in questo numero:

1.CENSURE/ARRESTI/APPELLI

2.MANIFESTAZIONI - Parigi, la manifestazione comincia in Italia...

3.INIZIATIVE/VERDI - cambia musica!

4.RIVISTE/COMUNICATI - L’ANTIFASCISMO DI "INDIPENDENZA"

5.Lettere - Sinistra becera e suicida

6.Indirizzi utili - Opportunità

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Costruendo il cerchio più grosso si dà forza ai cerchi più piccoli

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1.CENSURE/ARRESTI/APPELLI

 

 


 

Da: Depla <fenrir@iol.it>
Data: Sunday, March 14, 1999 9:37 PM
Oggetto: censura

comuqnue LEGGITI questi due begli esemi di censura (magari spargili pure=
Subject: Darko Maver e' stato arrestato
__Epistola ex Vaticanis Museis__XL_______________________16_02_1999_

DARKO MAVER E' STATO INCARCERATO PER AVER ESERCITATO IL DIRITTO ALLA
LIBERTA' D'ESPRESSIONE

Darko Maver e' stato arrestato dalla polizia militare il 13/1/1999, nell'area del Kosovo, attualmente e' detenuto nel carcere di Podgorica (ex
Titograd). L'artista sloveno nato a Krupanj nel 1962, da vita nel 1990 all'opera mai conclusa "Tanz der Spinne": una serie di installazioni ambientali a simulare assassinii violenti con manichini grandguignoleschi che hanno scandalizzato l'opinione pubblica, creando attorno alla sua immagine la perfetta parodia dei famosi serial killer. L'ordine di carcerazione immediata e' dovuto allo javni tuzilac (l'equivalente slavo di un p.m.) Slobodan Stankovic, non nuovo del resto a simili sconcertanti operazioni. Detenuto tuttora senza un regolare processo Maver e' imputato di usare una "propaganda ostile", di "favorire atti violenti", di "aver scritto testi di contenuto sovversivo e diffamante" e di "aver rogettato e glorificato di commettere atti violenti e armati". Darko Maver è accusato di aver progettato omicidi motivati da ostilità allo Stato.*
Le simulazioni di assassinii violenti , una dozzina di rappresentazioni perfette di omicidi collocate in luoghi pubblici, vengono giudicati osceni ,
raccapriccianti; perverso e' il contenuto delle sue dichiarazioni, morboso il compiacimento che egli attira su di se' con la rappresentazione della violenza. "In tempi cosi' difficili e' inammissibile creare la parodia della paura e del sangue" sentenzia il settimanale Zona Sunraka e il
quotidiano Glas Javnosti non e' meno sagace nel suo commento:"l'enfatizzazione della morte e del poter trarre piacere dal commetere omicidi e' induzione alla violenza e ostilita' all'operato dello Stato". Nell'opera di Darko Maver e' evidente la piena consapevolezza del ruolo
fondamentale rappresentato dall'opinione pubblica, legata ai meccanismi dell'informazione, nella societa' contemporanea; la sua importanza
deriva proprio dall'aver fatto in qualche modo 'scuola di sospetto'. Le performance di Darko Maver sono immediate nella misura in cui nessun critico potrebbe mai tradurre con la sua ridondante dialettica l'esperienza traumatica , in termini di shock, di chi le ha vissute. Ciononostante esiste una documentazione per ogni sua azione, spesso solo una fotografia, i cui originali sono stati sequestrati e distrutti al momento dell'arresto. L'ultima esposizione di questo materiale risale all'agosto '98 alla galleria Kapelica di Ljubljana, dopo che all'artista era stata impedita la partecipazione alla mostra collettiva 'Body and the East' tenuta nello stesso periodo alla Moderna Gallerija sempre di Ljubljana.
Una testimonianza del lavoro dell'artista Darko Maver sarà in mostra il18-19-20 febbraio al Livello 57 di Bologna.

L'APPELLO
Inviamo questo appello ai principali quotidiani nazionali e a tutte le riviste di settore. Invitiamo tutti coloro che credono nella liberta' d'espressione a diffondere questo appello per sensibilizzare l'opinione pubblica. E' nostra convinzione che l'arte non debba essere relegata entro gallerie e musei, o necessariamente piegata al mercato, ma possa svolgere un ruolo sociale e politico, anche a costo di risultare sconveniente. Che il fantasma dell'"arte degenerata" non venga risuscitato. *Dall'ottobre 1998 e' entrata in vigore in Jugoslavia una nuova legge che dovrebbe punire, anche con il carcere, qualunque azione o dichiarazione ritenuta 'antipatriottica'.

Free Art Campaign, 12-2-'99
Per maggiorni informazioni:
F.A.C. c/o Franco Dagani:
bajda@geocities.com
http://members.tripod.com/darko_maver/
http://www.geocities.com/SoHo/Coffeehouse/6563/inding.html

___General informations

To (un)subscribe send back the following message: "(un)subscribe EexVM". To receive previous newsletters send back the following message: "previous EexVM". Anti Art Web Site:
http://www.geocities.com/SoHo/Atrium/4281/aaws.html
anticopyright____


e poi quest'altro:

Avdei Ter-Oganian in carcere
From:
subjesus@geocities.com

Abbiamo appena ricevuto questo messaggio da Mosca. La performance di cui si parla e' stata descritta nell'Epistola ex Vaticanis Museis n.34, 22-1-'99. Luther Blissett continua a manifestare la propria solidarieta' con Avdei Ter-Oganian e vi invita a tartassare l'ambasciata russa in Italia (via Gaeta 5, 00185 Roma, tel. 06-4941680 o 06-4941681) con altrettanto gioioso trasporto. Invitiamo in particolar modo gli organi di informazione che ricevono l'Epistola ex Vaticanis Museis a far sentire la propria voce; purtroppo - o per fortuna - l'arte non e' solo vernissage e cartoline, c'e' anche chi e' disposto a finire in galera pur di dire cio' che vuole.

