TAZ 310199

in questo numero:

  1. DOCUMENTI : Da Napoli, appunti per un percorso di lotta contro precarietà e disoccupazione
  2. VOCI DAL PROFONDO : RICORDANDO FDA
  3. SEGNALAZIONI - Martin Mystere // Andrea Pazienza
  4. beneficenza in rete
  5. DOCUMENTI : altri comunicati sulla manifestazione del 23 gennaio
  6. POLITICA/COMO : "L'ASSEMBLEA" di TAZ - per una rete Antagonista Provinciale
  7. OPPOSIZIONE COMO : Volantino della destra comasca (no commenrt)

 

  1. ---------------------------------------------------------------

Oggetto: Da Napoli, appunti per un percorso di lotta contro precarietà e disoccupazione

Su questo documento, e sulle proposte operative che esso contiene,
invitiamo tutte le
situazioni ad esprimersi attraverso contributi, valutazioni, commenti,
proposte.

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PER LA COSTRUZIONE DI UN PERCORSO REALE  DI MOBILITAZIONE DI MASSA CONTRO
PRECARIETA' E DISOCCUPAZIONE
Appunti di bilancio e prospettiva all' indomani della manifestazione del 16
gennaio a Napoli.

Crediamo sia possibile, come situazioni di lotta napoletane che hanno
promosso la mobilitazione del 16 gennaio, tracciare un bilancio positivo di
questa giornata di lotta.
Alla determinazione e alla radicalità con cui la manifestazione è riuscita
a trasmettere segnali precisi di antagonismo e opposizione alle politiche
neoliberiste  del governo D' Alema-Bassolino, c'è da aggiungere anche e
soprattutto  la maturità dei diversi  spezzoni dei movimenti di lotta che,
nell’ assunzione  di questo pur parziale momento di mobilitazione, hanno
mostrato la capacità di  rottura dei confini  localistici e vertenziali -
da troppo tempo gabbie soffocanti in cui si autocensurano le potenzialità
qualitative e quantitative dei movimenti : rottura, o meglio,
oltrepassamento  quanto mai impellente per  ridare fiato e forza anche
semplicemente alla propria battaglia e alla propria specificità, ma
soprattutto  per rinsaldare e ricomporre una trama generale di interessi,
di  resistenza, di interazione, di controffensiva sociale quanto mai
urgente e irrinviabile.
Mai come oggi, infatti, nel momento in cui le politiche economiche vanno ad
"incastrarsi" nel fragile quadro d’ interdipendenza dell’ economia-mondo,
nel momento in cui si vanno ad azzerare gli (im)possibili margini di
riformismo e di mediazione, nel momento in cui la dimensione
economico-rivendicativa si con/fonde nello spessore della dimensione
politica,  nessuna battaglia particolare può  pensare di r-esistere e
vincere se non ha la capacità di interconnetersi con gli altri segmenti di
classe su un livello più complessivo di lotta e  rompere il quadro delle
compatibilità date.
All’ interno di una configurazione sempre più complessa del modello
produttivo, intelaiato  tra informatica e lavoro nero, tra just in time e
schiavismo pre-moderno, tra mondializzazione e caporalato, in un quadro di
parcelizzazione estrema delle vecchie e nuove figure dello sfruttamento, la
battaglia per il salario garantito assume una centralità in quanto terreno
possibile della ricomposizione delle mille soggettività di classe e
possibile vettore di mobilitazione immediata e di massa dei soggetti
sociali reali.
Le enormi potenzialità di aggregazione e di mobilitazione attorno a questa
battaglia, in ragione di una sempre più insostenibile diffusione di
sfruttamento, precarietà, disoccupazione, esclusione sociale, sono l’ unica
possibile leva per ridare spazio ed agibilità a soggettività ed opzioni
antagoniste, per rimettersi in movimento, per ricostruire immaginario e
pratiche di massa "altre" rispetto la passivizzazione e  la rassegnazione.
In questo senso, la questione lavoro/non lavoro deve diventare, al di là
delle specificità, terreno prioritario per ogni soggettività antagonista,
pena la propria autoghetizzazione e marginalizzazione sociale.
Alla luce di queste considerazioni, vista la valenza antagonista che può e
deve assumere questa battaglia "epocale", riteniamo pericoloso e perdente
incanalarla nelle secche "istituzionali", andando a stimolare più illusioni
riformiste che percorsi di conflittualità sociale :  proposte di legge,
raccolte di firme ed altri strumenti tesi a  stimolare la sensibilità del
parlamento e di una "presunta"  società civile,  non  spostano e non
sposteranno mai nulla in termini di aggregazione, di percorsi reali, di
internità sociale, restando quindi inconcludenti anche dal punto di vista
del risultato materiale.
Mai infatti nella storia recente e passata le istituzioni hanno deliberato
a favore dei subalterni, degli sfruttati senza che questi ultimi avessero
impiantato rapporti di forza capaci di imporre i loro interessi : l’
obiettivo che dobbiamo proporci oggi è appunto lavorare per quest’
inversione di tendenza, recuperare internità, ridare fiato alla
conflittualità sociale,  altrimenti non otterremo mai null’ altro che
assegni di povertà e di sopravvivenza, imposti tanto dall’ interesse
capitalistico a distruggere definitivamente il welfare quanto a
salvaguardare i principi della pietà cristiana e della  pacificazione sociale.
Più che lavorare per costruirsi un (auto)rappresentazione astratta dei
soggetti non garantiti, più che costruire iniziative di lotta virtuali ed
autoreferenziali, completamente slegate dal corpo della classe, crediamo
opportuno costruire e articolare percorsi di radicamento sociale, organismi
di lotta capaci di ridare forza al conflitto di classe.    

