"CHAVEZ SI TROVA
MOLTO INDEBOLITO, E LO SARÀ DI PIÙ SE SI APRE ALLA
RICONCILIAZIONE"
INTERVISTA
DI VERONICA GACO ALL'EX GUERRIGLIERO, EX CHAVISTA E LEADER DEL
MOVIMENTO TERCER CAMINO, DOUGLAS BRAVO
Articolo
tratto dal giornale argentino "Pagina-12" del 16 aprile
2002. Traduzione di Giona di Giacomi.
Douglas Bravo, ex guerrigliero, ex compagno di militanza di Hugo Chavez e attuale leader del dissidente Movimento Tercer Camino, è stato intervistato da "Pagina-12" sul futuro del Venezuela. Bravo parte da una constatazione: il governo è debole e il golpe fallito rende attuali i dilemmi più profondi delle diverse linee interne che solcano il chavismo. Bravo, inoltre, avverte nuovi conflitti se il governo non cambia completamente la sua politica a favore di un "progetto nazionale patriottico che si realizzi nei fatti, più che nei bei discorsi". E, prima di tutto, ciò significa - chiarisce Bravo - non fare una politica di concessioni che consenta alla destra di riprendere posizione.
Perché crede che i conflitti continueranno?
Il 27 febbraio 1989, con la mobilitazione di 10 milioni di poveri, si produce i Caracazo e da allora si sono scatenate due forze: quelle che lottano per l'emancipazione e quelle che cercano di imporre il neoliberismo.
Quella ribellione dei poveri fu l'inizio di un grande livello di instabilità istituzionale nel paese, che sta continuando anche con l'attuale governo che pretende istituzionalizzare quella reazione popolare. Credo che da ora si succederanno colpi di stato, scontri e scioperi insurrezionali. Voglio dire: qui c'è uno scontro per il potere politico, per il petrolio, e le due forze che si combattono sono neoliberali, anche se di segno diverso. Da una parte, c'è il blocco chiamato Quarta Repubblica: i politici della destra tradizionale, gli impresari ed i loro mezzi di informazione, i militari golpisti e il sindacalismo moderato della Central de Trabajadores de Venezuela (CTV). Questi sostengono un neoliberismo arretrato e classico per ciò che riguarda la distribuzione della ricchezza. Dall'altra parte esiste un neoliberismo molto più avanzato rispetto alla concezione filosofica del capitalismo: è quello che sostiene il governo. Ciò che qui manca è una terza forza, rivoluzionaria e patriottica, capace di contendere il potere alla borghesia e all'imperialismo.In questo schema, come si spiega che il popolo è sceso in strada a difendere Chavez e che le truppe si sono mantenute leali al presidente?
È chiaro che esistono due correnti ben definite dentro il chavismo. Una minoritaria, che dirige ideologicamente e politicamente le decisioni economiche ufficiali, gli alti comandi delle Forze Armate, il Tribunale Superiore e il Potere Esecutivo. Questo versante è quello che determina la continua perdita di quadri del chavismo e questo è un problema perché, per esempio, se Chavez perde altri cinque deputati, perde la maggioranza all'Assemblea Nazionale. Poi c'è una seconda corrente che è maggioritaria quantitativamente ma non qualitativamente. Questa è la corrente che è uscita a difendere Chavez. Sono gli ufficiali disposti ad attaccare per difendere il governo anche quando non dominano l'apparato militare e i settori politici civili che credono nel progetto rivoluzionario bolivariano.
Qual è la situazione del governo attuale?
Il governo Chavez si trova molto indebolito: per questo c'è stato il golpe. Ma questa fragilità continuerà se viene posto in pratica il discorso di conciliazione che annuncia da quando è ritornato al potere. La concertazione come la concepisce Chavez è un nuovo patto che lascia da parte il popolo che lo ha appoggiato e che apre un negoziato con i settori della destra che hanno cercato di abbatterlo.
Quale è stata la posizione del suo movimento durante il golpe?
Con Tercer Camino abbiamo respinto il golpe, siamo scesi in strada pero con la parola d'ordine di istaurare un governo patriottico.
A che cosa si riferisce?
Allo stesso che adesso sta progettando un settore maggioritario quello che si può considerare il blocco patriottico-popolare del paese, composto da civili e militari, alcuni attualmente al governo e altri no, che stanno elaborando un documento da presentare al presidente in questi giorni.
In che cosa consiste questa proposta?
Si tratta di una opposizione radicale a ciò che si suppone succederà se Chavez continuerà con la sua politica di concessioni: privatizzazione del petrolio, del gas e dei servizi fondamentali. La nostra iniziativa propone, tra le altre cose, l'espulsione dell'ala destra delle Forze Armate, includendo alcuni che lo stesso Chavez sta confermando e la revisione di misure consensuali come l'accettazione della rinuncia della cupola dell'impresa petrolifera del Venezuela (PDVSA), che lo stesso Chavez aveva nominato.