CHIEDIAMO IL VOSTRO AIUTO!
Artista russo sotto processo per la sua arte

L'artista moscovita Avdei Ter-Oganian sta per essere condannato a causa della sua performance "Giovane Anti-Cristo" che si e' svolta a dicembre durante la mostra "Art Manege" a Mosca. Durante la mostra invitava il pubblico a profanare riproduzioni di icone Ortodosse e forniva istruzioni su come fare, ad esempio proponeva di sfasciarle con un'accetta (che era a disposizione) o di scriverci sopra frasi e disegni osceni. Qualche visitatore ha seguito le istruzioni e profanato alcune icone. Una parte dei visitatori si e' sentita gravemente offesa e la cosa e' presto degenerata in uno scandalo pubblico. L'installazione e' stata rimossa e ulteriori performance sono state proibite dal direttore della mostra. Come se non bastasse la curatrice della sezione non commerciale e' stata successivamente licenziata. L'azione di Avdei ha provocato una forte reazione da parte dei media. La piu' rumorosa (e immediata) e' stata quella di un canale televisivo, dichiaratamente di destra, di nome "Moscovia" che ha dedicato diverse (!!!) puntate del programma "Russian House" al caso, condannando Avdei e chiedendo
vendetta. Avdei e' stato cosi' accusato di essere un inviato di Satana, di aver offeso i santuari nazionali, la religione Ortodossa, la Nazione Russa, la fede in dio e la Russia stessa. Durante i programmi sono stati fatti nomi e cognomi di tutti i partecipanti alla performance e di chiunque avesse mai condiviso i principi etici ed estetici di Avdei (le persone virtuose dovrebbero conoscere i loro nemici!). In TV e nei giornali i preti ordtodossi hanno chiesto a gran voce la condanna di Avdei. Dopo questo massiccio attacco mediatico il Pubblico Ministero Moscovita ha aperto un caso ("Fomentazione di astio alla religione"). Oggi Avdei rischia da 2 a 4 anni di prigione.
In riguardo alla sua azione Avdei ha dichiarato: "Io ho una una concezione ironica dell'arte. La mia azione e' stata una parodia del modernismo, attraverso banali gesti di aggressione al pubblico, alla pittura ecc. La mia intenzione e' di tornare alle radici dello scandalo. Questa era l'idea su cui si basava il mio lavoro, e' evidente che non coincide per niente con la realta' ortodossa. Analizzando la cosa da un punto di vista politico e sociale la si potrebbe considerare una protesta contro la vecchia ideologia (questa volta ortodossa), che io chiamarei ingiustizia: vedi, la gente non viene pagata per il lavoro che svolge e contemporaneamente enormi capitali vengono sperperati nel restauro dell'orrendo Tempio di Cristo Redentore (a Mosca). L'icona Ortodossa non e' stata una scelta casuale, era un tentativo di toccare il nervo scoperto di questa societa'. In un momento in cui l'intellighenzia russa si sta incoscientemente svendendo alla destra, io considero la mia azione fondamentale. L'intellighenzia e' stata comprata dai cliches. E' fondamentale provare a fermare questo processo e che la gente si
fermi a pensare." Gli avvocati di Avdei hanno una linea difensiva: la sua azione deve essere giudicata dai critici d'arte e dalla Chiesa, non dallo stato. Lui ha effettivamente offeso i sentimenti della gente, ma il punto e': i credenti dovrebbero perdonare o rivolgersi ad un Pubblico Ministero? Avdei potrebbe essere arrestato molto presto. In gioco non c'e' solo la vita di Avdei ma anche la liberta' d'espressione in Russia, questo processo costituirebbe infatti un pericoloso precedente penale.

Tu puoi aiutarci ora!

 

1. Scrivendo all'ambasciata russa del tuo paese e dimostrando solidarieta'.
2. Agendo attraverso i media.
3. Scrivendo direttamente al Pubblico Ministero di Mosca (Novokuznetskaya
Ul. 23A Moscow 113184 Russia) e/o al Distretto Giudiziario di Khamovniki
(7th Rostovsky pereulok 21 Moscow 119121 Russia) specificando che si tratta
del "Caso Avdei Ter-Oganian".
4. Spedendo e-mail a <
for_avdei@easylife.org che verranno immediatamente
rispedite alle istituzioni sopra indicate.
5. Diffondendo la notizia.

Se fai parte di un'istituzione ti preghiamo di dare la massima ufficialita' alla tua lettera.
Se desiderate contattare Avdei questo e' il suo numero telefonico a Mosca:
007-095-2617172 (parla esclusivamente russo). Lo potete contattare anche via
e-mail attraverso:
Alexei Shulgin <
alexei@easylife.org

In questo sito e' possibile vedere uno dei lavori di Avdei:
http://www.cs.msu.su/wwwart/caw

Alexei Shulgin

 

2.MANIFESTAZIONI - Parigi, la manifestazione comincia in Italia...

 

 


 

Da: Leoncavallo <csleo@tin.it>
Data: Monday, March 15, 1999 7:13 PM
Oggetto: la manifestazione comincia in Italia...

