
REGGAE SOUNDS #1
- Mystic
revelears RASTAMAN IN NEW YORK È l'ennesima versione di
Englishman in New York di policiana memoria, ma a differenza delle altre
versioni ha uno spessore musicale notevole. La base è, infatti, un bel
pezzone new roots molto lento ed ipnotico che poco ricorda l'originale. Il
cantato è la classica rilettura del brano dei police: in questo caso sono
le tribolazioni di un rasta vessato dagli sbirri della grande mela, più
xenofobi del solito nel clima post 11 settembre.
***
- Innocent
crew FRIDAY THE 13Th Sly Dunbar e Robbie Shakespeare (Storica
sezione ritmica dei black uhuru) curano il basso e la batteria di questa
produzione di dancehall estrema e si sente! Su un tappeto ritmico molto
tirato e notevolmente ispirato dall'hip hop più duro scorrono dei bei
vocioni ragga che nulla hanno da invidiare ai colleghi più blasonati (Sizzla,
Elephant man e Beanie man solo per citare i più somiglianti). Bella
tamarrata degna delle dancehall più infuocate!
***
- Garnett
Silk, Buju Banton & Anthony B HALLO MAMA AFRICA Un'altra
cover: qui le due star della dancehall Anthony B e Buju Banton riprendono
il classico del compianto Garnett. All'altezza della splendida (e
consigliatissima) originale e adattissima ad una bella selezione
di dancehall morbida.
****
- Pato
Banton & The reggae revolution DON'T SNIFF COKE Un bel
pezzo che rientra perfettamente nei canoni del raggamuffin di qualche
annetto fa (almeno una decina direi) incentrato su una delle poche
idiosincrasie dei rasta jamaicani che mi sento di condividere: quella
verso la cocaina. "I do not sniff the coke i only smoke sensimilla"
è quanto ci ripete ossessivamente il signor Pato Banton su questo bel
pezzone rilassato.
***
- Elephant
man WAR BEGGAR Ottima produzione in stile digital dancehall: la
base è veramente tirata (quasi al confine con un certo tipo di drum and
bass) e arricchita da numerosi effettini da dancehall (improvvisi rewind,
esplosioni e altri suonini stupidi del genere)e completata da un basso
digitale che per una volta risulta molto azzeccato e lontano dagli
stucchevoli clichet alla sleng teng riddim!
Elephant man non si discosta dal suo stile classico e strepita, urla ed
incalza incessantemente per tutti i tre minuti e mezzo di questo brano
veramente selvaggio!
****
- Capleton
HOT HOT HOT Se vi rifiutate di credere che si possa trasformare
il rock'n'roll in raggamuffin questo è il pezzo che fa per voi! Tre minuti
di puro delirio del buon Capleton su una base degna dell'Elvis dei tempi
migliori! Esilarante nella sua assurdità è anche l'ennesima prova della
bravura di questo sing jay che, a mio parere, è secondo solo a Buju Banton!
Consigliatissimo come qualsiasi altra interpretazione di Capleton!
****
- George
nooks TWO ROADS un altro bel brano dall'autore di "god is
standing by". Un lungo cantato sostenuto praticamente solo da un
basso ipnotico e da una bella batteria tranquilla (con pochi inserti di
tastiere e chitarra) scorre bene per tutti i tre minuti e mezzo della
canzone. Si presta all'ascolto in molteplici occasioni, ma un pezzo del
genere è irrinunciabile per carburare la fattanza!
***
- Bob
Marley & The Wailers RIDE NATTY RIDE Come ogni pezzo
dell'album Zimbawe è indimenticabile! Tra i meno conosciuti del disco è un
bel pezzone roots che ci ricorda come i Rasta non spariranno mai
nonostante tutti i tentativi che, allora come oggi la borghesia e la
politica jamaicana facciano per eliminarli.
*****
- Barrington
Levi HERE I COME Il pezzo più famoso su revolution riddim!
Sicuramente avete ballato almeno una volta questo grandioso brano. I
vocalizzi di Barrington danno un bel tocco particolare ad un brano che,
pur riprendendo il riddim di un pezzo di Gregory Isaac, elabora il tema in
una maniera tutta particolare, affidando per gran parte delle strofe
l'incedere ad un tappeto ritmico frammentario legato solo dalla voce.
Un inno da dancehall che ha attraversato i decenni senza perdere un grammo
del suo splendore!
****
- Morgan
Heritage LIBERATION Capostipite dei pezzi sull'omonimo riddim
apparsi su "Morgan Heritage and friends volume 1" è tra i
pezzi migliori della più nota formazione new roots.
La base che ha fatto da sfondo ad uno dei pezzi più ballati dell'estate
scorsa ( "Jah jah city" di Capleton ) è qui elaborata in
maniera molto tranquilla e suggestiva, adatta sia in fase di riscaldamento
in una selezione sia in un contesto seza dubbio più interessante dotato di
mare, tramonto, palme e dolce compagnia (tutti gli elementi escluso
l'ultimo sono sostituibili con ciò che avete a disposizione).
****
***IOLE***
TORNA ALLA HOME PAGE