comunque l'analogia con quel tribunale. Adunata e grida sediziose sono le fattispecie sotto le quali si tenta di ricondurre il presidio del 20 gennaio, e le motivazioni e le ragioni di chi, all'alba di quel giorno, si trovava davanti al portone del Centro Sociale Leoncavallo.
Non  un caso che vengano utilizzate, proprio in questo periodo e proprio contro determinati soggetti sociali, norme penali di un codice fascista, il Codice Rocco del 1930, che tendono a colpire diritti fondamentali quali la libert di espressione e manifestazione, che caratterizzano questo processo e tutta la campagna repressiva di quest'ultimo anno, con pi di mille denunce a carico di compagni e frequentatori del Leoncavallo e di tutto il movimento antagnista milanese, alle decine di processi, gi fissati da qui a maggio, alle prime pesanti condanne.
La lettura, in chiave politica, del perch di questo processo, come degli altri, pu essere data da tutti quei soggetti che hanno un quadro chiaro delle trasformazioni in atto nel paese negli ultimi anni, e in particolar modo nella citt di Milano, e il conseguente tentativo di cancellare dal territorio qualunque forma di opposizione sociale, che lotta per diritti fondamentali sempre pi negati dalle politiche nazionali e milanesi, che stanno di fatto portando allo smantellamento dello stato sociale, condannando fasce sempre pi ampie di popolazione all'emarginazione, alla miseria, al degrado.
Il 20 gennaio, davanti al portone dl Leoncavallo, tanti non sono riusciti ad arrivare, dato che l'intera zona, fin dall'alba, era stata isolata da reparti delle cosidette "forze dell'ordine", nel tentativo di impedire o ridurre ai minimi termini quello che era un appuntamento dovuto, importante, conseguente e connesso alle manifestazioni che a pi riprese, in quel lungo inverno, hanno riempito la citt di decine di migliaia di persone, contro lo sgombero del Leoncavallo e in difesa degli spazi sociali autogestiti.
Questo era il senso di qul presidio, che ha voluto essere l'ennesima denuncia di un atto gravissimo per la citt, lo sgombero di un centro sociale con 18 anni di storia, di internit nel tessuto sociale cittadino, di lotte contro l'eroina, l'emarginazione, le politiche razziste  e fasciste, per il diritto alla casa, al reddito, alla salute, alla scuola, a una societ diversa e pi giusta.
La giornata del 20 gennaio  il risultato dei mesi precedenti, di grosse mobilitazioni, di uno scontro istituzionale agli alti livelli, tra poteri centrali e locali, che ha visto questura, prefettura, ministero dell'interno, sindaco e lega nord, impegnati in un gioco di poteri, a noi estranei, sulla testa e sulla vicenda del Centro Sociale Leoncavallo, in cui la linea di difesa, emersa da decine di assemblee e incontri,  stata quella che ha portato alla giornata del 20 gennaio.
Di fronte a un attacco all'esistenza, quanto mai pesante, n cui alle tattiche individuali, sfrattie sgomberi, si sono aggiunt la macchina amministrativa del Comune di Milano, ostaggio dei fini politici del suo delirante sindaco, e un utilizzo in chiave squisitamente politica della magistratura e della questura, che ha innescato la dinamica del terreno processuale, in cui pi evidente che mai risulta la volont politica di cancellare l'opposizione e il conflitto sociale dal territorio.
E' per controbattere nella maniera pi efficace questo fronte, che si  presa la decisione, difficile ma inevitabile, di scindere idealmente la realt del centro sociale n due parti, quella fisica, che solo fisica non  mai stata, con la sua storia, i suoi 18 anni, i suoi morti, dall'elemento che di questo luogo  cuore, cervello, motore, che non si voleva consegnare nelle mani della repressione, il tutto unito alla consapevolezza che in un panorama come quello che si prospettava negli anni a venire, si imponeva la necessit che questo corpo di compagni fosse preservato nella sua capacit di agire politicamente, socialmente e culturalmente nel territorio. Ecco perch allo sgombero non si reag con una difesa come quella del 1989, ma con un presidio di controinformazione e denuncia, e con l'accettare la sede di Via Salomone, concessa provvisoriamente per un periodo non superiore a 180 giorni, durante i quali un rafforzamento della destra, divenuta con le ultime lezioni partito di governo, avrebbe portato a un ulteriore inasprimento dell'attacco contro l'opposizione, sfociato, il 9 agosto, nell'ulterire sgombero, con modi e tattiche diverse, a riprova del modo in cui si trattano le questioni sociali in questa citt.
C'era, in quel presidio, la volont di continuare a interagire nel territorio, la rabbia di chi vede i propri pi elementari diritti calpestati quotidianamente e arrogantemente, il dolore di lasciare un posto che dopo lo sgombero dell'89, poi risultato illegale, era stato da noi ricostruitomattone su mattone e fatto vivere per altri 5 anni, ma forte pidi tutto la volont di sopravvivenza, la stessa che ci ha portato, quest'estate, randagi ei parchi di Milano, in una citt deserta dove, ancora una volta, non si poteva rispondere alle provocazioni di chi, oltre i manganelli, ha anche e comunque la legge dalla sua parte, e la "legalit" formale, come suo scudo. Quella stessa "legalit" che bolla come sedizioso chi, in prima persona, lotta per i suoi spazi e i suoi diritti, siano essi i centri sociali, le fabbriche di cui si vuole impedire lo smantellamento, le case che si vogliono sgomberate quando l'unica alternativa per chi le abita  la strada.
Quella legalit che, forte di leggi e cavilli, vuole negare spazi di opposizione politica, sociale e culturale nel territorio, slegate dalla logica imperante del profitto e della mercificazione, portatrice di valori che certo non sono dio, patria, famiglia.
Lo stesso significato aveva il corteo, pr evidenziare come la sede di Via Salomone fosse solo transsitoria, e che nelle mani di un'amministrazione comunale, portatrice di una politica pi disastrosa per la citt di quelle socialiste che l'hanno preceduta, si rimetteva la responsabilit di trovare una sede alternativa e accettabile per le attivit del Centro Sociale Leoncavallo.
Se non fossimo in un tribunale, ma in luogo sensibile e interessato alle tematiche sociali, tante altre cose si potrebbero dire, ma considerato che fine di questo processo, come degli altri,  quello di portare avanti un attacco strettamente politico, niente altro mi interessa far emergere, se non ribadire, a chi giudica e condanna, senza conoscerla, una realt sociale basata sull'autogestione e la democrazia diretta, basandosi su un'accusa sediziosa, che la nostro interno non esistono meccanismi di delega e attribuzioni specifiche di funzioni, e che quindi non accettiamo differenziazioni tra buoni e cattivi, tra pi sediziosi e meno sediziosi, ispirate da un'accusa che della differenziazione e del tentativo di colpire in maniera pi pesante alcuni compagni rispetto ad altri, ha fatto la sua linea costante negli innumerevoli procedimenti penali a nostro carico.
In un processo come questo, che ha visto nelle udienze precedenti ripetuti tentativi di intimidazione, pesanti provocazioni fisiche da parte dei carabinieri, un avvocato indagato, neanche a dirlo, per adunata e grida sediziose, un'udienza nell'aula binker, e le dimissioni di un intero collegio di difesa, come denuncia di uno spazio di difesa inesistente, niente altro mi interessa dire.
Condannati o assolti, noi usciremo comunque a testa alta da questo luogo, nello stesso modo in cui camminiamo pr le strade, figli di quanti prima di noi e come noi, hanno lottato per una societ pi giusta, senza nulla da perdere se non la volont di una vita migliore.
Noi, ripeto, camminiamo a testa alta quando siamo per la strada, e lei Signor Roja ?

PRETORE: Z Giovanna
PM: Chiedo scusa, siccome sono state evidenziate delle accusa abbastanza pesanti all'ufficio che rappresento e tale ufficio rappresenta lo stato e lo stato e' inteso come cittadini, come quindi consociati, non tollero piu' che vengano effettuate delle dichiarazioni lesive dell'attivita' giudiziaria della Procura della Repubblica, alla quale io appartengo. Pertanto, se gli attuali Imputati rilevano delle questioni di abuso o di quant'altro, di canali preferenziali io li invito a denunciarle nelle competenti sedi, ma non in quest'aula di giustizia, perche' cio' risulta dannoso rispetto a quello Stato che noi oggi rappresentiamo.
PRETORE: Non sono ammessi altri applausi al termine delle dichiarazioni, questo e' un avviso formale, se sentiro' fare degli applausi vi faro' uscire dall'aula. Non e' ammissibile questo.
PRETORE: Z. Di nome?
GIOVANNA: Giovanna (30 anni). Quel che e' successo in Via Leoncavallo 22 il 20 gennaio 1994 merita piu' di una riflessione sul perche' si sia trasformata quella storica giornata di intenso dolore e dispiacere a tutt'oggi, per me, e per molti che come me sanno e hanno avuto la fortuna di sapere cosa racchiudeva quel centro sociale , cosi' come oggi continua a farlo la sua nuova sede, in Via Watteau al 7.
Qualche dotto saggio su una rivista apparsa neppure un mese fa nelle edicole spiegava che i frequentatori dei centri sociali sono decine di migliaia tutte le settimane. 
Tra questi frequentatori molti sostengono un impegno politico culturale e sociale che non puo' essere definito nell' incongruente concetto di volontariato, che se applicato alle attivita' dei centri sociali potrebbe dare a intendere chi la pratica intende nel contempo subire passivamente le carenze dello stato, cosa su cui e' socialmente utile e necessario interagire attivamente e non passivamente per i centri sociali.. Ed e' sempre tra i frequentatori che molti, per esempio, sono persone accomunate da un dato di tendenza apparso agli occhi di tutti nei telegiornali dei giorni scorsi, per la precisione mercoledi', in un anno un milione di posti di lavoro in meno, un milione di persone che non solo hanno una condizione di vita estremamente precaria, sotto pagata e ricattata sia per gli per orari che per le penose fatiche, ma hanno anche altro a cui pensare, hanno l'impossibilita' di trovare un tetto decente sotto cui mettere la proprie stanche membra, l'impossibilita' di difendere i propri diritti essendo state cancellati, come parte sociale durante le fasi e le forme della contrattazione della destra liberal-economica e se poi, come nel nostro caso, hanno saputo restare uniti di fronte al visibilissimo nemico economico di colore, di divisa o anche solo di penna, si ritrovano a incontrare anche il livello della toga.
Non voglio dirvi molto, non perche' manchino gli argomenti, ma perche' non penso vogliate ritenerli tali, pero' alcune questioni cosi' come sono state esposte dai compagni intervenuti precedentemente vorrei sottolineare anch'io.
L'accordo forzato pena l'uccisione, lo spargimento di sangue, i gis e i nox, questi sono stati gli strumenti convincenti da parte di chi non ha voluto riconoscere al Centro sociale Fausto e Iaio, al Leoncavallo la sua valenza politico - sociale, il fantomatico accordo dicevo non e' stato neppure mantenuto, dentro Via Salomone non hanno piu' potuto riprendere vita le attivita' di Palestra, il cinema, l'asilo per bambini con difficolta', la biblioteca, la salette musicali, lo spazio di prove teatrali e lo spazio mostre.
E' un problema di giustizia non indifferente perche' dall'interruzione di quelle attivita' non deriva un danno commerciale da esibire dentro le aule di un tribunale amministrativo regionale, quelle interruzioni rappresentano un danno sociale, la negazione di quegli spazi puo' anche aver comportato danni gravissimi e da questo punto di vista noi oggi non siamo piu' in grado di verificarlo. Spero che in questo processo si sappia riflettere quindi sulla concretezza della nostra protesta, non sono sediziose le grida di chi tenta per l'ennesima volta di spiegare il danno che si compiva con lo sgombero di Via Leoncavallo. Quelli voci sono l'ultimo modo possibile di farlo.
Alla stessa stregua dei modi precedenti. Degli appelli firmati da centinaia di intellettuali e politici, delle dieci mila persone in piazza due mesi prima o gli oltre sessanta mila frequentatori che hanno riempito la dieci giorni che sconvolgera' Milano, ci dicevamo, che sar in grado di far smorzare l'attacco per arrivare ad una fase piu' contrattuale. o  delle ottocento persone davanti al centro venti giorni prima. Certo attaccare, isolando il quartiere Casoretto ottocento persone era disumano, rischioso, meglio quando per stanchezza, freddo, orario, repentinita' eccetera gli attaccati fossero rimasti un centesimo di quei ottocento pronti a chiedere giustizia davanti al portone del centro sociale, molto coraggiosa come mossa strano che questa volta non gli abbiamo voluto dare un nome a questa operazione. Se fosse stata una svista gliene consiglierei io uno di nome: rabbit storme, che in italiano vuol dire operazione coniglio ma si sa L'italia e l'America non sono la stessa cosa, qui la pena di morte non viene pratica con brutale razzismo dentro le stanzette ufficiali, qui e' casuale, ma altrettanto fascista e avviene nelle strade. Fausto e Iaio c'e' lo hanno insegnato. 
Un ultima dubbio Dott. Roya, che trasformo in domanda per trovare una certezza...
PRETORE: No scusate non siete qui a interloquire con il Dottor Roya, siete qui per delle dichiarazioni e mi sembra che state andando oltre i fatti del 20 Gennaio.
GIOVANNA: Allora ho concluso.
(PARTE OMESSA DAL TRIBUNALE) ...Ieri gli antifascisti e le antifasciste hanno ricordato lo stermino di 50 anni fa di Auschitz. Noi lo abbiamo fatto. Lei?