Da Valona, da Trieste a Parigi

Durante l'iniziativa DIRITTI A VALONA Traghetto della cittadinanza universale con il Patto di Valona avevamo lanciato l'idea di una iniziativa europea che ci permettesse di portare in Europa le battaglie per un cambiamento delle politiche sull'immigrazione. Avevamo pensato di raggiungere Strasburgo sede del Parlamento Europeo il 21 marzo,
fortunatamente la voglia di dare una dimensione europea alle nostre lotte non e' solo nostra ed infatti e' stata lanciata la convocazione di una manifestazione europea a Parigi per il 27 marzo. Ci sembra percio' importante partecipare con i nostri contenuti e le nostre forme a questo appuntamento per rafforzare l'interscambio e l'azione comune con quei comitati, associazioni etc .. con cui abbiamo condiviso finora le giornate europee d'azione contro i centri di detenzione … per questo siamo di nuovo
in movimento …

27 MARZO A PARIGI
CON IL TRENO DELLA CITTADINANZA UNIVERSALE

Il 27 marzo si svolgera' a Parigi una manifestazione europea PER UN EUROPA APERTA. Dopo le giornate di azione del 24 ottobre e del 23 gennaio contro i centri
di detenzione, dopo l'iniziativa del traghetto della cittadinanza a Valona ci sembra ora importante dare una dimensione europea alle nostre mobilitazioni.
Le singole scelte nazionali in materia di immigrazione ed asilo rispondono sempre piu' alle decisioni prese dall'Unione Europea attraverso il Trattato di Schengen ed Amsterdam. Il 27 marzo Parigi puo' divenire l'occasione di un grande incontro europeo per esigere un cambiamento radicale delle politiche sull'immigrazione nell'insieme dei paesi che compongono l'Unione Europea. Il 27 marzo a Parigi nei giorni dell'anniversario dell'inizio delle lotte dei sans papier francesi che hanno permesso di dare visibilita' politica e presenza sociale a tutti quelli che si vorrebbero esclusi dalla societa' . Il 27 marzo a Parigi come volonta' di continuare le lotte per la chiusura
immediata dei centri di detenzione, per bloccare le esplusioni , per la liberta' di circolazione e di residenza.Il 27 marzo a Parigi come risposta all'iniziativa lanciata dagli zapatisti di una mobilitazione mondiale contro l'esclusione e affiancarci alle lotte messicane per esigere la costruzione di un Europa dove i diritti dell'uomo,la solidarieta' e la cooperazione, la giustizia sociale ed il rispetto non siano solo parole ma pratiche quotidiane e reali.Il 27 marzo a Parigi per gridare che non vogliamo delegare a nessuno le scelte europee.Per questi motivi noi vogliamo partecipare alla manifestazione europea del 27 marzo partendo da due delle frontiere materiali che in Italia
rappresentano le logiche di Schengen con due treni da conquistare gratuiti e sans papier che si congiungano poi a Ventimiglia per attraversare la frontiera con la Francia e raggiungere gratuitamente Parigi .

DA VALONA Con il Patto di Valona del 12 dicembre ci siamo impegnati insieme ai nostri fratelli albanesi e dei balcani a porre a livello europeo l'attenzione sul dramma del transito illegale nel canale d'Otranto. Partiremo da Valona con una delegazione della societa' civile albanese che verra' ospitata nel treno della libera circolazione. A questa delegazione deve essere garantito il libero transito in Italia e Francia, per dare un senso reale alla manifestazione di Parigi come conquista di un libero accesso all'europa. Solo diverse modalita' reali di ingresso possono essere l'alternativa ai mercanti di uomini che speculano sulla vita di uomini e donne costretti per attraversare il Canale d'Otranto a rischiare la loro vita. In queste settimane e' emblematica la vicenda dei kossovari che pur scappando da un conflitto ed avendo teoricamente dalla loro parte tutte le norme internazionale sull'asilo umanitario si trovano costretti ad entrare in maniera illegale in Europa. Vogliamo partire da Valona per raggiungere Parigi e rafforzare cosi' la richiesta che si apra il Centro di Informazione e Tutela dei migranti ed asilanti a Valona come avamposto della societa' civile europea per trasformare il Canale d'Otranto da mare di morte in mare di civilta'. DA TRIESTE Il secondo treno partira' da Trieste per dire che le frontiere non possono essere luoghi di diritti negati ma trasformarsi in spazi di accoglienza e solidarieta'. Su questo secondo treno invitiamo a salire delegazioni di immigrati e richiedenti asilo per far sentire la loro voce a
Parigi.

 


INCONTRO A VENTIMIGLIA E PASSAGGIO IN FRANCIA PER RAGGIUNGERE GRATUITAMENTE
E SANS PAPIER PARIGI

Circolare liberamente in Europa e un diritto degli esseri umani non puo' essere solo un diritto per le merci ed i capitali, ci sembra questa la maniera migliore per inaugurare la nostra campagna elettorale europea e confrontarci con tutti quelli che vogliono possare dalle enunciazioni di principio alla materializzazione di nuovi diritti universali per il terzo millenio.

ASSOCIAZIONE YA BASTA
Per informazioni ed adesioni
049 8762864 - 02 6705185 - 06 7217682 e tutte le altre sedi

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Collettivo Infodiret(t)e-Sherwood Comunicazione
http://www.sherwood.it/
ludo@sherwood.it

Sans-papiers ne frontiere
Per un'Europa aperta e solidale

Non vogliamo un'Europa xenofoba e liberticida. Ieri l'Europa colonizzava, assoggettava, schiavizzava, deportava e assassinava. Oggi si circonda di filo spinato, crea veri e propri campi lager, denunce, schedature, espulsioni… Tutto ciò per reprimere una popolazione la cui unica colpa è di avere una nazionalità diversa.