DAL 16 GENNAIO IN POI.......

Parlavamo del 16 come una positiva giornata di lotta; questo potrebbe
essere già molto, ma in verità è ben poca cosa rispetto ai compiti che ci
attendono in questa fase.
Certamente la giornata del 16 gennaio ha rappresentato  un passaggio
importante anche in prospettiva, nell’ ottica di dare slancio ad una
battaglia per il salario garantito che travalichi quelli che sono gli
angusti confini in cui è ora relegata.
Innanzitutto c’è da registrare la riuscita, certamente parziale ma comunque
significativa (visti i tempi che corrono....) di un tentativo di
ricompattamento di quella sinistra antagonista, di quel variegato
arcipelago dell' autorganizzazione sociale attorno un filo conduttore su
cui convergere e rinsaldarsi reciprocamente : contro disoccupazione e
precarietà, per la riduzione drastica della giornata lavorativa sociale,
per il lavoro e il salario garantito, per i servizi sociali gratuiti, si
sono dimostrati gli elementi adeguati di una piattaforma sociale in grado
di "mettere in movimento" i soggetti reali  e non solo gli spezzoni già
consapevoli ed organizzati.
Ma il risultato positivo, la concretezza reale di questa giornata di lotta
si misurerà unicamente attraverso la  capacità che questa avrà, a partire
dai soggetti coinvolti e non solo, di darsi gambe materiali per
svilupparsi, andando a valorizzare i passaggi di lotta che negli ultimi
anni, pur in modo discontinuo e frammentato, siamo riusciti a mettere in
piedi.
La dimensione da cui partiamo è certamente poliforme : esistono diversi
segmenti di classe che hanno interagito nella costruzione di questa
giornata, dagli occupanti di case alle realtà autorganizzate di immigrati,
dai movimenti di lotta dei disoccupati, alle realtà studentesche, all’
autorganizzazione sindacale, dai centri sociali del nord agli Lsu del
profondo sud e così via...
Ma questa poliformità, contestualizzata all’ interno di una battaglia
comune per il salario garantito, può e deve diventare una ricchezza : il
livello embrionale di unità di classe che si è espresso nella piazza
napoletana deve rappresentare la prefigurazione possibile di un percorso di
lotta che oltrepassi steccati e muri divisori, alzati dai padroni ed
introiettati finanche nei soggetti più coscienti , per impregnare con
dirompenza il tessuto sociale di istanze antagoniste.
A partire da questa necessità di sperimentare e confrontare percorsi
possibili, che vadano a rafforzare le battaglie specifiche e settoriali ma
si pongano allo stesso tempo sul terreno qualitativamente più alto della
messa in discussione complessiva  dell’ attuale sistema di oppressione,
crediamo quanto mai impellente riannodare un circuito minimo di
comunicazione e di mobilitazione attorno alla piattaforma messa in campo
nella giornata del 16 gennaio.
Una piattaforma che già vive costantemente nella quotidianità delle lotte,
nelle mille forme di opposizione e di resistenza presenti nei luoghi di
lavoro, nei territori, nei luoghi della formazione, in quel tutt’ uno che
oggi è la fabbrica, ossia la società.
Una piattaforma che deve trovare una sua sistematizzazione, un suo
possibile allargamento, una costante ridefinizione teorico-strategica, ma
che necessita  soprattutto di darsi un articolazione materiale attorno alla