PRETORE: J Vincenzo (49 anni). Deve esporre i fatti del 20 Gennaio, solo quelli.
ENZO: I fatti sono un'accusa di grida sediziose che prevede il nostro punto di vista e per questo noi siamo qui. Io rivendico questo diritto altrimenti lo vado a fare fuori se non lo posso fare qua. Quando io vado a spiegare la natura e le origini di quelle grida che qualcuno chiama sediziose, io sono nel pieno merito dell'accusa quindi sono nel pieno merito di quei fatti di cui ci si vuole occupare, anche se per questo io devo ripercorrere 30 anni prima, quindi sono perfettamente pertinente quando mi allungo in un'analisi che non puo' essere inclusa in una definizione, che tra l'altro non e' stata ancora definita, quindi o definiamo prima qual e' quella inerente, cioe' cio che e' inerente, qual e' il merito, o altrimenti ho veramente il diritto di leggere tutto fino in fondo questa mia dichiarazione. Allora la museruola, la censura?
PRETORE: Noi non siamo in grado di documentarci, gli Avvocati ci hanno documentato, sul termine sedizione e sediziosita' gli Avvocati sono stati...
ENZO: No, non sono stati completi altrimenti non si vedrebbe il senso della necessita' della nostra dichiarazione, noi non siamo qui per fare folclore, noi siamo qui per portare la nostra visione che e' specifica al di la' di quella dei nostri rispettabilissimi Avvocati difensori che, tra l'altro ci sono stati imposti d'ufficio, per altro non sono neanche quelli nominati. Per cui riconosco benissimo questa e' una parte fondamentale per quello che noi abbiamo accettato e siamo qua per questo, ma non basta altrimenti vuol dire che noi non avremmo nessun senso ad essere qui a fare una dichiarazione, allora lo si dica prima, non vedo il senso di chiamarci a fare eventuali dichiarazioni se queste gia' in partenza non hanno un nesso, o non hanno un senso. Allora io invece dico che queste hanno un nesso, hanno un senso e siamo qui per questo. Io credo che si perderebbe meno tempo e si sarebbe piu' efficienti se si lasciasse andare fino in fondo la cosa, eventualmente con critiche e eventualmente con parti che si possono cancellare dopo.
PRETORE: Dopo io non intendo cancellare delle parti, intendo che queste cose vengano fatte prima, e' inutile star qui a perder tempo, siamo soltanto al numero cinque ne restano altri 13, scusate un momento di silenzio, se 13 persone devono fare la storia di 30 anni d'Italia allora aggiorniamo direttamente il processo al giorno 3 Febbraio.
ENZO: Si sta ricostruendo la storia di quel 20 Gennaio.
PRETORE: Rimaniamo fissi al 20 Gennaio. Rimaniamo ai fatti, solo ai fatti che riguardano il 20 Gennaio.
ENZO: Certo riguardano il 20 Gennaio, pero' voglio dire, se noi come lei stessa ha potuto dire siamo liberi venendo qua, non di venire qua, venendo qua, siamo liberi, questo prevede una dichiarazione. Questa dichiarazione se e' nel merito e' ovvio che come Imputati, come rappresentanti di Centri Sociali in seconda istanza, e come rappresentanti di Centri Sociali presenti a quei fatti abbiamo un qualcosa da dire che evidentemente e' l'intera struttura di questa vicenda.
PRETORE: Su quei fatti, solo su quei fatti.
ENZO: Allora mi scuso per essermi dilungato, comunque era dire che questo e' attinente, perfettamente attinente, eventualmente si puo' verificare. L'impostazione dell'accusa come traspare dal PM e da alcuni Testi dell'accusa, tende ad attribuire a 72 imputati un carattere di sediziosita', che per quanto faccia non riesce a nascondere grosse contraddizioni. Essa, l'accusa, pretende di provare la sediziosita' in ripetuti tentativi da parte degli Imputati di sfondare con violenza i cordoni delle Forze dell'Ordine durante il trasloco del Centro Sociale Leoncavallo dalla sua sede storica a Via Salomone, al fine di poter rientrare in questa, nonostante appaia, ormai evidente a tutti, Testi d'accusa compresi, che il Centro Sociale Leoncavallo aveva accettato il trasferimento e a questo scopo aveva quella mattina deciso di attuare un presidio fuori dal Centro Sociale medesimo, per rendere evidente che non di trasloco si trattasse ma di vero e proprio sgombero, se pur attuato con tecniche americane. L'effetto e' grottesco. Secondo questa accusa il Leoncavallo sarebbe cosi' stupido, proprio materialmente stupido perche' di stupidita' si tratta, da far si che una trentina di frequentatori si presentino alle 6.00-7.00 di mattina, io ero uno di quelli tra l'altro, una freddissima mattina di fine Gennaio davanti alla loro sede storica non dentro ma davanti, ad affrontare circa 700-800 tra Vigili, Poliziotti, Carabinieri in assetto da combattimento. E dopo essere stati "pacificamente" isolati dal quartiere, dal resto del quartiere e traslocati nell'area del distributore di benzina distante circa una cinquantina di metri dal loro Centro decidono di sfondare con violenza i cordoni delle armate delle Forze dell'Ordine per rientrare al Leo. Quale necessita' avrebbe spinto gli antagonisti del Leo ad accettare di uscire dalla vecchia sede per poi una volta fuori assaltare i cordoni delle Forze dell'Ordine per rientrare il Centro Sociale dopo che davanti al suo portone si erano schierati questi 100 Poliziotti in assetto da combattimento, non sarebbe loro semplicemente bastato non uscirne? Cioe' e' la struttura proprio razionale di questo modo di procedere che e' assolutamente difficile da capire. Soltanto un'accusa che parte da una premessa di una stupidita' che  puo' sostenerla. E' sinceramente difficile immaginare un comportamento cosi' stupido. Inoltre il portone di ferro diventa rinforzato per impedire l'ingresso alle Forze dell'Ordine chiaramente. A parte il fatto che era rinforzato da mesi, perche' pericolante, di ferro. ??? Ogni giorno centinaia di persone passavano attraverso questo portone rischiando che gli crollasse addosso. Questo sfugge completamente alle logiche della ricostruzione dei fatti. A raccontarle e' uno che chiama le "birre scolate" "molotov scariche", se le trova nelle cantine del Leo. Cosi' come a 15 gradi sotto zero le sciarpe e i cappelli degli "antagonisti" diventano travisamento. Qualcuno che e' riuscito a prendere persino a schiaffi in queste stesse aule uno dei suoi colleghi, che con lui non condividono la propria visione del mondo. Il tentativo di attribuire ai medesimi antagonisti anche il blocco stradale che questa volta non ha funzionato, sara' per la prossima. C'e' tanto di ordinanza del Sindaco che prova a sufficienza chi ha bloccato i quartieri in quell'occasione. Poi le grida sediziose: nessun Poliziotto ha ricordato gli innumerevoli slogan che gridano lo scandalo di una normalita' che pratica puramente e semplicemente lo sterminio di massa. Se non si vuol considerare come fatti naturali le migliaia di morti sul lavoro (3.000 ogni anno) o sulle strade (piu' di 8.000 ogni anno, dove basterebbe un treno per risparmiare 100 camion), per disperazione mancano i dati nazionali ufficiali, ma nella cerchia delle mie conoscenze ce ne sono cinque in tre mesi, suicidi perche' disoccupati, non sapevano che senso dare a questa vita, troppo deboli o confusi o isolati per lottare. Nessun funzionario ricorda gli slogan, come 20 metri quadri 600 mila lire, e' questo il terrorismo da colpire no, tutti hanno ricordato in aula "la disoccupazione vi ha dato un bel mestiere, mestiere di merda carabiniere - oppure - Polizia bastarda Polizia assassina", con un'aria quasi ammiccante di scandalo posticcio. E' proprio vero che la lingua batte dove il dente duole. Loro stessi sanno benissimo che almeno otto su dieci hanno scelto quel mestiere perche' era l'unico sbocco alla loro miserie endemica e senza futuro. O si vuol forse far finta di dimenticare che anni di impunita' garantita hanno prodotto una normalita' orrenda dove la morte veniva comminata direttamente sul posto, senza nemmeno un processo? Vogliamo allora insieme ricordare come sono morti Giorgiana Masi, Giuseppe Pinelli, Giannino Zibecchi, Varalli. Amoroso, Boschi, Serantini, Walter Greco, Luca Rossi, o forse uno chiunque di quegli innumerevoli figli innocenti che hanno incontrato la morte, neanche da eroe o da martiri, ma una morte anonima perche' fuggivano a 13 anni ad un Alt, perche' avevano rubato un motorino. Be ci si puo' trovare a 13 anni a dover rubare per vivere in un sistema, appunto, come questa normalita' definisce. Questi colpi partiti per sbaglio! Stiamo parlando della grida sediziosa: "Polizia bastarda, Polizia assassina", questo lo voglio sottolineare. Quanti colpi partiti per sbaglio! Agli assassini e' stato dato il posto in banca la promozione e si criminalizza chi questo non solo non lo scorda, ma lo urla con quanta voce ha in gola. La mamma di quel figlio! O vogliamo forse rinfrescarci la memoria su chi e' stato scoperto ad essere sistematicamente implicato, invischiato nelle ormai innumerevoli stragi che hanno portato alla morte un'intera nazione, da Gladiol alla Uno bianca, da Ustica alle varie piazze e stazioni dei treni e' di questa mattina la notizia di un commissario della Polizia, implicato in furti di eroina, di sostanze sequestrate. Comunque voglio dire che questi sono i "segreti di Pulcinella", che tutti sanno, il problema e' che non bisogna dirlo, ma le orecchie delicate non sopportano le grida, cioe' sopportano tutto questo, ma non le grida; sediziose le chiamano e vogliono che si rispetti al quiete e l'ordine: "morti si, ma senza chiasso, per favore!". A quando la museruola per i sediziosi recalcitranti? Gli stessi testi dell'accusa, il Dott. Pensa, insieme ai suoi colleghi Dott. Collu e Baffi, dell'ufficio politico della questura di Milano, su esplicita richiesta del PM Dott. Roya, non hanno esitato ad ammettere con spudorato candore che si sono visti costretti a denunciare 72 "antagonisti" poiche' nell'impossibilita' pratica, bonta' loro, di denunciare tutti gli altri 300 intervenuti al presidio, in quell'occasione e che i 72 erano gia' conosciuti e schedati (dapprima), per la loro "vivacita'". Il che sarebbe a dire, tradotto in altri termini, che la denuncia e' una denuncia fatta a a tavolino da tempo e, che attraverso il solerte lavoro dei visualizzatori della questura si prende di mira chiunque si faccia notare per le supposizioni di "antagonismo" ( a chi e a che cosa) e che avendolo potuto, avrebbero denunciato tutti i manifestanti e che non bisogna disperare di poterlo fare in futuro. Quando la schedatura di massa si sara' ben sviluppata, alla faccia del sistema democratico dell'alternanza, qui l'opposizione si criminalizza e la si sbatte in galera, se si puo'. A questo proposito il Generale Pinochet di buona memoria pu ancora insegnare parecchio. Che dire? Sembra impossibile sfuggire alle schedature, per buona parte dei poteri forti le schede della P.2. In quest'aula si e' parlato della necessit di ricostruire l'ambiente per meglio conoscere la verita'. Perfetto! A questo dovra' servire questo personale contributo.. Il Leoncavallo e' un luogo dove si rende visibile quella parte della societa' che normalmente vive nella penombra se non nella piu' completa oscurita'. Mentre sulla scena sfilano le vedette ufficiali, insieme alle loro farse di plastica, alle loro cortiti dei miracoli, tutti intenti all'opera di rendere eterna e immutabile questa gigantesca fabbrica di rifiuti di lusso, che cresce sulla testa di orde di morti di fame, dove tra le tante liberta' c'e' quella di andare a piedi, se non si hanno i soldi per il tram, o di saltare dal terzo piano se dopo una vita di lavoro ci si ritrova sulla strada, perche' nella casa dove si era vissuto da infinite generazioni, ora, a detta di Formentini, si presenta un'ottima opportunita', per chi sa coglierla, di un bel business di mezzo miliardo. Morti di fame si, ma e' vietato disturbare il manovratore; ecco che, invece, al Leoncavallo i morti di fame riaffiorano. Riaffiorano i giovani senza affetti, senza futuro e senza soldi, gli adulti disoccupati, i vecchi spremuti abbandonati, le madri a cui il passato e il futuro sono stati strappati, i figli uccisi, ritornano a galla gli operai nazionali, immigrati, che qualcuno ha dichiarato esuberanti, limitandosi a cancellarli con un tratto di penna; gli impiegati che non fanno carriera, i contadini analfabeti e senza terra che si pensavano una specie estinta, i tenori che alla prima steccano il do di petto. Essi pur falliti, pur morti di fame al Leoncavallo tornano vivi, non ci sono solo loro, ma loro ci trovano il loro posto. Il Leo e' anche una loro creatura, esso conosce come ingiusto l'essere dichiarati morti per aver sbagliato un solo do di petto o per aver avuto la tremenda sventura di essere nati dalla madre sbagliata. Il Leo si oppone alle politiche di speculazione e devastazione socio ambientale operata da quei poteri "forti" per cui buttar fuori di casa una vecchio malato in pieno inverno rappresenta una buona opportunita' da bere tutta d'un fiato. E contro quei poteri organizzano opposizioni di fatto che non sono parole, quelli del Leo, che l'ufficio politico della questura chiama antagonisti, quelli che devono adattarsi alle rovine, riescono a combattere e vincere una battaglia contro l'eroina, battaglia che costera' loro due martiri, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci e praticano metodi che riescono a vincere la disgregazione, l'alienazione che ognuno vi porta quando vi arriva, il Leo permette in un mondo di marcio o crepa, di sbagliare un do di petto e di continuare a vivere. Grande e immenso Leo. Il Leo e' antagonista perche' produce vita contro un sistema che produce morte, per questo cresce e si moltiplica ed e' inarrestabile e per questo e' la virulenza dell'accusa. Ecco spiegate le ansie di certi poteri forti che sulla marcia crepa ingrassano tranquillamente, senza dubbio, e verso cui il Leo e' antagonista. Ecco quindi la necessita' di cancellare il Leo, far ritornare nell'invisibile quell'umanita' viva, ma stracciona, che con il suo semplice apparire disturba la festa di vari divi fuori serie, con ville e "pom pom girl" di contorno. Necessita' resa ancora piu' urgente dal fatto che questa umanita' stracciona non solo non si preoccupa minimamente di nascondere i suoi stracci ma ha addirittura l'impudenza di gridare ai quattro venti i misteri di Pulcinella che nessuno puo' dire e, cosa ancor piu' grave, lavora con energia per superare questa miseria, riuscendo a indicare cause e rimedi e dato che i misteri buffi che affliggono il Leo non sono solo del Leo, ecco spiegata sia la sua pericolosita' sociale che la necessita' di farla finita, ma anche la difficolta' di farla finita per certi poteri forti, ovviamente.
Se questa e' la materia che costituisce il Leo, ovvio che qualcuno cerchi la sua distruzione, qualcuno, pero' che ricordandosi del fallimento del primo tentativo, ad Agosto dell'89, ricerca i mezzi piu' sottili, per quanto possano essere sottili, i mezzi di un macellaio, per raggiungere un suo scopo; ed ecco, quindi, un piano astuto di smantellare il Leo in due tempi. In un prima tempo si sradicava il Leo dal suo ambiente storico-urbanistico con vaghe promesse mai mantenute, si otteneva di traslocarlo in Via Salomone, squallido girone infernale, tipico prodotto delle logiche di una Milano tutta da bere, stretta tra un brucia rifiuti, un'aula bunker e un sordido quartiere dove l'unica via d'uscita non puo' che essere l'eroina, se non il suicidio. In un secondo tempo avrebbe seguito, si sperava una smantellamento morbido, senza troppi patemi, piu' tranquillo. Un soggetto sociale si disgrega meglio se deportato preventivamente, come ben sanno i "terroni" che dicono: "ok" perche' se dicessero: "va bene" farebbero la figura dei cretini date le loro condizioni oggettive. Le ruspe, ansiose si irrompere per demolire l'intero Leoncavallo e non tanto le opere cosiddette abusive o pericolanti prodotte dalle ruspe stesse; loro stesse essendo abusive e producendo strutture pericolanti, demolivano in tutta fretta per evitare i tempestivi ripensamenti, cogliendo l'ora preliminare per poter proseguire indisturbati, a cogliere le infinite opportunita' che una Milano tutta da bere offre ai piu' svelti di Milano. Dicono molto su coloro che hanno tanta sete da bersi l'intera Milano. I vigili che bloccano l'intero quartiere preventivamente aggiungono elementi le migliaia e migliaia di uomini super-armati impegnati in questa lunga e disastrosa campagna. Le migliaia di ore di lavoro straordinarie pagate loro, con i soldi di quei proletari sfruttati e resi invisibili, perche' non sia evidente che i soldi dati agli armigeri, sono sottratti ai fondi pensione, alla sanita' sociale ai risparmi di anni e anni di duro lavoro di un intera nazione che se li vede sottrarre con un'operazione, che ben si potrebbe descrivere come una rapina a mano armata. Aggiungono tanti altri elementi da rendere pressoche' completa la scheda, gia' che siamo in tema di schedatura; ossia, il ritratto di chi tira i fili di questo gioco grottesco. Anche i vari onnipresenti comitati di quartiere, sapientemente manovrati in funzione di appoggio, vere teste di legno, guarda caso la polizia non c'e' quando quattro cittadini "fantozziani" bloccano gli accessi al Leo, non importa dove vada, che e' come un invito a farsi giustizia da se, cosa eccellente per poter, poi, costruire l'immagine dell'autonomo pazzo e violento e farne pagare le spese ai quattro capi espiatori. E se uno di questi rappresentanti di quartiere, come se il Leo non fosse del quartiere, che si rivolge con le sue attenzioni, apostrofandoli: "teppisti, maleducati, tutti al muro, tutti in galera, eccetera"; alle donne no, perche' sa come', le donne! Cosi' grottescamente abbruttite da non rendersi conto che anche al Leo ci sono le donne. Visione strabica, strabica e miope, quella che crede di poter incriminare 72 imputati non potendo incriminare tutti i 300 presenti. Cosa diranno quando scopriranno che ogni anno al Leo passano piu' di mezzo milione di antagonisti che soffrono esattamente degli problemi e che li' trovano le stesse risposte? E cosa diranno quando scopriranno che quei problemi non li vivono solo quelli che passano al Leo, ma un po' tutti, a ben vedere. Se si accettano quei pochi burattinai e chi e' rimasto impigliato nei loro fili, ((si accetta)) la visione miope che riflette la grettezza dei progetti sulla citta' per cui il Leo e', a scelta, un'opportunita' miliardaria oppure un intralcio. E uguale sara' il suo destino, il fallimento. Il Leo non e' quindi un'insieme di muri variamente diroccati. come le vicende succedute a via Salomone dovrebbero aver ampiamente dimostrato, ma un vasto e complesso fenomeno socio-politico e come tale va trattato. Quand'anche si dovesse disporre di poteri forti, il potere o si dissipa nella misura in cui si e' o no in grado di competere o penetrare una realta' troppo grande e complessa perch' un qualunque potere forte la possa dominare una volta per tutte. Questo contributo spero sia servito a chiarire da chi fosse composto e cosa stesse facendo davanti alla vecchia sede del Leoncavallo in quella fredda mattina, lo sparuto drappello di antagonisti travisati. e si offre un contributo diverso rispetto ai poteri forti per comprendere quel fatto, come ben altri fatti che avranno il loro svolgimento secondo la natura che li costituisce e non secondo il comodo che ci si puo' aspettare dalla loro manipolazione. Quella mattina di Gennaio non c'erano soltanto qualche centinaio di giovani piu' o meno infreddoliti, ma un intero corpo sociale che viene censurato dagli spettacoli laccati della societa' opulenta e forte, che sembra avere idee molto chiare sulla realta' delle cose ma che non regge a verifica su come si debba gestire una citta', per esempio, quando si preferisca censurare i poveri invece di cercare le cause della poverta' per combatterla, disponendo le condizioni delle sviluppo e del benessere. Altrimenti detto, non si puo' perseguire a lungo una politica che toglie le pensioni e la salute dei cittadini pagando truppe con cui cercare di soffocare l'antagonismo. E' una politica fallimentare, meglio piuttosto togliere fondi alle armi dei guerrafondai per costruire una citta' piu' felice per tutti. Questo contributo vuole aiutarci nel tentativo che dovra' permetterci di prevedere quale probabile esito avra' un'accusa come quella di adunata e grida sediziose, se rivolta ad un gruppo di 72 giovani infreddoliti o se rivolta invece, ad una intera societa' sofferente, che ha bisogno dei centri sociali, come ha bisogno dell'aria che respira proprio perche' in essi trova una delle voci, una risposta affermativa ai propri bisogni veri. Esso ci permette altresi', di capire con piu' precisione il disegno di quell'accusa, sottende chi la formula, che la muove. Cosa pensare infatti, di un potere che accusa di adunata e grida sediziose, un'area politico-sociale, che lotta per affermare i suoi piu' elementari diritti, quale il diritto di esistere come individuo sociale, reale, in carne e ossa, con i propri bisogni di socialita', non mercificata, di affetti, di certezze nella sopravvivenza, che un meccanismo perverso, in mano a qualche potere forte, sta riducendo a letame? E' ovvio che in gioco non c'e' soltanto un'eventuale condanna o assoluzione, c'e' in gioco di piu', altrimenti i poteri forti non si sarebbero nemmeno scomodati. In questo processo e' possibile vedere i poteri forti che tremano, e non per il freddo, certo, e tanto piu' esso si accanira' e tanto piu' si vedra' questo potere forte tremare e mostrare la sua impotenza, il suo terrore e la sua debolezza. Cosa altrimenti pensare di un potere che pretende di imporre le sue aberranti logiche ad un'intera societa' che non chiede che di vivere? E chi durera' di piu' in uno scontro tra potere e societa', quando si saranno rivelate tra loro incompatibili? Di quei poteri forti gia' vediamo i contorcimenti, in un'estrema difesa ci vogliono far credere che tutto e' cambiato, hanno gia' perso la faccia, come si suol dire. Come potrebbe, infatti, avere la faccia pulita chi ha costruito il suo potere grazie alle stragi, innumerevoli di cui assolutamente mai e' stata resa giustizia e di cui gia' tutto sanno, anche se e' proibito sapere! Ora la novita': fare opposizione significa adunata e grida sediziose, ma solo se la fanno gli straccioni. Questi sono mezzi abbietti per poter pensare di durare ancora un po', mentre il numero degli straccioni affamati cresce di lavoro promessi a cambiare in meglio la situazione, ma, anzi, ogni caso blu in piu', ogni manganello in piu', ogni denuncia in piu', ogni processo in piu', con tutti i suoi altissimi costi, non solo non si avvicinera' di un millimetro alla soluzione, ma al contrario andra' a rinforzare l'esercito di straccioni che bisogna, assolutamente, far sparire. Non ci saranno mai carceri abbastanza grandi per nascondere la criminale idiozie di simili modi di risolvere i problemi. il burattinaio ha la faccia sporca e gia' vediamo le sue rughe trasformismi in crepe e, tra i suoi tanti nemici, il piu' grande altro non e' che la sua crudele idiozia. Questo processo altro non rivelera' che un'altra ruga, se pensiamo che gia' altri processi e, molti e dello stesso tenore, si stanno ammassando contro quei pochi giovani infreddoliti, capiremo che trema di paura e chi sta andando a pezzi. Non siamo noi che tremiamo, ma chi questo processo ha voluto, come gli altri uguale a questo che verranno, che pensa di imbrogliare un'intera societa' accusandola di grida sediziose quando grida: "La disoccupazione vi ha dato un bel mestiere, mestiere di merda carabiniere", invece di contribuire a risolvere la tragedia della disoccupazione magari attraverso una diversa e piu' equa e razionale ridistribuzione delle ricchezze, magari con adeguate politiche fiscali, una diversa politica delle aree dismesse verso l'associazionismo di base, invece di imporre armi alla mano, si potrebbe dire la mitizzazione di una legge fasulla che va sotto il nome di legge di mercato o liberismo che tanto assomiglia alla legge della giungla, invece di cercare un modo per dare dignita' sia agli uni che agli altri. E' chiaro che in questo caso c'e' una contraddizione lampante tra una legalita' che da una parte e' diventata strumento nelle mani di pochi, per trasformare tutto il vivibile in un lucroso affare da spartire con pochi intimi, che da una parte pensano di mettere la museruola e un'intera nazione che grida sediziosamente tutti gli altri tra cui i 72 antagonisti sediziosi. Non ci sentiamo soli quando ci opponiamo a questi poteri forti insieme alle loro logiche, quando la legge e' saggia essa regola i rapporti sociali, tra soggetti liberi; essa li regola non li istituisce ne li inventa ne, tanto meno, li forma o peggio, li deforma. Mille processi accumulati in cosi' breve tempo e con cosi' mal celato intento persecutorio, sviliscono il concetto stesso di legge, oltre la sua funzione. La legge deve dire con chiarezza alla societa' cio' che essa necessita per vivere e crescere in pace ossia, la societa' si da' con la legge uno strumento per poter vivere e crescere in armonia, essa deve dare la possibilita' di sintetizzare le divergenze secondo ragione intelligente, altrimenti e' ciarpame, aggiungiamo solo che sempre la societa' nuova ha dovuto farsi strada dal seno della vecchia e, che mai la cosa si presenta indolore, ma mai e' stata arrestata. Questo una legge saggia l'ha gia' capito. Grazie.