Perché essere rifugiato o straniero è un crimine agli occhi delle autorità europee. Dieci anni dopo la caduta del muro di Berlino la polizia tedesca non esita a sparare per impedire ai rifugiati di oltrepassare la frontiera polacca. Decine di migranti muoiono annegati nel loro tentativo di attraversare il canale di Gibilterra. A Trieste, in Italia e
nell'Adriatico, quelli che sfuggono alla guerra e ai massacri sono respinti dai carabinieri. In Francia e in Belgio, carceri speciali chiamate "zone di attesa", "centri di ritenzione" o "centri chiusi" privano migliaia di persone di una libertà fondamentale: quella di circolare e di soggiornare.

Rifiutiamo questa fortezza-Europa che si sta costruendo, vera cittadella asserragliata in un mondo in cui il 20% della popolazione residente nei paesi più ricchi si divide l'86% delle ricchezze mondiali. Non vogliamo più un mondo in cui un miliardo di esseri umani si trova nell'incapacità disoddisfare i bisogni essenziali: nutrirsi, avere una casa, curarsi, avere accesso alla formazione, divertirsi, …

Accettare l'Europa così come Stati e governi europei - di destra e di sinistra - la concepiscono, significa accettare la visione di un mondo in cui dominano disuguaglianze e miseria, mentre una minoranza protegge con tutti i mezzi necessari il proprio monopolio dell'intera ricchezza. Sarebbeaccettare un apartheid mondiale. Ciò che è valido per il pianeta lo è anche per questa Europa in cui l'apartheid sociale si sta instaurando: la ghettizzazione di centinai di quartieri sotto la stretta sorveglianza delle forze dell'ordine, la marginalizzazione e l'esclusione dei senza lavoro, la massificazione della precarietà… Perché i lavoratori, disoccupati, precari o sans papiers in lotta lo sanno bene: la miseria, lo sfruttamento e la repressione non hanno frontiere!

Ci associamo ai soggetti e interpreti della campagna europea contro i campi di detenzione, perché la libertà di circolazione, la riappropriazione e la spartizione della ricchezze diventino una realtà.
Manifestazione europea contro i centri lager e per la libertà di circolazione, 27 marzo a Parigi.

Esigiamo:
· La liberazione dei sans papiers incarcerati;
· La soppressione della doppia pena;
· La regolarizzazione di tutti i sans papiers con l'ottenimento di un
permesso di soggiorno per 10 anni;
· La soppressione dei visti;
· La chiusura dei lager e delle zone di attesa;
· L'abrogazione di tutte le leggi razziste.

Rete No Pasaran (Scalp-Reflex Parigi), 26 febbraio '99

Oltre al sostegno dell'iniziativa lanciata dal "Movimento degli Invisibili" italiani nell'organizzare un "treno in libera circolazione" da Ventimiglia a Parigi (vedi il loro appello del 10 febbraio '99), diverse azioni sono previste a Parigi durante la giornata del 27 marzo. Gli appuntamenti vi saranno comunicati successivamente.
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Collettivo Infodiret(t)e-Sherwood Comunicazione
http://www.sherwood.it/
ludo@sherwood.it

 

3.INIZIATIVE/VERDI - cambia musica!

 

 


 

Da: GIOVANI VERDI <marcellos@tin.it>
Data: Tuesday, March 16, 1999 2:31 AM
Oggetto: cambia musica! - comunicato

Campagna "Cambia Musica!": concerti e dibattiti

I Giovani Verdi (il forum giovanile della federazione dei Verdi) hanno lanciato nei mesi scorsi una campagna per "liberare e diffondere" la
musica in Italia: per diminuire i costi dei CD e della musica dal vivo, per ridurre le imposte che soffocano la musica non riconoscendole
valore culturale e per costruire spazi per la musica e per i giovani che vogliono farla e ascoltarla nelle nostre città, per promuoverla
nelle scuole e per favorire il "pluralismo" nelle trasmissioni radiotelevisive (soprattutto di stato).

Questa campagna si articola in un appello promosso dai Giovani Verdi, al quale stanno aderendo moltissimi musicisti, cantanti,
giornalisti musicali e insegnanti (info e testo:
http://www.verdi.it/giovaniv/cambiamusica/ ) e in concerti e seminari di sostegno che saranno organizzati in tutta Italia.

Il giorno 25 Marzo si terra' la CONFERENZA STAMPA di
presentazione dell'appello e delle adesioni raccolte nel mondo
musicale, a Milano . Seguirà una nostra comunicazione di
conferma del luogo (redazione di ERBA), della data e dell'orario.

Chi volesse essere personalmente avvertito, lo comunichi al Tel.
Nr. 0347.4149789, al nr. Fax 035.370733, al nr. Fax 06.68808856
oppure all'email:
marcellos@tin.it. Grazie e cordiali saluti.
Coordinamento Nazionale Giovani Verdi
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Marcello Saponaro responsabile campagna "Cambia Musica!" per il Coordinamento Nazionale Giovani Verdi Cell.: 0347.4149789
Fax : 035.4823519 (dopo le h. 18.00) email:
marcellos@tin.it Url : http://www.verdi.it/giovaniv/cambiamusica/ //////////////////////////////////////////////////

 

4.RIVISTE/COMUNICATI - L’ANTIFASCISMO DI "INDIPENDENZA"

 

 


 

Da: Fulvio Mezzo <indip@edl.it>
Data: Thursday, March 18, 1999 2:27 PM
Oggetto: Comunicato da "Indipendenza"

