PALESTINA, LA VERGOGNA DI UNA MORTE PROMESSA

		    La fine della politica internazionale



Israele sta commettendo, con la benedizione americana, un nuovo crimine di guerra descritto
ipocritamente come legittima difesa dal terrorismo palestinese. Se gli attentati terroristici
sono una risposta inaccettabile, tanto più drammatica ora che viene scelta come unica
possibilità di resistenza, dall’altra parte abbiamo uno Stato e un governo con il quinto
esercito del mondo che porta avanti un lucido progetto di annientamento di un popolo. Dall’11
settembre in poi la politica internazionale nasconde dietro la bandiera della lotta al
terrorismo guerra e nefandezze di ogni genere. Dopo un anno e mezzo di intifada (dal 28
settembre 2000) e altri trenta di continuo conflitto, Israele sta compiendo l’atto finale
di un duraturo stillicidio di violenze praticate quotidianamente nel tentativo di stroncare i
presupposti stessi della vita dei palestinesi. Seimila case distrutte dal 1967, 30 mila
palestinesi rimasti senza casa. Anche durante le trattative di pace è continuata inesorabile la
costruzione di nuovi insediamenti di coloni. La strategia israeliana è stata quella di
accerchiare  gli insediamenti palestinesi, in modo da isolare le comunità locali, rendere
difficili gli spostamenti con esasperanti attese e controlli militari ai check point israeliani.



Ormai da giorni le forze israeliane hanno invaso la città di Ramalallah e ora anche Betlemme,
Tulkarem, Beit Jalla, Nablus e Jenin.  Bombardamenti di carri amati proseguono durante tutto il
giorno e la notte; elicotteri Apache e cecchini israeliani sparano regolarmente nelle zone
abitate da civili. Nessun movimento è possibile: gli abitanti della città sono sotto coprifuoco
totale. La lunga e sistematica campagna per indebolire, umiliare e distruggere la leadership
politica palestinese è al suo apice: il quartiere residenziale del presidente Arafat è sotto
assedio senza acqua, elettricita` e linee telefoniche. Con lui ci sono alcune decine di
pacifisti internazionali che hanno deciso di restare finchè non terminerà  l’assedio.

Molte guardie del corpo del presidente sono state uccise e altre sono ancora ferite e in
condizioni critiche.   Medici e ambulanze sono letteralmente confinati negli ospedali, che, tra
l’altro, la scorsa notte sono stati attaccati (manca la corrente e sangue per le trasfusioni).
Perfino all` International Committee of the Red Cross (ICRC)  e alle ambulanze di Mezzaluna
Rossa è stato negato il permesso di provvedere al servizio medico per la popolazione locale,
contro le leggi internazionali e contro la Convenzione di Ginevra in particolare. I soldati
israeliani occupano le case per farne postazioni armate, sequestrando intere famiglie. Manca
riscaldamento, acqua, cibo e possibilità di comunicare e accedere alle informazioni. Numerosi
sono i prigionieri palestinesi: le truppe israeliane stanno chiedendo a tutti gli uomini
residenti tra i 16 e i 40 anni di arrendersi. La popolazione è costretta ad assistere a
distruzioni gratuite -macchine, strade, scuole, ospedali, case- e a vere e proprie esecuzioni
sommarie di polizziotti della sicurezza palestinese (armata dagli accordi di Oslo) e di civili.
Continua il rafforzamento massiccio dell’esercito israeliano, con la mobilitazione di 10 mila
riservisti, a conferma delle dichiarazioni del primo ministro Ariel Sharon sulla necessità di
«estirpare il terrorismo palestinese ovunque esista». Sharon non crede nel processo di pace, non
crede nella soluzione "due popoli, due stati", non riconosce il legittimo presidente palestinese
Yasser Arafat come interlocutore politico. La folle politica della destra israeliana mira
all’annichilimento delle forze e della dignità palestinesi, annientando l’ Autorità Nazionale e
perseguendo l’eliminazione fisica del suo  leader Arafat secondo un progetto di sterminio di
sinistra memoria, riducendo i territori palestinesi a piccole "riserve" (tipo quelle degli
indiani d’America) semiautonome, separate e circondate da  strutture di controllo militare
israeliano. Tutto quanto sta accadendo oggi in Palestina non è altro che la diretta conseguenza
del disatteso processo di pace iniziato dieci anni fa, il quale - anziché essere tutelato dai
governi internazionali, consolidato dalle parti e completato secondo i tempi e gli accordi
sottoscritti- è stato progressivamente distrutto da una politica di violazione continua dei
diritti umani da parte di Israele, e in particolar modo dal governo di Sharon, dal terrorismo di
stato e non, dall’uso indiscriminato della violenza e dell’ arbitrio, a cui hanno fatto seguito
gli attentati kamikaze palestinesi contro civili, che non possiamo non condannare.

Il disinteresse dei governi occidentali è grave e vergognoso non solo perché dimostra come il
diritto e la giustizia non siano ancora operanti in modo universale ed indiscriminato (nonstante
le convenzioni, gli accordi e i tribunali internazionali), ma anche perché fomenta odio e
umiliazione nelle popolazioni arabe, rendendo sempre più difficile la via della pace: si sta già
prospettando un nuovo fronte di guerra tra Libano e un embargo petrolifero dei paesi islamici
contro i paesi occidentali, così morbidi con Israele.



Riteniamo necessario:



1)     Il ritiro immediato dell’esercito israeliano dai Territori Occupati.



2)     Protezione immediata ed effettiva per i civili palestinesi nei Territori Occupati e
rispetto della quarta Convenzione di Ginevra.





3) Un embargo militare per Israele e la sospensione a livello europeo del trattato di
associazione economica UE-Israele , qualora non cessi immediatamente l’ occupazione militare dei
territori e non si ristabiliscano  i confini precedenti al ’67.                                                                
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4) L’ invio immediato di una delegazione ufficiale di Parlamentari italiani che possa monitorare
le violazioni dell’esercito israeliano nei territori autonomi palestinesi e contro le
istituzioni palestinesi in Cisgiordania e a Gaza.


Consapevoli che la guerra in Palestina non è altro che un drammatico episodio di una  guerra
globale permanente che caratterizza l’attuale ordine  e che sottrae spazi di legalità e di
diritto ai cittadini e alle nazioni più deboli, chiediamo all'Europa e all'ONU d'intervenire
subito in difesa dei più indifesi, della giustizia e della legalità internazionale inviando una
forza di interposizione capace di promuovere il cessate il fuoco e di assicurare la protezione
delle popolazioni civili.

Ci appare tuttavia evidente la necessità di realizzare nuove forme di contrasto alla guerra
attraverso reti globali di resistenza, disobbedienza, e diserzione. Oggi in Palestina
l’intervento di pacifisti, parlamentari ed esponenti del movimento globale ha segnato un
risultato più che simbolico, sia per l’interposizione fisica a protezione dei civili, sia perché
mostra il fallimento della politica ufficiale asservita a strategie diplomatiche ed economiche
filoamericane e, quindi, filoesraeliani.