PRETORE: U Elisabetta. E' in grado di essere piu' breve?
BETTY (26 anni). Si. 20 Gennaio, Bologna, Quella volta...
PRETORE: Parliamo di Milano qui, non di Bologna.
BETTY: Questa e' una piccolissima premessa.
PRETORE: Non possiamo saltare la piccolissima premessa?
BETTY: no, mi dispiace:
 Quella volta abbiamo fatto una barricati con strumenti musicali, appartenevano ad un conservatorio: trombe, clarini, contrabbassi, violini e tamburi, ma il piu' voluminoso era un meraviglioso pianoforte a coda. 
Imponente stava in mezzo alla barricata e sembrava lui da solo il vero argine che avrebbe impedito che noi fossimo travolti dalla Polizia, che minacciosa se ne stava dall'altra parte con i fucili puntati. 
Poi e' partito un candelotto, i bossoli volavano sulle teste infuriati e, allora mi e' apparso di sentire una musica; da dove viene? 
Viene forse dai nostri gesti? 
Dalla nostra rivolta? 
Si, e' vero, e' vicina questa musica, questa musica cresceva ritmica, imponente, meravigliosa, era un compagno che suonava il pianoforte a coda in mezzo alla barricata, la musica che era in noi, e sulla schiena aveva un cartello con su scritto: NON SPARATE SUL PIANISTA. 
Tratto da da "Non sparate sul pianista" Ed. omino turchino '78
Il 20 Gennaio a Milano non c'erano i bastoni dell'accusa ed infine non c'erano nemmeno le sedie accatastate davanti al portone del Centro Sociale Leoncavallo occupato il 16 Ottobre '75 e dal Marzo '78 intitolato Fausto e Iaio, due nostri compagni uccisi in Via Mancinelli e, che dopo 18 anni, proprio quella mattina veniva sgomberato.
C'erano, quel giorno che, data la prova di forza messa in campo da tutti gli apparati dello stato si potevano usare, e quegli strumenti erano i corpi di quei pochi compagni che i cordoni delle "cosiddette" Forze dell'Ordine, quelli si erano tanti, hanno fatto passare per raggiungere quel fatidico portone, e dico fatidico perche', dopo 18 anni se lui avesse potuto raccontare quanta gente ha visto passare, si sentirebbero decine di migliaia di nomi di persone, compagni, uomini e donne famosi e non famosi, ma che diventavano qualcuno anche solo per il fatto che venivano li' dentro e, proprio in quel centro sociale, come in tutti gli spazi autogestiti e occupati, dove le persone riescono a lavorare per se e per gli altri senza fine di lucro, per una societa' meno schifosa, senza dover sottostare a padroni o a capi. 
Purtroppo quel portone non potra' raccontare nulla, e' stato abbattuto dalle ruspe di Formentini solo tre giorni dopo. Ritornando ai giorni antecedenti, il clima preparato dalla stampa era piuttosto teso, vi voglio citare un articolo del quotidiano "il giorno" del dicembre '93. L'articolo titolava cosi': "Leoncavallo la fine e' vicina" e continuava: "Il Prefetto Giacomo Rossano modera l'ottimismo, ma e' consapevole di lavorare per trovare la soluzione definitiva al problema ed e' soprattutto consapevole di risparmiare alla citta' un'inutile spargimento di sangue". 
A proposito di questo articolo che vi ho appena citato, mi viene da pensare solo una cosa: il giornalista ha proprio sbagliato, la fine del Leoncavallo e degli spazi autogestiti non e' vicina, perche' nonostante gli sgomberi, le ruspe, le denuncie che ormai sono piu' di mille, i processi e le relative condanne, la musica che e' in noi continua a crescere sempre piu' e, anche se sparate su un pianista, ricordatevi sempre che tutti sappiamo suonare.