L’ANTIFASCISMO DI "INDIPENDENZA"

Ci giunge segnalazione da alcuni compagni di una missiva e-mail del 19/2 immessa nel circuito telematico, tanto breve quanto menzognera ed infamante nei confronti della rivista "Indipendenza" e quindi dell’area di compagni/e che ad essa fa riferimento. Non ci sono chiare le finalità e l’effettiva consapevolezza delle affermazioni lì contenute a firma "Cobastlc" (che fanno il paio con reiterati deliri radiofonici romani), ma quelle infamie le leggiamo come un attacco politico alle posizioni nazionalitarie sostenute da "Indipendenza". La rivista esce da circa un quindicennio e le sue posizioni anticapitaliste ed antimperialiste incastonate in un percorso possibile (e necessario!) di liberazione nazionale e sociale (ancora tutto da costruire in Italia) possono essere ovviamente oggetto di confronto, ma non tacciabili di ambiguità o di "fascismo". Basta del resto leggere un qualsiasi numero della rivista -anche uno solo- per rendersene conto. Chi voglia equivocare istanze nazionalitarie emancipative di classe (quindi la loro intrinseca valenza e potenzialità ‘comunistica’, egualitaria, inter-nazionalistica, liberante) sostenute da "Indipendenza" con l’uso strumentale -e a ben vedere indebito- che le destre fanno del concetto di nazione come affermazione di oppressione e di privilegio di interessi di parte, fa un regalo politico pericoloso ed ambiguo a chi è interessato a mantenere inalterato lo stato di cose presenti. Il fascismo peggiore, attualmente, non è quello dei (post-)fascisti in doppiopetto di An o quello duro-e-puro del variegato squadrame neofascista (Fiamma tricolore, Fronte nazionale, Forza nuova e chi più ne ha più ne metta), di cui peraltro auspichiamo lo ‘svuotamento’, ma quello ‘sinistro’ delle burocrazie politiciste e sindacali post-comuniste e progressiste, con appendici ‘neocomuniste’, che fanno il ‘lavoro sporco’ delle oligarchie finanziarie transnazionali e degli apparati coloniali e neoimperialisti di appartenenza. Sono loro il ‘nemico principale’ da battere, perché fanno quello che le destre vorrebbero fare ma con molta più difficoltà. Lo assicura, tra l’altro, lo stesso senatore Agnelli! L’antifascismo di "Indipendenza", in tal senso, è nel suo DNA e nella prospettiva di liberazione per la quale facciamo la nostra parte.

Nello specifico del testo in questione, solo qualche valutazione. Il "caso Indipendenza" è un caso topico di pregiudizio di sapore calogeriano (che ci ha sempre stupito nei ‘compagni’ dell’area di ‘Autonomia’...) e di paranoia schizoide/isterica partorito nell’area che fa riferimento, a Roma, a Onda Rossa (ROR). Un atteggiamento settario e staliniano, che con motivazioni diverse e spessissimo pretestuose, ha visto oggetto altri organismi di matrice ora marxista, ora ‘antagonista’ ora ‘altro’, colpevoli di rappresentare un luogo critico e di possibile aggregazione autonoma e non subalterna all’autoattribuito ruolo di ROR quale depositaria del Verbo Rivoluzionario (e di ciò che è Bene o è Male). Se i casi sono diversi, la metodologia è identica. Si diffama, si diffondono con tutti i canali possibili tali diffamazioni, si rifiuta ovviamente e necessariamente -anche nel nostro caso- un confronto pubblico (che chiedemmo e fu chiesto da altre realtà e singoli compagni che si offrirono da tramite) dove articolare fatti e argomentazioni, nel massimo di visibilità e di conoscenza possibile tra la compagneria largamente intesa. Questo rifiuto è il modo con il quale, per usare le parole di "Cobastlc", "la vicenda è stata affrontata nel lontano ‘86/’87" (in realtà ‘87/’88): messa all’indice pregiudiziale con metodi indegni, tristemente noti nella Storia e diffusissimi ancor oggi in quest’epoca di globalizzazione, in realtà una rimondializzazione capitalistico/imperialistica policentrica (eccezion fatta, ci si scuserà l’inciso, per il potere militare e quello culturale ad assoluto monopolio USA). All’interno di "Indipendenza" non esistono fascisti ed è semplicemente ridicolo, solo che si conoscano le tesi di "Indipendenza", addirittura pensarlo, per il semplice fatto che ne combattiamo radicalmente ideologia e prassi politica. Non abbiamo però una concezione eugenetica (o razzista) da "compagno doc". Diffidiamo peraltro di chiunque dia o si ponga nei termini di fornitore doc di patenti di legittimità. Noi auspichiamo, con la diffusione di idee e di pratica politica, che tra l’altro possa diventare quanto più largo possibile il fronte di coloro che si battono per un tipo di società ed un modo di produzione che siano radicalmente anticapitalisti. Vediamo quindi positivamente la presa di coscienza di individui che si staccano (e si stacchino...) da realtà fasciste o anche più genericamente interne al sistema capitalistico. Il che non significa che dette possibili fuoriuscite, per taluni personaggi, non debbano essere valutate caso per caso e verificate nella pratica politica (come peraltro, quanto a verifica, dovrebbe essere la pratica di ognuno, per non sentirsi su piedistalli). Chi ha paranoie di infiltrazione (ammesso e non concesso che questa sia la ‘vera’ ragione degli attacchi ricevuti...) dovrebbe convenire che non ci si infiltra dichiarando le proprie passate esperienze politiche. Il pretesto dei reiterati deliri che a scadenze vengono rilanciati nei confronti di "Indipendenza" sta appunto in ciò, e cioè che nel collettivo hanno trovato posto ex appartenenti a Terza Posizione, formazione con la quale questi soggetti avevano rotto i rapporti nei primi anni ‘80, fatto che, probabilmente, fu all’origine dell’attentato subìto da uno di questi (il 30 ottobre dell’87) ad opera di un commando fascista che gli scaricò addosso 5 proiettili. La loro provenienza storica fu peraltro nei primissimi tempi (ben prima di quel fatto di cronaca) segnalata come prassi collettiva di correttezza con i compagni con i quali ci si relazionava o si lavorava politicamente (già agli albori visto che, ovviamente, "Indipendenza" non era conosciuta e quindi si presentava...), per stemperarsi progressivamente con il passar degli anni, ritenendo che il fatto, privo di rilievo sostanziale, avesse fatto il suo tempo. È del resto noto, anche a Roma e nell’area ‘di movimento’, di ex fascisti, taluni anche con episodi di sangue alle spalle, facenti parte o di strutture collegate alla stessa ROR o che con questa hanno promosso iniziative, tanto per non citare altre organizzazioni. Il fatto che le persone ‘inquisite’ oggi non facciano più parte dell’area di "Indipendenza" (una frequentante l’area di ROR e della libreria anarchica "Anomalia", un’altra quadro intermedio nei Verdi, altri a vita privata...) non ci esime dal dire con chiarezza che è l‘auspicio (e il ‘principio’), cui prima ci riferivamo, che continuiamo a difendere. L’accanimento nei confronti di "Indipendenza" ci fa quindi sorgere spontaneo il sospetto (diciamo così...) che la pretestuosità e la virulenza di certe affermazioni ‘coprano’ ben altre ragioni (argomentazioni di natura politica che creano imbarazzo e che si ha difficoltà ad affrontare). E che non si sia rivelato marginale l’impatto di molteplici, normali, interlocuzioni e collaborazioni (non solo in Italia, ma anche internazionali) di quanti, ragionando con la propria testa, hanno vanificato quel diffamante teorema. Nonché criticato natura e metodi che sarebbe limitativo definire stalinisti, apprezzando le istanze e il lavoro politico di "Indipendenza", spesso condividendo e anche collaborando a vario titolo.