quale darci concretezza e  costanza.
Del resto, nessun soggetto individuale e collettivo può divincolarsi dalla
costruzione di un’ intervento e di un radicamento sociale attorno alla
questione lavoro/non lavoro, punta di diamante  delle contraddizioni
sociali esistenti: studenti, immigrati, operai, precari, disoccupati, le
mille figure intermedie tra lavoro e non lavoro, necessitano certamente di
costruirsi spazi di agibilità, di autonomia e di intervento rispetto la
loro specifica situazione, ma non possono esimersi da rintracciare
coordinate comuni, di classe, per passare dalla resistenza al contrattacco.
In questo senso la battaglia per il salario garantito o riusciamo a
rilanciarla a partire dai nostri territori, del nostro agire quotidiano,
oppure resta materia di disquisizione teorica,  parola d’ ordine vuota,
buona da inserire in ogni piattaforma di lotta per evocare a sé quei
soggetti reali da cui progressivamente rischiamo di allontanarci.
Oggi, per questo, vogliamo socializzare in modo collettivo la
responsabilità politica di dare slancio progettuale alla giornata del 16
gennaio e alla battaglia complessiva contro precarietà e disoccupazione :
non ci interessa minimamente riconvocare ulteriori mobilitazioni in quel di
Napoli, semplicemente perché, pur  essendoci sul nostro territorio un
soggetto sociale propenso a mobilitarsi anche su parole d’ ordine
"avanzate", è indispensabile che al fianco dell’ esperienza storica dei
disoccupati organizzati a Napoli si vadano ad intersecarsi altre esperienze
reali di lotta su questo terreno, altrimenti c’ è il rischio, per quanto
forte e radicata sia questa esperienza, che anch' essa possa essere
"risucchiata" nella pacificazione imperante, nella concertazione diffusa.
Diversi nelle forme, modellati a seconda delle proprie peculiarità,
territoriali e non, comunque è necessario che percorsi reali di lotta si
mettano in piedi, che quelli esistenti si rafforzino : e la loro
interconnessione è una delle condizioni necessarie perché questo avvenga.
Non partiamo da zero : esistono una serie di figure sociali che già si
attrezzano per difendere i propri interessi, pensiamo ai Lavoratori
Socialmente Utili  le cui forme organizzate ormai si diffondono a macchia
d’ olio su tutta la "provincia italiana", ai baluardi dell’
autorganizzazione operaia che, malgrado i feroci attacchi del capitale,
ancora resistono e si pongono come spina nel fianco nei disegni padronali,
ai centri sociali che oggi più che mai necessitano di una loro
ridefinizione strategica per ricollocarsi sul territorio come luogo di
organizzazione del conflitto per i "non garantiti", ai collettivi
studenteschi consapevoli della necessità di uscire dallo "studentismo",
alle diverse esperienze di autorganizzazione di precari e disoccupati che
troppo spesso stentano a trovare una capacità di incunearsi nel cuore del
proprio referente sociale.
Naturalmente nessuno potrà affrontare le difficoltà di un intervento nel
sociale se non gli stessi soggetti che lo promuovono.
E' possibile però sin da ora costruire circuiti minimi di comunicazione e
coordinamento tra le situazioni di lotta che si muovono in territori affini
dal punto di vista socio-economico, sulle stesse problematiche, con lo