PRETORE: Non si applaude. Y Alfredo.
ALFREDO (38 anni). Certo che' e' un po' difficile riuscire in quest'aula a dire ancora di piu' di quello che i miei compagni hanno gia' detto prima. Certo, sarebbe stata un'udienza molto lunga che se anche solamente i 72 imputati avessero parlato cinque minuti, senza dire niente in cinque minuti, sarebbe durata all'incirca sei ore in piu' di quella che e' stata la discussione tra le parti. Seconda cosa, rendere una dichiarazione e parlare di quello che e' successo il 20, fuori da un contesto che dura un anno e6 mezzo. tra prima e dopo, e' altrettanto difficile, non si puo' estrapolare, io ho il senso della storia, non riesco a stare fuori di questo e parlare di un fatto specifico, di una giornata specifica senza riuscire a contestualizzarla mi sembra privo di senso, comunque ci provero'.
PRETORE: E' ammessa la contestualizzazione in un anno e mezzo, non in trent'anni.
ALFREDO: Un anno e mezzo, io ho detto un anno e mezzo, non ho detto 30 anni. Allora, la contestualizzazione e' questa, e non dico che altri tipi di contestualizzazioni sono sbagliati, pero' limitarla del tutto e parlare del 20 e' limitativo. Allora, la contestualizzazione e' molto breve chi non ha vissuto in Polinesia o nei ghiacciai dell'Antartide sa che cosa e' successo a Milano da alcuni mesi prima dello sgombero del 20 e, lo sa benissimo, i giornali lo hanno ampiamente detto, stravolgendolo molto spesso e, mi sembra di ricordare che persino la Presidente di questa corte ha detto che non sempre i giornali dicono la verita'. In questo caso non l'hanno detta quasi mai. Allora, cosa e' successo: i balletti che ci sono stati, gli atteggiamenti del Sindaco Formentini che non solamente ha fatto campagna elettorale su questa cosa, ma ha proseguito e si distingue e continua a distinguersi, mi pare, anche in questi giorni per dichiarazioni che tendono a risolvere qualsiasi problema, anche la morte di quattro bambini zingari, con lo sgombero. Questo e' uno dei personaggi, uno degli attori di questa vicenda che data, sappiamo, alcuni mesi prima almeno nella sua fase piu' acuta, ma data tanti anni di minacce di sgombero ben piu' protatte nel tempo.
Comunque arriviamo qui, arriviamo a quel periodo, arriviamo a questo sindaco che dice queste cose, alza artificiosamente, strumentalmente e volontariamente la tensione; mi verrebbe da dire, come ha detto il suo leader politico parlando dei suoi vecchi alleati di partito: e' sedizioso, se vogliamo usare un termine di questo tipo, ed e' sedizioso anche il Sindaco sicuramente. Comunque, al di la' di questo in quel periodo contestualizziamo che dall'altra parte (che non siamo noi),  in quella che viene definita una piccola guerra o un balletto o il gioco delle parti fra le istituzioni, ci sono tutte le altre procedure. Si arriva a promettere posti, a darli, ai sequestri, ai sequestri di un capannone, si arriva comunque a quel 20 e, tutto questo, io credo che tensione e rabbia l'avrebbe creata a chiunque, chiunque non sia morto dentro, almeno questo insomma. Io la faro' molto breve, non sto li' a "menarla" piu' di tanto su queste cose, arriviamo pure al 20. Il 20, quella mattina il presidio e il corteo non e' che erano stati autorizzati, i cortei e i presidi da quando mi ricordo io, non si autorizzano o come si diceva qualcuno prima (che non siamo noi e non sono i nostri Avvocati) per gentile concessione si da la possibilita' di portarsi in gruppo verso via Salomone, al limite non si vietano. Veramente io non so, dal punto di vista formale, da un punto di vista sostanziale, non c'e' autorizzazione o gentile concessione o c'e' il divieto o non c'e', parziale o totale e il divieto non c'era sia del presidio e sia del corteo, questo e' un dato di fatto, pacifico, lo sappiamo tutti. Allora che cosa succede che quel corteo e quel presidio non sono stati muti e rassegnati; allora questa e' la colpa perche' a uno sgombero (perche' anche se c'e' un trasferimento di sgombero si trattava, per il significato politico, sociale, anche culturale e umano di chiunque pratica l'autogestione, l'autorganizzazione in questa citta' come in tutte le citta' d'Italia e, io penso, anche in buona parte delle citta' d'Europa, poi nel mondo non so, puo' anche darsi), non abbiamo opposto il silenzio.
Allora questo era uno sgombero e come tale era la visibilita' della nostra opposizione allo sgombero, di tutti quelli che erano li' (che non erano solo il Centro Sociale Leoncavallo, ma di tutte le situazioni autogestite di Milano),1 che voleva essere negata.  Perche' se qualcuno si oppone e si oppone visibilmente, fa sentire le sue ragioni, (perche' mutismo e rassegnazione io credo che non dovrebbero essere le caratteristiche di nessuno, ma non sono sicuramente le nostre), allora diventa fattispecie di reato.
Questo si chiama fattispecie di reato, un termine di una freddezza e di una, potremmo dire violenza, ma non uso questo termine, un termine proprio che sfronda da qualsiasi contesto, da qualsiasi sostanza; fattispecie di reato, vi rendete conto? Anche storicamente... fattispecie di reato, mi lascia veramente perplesso, comunque diventa fattispecie di reato. Allora, che quel presidio che non era un presidio muto e rassegnato e, che quindi diceva delle cose, non era esattamente li' a guardare piangendo e, quindi non e' stata una veglia a guardare qualcosa che se ne va, qualcosa che si sgretola, magari portandosi il ricordino; e' che l'andare verso il luogo del trasferimento non sia stata una mesta processione verso il luogo dell'esilio diventa fattispecie di reato, perche' questa e' la realta', perche' questo si sta processando oggi e in tutto questo periodo qua, esattamente e solamente questo, perche' e ripeto; non autorizzazioni, ma divieti, non c'erano.
Allora, arriviamo a qualcosa che io mi sono segnato (poi non parlero' di tutto, per carita'), si parla della piena attendibilita' di tutti i Testi dall'esame comparativo. Allora sinceramente io ho assistito a qualche interrogatorio e di inciampi ne ho visti tanti, ma poi il discorso e' che quando qualcuno domandava: "Ma e sicuro?" Lui diceva: "E' mestiere". Bastava questo, qualunque cosa non risultava bastava dire: e' mestiere (almeno due testi hanno detto questa cosa), mestiere di imparare le liste a memoria, mestiere di tutto quello che vogliamo, e' mestiere! E allora con il discorso e' mestiere si metteva da parte qualsiasi inciampo, qualsiasi incongruenza e poi pensare, a me sembra che un Teste qui abbia detto: "E' tradizione", (spero di citare bene a memoria), "E' tradizione che nelle manifestazioni fra le Forze dell'Ordine e i manifestanti non ci si scambi dei fiori". Credo che qualcuno abbia detto questa cosa. Allora, prima cosa: sicuramente e' cosi' e' sempre stato cosi' per tutte le manifestazioni, seconda cosa, e' nel termine "non ci si scambi dei fiori" che io voglio dire oltre al fatto che delle incongruenze ci sono state e sono state risolte in questa maniera. Lo scambio prevede il fatto che nelle manifestazioni non ci sia scambio di fiori, anche dall'altra parte non crediate mica che sia la neutralita'. Poverini! La neutralita'? Non esiste questa "neutralita'", e che questa neutralita' nella piazza, come nello stendere i verbali e fare le identificazioni, diventi magicamente grande attendibilita'. Come se per motivi caratteriali, per motivi di troppa introiezione nel proprio ruolo in termini autoritari, per motivi anche politici non si facciano, (secondo me anche alcune falsita'), ma forzature, aggiunte. No queste non ci sono, i Testi sono sempre e comunque attendibili anche quando riescono a recuperare i propri inciampi semplicemente appellandosi al fatto che quello e' il loro mestiere e, che quindi, comunque vada e' sicuramente vero quello che stanno dicendo. Io penso che non sia cosi', e penso che in questo processo gli inciampi vanno recuperati in questo modo. Addirittura si arriva a dire: "Quanti ne riconosce? Tutti e 72?" Alla domanda del Pretore: "Ma come tutti e 72?", risponde: "io si (non sono mica quello di prima che ne ha riconosciuti di meno, io sono molto piu' solerte, studio molto di pi), questo e' sinceramente quello che si vede e questa e' la grande attendibilita' dei Testi, come se i Testi fossero neutri, non avessero nessuna emozione, nessun odio, nessuna troppa solerzia nel ruolo. Attendibile. Io credo una cosa, pero' e qui finisco, ne avrei tante di cose da dire, la altre cose le hanno gia' dette i miei compagni e mi trovano concordi su quello che e' il significato, almeno sinteticamente, dei centri sociali ecc. Ma si e' voluto annullare tutto questo patrimonio e tutta questa storia, e come? In un procedere che va dal danno (e il danno e' stato lo sgombero, il trasferimento forzato), alla beffa (e la beffa e' lo sgombero peloso, brutto, molto peloso, portato avanti dalle istituzioni e, io credo, da tutte le istituzioni di questa citta' effettuato questo Agosto , buttato in mezzo alla strada con dichiarazioni che lasciavano il tempo che trovavano pero' non importa, hanno lasciato il segno in questa citta' come tutti gli sgomberi precedenti) e, adesso , dopo il danno e la beffa si arriva attraverso l'intimidazione delle denuncie, alla ritorsione, perche' quello che si sta cercando di fare e' la ritorsione contro chi non ha voluto essere muto e rassegnato.