Ci complimentiamo infine per lo stile mafioso ("...E il modo ambiguo, nei confronti di questa gentaglia, con cui si pose la LSR, determinò il suo allontanamento alle convocazioni di movimento a Roma"...) con cui, neanche troppo velatamente, "Cobastlc" (e chi per loro), in un’inquietante e delirante scatto di onnipotenza, rivolgono minacce a chi non ottemperi alle direttive di Sua Maestà. Affermazione, peraltro, non corrispondente al vero, visto che -lo diciamo come dato di fatto- Socialismo rivoluzionario (organismo con il quale intercorre rispetto e una differenziazione anche radicale di vedute) la vediamo presente, da svariatissimi anni, in tutte o pressoché tutte le "convocazioni di movimento a Roma".

Ai compagni e alle compagne l’invito a conoscere le nostre posizioni, a conoscerci, a respingere superficialismi e provocazioni, a leggerci nelle Feltrinelli o in librerie ‘di movimento’, a contattarci direttamente via e-mail o altro, anche per ricevere, se richiesto, il documento che il collettivo stilò all’epoca per rispondere a dette provocatorie infamie di natura sbirresca.

i compagni e le compagne del collettivo "Indipendenza"

15/3/’99

 

5.Lettere - Sinistra becera e suicida

 


Da: Vianello Mino <vianello@uniroma1.it>
Data: Saturday, March 20, 1999 2:49 PM

 