stesso soggetto di riferimento : oggi più che mai è necessario organizzare,
coinvolgendo innanzittutto le realtà autorganizzate del meridione, un luogo
di dibattito e di iniziativa che si ponga da riferimento per tutta la
rabbia e l’ esasperazione sociale ogni giorno più montante.
Ma pensiamo anche possibile e necessario costruire  campagne unitarie di
lotta sul terreno del salario garantito che permettano a questa battaglia,
e alle sue mille articolazioni, di assumere una visibilità unitaria,
nazionale (se non europea...) e che siano al tempo stesso una leva
possibile per recuperare radicamento sociale e  superare i rischi della
marginalizzazione in cui troppo spesso rischiano di cadere le diverse
espressioni dell’ antagonismo sociale.
Come compagni e compagne di Napoli, sottoponiamo all' attenzione di tutti,
la proposta di costruire un periodo preciso di mobilitazione, durante il
quale strutturare una successione di iniziative coordinate, attraverso le
quali che rivendicare in piazza, in modo determinato, il diritto a campare,
lavoro o non lavoro; far seguire a queste manifestazioni momenti di
riappropriazione diretta di quote di salario (occupazioni di case, di
servizi sociali,...); bloccare  con l’ azione diretta i luoghi del lavoro
nero legalizzato (agenzie interinali,...) , le forme selvagge dello
sfruttamento (gli straordinari,....) ; organizzare momenti per bloccare il
paese (l’ intero sistema ferroviario,....) .
Queste ed altre mille forme di lotta che l’ intelligenza collettiva dovrà
avere la capacità di inventare, possono essere il primo passaggio per
verificare la fattibilità di un percorso collettivo sulla questione del
lavoro/non lavoro.
L' assemblea del pomeriggio ad officina 99 è stata certamente un passaggio
in questa direzione, tuttavia i tempi stretti e le condizioni "oggettive"
post-corteo non hanno permesso in tale contesto di sviscerare a fondo le
questioni politiche e operative.
Per questo motivo, attorno a questa proposta, pensiamo utile costruire un
ulteriore momento qualificante di confronto, che vada a tracciare e
concretizzare in modo dettagliato quest’ esigenza , per capire i tempi e i
modi di una sua possibile attuazione.
Non abbiamo alcuna intenzione tuttavia di "forzare" i tempi e costruire
castelli di sabbia: la consistenza di questa proposta operativa è e resterà
proporzionale al livello di assunzione che questa avrà da parte delle
realtà nazionali. 
Lanciamo, attraverso questo documento, semplicemente un invito a cogliere
la possibilità di costruire qualcosa oltre la semplice giornata di lotta ,
per quanto  partecipata e combattiva sia stata.
Nella misura in cui quest’ invito si tradurrà in comunicazione, in
contributi al dibattito, in circolazione di proposte, in assunzione di
responsabilità, in progettualità, non avremo alcuna preoccupazione a
spenderci dentro tutte le nostre energie, il nostro patrimonio politico.
In caso contrario, vorrà dire che i processi di maturazione di un soggetto
reale, capace di dare rivendicare i propri interessi e dare battaglia su di
essi, sono ancora troppo flebili per concretizzare quel salto in avanti di
cui tuttavia si individua, da più parti, con sempre più forza, la necessità.