PRETORE: T Matteo.
MATTEO (22 anni): Va be', io credo che gia' i miei compagni abbiano gia' dato comunque un quadro di una situazione, io aggiungo un tassello. Premetto che non e' facile parlare qui, non e' come fare una riunione con i miei compagni, qua si processa, si condanna, si mette la gente in galera, per cui quello che devo dire l'ho scritto, per evitare di essere confuso visto che qui non c'e' rapporto paritario, lei mi giudica, non c'e' confronto. Nel corso di questo processo mi sono accorto che voi non processate cio' che abbiamo fatto, voi processate quello che ha scritto il PM, voi processate la versione del PM, ma questo non c'entra niente con cio' che abbiamo fatto noi nel corso di questa vicenda. Voi date un segno, perche' non e' il mio comportamento che spiega il Codice Penale, ma e' il Codice Penale che spiega il mio comportamento e il Codice Penale e' espressione giuridica di determinati rapporti sociali di produzione ed e' attraverso questo meccanismo che voi andate a leggere i comportamenti. Per cui il crimine non esiste, sostanzialmente, esistono dei comportamenti che vengono, in base appunto ai codici, spiegati e ritenuti criminali perche' altrimenti non si spiegherebbero il fatto che a Muccioli date 3 mesi per omicidio, mentre date a noi pene da 8 mesi a 1 anno e 2 mesi per blocco stradale. Per cui non e' una questione morale di morti, di reati ecc., ma molto materiale. Noi intacchiamo il vostro potere, perche' occupiamo aree dismesse sottraendole alla speculazione e, nel contempo le facciamo pulsare di vita, perche' facciamo concerti e spettacoli fuori dalle logiche di profitto, perche' chiediamo la drastica riduzione dell'orario di lavoro a parita' di salario, l'A.T.M. gratuito per i disoccupati, perche' diciamo che casa e sanita' sono un diritto di tutti. Ecco, voi e' per tutto questo che ci processate e non perche' quel giorno eravamo davanti al portone del Centro Sociale Leoncavallo. Quindi, il grado di pericolosita', di criminalita' o di criminalizzazione di un comportamento e' dettato principalmente dall'antagonismo che questo esprime, quindi, dal grado di antagonismo allo stato di cose presenti. Voi siete qua non per giudicare, ma per tradurre un potere, non per ricercare la verita', ma per incentivare una menzogna. Il Dottor Catelani all'inaugurazione dell'anno giudiziario ha, ancora una volta, sottolineato la lentezza dei processi, ma allora io mi chiedo e vi chiedo coma mai dai fatti del 20 Gennaio e' appena passato un anno e gia' siamo  alla sentenza, mentre centinaia di cause, per esempio, di lavoro giacciono nei vostri cassetti per anni. Ne devo dedurre che noi abbiamo una corsia preferenziale nei meandri di questo palazzo. C'e' una squadra un pool che si occupa di noi, che lavora tenacemente a teoremi o affini, che cerca di scovare una qualche cupola che comanda tutto. Con tutta umilta' non avete capito niente! Democrazia diretta, autogestione, il Codice Penale non sa neanche cosa sono. Allora voi costruite i vostri teoremi, cercate i capi e i quadri intermedi che esistono solo nelle vostre congetture. Da quest'aula non esce la verita' non c'e' giustizia, per me la verita' e' la soluzione del conflitto. Allora o si pensa che i nostri comportamenti siano innati cioe' io nasco criminale e, se questa e' la tesi la soluzione di questo e' la pena di morte, perche' se io sono un criminale innato mi tagliate la testa e diamo soluzione al conflitto, applicando la teoria di Lombroso. Oppure pensiamo che i nostri comportamenti siano il prodotto di contraddizioni che una molteplicita' di fattori hanno concorso a produrre. Allora la soluzione di questo conflitto non e' ne la pena di morte ne il carcere, la soluzione di questo conflitto sono le ragioni sociali che ci hanno mosso e, che secondo me, sono il vero crimine presente. 3 milioni di disoccupati, morti e infortuni sul lavoro, basta leggere oggi il Manifesto e sentire quello che e' successo ieri, tagli drastici alle spese sociali, otto ore di lavoro in fabbrica o in ufficio per tutta la vita. Questo e' criminale, e' in queste cose che ci siede il conflitto, sono queste cose che determinano i comportamenti. Allora, o voi applicate la teoria di Lombroso o ci assolvete tutti perche' sono le ragioni sociali il vero crimine.

PRETORE: T Francesco.
FRANCESCO (22 anni). Mi consenta, mi pare di aver capito che queste dichiarazioni spontanee devono riguardare il processo sostanzialmente e, quindi, penso io, anche la dinamica di questo processo. Di conseguenza pensavo che l'utilita' che potessero avere queste dichiarazioni spontanee stava da un lato eventualmente nel provare, poi si vedra', provare a fornire degli elementi di riflessione rispetto a questo processo e dall'altro lato, magari, degli elementi che permettessero maggiormente di capire quella che viene definito sedizioso e che io, personalmente, chiamo identita', cosi' come gia' qualcuno prima di me ha chiamato. Allora, io ho trovato un po' di roba qua e la' relativamente al processo. 

"La consapevolezza dell'insufficienza della legge del diritto positivo dello stato a offrire certezza e garanzia ai diritti di liberta' fa si che, sotto il modello dello stato di diritto, oggi sia divenuta piu' evidente l'indipendenza di due valori che nella trasfigurazione illuministica della legge, sembravano identificarsi: la certezza e la giustizia. Vi sono studi, per esempio, rispetto alla separazione dei poteri tra giudiziario e politico, si e' rilevato come l'aumento dell'influenza politica della magistratura possa derivare dalla dinamica stessa della funzione giurisdizionale. Si e' infatti constatato, sempre piu' chiaramente, come la concezione secondo la quale il Giudice non fa che applicare al caso concreto una norma gia' posta in astratto, e' solo parzialmente esatta. Su un piano teorico, infatti, si dice che l'ordinamento e' completo, nel senso che le lacune in esso esistenti possono essere colmate mediante il ricorso ad analogia, ai principi generali o a una clausola generale di liceita' di tutto cio' che non sia specificamente vietato. Sul piano pratico si osserva come di fatto nel colmare tali lacune il Giudice goda spesso di un ampio margine di discrezionalita' tale da permettere alle sue convinzioni ideologiche e politiche di giocare un ruolo assai rilevante. Questo e' tanto piu' vero quanto piu' i testi costituzionali e legislativi danno rilievo a formule generiche coma la 'dignita' umana' o, piu' semplicemente, la 'buona fede' o il 'buon costume' o 'l'oggettivita' sediziosit'. Avviene, dunque, che nel dare un contenuto per i casi concreti a queste forme generali, il Giudice svolga una funzione non meramente ricognitiva, ma sostanzialmente creativa del diritto. Queste formule generali si moltiplicano quanto piu' la complessita' dei rapporti economico sociali e il loro rapido trasformarsi generano nel legislatore la convinzione dell'impossibilita' di cristallizzare un sistema di norme particolareggiate che non si rilevi, dopo poco tempo, incompleto e superato. Come e' ovvio la giurisprudenza nell'individuare le regole del gioco si fa giudicare da principi politico-giuridici, che essa ritiene dominanti e generalmente accettati, che costituiscono, cioe', una tipica espressione dell'establishment". (1)
Enciclopedia Feltrinelli Fisher: Scienze politiche ( Stato e politica ) Nov. '70

"Il Processo, (il processo come potrebbe essere quello di oggi,) presuppone un accordo sostanziale fra quattro parti, anzi per l'esattezza fra tre parti sullo stesso piano o quasi, e una quarta a un livello inferiore. L'accusatore, il Giudice e il difensore non rappresentano, infatti, tra funzioni distinte, ma una sola funzione. Cio' che ciascuno di essi fa e' assolutamente secondario rispetto a cio' che fanno insieme, insieme essi rendono giustizia, sono soggetti di giustizia, nei confronti di un unico oggetto. L'oggetto e' l'Imputato, in questo caso io insieme ad altre 71 persone, l'oggetto e' l'imputato che assiste necessariamente al rito, perche' senza un Imputato che assiste necessariamente al rito, perche' senza un Imputato va da se', non c'e' processo. L'accusatore, il Giudice e il difensore rappresentano anche tre professioni. Nella divisione capitalistica del lavoro c'e' chi fa di mestiere l'accusatore, chi il giudice e chi l'avvocato, per questo vengono anche pagati, ricevono del denaro da parte dello stato i primi due, da parte dell'imputato l'ultimo ( il nostro un po' poco a dire il vero). Nessuno conosce l'Imputato, prima di accusarlo, difenderlo, giudicarlo, tuttavia si arrogano il diritto di farlo. Le tre funzioni apparente sono cosi' strettamente collegate che chi ha fatto l'accusatore sceglie di fare l'Avvocato o il Giudice, indifferentemente e cosi' l'Avvocato e cosi' il Giudice. La funzione e' assolutamente identica dunque, intercambiabile, inoltre e' una funzione pagata: ci sono Giudici che guadagnano di piu', altri di meno. Anche tra gli Avvocati, pubblici e accusatori ci sono differenza di tariffa e di stipendio. Essere Imputato non e', invece, una professione, e' un modo di essere sociale, anche l'imputato non conosce i suoi giudici, i suoi accusatori, i suoi difensori e' gente a lui completamente estranea. Da costoro tuttavia dipende la sua vita. Nei cosiddetti processi comuni come questo o anche con attinenze politiche, come questo, l'Imputato accetta di buon grado, ma non sempre di buon grado, come questo, che gente a lui completamente estranea lo accusi, lo giudichi o lo difenda, accetta cioe' il concetto della superiorita' della legge. Egli non e' cosi' giudicato, accusato, difeso da uomini, ma da un principio metafisico che parla attraverso le bocche mortali di uomini speciali. Tutti questi uomini speciali maltrattano l'Imputato e vivono alle sue spalle. Finita la causa l'Imputato non serve piu', la legge, in compenso e' salva. Questo gioco si sviluppa ogni mattina, non festiva, oggi e' una eccezione, in tutti i Tribunali della Repubblica per tutto l'anno. E' il rito piu' vasto, diffuso e costoso di questa societa'. In questo rito valgono alcune regole fisse. La prima: che l'accusa e' obiettiva e priva di animosita' sociale, sempre; la seconda che la difesa e' parziale e noiosa, sempre, la terza: che il giudizio e' assolutamente divino, sempre; la quarta e l'ultima, e' che l'Imputato deve astenersi rigorosamente dall'avere delle opinioni e, deve attraverso l'unico momento in cui parla, gli e' consentito di parlare, accusarsi. Se non si accusa racconta frottole, cio' e' assolutamente codificato tutti ne sono convinti  anche i suoi difensori. Da questo rito ne escono rafforzate le istituzioni, ma quel che piu' conta passa alla depressione piu' spaventosa con l'accordo e il consenso universale."(2) 
Criminalizzazione e lotta armata, Collettivo Editoriale Librirossi, intervento di G Spazzali.

Io, personalmente, ho l'impressione che in questo processo ci sia soltanto uno spazio per interpretare diversamente un'unica verita' precostituita, che e' quella dell'accusa. Qualcuno prima di me ha detto che gli sembra che in questo processo, in realta' cio' che viene messo sotto accusa non e' tanto quello che abbiamo fatto il 20 Gennaio del '94, bensi' quello che siamo, la nostra identita'. Be', io le posso dire, anche se prendo a prestito parole di altri come io vivo questa cosa, cioe' che rapporto mi lega ai 71 compagni che sono con me processati. Il PM definisce questo rapporto sedizioso, io preferisco chiamarlo senso di appartenenza. Allora lo chiamo cosi', "arriva il giorno che impariamo la nostra parte, uniti, i nostri occhi come il sole, che non esclude nulla e ci da calore, sfuggi alla morsa, arretra, sta in guardia, ma non rinunciare alla corsa, apriti la strada, le idee giuste non vanno sole per il mondo, ecco un buon motivo per andare fino in fondo."
Assalti frontali, terra di nessuno, "mai soli per il mondo" 1992.