Sinistra becera e suicida
Diceva il vecchio George Bernard Shaw che la Sinistra è fatta in gran parte di gente che, non avendo voglia di lavorare, ha escogitato un modo elegante per vivere alle spalle altrui. Fosse soltanto così, poco male. Ma, dopo due secoli di vita politica monopolizzata dalle lotte promosse dalla Sinistra (comunque la si voglia definire), è legittimo chiedersi se il bilancio complessivo non sia ben più drammaticamente negativo di quanto il vecchio irlandese (in fondo, malgrado le apparenze, un po' qualunquista) pensasse.In Italia, la Sinistra, dal Connubio (a tutt’oggi paradossalmente incensato nei libri di testo, dove Brofferio --- se ricordato --- viene presentato
come uno sfasato visionario) in poi, è stata soltanto foriera di danni e di mastodontiche stasi (si pensi che cosa non sarebbe oggi il nostro paese, se l’attuale linea di DS fosse stata seguita cinquant’anni fa dal PCI). Seppellendo la Sinistra Storica, Rattazzi aprì la strada alla Nuova Sinistra, che in un decennio riuscì a minare alle radici il corretto funzionamento del sistema parlamentare. E l’ombra del trasformismo, che fu il grembo, da cui fu partorito il fascismo, continua a proiettarsi sulla scena politica italiana. Ma lasciamo perdere l’Italia, in fondo piccolo paese, si potrebbe ragionevolmente sostenere, in larga misura al di fuori del grande movimento modernizzante che ha caratterizzato la storia dell’Occidente in questi due ultimi secoli. Sennonché è proprio su scala mondiale, e nel contesto dei paesi più sviluppati, che la Sinistra si presenta alle soglie del duemila con un pesantissimo fardello negativo.Non esiste, infatti, appuntamento storico al quale essa, come forza politica (a prescindere, quindi, dalle eccellenti persone che spesso militano e militavano in essa) non abbia fallito : in Germania, il voto dei socialisti ai crediti di guerra, che permise la prima catastrofe mondiale; la caotica politica dei Commissari del Popolo, sempre in quel paese, dopo la rivoluzione del ‘18; in Francia, l’insipienza del Fronte Popolare, principale
responsabile della seconda tragedia mondiale; la sconclusa condotta in Spagna; la generale ostilità nei confronti del Piano Marshall; l’affondamento della Comunità Europea di Difesa, che non soltanto privò l’Europa d’una politica di difesa comune, ma bloccò il progresso verso la creazione d’un governo sovranazionale, in quel momento possibile; la folle politica interna ed estera, che portò al crollo della IV repubblica (e, per fortuna loro, i francesi si trovarono sulla loro strada un vecchio genti-
luomo, certo non d’ispirazione democratica, che si chiamava Charles De Gaulle, che, se non altro per il suo passato, non poteva mettersi a fare il dittatore). Per non parlare di quanto successo nei paesi dell’Europa orientale (ma non soltanto sotto il tallone stalinista : il partito socialista ungherese, per esempio, quando Hitler invase i Sudeti, nella speranza d’ingraziarselo, espulse dalle proprie fila --- come, del resto, già aveva fatto il partito socialista cecoslovacco nel tentativo di crearsi uno schermo
protettivo --- gli ebrei, e dichiarò la propria lealtà ai valori nazionali esprimendo soddisfazione per l’annessione da parte della reazionaria madre patria della Carpazia ucraina, una provincia della democratica repubblica cecoslovacca). L’elenco potrebbe continuare, investendo tutti i paesi, dall’Europa all’Asia, all’America Latina.
Si è dimenticato --- oggi, che tanto si esalta il predominio della Sinistra in Europa --- che tra le due guerra essa è stata al potere in quasi tutti i paesi europei (le eccezioni sono l’Italia e, molto più tardi, la Germania). C’erano città, come Vienna, con due milioni d’abitanti, dove gli iscritti al partito socialista ammontavano a cinquecentomila.
Quali ne furono i risultati ? L’assenza di programmi precisi ed efficaci e d’una strategia coerente quand’essa s’è trovata al potere, rendendo impossibile la creazione di go-
verni stabili capaci di sviluppare un’azione innovativa sul piano economico e sociale, ha fatto sì che rapidamente s’arrivasse alla paralisi della vita pubblica e, nel caso dei paesi dove la cultura liberale non aveva radici, all’involuzione reazionaria.Oggi la situazione è più o meno analoga : su tutti i piani, per quanto riguarda l’Italia; in generale, dal punto di vista della politica economica, in tutti i paesi. Oggi, come allora, nessuna voce (unica eccezione : Delors, che però non può considerarsi un leader della Sinistra francese) si leva a criticare --- non sulla base di vuote formule alla Bertinotti, ma di proposte concrete, quali fece, per esempio, Myrdal all’inizio degli anni 30 --- le
politiche monetarie e finanziarie adottate dai governi di destra e portate avanti pari pari da quelli, succeduti loro, di sinistra. Soltanto in piccola misura, infatti, le forze della Sinistra sembrano avere assimilato la dura lezione di quel tragico periodo: si veda la tiepidezza (se non l’ostilità, come nel caso dei paesi nordici), con cui s’impegnano nella creazione politica dell’Europa.Ciò non stupisce. Soltanto da poco tempo, infatti, s’è dissolto il dogma manicheo che l’ha sovrastata da quando il pensiero di Marx è stato travisato in chiave chiesastica da Lenin e dai suoi seguaci, dando adito all’apparizione del mitico "partito-guida", sostituto nell’immaginario collettivo del Corpo Mistico, al quale la stessa verità andava sacrificata. E forse non ancora del tutto è svanito il peso della conseguente spaccatura tra riformisti e rivoluzionari che dal congresso di Amsterdam in poi ha dominato la sua dinamica interna : quasi un secolo di storia sprecato --- e con quali lutti e tragedie ! Politica estera, sviluppo di nuove forme di partecipazione democratica, emancipazione femminile : tutto era subordinato allo schematismo economicistico, quando non utilizzato in chiave trasformista (si vedano le note operazioni di Togliatti, il cui gesuitismo veniva esaltato quale quintessenza dell’arte politica). Di qui l’abnorme espansione dell’intervento statale nella vita economica, scambiato quale presupposto per l’avvento del socialismo. Ma non migliore è stata la strada imboccata dalla Seconda Internazionale. Il Labour Party di MacDonald, pur così diverso dai partiti socialisti continentali, rappresenta il prototipo della forza politica opportunista; i partiti socialisti tedeschi (basti pensare a Noske !) il prototipo dell’ottusità; i socialisti francesi il prototipo della pusillanimità. Alcuni pochi esempi, limitati alla Sinistra francese, su cui grava principalmente --- conviene ripeterlo --- la responsabilità della seconda guerra mondiale : nella campagna elettorale del Fronte Popolare la Sinistra ignora volutamente l’occupazione della Ruhr, mentre si mostra arrendevole verso l’impresa etiopica di Mussolini. Qualche anno più tardi, a Monaco, con l’assenso di Blum, accetta la rinuncia al diritto di vender armi alla Spagna. "Meglio schiavi che morti" era il motto del sindacato--- si noti !