Napoli, 24 gennaio 1999

I promotori della manifestazione del 16 gennaio
Csoa Officina 99: lab. occ. SKA; Movimento disoccupati in lotta per il
lavoro (Napoli)- Movimento disoccupati in lotta per il lavoro e il salario
garantito (Acerra) - Centro comunicazione antagonista Acerra - Slai-Cobas
Fiat Pomigliano


PER OGNI GENERE DI  CONTRIBUTO E DI COMUNICAZIONE :
laboratorio occupato SKA
tel/fax  081 - 5522399
e-mail : ska@ecn.org
http://www.ecn.org/ska



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2.VOCI DAL PROFONDO : RICORDANDO FDA-

 

 

"anche se voi vi credete assolti
siete per sempre coinvolti"

E' sempre Fabrizio De André

>

 

-----Messaggio originale-----
Da: Pizzamiglio Andrea <andrea.pizzamiglio@Automation.it>
Data: Friday, January 29, 1999 2:49 PM
Oggetto: 'A livella

 

'A Livella



Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.


Ogn'anno,puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.


St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo, e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.


'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.


"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"


'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.


Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata, senza manco un fiore;
pe' segno, sulamente 'na crucella.


E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!


Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?


Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.


Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo,o è fantasia?




Ate che fantasia; era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.




E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?




Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:"Giovanotto!




Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!




La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!


Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"


"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?


Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo,obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".


"E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"


"Famme vedé..-piglia sta violenza...
'A verità,Marché,mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...


Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi,ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".


"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".


"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.


'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?


Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"

 

3 SEGNALAZIONI------------------------------------------------------

 

Da: Depla <fenrir@iol.it>

Oggetto: interruzione

>ah! dimenticavo, a chi leggesse fumetti, da cirac due settimane è uscito il
>primo numero che ho scritto io di Martin Mystere!!! IL GUERRIERI DEL LUPO ,
>N. 202.
>se vi piace il gener lo trovate in edicola, fatemi sapere e ricordate che il
>mese prossimo esce il secondo!
>
>ciao
>
>depla
>  

 

 

da Baffa@tin.it

da non perdere

Andrea Pazienza

http://www.ecn.org/csacomo/apaz.JPG

 

 

4 beneficenza in rete-----------------------------------------------------------------------

 

-----Messaggio originale-----
Da: Simone Crivelli <simcriv@tin.it>
A: ACS@aol.com <ACS@aol.com>

Data: Wednesday, January 27, 1999 2:28 AM
Oggetto: beneficenza in rete

 

La piccola Jessica Mydek ha sette anni e soffre di un tumore
celebrale,
questo stato provoca diversi tumori maligni, essendo
una malattia terminale i dottori le hanno diagnosticato sei mesi di
vita, e come suo ultimo desiderio Jessica vuole iniziare una
catena di E.mail informando della sua condizione mandando un
messaggio
alla gente affinche' viva il massimo e sfruttando ogni
momento della loro vita delle opportunita' che lei non avra'.
La societa' americana della lotta contro il cancro insieme ad altre
imprese sponsorizzatrici donano tre centesimi di dollaro (che
saranno destinati alla ricerca del cancro) per ogni persona che
inviera'
questo messaggio. Per favore date a Jessica e a tutte le vittime
del cancro una opportunita'. Se esistesse qualche dubbio, manda
questa E.mail alla societa' americana per la lotta contro il cancro a:
ACS@aol.com
Nota:per ogni persona che invia questa E.mail,la societa'
americana per
la lotta contro il cancro donera' tre centesimi per la ricerca.
Cosi', perche' non porre un granello di sabbia? Fai quanto segue:
manda
questa E.mail a ACS@aol.com
e poi nella parte dove dice metti tutti
gli amici o colleghi che puoi: E' per una buona causa, non
limitarti a cancellarlo.........
> >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>Dear
collegues,
Jessica is an american child (seven years old) and she gets a
seriousdisease.
she'll live around six month yet, and she wants inform everybody
abouthis
conditionasking to all peoples to address an e-mail to the AMERICAN
FOUNDATION
FORCANCER RESEARCH    (E-MAIL  ACS@aol .COM )
For each message received, a pool of sponsors will give three cents
forthe
research.Pls take my msg and turn it to the above E-MAIL and to all
your friends
aswell in order
to help Jessica and all peoples that needs assistance and solidarity.
thanks a lot to everybody.