PRETORE P MICHELE
MICHELE (26 anni). Io volevo attenermi ai fatti del 20 Gennaio e volevo spiegare e motivazioni per cui eravamo li quel mattino io e molte altre persone. Il motivo era portare solidarieta' ai militanti del Leoncavallo e al progetto dei Centri Sociali autogestiti. Per questo alle ore 5.30 del mattino mi sono alzato, sono arrivato fino al Casoretto, ho aspettato una buone mezz'ora perche' da nessuna via si poteva entrare, ho atteso che dei signori tutti vestiti di nero con manganelli mi lascissero entrare, sono arrivato davanti al Leoncavallo a portare la mia solidarieta' e con me c'erano altre persone ed era implicito per il contesto che quella solidarieta' era assolutamente pacifica. D'altra parte non penso che i fatti del 20 Gennaio, il problema dei centri sociali o proprio alcune delle cose di cui si e' discusso in questo processo siano analizzabili usando come metro di giudizio il Codice Rocco. Mi sembra che ci sia ridotti ad un'analisi tecnica millimetrica dei fatti, con degli strumenti empirici. Io ho avuto questa impressione, mi sembra che non si possa analizzare queste cose in questo modo.. Ho finito.

PRETORE: M ADRIANA.
ADRIANA (57 anni). Io sono qui come Imputata, come cittadina che ha il grosso disagio di non avere piu' un centro sociale sotto casa, abito nel quartiere dove ora non c'e' piu' il Leoncavallo e come Vicepresidente dell'Associazione delle Mamme Antifasciste del Leoncavallo. Leggo preche' preferisco. Siamo di casa in tribunale per aver seguito molti processi, e' breve l'introduzione, ed e' la prima volta pero' che lo siamo in veste di Imputati. I nomi Fausto e Iaio a voi non diranno niente, forse ora diranno qualcosa di piu' perche' sono molti i compagni che li hanno nominati. Sono due nostri compagni e figli assassinati dai fascisti nel 1978. Lottavano per una societa' diversa, cosi' come altri compagni giovani uccisi a volte proprio dalle forze dell'Ordine. Alcuni nomi: Zibecchi, Franceschi, Luca Rossi. Per nessuno di loro c'e' stata giustizia. Per Fausto e Iaio non ci sara' giustizia in questo tribunale, non vedremo mai gli assassini e i loro mandandti, seduti come Imputatti qui, dove oggi basta un presidio, una manifestazione per essere condannati. La nostra giustizia e' quindi quella di dedicare a Fausto e Iaio il Centro Sociale Leoncavallo in qualsiasi luogo risieda e nel mantenere qui vivi gli anticopri di un sistema che crea disperazione, disagio, emarginazione. Noi siamo le assegnatarie della palazzina di Via Salomone per 180 giorni, in attesa di una soluzione definitiva, dissero il Prefetto Rossano e il Questore Serra. Si e' visto quale soluzione definitiva cercavano. Noi abbiamo vissuto ogni attimo del dicembre '93, dentro e fuori dal Leoncavallo, in questura e in prefettura; nelle nostre case e' stato un presentarsi quotidiano di Digos per comunicazioni e convocazioni, intimazione di lasciare liberi di cose e persone gli immobili siti in Via Loencavallo 22 il giorno X alle ore Y, proroga fino alle ore XX del giorno YY per ordinanza prefettizia, intimazione di lasciare liberi di cose e persone gli immobili siti...il giorno tal dei tali alle ore tal dei tali, convocazione urgente in Questura; arriva il Dott. Parisi da Roma e con lui lo staff tutto al completo da Serra all'ultimo DIgos:"Vi diamo il Trotter". Tre giorni dopo:"No, il Trotter e' inagibile". "Via Adriano?" "No, Via Adriano mai." Intimazione di lasciare liberi di cose e persone nuovamente ad un'altra data e un altra data, assegnazione della cascina al Parco Lambro. Inizia il trasloco, cominciamo a portare la' la roba, ci danno il permesso di montare un tendone, intimiazione di smontare il tendone e di lasciare di nuovo liberi di cose e di persone i luoghi siti in Via Leoncavallo 22. Riconvocazione in Prefettura; tutti i giorni da Serra dentro e fuori dal Leoncavallo. Non siamo matte perche' tutto quello che ho appena letto e' agli atti, e' documentato, e' nero su bianco, e' un pacco cosi' di convocazioni, di richiamate e di intimazioni. Era un frenetico cercare soluzioni da parte di apparati di governo per l'irresponsabilita' di un Sindaco che, invece di adoperarsi per rendere la citta' vivibile a tutte le realta' criminalizza e fomenta l'odio fra le diverse parti sociali e proprio in questi giorni a Roma, al consiglio comunale si sta discutendo il problema dei centri sociali, cercando la soluzione per i centri sociali. Potra' essere una soluzione che piacera' ai centri sociali o piacera' meno, ma le soluzioni si stanno cercando a Roma. Intanto cosa succedeva all'interno del Leoncavallo, fuori e dentro il portone? Succedeva che si costruivano iniziativa estremamente positive con gli abitanti di Via Padova per parlare del Trotter e dei problemi del quartiere. Il trotter era un dei luoghi ipotetici di assegnazione. Intanto si sentiva solidarieta', si facevano le assemblee con gli abitanti di Via Adriano mentre un gruppetto di fascisti e di leghisti protestava qua e la', sempre gli stessi, e dimostrava, come voleva Formentini, che non ci vogliono da nessuna parte. Ora questi figuri sono anche in Via Watteau ma questa e' un'altra storia. Fra l'altro gli abitanti di Via Adriano, Non gli abitanti, ma mi riferisco ai leghisti e ai fascisti, avevano fatto delle barricate nella zona di Via Adriano che sono durate li' per qualche settimana. Non ho sentito ne di processi ne di niente, non che io sia una persona che vuol vedere tutti in galera, pero' non ho sentito nessuna denuncia.
Cosa vogliamo dimostrare con questo racconto? Che all'interno del Centro eravamo in Assemblea permanente; non stavamo preparando le barricate, le sedie poi erano li' per essere portate in Via Salomone e ce le hanno sfasciate, tra l'altro erano di plastica. Gli interventi erano caldi, accesi, pieni di rabbia ma responsabili e rimanenre responsabili mentre intorno a noi si svolgeva un balletto di poteri e' una cosa che sarebbe riuscita diffivcile ovunque. E' stata la nostra forza, il nostro senso di responsabilita'. La mattina del 20 Gennaio, pero', non era un trasloco, era uno sgombero dopo 20 anni di storia, uno sgombero; e la sera prima in questura a Serra e Finolli noi lo avevamo detto: e' uno sgombero e ci sara' un presidio. Lo sapevano bene che ci sarebbe stato un presidio e poi la mattina cosa ci troviamo? Uomini in divisa ovunque, il quartiere era militarizzato. Traffico bloccato da loro non da noi e deviato. I compagni, chiuqnue voleva arrivare a dare solidarieta' venivano fermati e spediti indietro. L'elicottero rumoreggiava basso sulle nostre teste, sembrava una scena di guerra, una scena da brividi. Avrei voluto vedere le grida sediziose, ma vorremmo vedere chiunque in quella situazione! Ancora adesso mi scaldo quando penso a quei momenti. La resistenza comunque e' stata passiva, tanto sproporzionato era il rapporto tra i compagni e i celerini. Un compagno prima ha detto "non rassegnata, non muta", pero' era passiva. Non abbiamo visto alcuna violenza da parte dei compagni. Ma che cosa volevano? Volevano anche gli inchini? Oltre tutto il travisamento, ma via, ervamo sottozero, eravamo berettati e con le sciarpe. Io non sono stata riconosciuta, non ci sono nelle fotografie, avevo un berretto che mi copriva le orecchie col tettino. Nelle fotografie, non sono stata riconosciuta, ma c'ero. Adunata sediziosa e' l'accusa, mentre invece e' stato leso il diritto democratico di manifestare il dissenso. Noi, mamme antifasciste, abbiamo scelto di difendere questi spazi di liberta'. I centri sociali autogestiti sono pieni di forza, di gioia, di volonta' per una migliore qualita' della vita. Contengono cultura, ricchezza popolare e multirazzaiel. Noi guardiamo al futuro. Ci tornano in mente le parole di un poeta, un uomo democratico della sinistra, di Fortini: " Chi ha figli sappia che un giorno essi guarderanno con rispetto o con odio alle scelte fatte oggi".
Noi abbiamo scelto, Sig. Giudice.
PRETORE: Non si applaude.

PRETORE: M Carmen
CARMEN (61 anni). Io dico che non e' vero che questo processo non e' politico, e' politico, per tanto chiedo alla Corte di vedre la Costituzione agli articoli 2- 18- 21, perche' io penso che i giovani hanno il diritto di vivere e di avere degli spazi, ma voglio testimoniare un'altra cosa. Hanno parlato delle sedie, bene nessuno ha detto la verita'. Le sedie non erano dietro il portone ma erano, bensi', dietro un muro all'uscita di Via Mancinelli, percio' quello che hanno detto e' falso. Le sedie erano dietro il muro e quando sono venute le ruspe non hanno buttato giu' solo il portone di Via Mancinelli, hanno buttato giu' il muro e hanno schicciato tutte le sedie. Io e una compagna abbiamo chiesto, dopo che era gia' entrata la polizia, dopo che erano gia' entrati con le ruspe, ho chiesto di entrare per vedere se avevamo dimenticato delle cose che potevano esserci utili. Di fatti sono entrata io e la Stefania che e' qui presente. Abbiamo raccolto tutte le bandiere rosse e striscioni, un cartello che diceva che i centri sociali sono contro l'eorina, mi ricordo bene che l'avevo attaccato al collo e sono uscita con questi cartelli, ho cercato un altra cosa che e' stat detta qui: ho cercato i bastoni per portare le bandiere. Sapete cosa ho preso? Accompagnata dalla Digos, fra l'altro, che mi hanno aiutata a trovare questi bastoni, che erano i bastoni delle scope, tante' che avevo preso il bastone di una scopa che aveva il rastrello di ferro e lui mi ha detto: "gli altri si, ma questo no, perche' c'e' un rastrello di ferro" e non siamo riusciti a sganciarlo. Percio' io dico che i bastoni che, appunto diceva il PM erano i manici delle scope a cui abbiamo attaccato le bandiere. La Polizia ha fatto un sacco di fotografie: quando io sono uscita con in braccio i bastoni, perche' quella fotografia non c'e'? Ci deve essee da qualche parte perche' hanno fatto almeno 20 fotografie. Io sono uscita con parecchi bastoni per poter portare le bandiere. I bastoni di cui palrano qui in tribunale, di cui ci accusano sono proprio i manici delle scope che, fra l'altro, proprio qualcuno della Digos mi ha aiutato a cercare. Dopo abbiamo portato fuori striscioni e tutte le bandiere che abbiamo cercato di recuperare. Poi vorrei dire che qua si parla delle grida che fanno i giovani. Grida sediziose. Io chiedo a voi della corte se per caso avete mai assistito allo sgombero di una casa, quando persone di 80 anni vengono buttate sulla strada e gli portano via tutte le loro piccole cose, gli portano via tutti i loro piccoli ricordi, poiche' le persone anziane vivono di ricordi e io ho visto una persona morire di crepacuore. L'hanno portato nell'albergo, la mattina alle 7.00 doveva uscire e doveva rientrare nel pomeriggio, questa vecchietta non sapeva dove andare ed e' morta di crepacuore. Voglio dire, ma le avete viste queste cose? Avete visto una mamma con bambini sulla strada che le portano via la casa? Purtroppo la Polizia fa queste cose, putroppo? Allora o cambiamo le leggi o cambiamo qualcosa, ma sicuramente la giustizia non e' valida, perche' io credo che uno che chiede degnam,ente di vivere con una casa con un lavoro, io credo che questo sistema non e' adatto, cioe' e' assolutamente fuori posto, dobbiamo forse rivedere qualche cosa. poi vorrei aggiungere anche: la conoscete la disoccupazione dei giovani? Chi ha creato questo sistema, purtroppo siamo stati noi di una certa eta', simao tuti responsabili. I giovani sono disoccupati, se cercano una casa ci vogliono ottocento mila lire, un miione, ma dove non si permette ai giovani di vivere io credo che e' un sistema che va completamente cambiato, studiato e cambiato. Io non so di chi e' la colpa, ma io credo che siamo tutti repsonsabili. Io parlo degli anziani, perche' i giovani non hanno nessuna colpa, si trovano il mondo che noi gli abbiamo preparato, che gli anziani hanno preparato, che la legge ha fatto, che lo stato e questo potere capitalistico ha preparato, loro sono i responsabili. Allora chi deve essere giudicato? I compagni del Leoncavallo o chi? Cerchiamo chi dobbiamo giudicare. Voglio ricordare un'altra cosa, chissa', forse qualche carabiniere e' qua presente, quel giorno veramente ritengo di aver dato i numeri. Dopo due giorni che il Leoncavallo era stato sgomberato, il sindaco di Milano ha mandato a cancellare dove c'e' la lapide di Fausto e Iaio, voleva cancellare tutto con colore rosso come il sangue. Quelle sono provocazioni: io ho litigato con tutti, anche con i Carabinieri che erano li' perche' veramente quel giorno credevo di... non lo so, cosa vogliono cancellare la storia? Hanno cancellato una generazione, cosa vogliono cancellare ancora adesso, la Sotria? Non riusciranno mai a cancellare la Storia, Fausto e Iaio. Diciotto anni che noi passiamo in questo tribunale, che veniamo e facciamo novecento scalini per arrivare all'ultimo piano, , perche' non ci dicono perche' li hanno uccisi? Perche' noi sappiamo, ma voi dovete dirlo, voi dovete dirci il perche' e chi e' stato, vogliamo saperlo. Percio', dopo due giorni vanno a cancellare, vogliono cancellare la storia. Non riusciranno mai. Non riuscirete mai.

