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Da: EntarteteKunst@0100101110101101.ORG <EntarteteKunst@0100101110101101.ORG>
Data: marted́ 31 agosto 1999 0.14
Oggetto: [EntarteteKunst] presentazione

Oggetto: [EntarteteKunst n.53] Un attacco alla commercializzazione della Web Art

Oggetto: [EntarteteKunst n.54] Attivismo estremo

Oggetto: [EntarteteKunst n.55] Insurrezione robotica

 

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Se non lo avete fatto personalmente qualcuno lo ha fatto per voi, per disiscriversi si
veda “General informations”.
“EntarteteKunst” e’ un periodico on-line dedicato al vandalismo artistico, al terrorismo
culturale, al  furto creativo, al boicottaggio estroso, al plagio e a tutte quelle forme
di arte radicale - arte degenerata, anti-arte o avanguardia che dir si voglia - che
vengono considerate indegne dall'intellighenzia e che si consumano ai margini del sistema
artistico ufficiale o addirittura della legalita’.
“EntarteteKunst” non ha periodicita’ fissa, mediamente un numero ogni quindici giorni. La
maggior parte dei testi e’ in italiano, tuttavia alcuni potrebbero non essere tradotti.
E' possibile spedire a “EntarteteKunst” testi pertinenti ai temi trattati specificando
"Testo consigliato per EntarteteKunst "; se non saranno off-topic verranno divulgati nella
successiva “EntarteteKunst”.
“EntarteteKunst” e’ anticopyright: tutto il materiale divulgato e’ liberamente piratabile
e citabile, se pubblicato teneteci informati.

“EntarteteKunst” e’ un termine usato dal partito di Hitler per condannare l’arte moderna
che, con il suo punto di vista soggettivo e individualistico, era considerata anarchia
politica e culturale, tanto che Hitler ne ordino’ la repressione. Allora come ora nessuno
era sicuro di cosa fosse esattamente l’arte moderna, tanto che fu necessario organizzare
una mostra di “arte degenerata” perche’ i tedeschi potessero capire cosa diavolo si
pretendeva che sgominassero. Fu cosi’ che nel luglio 1937 venne inaugurata un’esposizione
di arte moderna a Monaco. L’accesso era riservato agli adulti, perche’ i bambini non
dovevano essere traviati, e si chiamava “EntarteteKunst”. Doveva servire da esempio, da
monito agli artisti e a tutta la gente che potesse trovare attraente tale forma d’arte.
Oggi non si organizzano piu’ mostre di arte degenerata, il sistema si e’ affinato, gli
indesiderati vengono semplicemente allontanati dalla societa’. Per i casi piu’ difficili
si ricorre alle galere o ai  manicomi; altri mezzi, stessi fini.
Se oggi venisse organizzata un’altra “EntarteteKunst” pensiamo che la maggior parte del
materiale lo ricaverebbero dai nostri archivi, ecco spiegato il nome.


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Da: EntarteteKunst@0100101110101101.ORG <EntarteteKunst@0100101110101101.ORG>
Data: marted́ 31 agosto 1999 0.13
Oggetto: [EntarteteKunst n.53] Un attacco alla commercializzazione della Web Art

 

_EntarteteKunst_n.53___________________________________________11_07_1999_


[English version: http://www.0100101110101101.ORG/EntarteteKunst/01org_it.html ]


EntarteteKunst non si e’ mai occupato di Arte con la A maiuscola, tanto meno di net.art
perche’ ci e’ sempre sembrata una forma d’arte come tutte le altre. Qualcosa pero’ sembra
stia cambiando: anche all’interno del mondo della net.art sta nascendo una nuova corrente
estremamente critica e radicale e, sorpresa sorpresa, tutto ebbe inizio proprio in Italia.
Un solo appunto: il seguente articolo fa molta confusione tra "Luther Blissett" e
"0100101110101101.org", dovuta al fatto che Luther Blissett ha appoggiato fin dall'inizio
le attivita' di 0100101110101101.org e, attraverso i suoi articoli, ne e' stato fino ad
ora il piu' lucido interprete, la qual cosa la dice lunga sull'arretratezza del sistema
artistico italiano.






dal ”New York Times”, rubrica “arts@large”
( http://www.nytimes.com/library/tech/99/07/cyber/artsatlarge/08artsatlarge.html )


8 luglio 1999

Un attacco alla commercializzazione della Web Art

di Matthew Mirapaul

Richard Rinehart pensa che potra’ essere lui la prossima vittima, e la cosa non lo
preoccupa.

La scorsa settimana Rinehart ha venduto una copia della sua opera in rete "An Experience
Base -
A Boolean Typhoon" per $52.50 dal sito d'aste "eBay", diventando uno dei numerosi artisti
digitali che stanno esplorando le potenzialita’ commerciali delle loro attivita’ in rete.
Ma la vendita fa di lui un probabile bersaglio degli attivisti che negli ultimi mesi hanno
attaccato artisti simili copiando i loro siti.

Operando sotto lo pseudonimo di "Luther Blissett", la persona o il gruppo ha gia’
duplicato due siti di arte digitale, l'esposizione "Surface" organizzata da HELL.com e la
galleria online Art.Teleportacia, caricando poi le repliche sul sito 0100101110101101.org.

In alcuni messaggi e-mail spediti a mailing list sull'arte, "Blissett" ha spiegato che le
azioni sono basate "sulla convinzione che l'informazione deve essere libera" e sulla
speranza che la Rete possa essere un paradiso del no-copyright dove l'arte digitale non
"regredisca" aderendo al modello dell'arte tradizionale basato sulla proprieta’ e sul
mercato.