  

 

 

5   DOCUMENTI : altri comunicati sulla manifestazione del 23 gennaio--------------------------------------

 

-----Messaggio originale-----
Da: Leoncavallo <csleo@tin.it>
A: Raffaele - Baffa <baffa@tin.it>
Data: Monday, January 25, 1999 8:26 PM
Oggetto: R: TAZ 240199

ciao Raffaele,

ti inviamo altri comunicati sulla manifestazione del 23 gennaio

a risentirci

Centro Sociale Leoncavallo

 

23 Gennaio, mobilitazione europea contro i lager per senza documenti.
A Milano 25.000 persone chiedono la chiusura di via Corelli. 

Una grandissima manifestazione di piazza ha dimostrato a Milano la ferma richiesta di 25.000 persone di chiudere i lager per senza documenti a partire da quello di via Corelli.

Per anni le presenze a mobilitazioni di questo tipo erano rimaste partecipate quasi solo dai militanti delle associazioni antirazziste o di tutela dei migranti e dei centri sociali; nel lungo corteo che dal centro della citta' ha raggiunto la zona del lager erano presenti, oltre a molte realta' della societa' civile, e a migliaia e migliaia di donne e uomini di cittadinanza italiana provenienti da Milano, dalle citta' della provincia, dal nord-est, dalle marche e da altre localita', moltissimi migranti.

La chiara richiesta espressa in questa giornata e' stata un cambiamento profondo delle politiche che il nostro paese riserva ai migranti. Invertendo la direzione tesa alla loro criminalizzazione, per mettere in atto un trattamento da persone senza diritti, che raffigurati come pericolo sociale meritano pratiche sbrigative, una detenzione ingiustificata e una ingiustificata espulsione.

Riteniamo questa giornata un importante punto di passaggio nel percorso che ci vedra' continuare a lottare con questi obiettivi, individuando nella manifestazione europea del 21 di marzo a Strasburgo, per la modifica degli accordi europei sulle politiche migratorie, un momento importante nella prospettiva di una "integrazione europea" dei movimenti di lotta al mostro neoliberista.

Arrivederci dunque.

Centro Sociale Leoncavallo
Associazione Ya Basta! Per la dignita' dei popoli e contro il neoliberismo.
------------ 

A SUA EFFICIENZA IL SINDACO: ALLA SUA TOLLERANZA ZERO RISPONDIAMO, INTOLLERANZA ZERO!!

A Sua Efficienza
il sindaco di Milano
Gabriele Albertini 

Il primo invito che le facciamo è la lettura dei quotidiani di oggi:

Il Sole 24 ore ci informa che i migranti presenti nel nostro paese già "contribuiscono al gettito
dell'INPS per 2500 miliardi" e che "il lavoro per gli stranieri e disponibile".   

Nella stessa giornata leggiamo da la Repubblica che "Albertini svela la sua ricetta-accoglienza: tolleranza zero (sic!)".

20.000 persone hanno dimostrato la loro opposizione alla politica che la giunta della nostra città sta conducendo nelle ultime settimane nei confronti delle donne e degli uomini migranti che soggiornano nei nostri territori.

Quel lungo fiume di persone ha chiesto politiche migliori, differenti, di accoglienza, non di esclusione, di valorizzazione delle differenze e delle risorse che quelle cittadine e cittadini del mondo rappresentano, non di criminalizzazione strumentale, costruendo il luogo comune dell'"immigrato-delinquente" (basti pensare che, sempre per il Sole 24 ore, solo nel 1998 i migranti lavoratori assunti nei vari settori produttivi del nostro paese sono stati 70.000).

La grande mobilitazione di sabato sorso è una conferma delle ragioni di chi da anni indica chiaramente la necessità di battere altre strade per intervenire sulle cause reali e non di facciata della miseria e della criminalità nelle metropoli.

Iniziando con una depenalizzazione delle non-droghe per eliminare gli introiti legati al loro commercio, passando per un pianificato riutilizzo delle aree dismesse, destinando ad uso sociale quei lotti di territorio bloccati dallo stallo del confliggere di interessi speculativi privati contrastanti, per arrivare alle pratiche pubbliche che contribuiscano alla costruzione di una comunità multietnica partendo dalla valorizzazione delle risorse culturali e anche economiche che la moltitudine non ancora regolarizzata potrebbe portare.