--- degli insegnanti, e René Belin, direttore di Syndicats, scriveva "Un ac-cordo mediocre o anche cattivo è sempre meglio d’una guerra vittoriosa". Del resto, chi non ricorda il tragico "Morire per Danzica ?", epitome di questa linea cieca e vile ? Esempi, si badi bene, che si potrebbero trovare anche altrove. Per non citarne che uno : nell’aprile del ‘39 il Labour Party (che, però, pochi mesi dopo cambierà linea) reagì furiosamente all’introduzione del servizio militare obbligatorio.Esempi che, comunque, non eguaglieranno mai l’insensatezza di uno dei tronconi in cui era diviso il socialismo tedesco, quello così detto Indi-pendente, che fece naufragare la proposta d’un governo di centro sinistra (sostenuto da quel partito, dai socialisti maggioritari e dai sindacati socia-
listi e cattolici), avanzata nel momento critico del Putsch di Kapp --- ciò che porterà il paese dritto dritto nelle braccia del cattolico reazionario Fehrenbach. Ovviamente, non era facile sottrarsi al fascino della rivoluzione sovie-tica e alle speranze che essa fomentava. Ancora nel 1931 Tarnow, al con-gresso del partito socialista, tuonava che il socialismo non poteva essere il medico della borghesia, bensì l’erede che la seppelliva. Ed è nota la presa che lo slogan "social-fascista" ebbe sulle masse --- slogan che risale al pamphlet di Zinoviev Lezioni degli avvenimenti tedeschi del 1924. Fino al 1934 non ci furono obiezioni in seno al Comintern alla tesi di Stalin che il
vero nemico non fosse Hitler, "ultimo ruggito del capitale morente", bensì i filistei socialisti, che creavano l’illusione d’una politica anti-capitalista. Tanto che nel 1931 i comunisti non esitarono a collaborare con i nazisti nel promuovere il plebiscito contro il governo socialista della Prussia e poi lo sciopero dei dipendenti dei trasporti a Berlino.In queste condizioni, non stupisce che dai nove milioni ottenuti dai socialisti e dai tre ottenuti dai comunisti alle elezioni del 1928 contro gli ottocentomila ottenuti dai nazisti, si sia passati in un paio d’anni ai sei milioni e mezzo ottenuti dai nazisti. La storia accelera di fronte agli im-becilli. La sola eccezione in questo panorama deprimente fu la Svezia, grazie sì a un leader coraggioso, che ebbe la fortuna d’avere accanto un consi-gliere della levatura di Myrdal, ma anche a un contesto sociale che ne consentiva l’azione. Mentre i leaders degli altri partiti socialisti accettava-no la deflazione, ma non esitavano ad imboccare la strada contraddittoria di non estenderla ai salari e ai servizi, Per Albin Hansson puntò all’espansione della spesa pubblica, finanziandola con prestiti ad alto tas-so d’interesse e rafforzando il potere d’acquisto grazie a un deficit di bi-lancio concepito in modo nuovo : non più su base annuale, bensì ciclica. Introdusse la libera convertibilità della moneta, staccandola dal gold stan-
dard; lasciò lievitare i prezzi all’ingrosso; non si oppose all’aumento dei prezzi agricoli. Risultato : nel 1938 la Svezia era il solo paese al mondo dove non c’era più disoccupazione. Non diversa la linea seguita dal New Deal. Oggi ? Oggi ci troviamo di nuovo davanti ad un’Europa dove la Si-nistra viene etichettata come "Sinistra Liberista" : una Sinistra che avanza di tanto in tanto in modo scoordinato richieste spesso contraddittorie tra loro, e non osa affrontare con decisione il problema del superamento dello stato nazionale, dietro cui continuano a celarsi interessi protetti. Già rie-cheggiano nelle parole di Schröder e di Lafontaine, di Jospin e di Blair le
vecchie preoccupazioni nazionali.E, tuttavia, la democrazia non può crescere senza la Sinistra, che è la naturale fautrice della spinta a una società più giusta. Ma essa, a sua volta, non può svilupparsi al di fuori della tradizione liberale, che di quella spinta è stata ed è la matrice.L’Italia, con gli Ernesto Rossi, gli Altiero Spinelli, i Norberto Bobbio, si colloca all’avanguardia in questo secondo dopo-guerra : in termini di idee, però, non di forze politiche, che, al contrario, appaiono sempre più confuse e anchilosate. Non sono soltanto gli ultimi avvenimenti a dimo-strarlo, ma cinquant’anni di storia politicamente inutile.D’Alema ha soddisfatto la sua ambizione di sedere a Palazzo Chigi, ma, con questa operazione degna del suo maestro Togliatti (del resto, nel solco di De Pretis), ha aperto la porta alla creazione d’un grande centro
reazionario, capeggiatoda qualcuno (Coissiga ? Mastella ? Di Pietro ?) che erediterà l’elettorato della banda Berlusconi, di cui tra un paio d’anni non si sentirà più parlare come leader della Destra, e, imponendosi alle prossime elezioni come forza di primo piano, bloccherà il progresso de-mocratico del paese. Non dimentichi D’Alema che è bastata una breve crisi nel 1920 per fare sprofondare, in un contesto istituzionale (ovviamente, non sociale : per cui è assurdo pensare a una rinascita del fa-scismo) analogo all’attuale, il fragile sistema parlamentare italiano. C’è da dubitare che, anche in quella disgraziata ipotesi, si troverebbe qualcuno disposto a rilanciare il vecchio slogan caro alla Sinistra del "quanto peggio, tanto meglio" ?

 

6.Indirizzi utili - Opportunità

 

 


 

Da: Biosfera Team <biosferao@bluewin.ch>
Data: Wednesday, March 17, 1999 7:25 PM
Oggetto: DA RILANCIARE SU TAZ

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Per TAZ Raffaele Faggiano