PRETORE: F Bernardo
BERNI (31 anni). Il solo e unico motivo per cui mi trovo a comparire in questa aula di tribunale oggi e' perche' in una societa', basata sull'ingiustizia, quale, senza ombra di dubbio, e' la nostra,  il destino di un uomo giusto e che fa della giustizia una delle proprie ragioni di vita e' quello di comparire a giudizio, nelle aule di tribunale, o di finire in prigione. La storia del nostro paese, per non dire del mondo intero, e' piena di esempi in tal senso, ed il mio non sara' che l'ennesimo e se pur piccolo contributo a questo elenco.
Ed e' per questo che io mi trovo oggi a comparire davanti a un giudice mentre dopo 15 anni ancora dalle aule di questo tribunale non e' uscita alcuna verita' sugli assassini, siano essi mandanti od esecutori di Fausto e Iaio, due compagni uccisi in Via Mancinelli la sera del 18 marzo del 1978 e ai quali da allora il centro e' dedicato.
I reati che mi vengono contestati non possono essere giudicati, a mio avviso. perche' non sono tali e qualora lo fossero non sono stati compiuti, ne da me personalmente ne da tutti coloro che sono imputati in questo processo.
Un piccolo bigino di storia a cominciare dalla campagna politica delle elezioni per il nuovo sindaco di Milano, fino ad arrivare al giorno del 20 Gennaio del 1994.
In questi lunghi mesi il centro sociale Leoncavallo e le migliaia di giovani, studenti, disoccupati, lavoratori, bambini, nonni, mamme, artisti, immigrati, si sono trovati, loro malgrado, a dover rispondere ad un ottuso e violento attacco da parte di quello che sarebbe stato il futuro sindaco di MIlano e del suo partito. Ma in realta' questo attacco veniva portato, non solo a coloro che in questi ultimi mesi o anni hanno frequentato e fatto vivere il centro sociale, ma bensi a tutte le generazioni che in diciotto anni di storia del centro sociale hanno varcato quei cancelli carichi di voglia di lottare per un societa' egualitaria ma anche di voglia di vivere e di amare e di determinare il prorio futuro.
Penso che non sia possibile per chi non ha vissuto quei mesi capire cosa e' successo e cosa e' cambiato nella testa e nel cuore dei compagni. 
E penso anche che lo sgombero e la demolizione della sede del centro sociale Leoncavallo di Via Leoncavallo 22 se da una parte hanno rappresentato una sconfitta non solo per i compagni ma per la citta' intera, dall'altra abbiano segnato l'inzio di una nuova fase, ancor oggi tutta da scoprire, ma che gia' fa intravvedere le immense potenzialita' che potranno essere espresse. 
In questo periodo si parla e si discute molto, a tutti i livelli, di trapianti d'organo, penso che mentre il centro sociale di Via Leoncavallo veniva assassinato, un'altra mano, sapiente ha saputo prelevare da quel corpo ormai privo di vita tutti gli organi essenziali per trapiantarli in un altro corpo a cui ridare vita.
Questa e' un'esperienza che ha caratterizzato e caratterizzera' la lunga vita del centro sociale e che lega in modo indissolubile i soggetti che ne sono protagonisti.
Facendo riferimento all'episodio in questione, lo sgombero del centro sociale era in quel periodo diventato un appuntamento fisso, piu' che settimanale, che ha via via coinvolto i frequentatori del centro, gli abitanti del quartiere, la citta' intera, il paese intero, gli organi di informazione a livello internazionale, persino la CNN ha trasmesso le immagini di quei giorni. A tutti appariva ormai chiaro che lo sgombero del centro nonostante l'incredibile, testarda e creativa mobilitazione sarebbe avvenuto ed in modo pacifico, a tale proposito voglio ricordare le minacce sia personali sia a mezzo stampa rivolte nei confronti dei singoli compagni e del centro sociale piu' in generale, minacce che piu' di una volta facevano intravvedere la possibilita' di altri morti a cui dedicare un futuro centro sociale. 
Quanto affermo puo' essere tranquillamente confermato andando a rileggere la stampa dell'epoca attraverso la quale e' possibile verificare come i compagni del centro sociale a salvaguardia dell'incolumita' collettiva del movimento dell'opposizione sociale a Milano avevano piu' volte chiaramente, e senza ombra di dubbio, manifestato la volonta' di accettare, seppur costretti da iniqui rapporti di forza, il trasferimento pacifico della sede in Via Salomone 71, della quale si era gia' preso visione nelle settimane precedenti.
Quella mattina la zona circostante al centro risultava completamente colorata di blu, tanta era la presenza piu' o meno discreta delle efficenti, in questo caso, forze dell'ordine. 
Molti compagni furono quindi impossibilitati a raggiungere il centro sociale, solo una piccola minoranza riusci' a raggiungere il portone per portare l'ultima testimonianza e probabilmente gettare un ultimo sguardo ad uno spazio che per diciotto anni era stato liberato da ogni tipo di speculazione, di abbandono e caratterizzato da attivita' soicalmente utili e non a scopo di lucro, insomma una pietra preziosa.
Riguardo agli episodi accaduti quella mattina risulta chiaro che, da parte di coloro che si trovavano davanti al portone, e non dentro al centro sociale, come affermato da alcuni testimoni dell'accusa, non vi era alcuna volonta' di opporre resistenza. Appaiono quindi prive di fondamento la dichiarazioni che accusano coloro che erano li' quella mattina di essere armati di bastone, in tal senso esiste ampia documentazione fotografica e televisiva, nonche' il fatto che i compagni volessero rientrare nel centro una volta che la polizia ne aveva preso possesso, in tal caso non ne sarebbero mai usciti volontariamente.
Al di la' del bene e del male l'accusa, ad esempio , secondo la quale file di sedie, di notevole valore economico fossero state accatastate dietro il cancello di via mancinelli per impedire l'ingresso delle ruspe .
Concludendo mi chiedo quale giovamento puo' portare a questa citta' e alla societa' piu' in generale, tanto accanirsi da parte dei tribunali in questa ed in altre occasioni contro chi studie e lavora e persino elabora attivita' per una societa' che garantisca a tutti il diritto alla casa all'istruzione, alla salute al salario ed al divertimento, diritti tutti garantiti dalla costituzione. E se nonostante cio' verremo condannati perche' troppo forte abbiamo gridato la nostra rabbia contro un'ingiustizia, forse la prossima volta varra' la pena venir condannati per essersi tolti le mani di tasca.

PRETORE: G STEFANIA
STEFANIA (29 anni). Chiunque abbia seguito la vicenda del C.S. Leoncavallo, sa che non  possibile scindere quella giornata del 20 gennaio '94 dai mesi che l'hanno preceduta e che ne hanno determinato la dinamica.
C' in effetti da stupirsi per le accuse di adunata e grida sediziose, in quanto ci che  successo quella mattina era stato previosto e concordato con la questura, in decine di incontri dei mesi precedenti a cui eravamo obbligati, e in cui era difficile fidarsi l'uno dell'altro, ma in cui non avevamo scelta.
Lasciare la vecchia sede del Centro Sociale Leoncavallo era una scelta che i compagni e le compagne avevano maturato molto prima di quella mattina, una scelta dura ma comunque collettiva e mossa dalla convinzione che l'importanza di un luogo come il Leoncavallo non si riduceva alle murache lo circondavano, ma era ed  frutto del lavoro collettivoche ha reao importante quel luogo per la sopravvivenza sociale e politica di tutti coloro che si vedono negare sempre pi i diritti sondamentali, esperienza quindi ripetibile in ogni luogo.
Il termine "sedizioso" oggi pi che mai necessit di una interpretazione che tenga presente tutti gli elementi possibili, alrimenti potrebbe diventare pericoloso per tutti coloro che, pensando di essere dalla parte giusta, lottano per una igliore qualit della vita. Diventerebbero sediziosi gli operai che lottano contro la chiusura di una fabbrica, o lo sfrattato che presidia la sua casa perch non ne ha un'altra dove andare, ma anche tutte quelle lotte di uomini e donne che in passato hannoportato al riconoscimento di alcuni diritti : penso all'aborto, al divorzio, al diritto di sciopero.
E cos quella mattina del 20 gennaio, tutta la citt sapeva dello sgombero di un centro sociale con una storia lunga 20 anni, e la polizia sapeva che, comunque davanti al Leoncavallo si sarebbero concentrati tutti coloro che intendevano testimoniare, facendosi portare via di peso, l'importanza di quel luogo.
Essere l davanti, prima di ricominciare il lavoro sociale e politico nello stabile di Via Salomone, era un atto politico simbolico, dovuto, perch il C.S. Leoncavallo  sempre stato per la citt di Milano, e non solo, un luogo di aggregazione sociale importante che lotta contro l'eroina, l'emarginazione, e tutte le forme di razzismo e di fascismo.
Da un punto di vista pi tecnico, vorrei dire che per quanto riguarda il trasferimento in Via Salomone, questo era stato concordato con la dinamica descritta, cio resistenza passiva davanti al centro e corteo verso Via Salomone, ma il trasferimento del materiale, delle strutture del centro necessarie per continuare le attivit e frutto di u lvoro collettivo, non era in realt definito. Potevano, come in parte hanno fatto, entrare con la ruspa e accanirsi su tutto quello che trovavano, come hanno fatto il 16 agosto dell'89, dove hanno distrutto, in una demolizione poi risultata illegale, tutto l'archivio storico, l'impianto musicale ecc.
Il 20 gennaio gran parte del materiale era in cascina, ma molto ancora si trovava all'interno del Leoncavallo. Il giorno prima avevamo accatastato le sedie, regalateci da Dario Fo, fuori dal cnetro, al di l del muro che chiudeva da Via Mancinelli. Quelle sedie, che il PM ha scambiato per barricate, dovevano essere trasferoite in Via Salomone appena si fosse concluso il tutto, quelle sedie che non sono mai arrivate perch la ruspa le ha distrutte senza motivo. E credo che sia stato solo grazie alla nostra presenza l, quella mattina, che siamo riusciti a ottenere di poter smontare parte del capannone, costruito da noi cn tubi innocenti, nei giorni che precedevano la demolizione. Sono piccole elementi, questi, che spero che insieme alle altre testimonianze, aiutino a capire l'insieme di cose che ha caratterizzato quella giornata cos' importante, che sarebbe riduttivo ricondurre dentro la sfera giuridica.
Un'ultima cosa che vorrei dire  che trovo inaccettabile il solito tentativo di differenziazione, buoni da cattivi o pi sediziosi e meno sediziosi, in una esperienza come la nostra che f perno sulla collettivit e l'autogestione. Il movimento dei centri sociali, mettetevelo in testa, non ha "capi" o "comandanti", ma  formato da uomini e donne, diversi tra loro, che applicano la demopcrazia diretta in ogni momento e in ogni luogo del loro agire.