Ed ecco il nostro secondo invito:

si comporti veramente da Sindaco, metta in pratica la sua dichiarata intenzione di ascoltare tutti i suoi cittadini, e apra l'orecchio a cui arriva la voce di quelle migliaia e migliaia e migliaia di persone che invece di mostrare le "ramazze tricolori" aprono le porte delle proprie case ma vedono chiusi i cancelli della loro città.

Apra quell'orecchio senza giocare a scaricabarile con altre istituzioni del territorio, senza invocare modelli metropolitani che sono fallimentari in tutto il mondo, scacci le vecchie idee, le vecchie ricette: parlare solo di ordine pubblico per costruire il pubblico panico, perseguire solo i diritti Da :
individuali, militarizzando i territori e le relazioni sociali. 

Riccardo Germani di

Associazione Ya Basta!
Per la dignità dei popoli
e contro il neoliberismo. Lombardia 

Centro Sociale Leoncavallo


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ALLA MILANO CHE NON SI SENTE IN TRINCEA 

Nella campagna innestata sui fatti di cronaca avvenuti nei primi giorni di gennaio a Milano si è evidenziata l'intenzione di diffondere un allarme generalizzato per una presunta massa di immigrati-delinquenti che premono alle frontiere dell'Europa.

Allarme funzionale alla costruzione di un Europa perimetrata, conchiusa nella mano libera dei suoi imprenditori, rinserrata nella rendita privata e incapace di guardare a ricette diverse dalla sistematica diffusione di un allarme sociale che è utile soltanto a coloro che lo lanciano.

La paura indotta per la recente serie di gravi eventi di sangue ha creato il nemico e potenzialmente costruito il consenso per attuare provvedimenti di cui l'apertura dei lager per i senza-documenti, i cosiddetti centri di permanenza temporanea, è solo un esempio.

Vecchie idee, vecchie ricette. Si parla di ordine pubblico, si diffonde il pubblico panico, si perseguono i diritti individuali, si militarizzano i territori e le relazioni sociali.

Questa campagna contrabbanda dunque sotto la voce "sicurezza" altri e ben diversi intendimenti.

Infatti egualmente gravi dell'apertura del "centro di permanenza temporanea" di Via Corelli sono le politiche territoriali che da questa campagna scaturiscono e che vanno nel senso, da sempre proposto e sbandierato dalle destre della città di Milano, e temiamo, più in generale del paese.

Direzione che si evidenzia in un rafforzamento costante e potenzialmente senza limiti dell'attività di controllo e repressione sul territorio, cui non sfuggono comportamenti molto distanti dai fatti sanguinosi degli ultimi giorni.

Valgano per tutti gli interventi tentati dall'amministrazione comunale di Milano contro la prostituzione, gli occupanti abusivi, i giovanissimi writers,  gli immigrati e molti altri soggetti ancora che nulla hanno a che fare con questa emergenza inventata o l'appello per la manifestazione a Milano, per cavalcare la tigre della indotta richiesta di legge e ordine.

 


Sconcerta che poche voci si siano levate per affermare che proprio coloro che più forte gridano a favore della pubblica sicurezza, sono in realtà promotori di insicurezza pubblica. Non può infatti sfuggire che l'attuale situazione trae origine proprio dalle politiche che oggi si vorrebbero rafforzare, e che invece un intervento sulla qualità del vivere nelle metropoli deve partire da una totale modificazione in senso antiproibizionista dell'attuale, fallimentare, legge sugli stupefacenti, come della legge vigente sulle politiche migratorie, e dal varo immediato di serie politiche sociali e dell'accoglienza.  

La strada intrapresa è invece, ovviamente, quella descritta che guarda a modelli metropolitani d'oltre oceano che a tutto possono servire fuorché ad essere d'esempio per chicchessia e che testimoniano invece il disastro di una strada pluriennale e senza uscita, in cui la riduzione delle politiche sociali si rincorre con una lievitante spesa destinata alle voci di bilancio più ottusamente repressive.

Questa politica incontra delle resistenze e noi che non vogliamo accettare un lager moderno nella nostra città torniamo a dimostrare la nostra ferma opposizione.

Facciamo appello alle forze che condividono questo rifiuto, come il rifiuto per una deportazione forzata di persone che non hanno commesso dei reati, chiediamo che queste forze, queste donne e  questi uomini facciamo sentire la loro voce, dividano con noi l'impegno per costruire una opposizione.

Aderiamo quindi alla giornata europea di mobilitazione contro i lager per senza-documenti per il 23 gennaio, e invitiamo infine ad accompagnare la manifestazione europea con una forte mobilitazione che ne rafforzi e amplifichi i contenuti, contrastando coloro che, come sempre, vorrebbero fare un deserto e chiamarlo legalità.

C.S. Leoncavallo - Associazione Ya Basta -Partito della Rifondazione Comunista (Federazione Milanese) - Verdi - Partito Umanista - Deposito Bulk - C.S. Torkiera - L.I.L.A. - C.S. Sintesi (Seregno)  - C.S. In Kantina - C.S. Baraonda (Segrate) - Centro Giovani di Cabiate  

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Chiudiamo i lager apriamo le nostre porte 

Milano 15 gennaio 1999

Quando una donna immigrata, stanca e provata dallo sgombero della propria casa, si siede in angolo caldo del centro sociale e domanda, vedendo un altro immigrato che porta una branda per poterla far dormire questa notte: perché fai questo per me? Provoca la nostra vergogna o riscopre la nostra civiltà?

Chi ha voluto imporre un nuovo modello metropolitano a Milano, basato sulla sicurezza, sull'ordine pubblico e sulla sindrome da straniero, espulsione di questi compresa, ha pensato alle sue conseguenze?

Ha considerato la disperazione di centinaia di migliaia di uomini e di donne, rei di dovere lasciare il proprio paese, spesso devastato, e di inserirsi in questo solo attraverso il circuito dell'illegalità essendo inesistente un regolare meccanismo di accesso?

La risposta questa sera, immediatamente dopo lo sgombero di un'area dismessa in Via Breda, nelle vicinanze del centro sociale Leoncavallo, l'hanno data il centro umanista  di Greco e il C.S. Leoncavallo che, con la loro ospitalità hanno organizzato l'accoglienza per una ventina di persone immigrate, 20 donne e 3 uomini che hanno subito la violenza e l'esclusione, uniche forme previste oggi dalla destra istituzionale e non.

NESSUN UOMO E' ILLEGALE e in questo senso che oggi rispondiamo all'emergenza indotta e chiediamo ad ogni uomo ed ogni donna che vuole un futuro migliore e che lotta per ottenerlo oggi, di stanare l'altra città, quella solidale ed umana, quella che scenderà in piazza il 23 gennaio a Milano.

La giornata europea del 23 di questo mese è contro i centri di detenzione previsti come lager a cielo aperto ed preposti ad essere l'unica risposta dell'Europa di Schenghen alla miseria prodotta dall'avanzata dell'economia neoliberista e delle sue nefaste conseguenze su tutto il pianeta.

C.S Leoncavallo
Associazione Ya Basta! Per la dignità dei popoli e contro il neoliberismo
 

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6 . POLITICA/COMO : "L'ASSEMBLEA" - per una rete Antagonista Provinciale ---------------------------------------------------------- 

T.A.Z . 

Zona Temporaneamente Autonoma

Rete Informativa Antagonista della Prov. di Como

discussioni di base per una nuova sinistra comasca

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autoconvoca per mercoledì 10 Febbraio

presso l'ARCI di via Anzani 9 - ore 21

"L'ASSEMBLEA" - per una rete Antagonista Provinciale delle realtà no-profit, sociali e solidali e di tutti i collettivi impegnati a costruire un futuro democratico

 

7.-------------------------------------------

OPPOSIZIONE COMO : Volantino della destra comasca (no commenrt)----------

 

 http://www.ecn.org/csacomo/destrac.JPG