PRETORE: P PAOLO
PAOLO (34 anni). Sara' un po' difficile risultera' interessante dopo tutte queste parole, pero' avevo strutturato la mia dichiarazione in modo che partisse dal motivo di quella presenza quella mattina. Io no faccio parte del collettivo del Centro Sociale Leoncavallo. Sono stato presente quella mattina come altri, a cui e' stato impedito di partecipare fisicamente a quella resistenza passiva, in quanto le vie di accesso alla Via Leoncavallo erano chiuse. Sono arrivato in Via Leoncavallo quando era chiuso, adesso non ricordo l'ora, insiem a me c'era molta gente, motla gente che era stat li' quella mattina per portare la propria solidarieta' ma anche esser testimoni sociali di quello che stava avvenendo in citta'. Ritengo al di la' del fastidio o dell'insofferenza che ho notato nell'ascoltare le dichiarazioni degli altri imputati, e' impensabile che la conntoazione politico-sociale degli imputati stessi non si fosse potuta esprimere in questo senso. Ritengo assolutamente riduttivo parlare dei fatti di quel giorno senza tenere in considerazione cose' la storia che non voglio firare, perche' l'hanno riepilogata bene sia gli avvocati difensori da una part, sia i rappresentanti del Leoncavallo stesso. Devo inoltre dire che la riduzione di questo processo nei fatti deriva dal fatto che, se di sedizioso si deve parlare, sedizioso non e' far parte di una realta' autogestita; nel senso che le realta' autogestite si contraddistinguono tra tutto quello che avviene in una citta', devo dire per me e pe noi abbastanza insoddisfacente dal punto di vista sociale, culturale e di scambio. Per questo motivo sono piu' abituato a considerare i centri sociali autogestiti, per quello che fanno. E' risultato evidente che delle persone si trovassero li' come testimoni di quello che stava avvenendo, come testimoni di quello che stava accadendo, come siamo testimoni ogni qual volta una vicenda ci riguardi, per cui tutte queste persone Imputate di questo reato, sono le stesse persone che poi prendono parte e propongono tutt'altra serie di inziative che non sono reato, perche' sono visibili, sono alla luce del sole, non comprendono, come e' stato detto, il travisamento, non comprendono metodi violenti, come del resto non e' stato quella mattina. Io personalmente insieme ad altri non non ho fatto  altro quella mattina, accettato il fatto che i militanti del Centro Sociale Leoncavallo avessero accettato di spostarsi nella sede di Via Salomone, che poi si e' rivelata un bluff, e si deve dare atto di questo, e non va dato atto a un Giudice o a un PM, va datto atto a chi manca in questo processo. In questo processo mancano le persone che gestiscono le citta', le persone che non hanno capacita' e non hanno volonta' politica di affrontare le questioni sociali. tra questi imputati ci sono queste persone che no si sostituiscono e non verranno sostituite da nessuno hanno la loro parte fuori dalle istituzioni e sono la ricchezza assoluta di questa citta'. Per cui quella mattina io ed altri siamo stati li' davanti, non e' una discolpa e non e' nemmeno una presa di distanza dagli altri imputati con i quali divido a questo punto tutto, nel bene e nel male, quindi anche una condanna, non ho come altri proposto nulla di sedizioso, non ho proposto delle grida sediziose ho anzi favorito il fatto che in un altro posto queste persone se ne andassero con il magone, come si dice, di lasciare un luogo storico, di lasciare un luogo con cui si e' condiviso molto. Ma si andasse a continuare positivamente ancora l'esperienza da un'altra parte, ancora una volta manca qualcuno, perche' questo qualcuno ha fatto in modo che questo spazio in Via Salomone non ci fosse piu' e grazie soltanto alla determinazione dei militanti del Centro Sociale Leoncavallo loro hanno una nuova sede dove potersi esprimere.

PRETORE: A GINO
GINO (37 anni). Questo processo vede imputati 72 compagni del centro sociale Leoncavallo, 72 compagni che hanno tentato pacificamente di impedire l'abbattimento del Centro Sociale Leoncavallo, ma soprattutto hanno tentato di difendere il loro ideale. Difenderlo da chi? Da chi da anni tenta di seppellire ben 18 anni, 18 anni di storia politica antagonista. Credo giusto ribadire che questo sia l'ennesimo tentativo di cancellare l'entita' viva ancora oggi nel cuore di Milano. Vorrei ricordare a questa corte il contributo sociale e politico che questo centro sociale ha dato in una citta' dove putroppo i veri problemi non vengono considerati. Sottolineo che all'interno del Leoncavallo migliai di giovani hanno potuto ascoltare concerti e bere una birra a prezzi popolari, cioe' alla portata di tutti, e che altrettanti giovani sono riusciti ad uscire all'ottica del ghetto e soprattutto dell'eroina. Vorrei far presente che per attuare tutto questo il Centro Sociale Leoncavallo ha pagato un prezzo altissimo l'assassinio di due nostri compagni Fausto e Iaio, e tutt'ora i loro assassini sono rimasti impuniti. Per tutto questo sono convinto che il 20 Gennaio '94 nessuno dei 72 imputati abbia creato situazioni tali da arrivare alle accuse formulate in questo processo.
Per tanto ribadisco la mia innocenza, in quanto ritengo che difendere i centri sociali ed in particolar modo il Centro Sociale Leoncavallo non sia reato e ribadisco che io sono sempre pronto a difendere, in qualsiasi modo la necessita' di avere dei Centri Sociali come il Leoncavallo, per permettere a tutti di poter accedere senza oneri a una struttura sociale, anche se questo sara' colto in modo ostile da chi vuole speculare solo ed escluviamente nel proprio interesse.

PRETORE I ELENA,
ELENA (22 anni). Leggo anch'io. Il Sig. Roya, PM in questo processo ha tenuto molto bene ha sottolineare l'importanza della ricostruzione ambientale. Bene, una necessita' condivisa con gli imputati. E' un peccato pero' che a questo scopo l'accusa preferisca fare dietrologia sui vuoti di birra o sui sassi sul tetto su cui non stava nessuno, o sulle sciarpe e i cappelli che infagottavano i manifestanti in quel Gennaio gelido, o sulle sedie, ordinatamente accatastate lungo il muro accanto al portone. Mentre non si sofferma assolutamente sul clima politico e sociale che accompagno' i 6 mesi estenuanti di vertenza tra ilCentro Sociale e l'Amministrazione pubblica, con il coinvolgimento diretto di prefettura, pretura, questura e comune di Milano. Sono ormai passati i giorni in cui il Leoncavallo occupava le prime pagine dei quotidiani, le aperture dei telegiornali e i signori di questa Repubblica spendevano parole sul come, sul chi, sul perche' si dovesse affrontare la questione dei Centri Sociali. Mesi in cui lo scontro politico nel paese con i suoi retroscena, induceva a personaggi eminenti, da Nando Dalla Chiesa, al Ministro Mancino, da Salvatores al Cardinal Martini a riconoscere il valore culturale sociale e politico dell'esperienze autogestite ed autorganizzate. I centri sociali, ma non solo, e come questi non fossero in mera questione di ordine pubblico. Probabilmente cio' che consiste alla difesa e alla denunca, non solo il Leoncavallo, ma anche l'A.N.P.I. , l'A.R.C.I. e le associazioni del volontariato, i circoli culturali e i tanti soggetti del mondo della cultura. E' la politica devastatrice della nuova destra quella lega lombarda che fece cavallo di battaglia della sua vuota e populista campcagna elettorale, l'annientamento del Centro Sociale Leoncavallo, l'attacco agli immigrati e a tutti i soggetti sociali subalterni. In solidarieta' alle lotte dei Centri Sociali, luoghi di valorizzazione della creativita' sociale, dove vivono nell'esercizio quotidiano i valori della democrazia diretta, dell'antifascismo e dell'antiproibizionismo nella lotta all'eroina, della lotta contro l'emarginazione sociale, per la conquista di elementari diritti quali casa, reddito, salute e sitruzione.
Bene, in solidarieta' queste lotte per cui oggi una volonta' politica ci giudica nelle aule del tribunale, in quei mesi Milano ha visto migliaia di persone manifestare. Cinque cortei in pochi mesi e molte altre iniziative per difendere dei diritti negati. Il piu' imponente potremo ricordarlo nelle diecimila persone in piazza nell'ottobre del '93. Dunque, fu la consapevolezza di un vasto movimento sociale hce rivendicava il riconoscimento del diritto ad esistere ed a d esprimersi che porto' alla scelta collettiva ed unitaria di aprire una vertenza con le autorita' pubbliche, e fu questa scelta che cozzo' contro l'ottusita' dell'Amministrazione comunale. Fu frutto di un dibattito che attrraverso non solo ilCentro Sociale Fausto e iaio, ma quell'ampio fronte sinceramente democratico che si costitui' con la prima assemblea cittadina al Teatro dell'Elfo, la decisione di non riproporre lo scenario dell'89. La resistenza del 16 Agosto del 1989 conquisto' per altri cinque anni una sede fisica al centro Sociale e fu riconosciuta nella stessa sentenza dal presidente della settima sezione penale della pretura: Caccamo, come mossa da alti valori sociali e morali. Questi spinsero i compagni dei centri sociali sui tetti in un estrema difesa. Fu scelta ponderata e unitaria chiudersi alle spalle il portone del Leoncavallo quel 20 Dicembre del '93, che vide migliaia di persone ""travisate direbbe il Sig. Roya" per bene imbabuccate con guanti, sciarpe, cappelli e cappotti a scaldarsi per giorni davanti a un fuoco in un presidio permanente, che avrebbe portato alla assegnazione della cascina di Via Van Gogh, se non fosse intervenuta la Pretura con la minaccia di sequestro di parte delle strutture del centro ad impedirlo.
Perche' dunque non si chiamano a giudizio quelle migliaia di persone che allora manifestarono ed ancora oggi sostengono l'esperienza dei centro sociali autogestiti? Quei genitori del Trotter che non si lasciarono irretire nella retorica di quattro provocatori. Quella cascina cattaprega, in Via Adriano che dovette subire minaccie ed aggressioni da noti esponenti della destra istituzionale, perche' si dichiaro' favolrevole nel trasferimento in quel quartiere del Leoncavallo, o nacora quelle centinaia di circoli, collettivi, associazioni, centri sociali, esponenti del mondo della cultura, di partiti, amministrazioni comunali, che dopo lo sgombero di Via Salomone il 9 agosto del '94 decidono di aderire e partecipare al corteo del 10 Settembre?
E' una mistificazione inaccettabile il tentativo di distinguere fra falchi e colombe, esagitati e domi, pastori e gregge, il tentativo di enucleare questi 72 compagni dal corpo sociale cui appartengo. E' una strumentalita' evidente e inaccettabile inondare migliaia di denunce un corpo sociale al quale viene negata dignita', ascolto, parola. E' un'operazione repressiva che vorrebbe smantellare i luoghi dell'opposizione, senza dare alcuna risposta alle problematiche sociali e politiche che questa esprime. E' una precisa volonta' politica quella che  processa gli antifascisti con codici di legge emanati nel ventennio, che manipola la costituzione senza averla mai applicata, che protrae nella normalita' quotidiana le leggi e i regimi speciali, che minaccia gli sprgimenti di sangue che addirittura attacca il diritto alla difesa dell'Imputato nelle aule di tribunale, che impone la colpevolezza prima del giudizio attraverso i continui divieti, le migliaia di denuncie, la criminalizzazione. E' questa la politica del disordine pubblico. E' QUESTA LA DENUNCIA.

LA SENTENZA:
PRETORE:Prima di leggere il dispositivo revochiamo la contumacia per gli imputati (seguono i nomi di 18 imputati). In nome del popolo italiano, il Pretore di Milano dichiara non doversi procedere nei confronti di X. STEFANO per l'intervenuta morte del reo. Applicati gli articoli 533 e 535 C.P. dichiara X. MARCO, X. BERNARDO, X. MASSIMILIANO, X. SANTO, X. ROCCO, X. MARIO, X. MICHELE, X. ADRIANA, X. CARMEN, X. MARIO, X. MORENO, X. CARMELA, X. GRETA, X. BARBARA, X. LORENZO, X. LUCA,, X. CLAUDIO, X. MATTEO, X. PAOLO, X. MASSIMO, X. ALESSANDRA, X.STEFANO, X. ROCCO, X. WALTER, X. FRANCESCO, X. GINO, X. IDA, X. RICCARDO, X. ALFREDO, X. GIOVANNA, X. MARA, X. ANNA, X. JACOPO, X. MARCO, X. ALIOSCIA, X. FRANCESCO, X. GIOVANNI, X. PAOLO, X. GIUSEPPE, X. ALDO, X. ANTONIO, X. SERGIO, X. FRANCA, X. GIUSEPPE, X. CARLO, X. MASSIMO, X. ARTEMISIA, X. GENNARO, X. CLAUDIO, X. MASSIMILIANO, X. MASSIMILIANO, X. ELISABETTA, X. ALBERTO, X. CATERINA, X. SANDRO, X. CRISTINA, X. GIORGIO, X. GIORDANA, X. STEFANIA, X. ELENA, X. ELISA e X. SIMONE colpevoli del reato ascritto sub A(radunata sediziosa) e concesse le attenuanti generiche li condanna alla pena di giorni 15 di arresto e converte la pena il lire 1.125.000 ciascuno oltre al pagamento delle spese processuali. Concede il beneficio della non-menzione del casellario giudiziario. Applicati gli articoli 533-535 Codice di Procedura Penale, dichiara X. ANGELO, X. TOMASO, X. MASSIMO, X. GIUSEPPE, X. LUCA, X. FERDINANDO, X. EMILIO, X. VINCENZO colpevoli del reato ascritto sub-A e concesse le attenuanti generiche equivalenti alla contestata aggravante li condanna ciascuno alla pena di giorni 20 di arresto e converte la pena in lire 1.500.000 oltre al pagamento delle spese processuali. Concede il beneficio della non menzione nel casellario giudiziario. Applicato l'Art. 530 del Codice di Procedura Penale assolve tutti gli imputati del reato di cui al capo B del decreto di citazione (grida sediziose). Ai sensi dell'Art. 544 comma 3 si d atto che la motivazione della sentenza verr depositata nel termine di giorni 90 dalla lettura del dispositivo.