"Possono rigirarla come vogliono, ma in ultima analisi questo e’ semplicemente   un furto",
dice Kenneth Aronson, il fondatore di HELL.com. "E' una trovata pubblicitaria per far
conoscere un gruppo di persone evidentemente senza talento".

Luther Blissett era un calciatore inglese del cui nome si sono appropriati alcuni
beffatori mediatici e terroristi culturali. Il sito 0100101110101101.org e’ registrato a
un indirizzo di Bologna, in Italia, ma un sito del Luther Blissett Project e’ ospitato sul
server della Idiosyntactix, un gruppo artistico con sede a Toronto.

Dmytri Kleiner, un membro della Idiosyntactix, ha dichiarato che il suo gruppo appoggia
gli attivisti e fornisce loro lo spazio sul server, ma non e’ mai stato coinvolto nella
duplicazione dei siti.

Tentando di contattare gli attivisti via e-mail si ottengono solo risposte futili o
off-topic, persino meno illuminanti dei confusi manifesti spediti alle mailing list
sull'arte. Tuttora, i siti copiati evidenziano la sfida a cui gli artisti digitali vanno
incontro tentando di assegnare un valore ad un lavoro cosi’ facilmente riproducibile.

Queste questioni sono parte di cio’ che ha spinto Rinehart, un artista di Berkeley, Calif,
a mettere all'asta su “eBay”  la sua opera "An Experience Base". Alla fine dei dieci
giorni dell'asta, Robbin Murphy, un artista newyorkese, cofondatore del sito "artnetweb",
ha fatto l'offerta piu’ alta,di $52.50, per acquistare un clone dell'originale digitale.

Rinehart ha dichiarato: "$52.50 e’ il giusto prezzo del lavoro? Beh, non necessariamente,
perche’ ho venduto una copia del lavoro a Robbin, non i diritti esclusivi di proprieta’.
Ho venduto la sola forma di propireta’ rilevante nell'"universo elettronico": la
proprieta’ intellettuale. Forse gli artisti digitali potrebbero guadagnare nella quantita’
a basso prezzo quello che perdono nell'unicita’ ad alto prezzo."

Eppure i sostenitori della tattica "blissettiana" affermano che la proprieta’
intellettuale sia una facile scappatoia. Riferendosi ai creatori del progetto privato
HELL.com, Kleiner dice, "Mi rifiuto di accettare che possiedano alcuna proprieta’
intellettuale. Stanno semplicemente modificando la conoscenza intellentuale che tutti
condividiamo. Di fatto, stanno minacciando di rubarla e impacchettarla come se fosse
loro".

HELL.com e' un spazio web privato per la collaborazione creativa tra artisti, ma la mostra
"Surface" e' stata aperta, all'inizio di quest'anno, ad ospiti invitati, come preludio al
lancio di una mostra con visite pay-per-view, sempre quest'anno.

In maggio, gli attivisti hanno caricato il contenuto di "Surface" in 0100101110101101.org,
insieme ad una scherzosa versione modificata  dell'introduzione all'originale HELL.com.
Definendolo "astuto", Aronson ha fatto notare agli attivisti che il loro sito stava
violando i diritti degli autori, imponendo che il materiale venisse rimosso. Ma il sito e'
ancora la’.

"E' prendere in giro l'elitarismo fighetto" commenta Kleiner.

Ma Rinehart ha detto che gli attivisti potrebbero cadere in preda dei loro stessi
argomenti. Dice di non essere d'accordo con "la loro riduttiva definizione di Internet
come un caotico e idealistico accesso per tutti".

"Beh, qualcosa lo e', ma altro sicuramente no". "La Rete e la net.art sono
sufficientemente grandi da contenere molte attitudini diverse. Sono d'accordo che la parte
"libera" venga protetta fortemente, ma non che dobbiamo diventare tutti ugualmente elitari
e disgustosamente dogmatici e dichiarare che solo un tipo di arte e' quello giusto."

Auriea Harvey, un'artista di Ney York che ha preso parte a "Surface", prende una posizione
simile, ma afferma di non essersi preoccupata della duplicazione del sito in se'.

"Ogni volta che qualcuno guarda qualcosa in Rete, ne viene fatta automaticamente una copia
nel cache". "Ho visto delle magistrali ricombinazioni dei miei lavori on line. Chi se ne
frega del copyright? Se non vuoi che ti rubino qualcosa, allora non metterla in Rete".

"Il problema che ho avuto era con quella assurda e poco lungimirante idea per cui e' in
qualche modo sbagliato o anti-Rete cercare di sperimentare nuovi modi di mostrare o
procurarsi del reddito dal tuo lavoro". "Un mondo dove la net.art fosse come Luther
Blissett vuole che sia, sarebbe molto noioso. Dal loro caos esce stagnazione."

Harvey stessa ha appena comprato un lavoro di net.art, l'opera di Olia Lialina "If You
Want To Clean Your Screen", da Art.Teleportacia, la prima galleria a vendere opere create
per la Rete. Il mese scorso gli attivisti Blissett hanno copiato i files del sito, li
hanno in qualche modo alterati, e rimessi on-line in 0100101110101101.org, in versione
"anti-copyright". Lialina, che cura il sito, ha affermato di aver apprezzato cosi' tanto
la copia d'aver incluso un link ad essa nella sezione "Under Construction" della sua
galleria.

In realta’ questa non e' la prima volta che un sito d'arte viene copiato. Nel 1997,
l'artista sloveno Vuk Cosic si e' impossessato dei contenuti del sito di Documenta X, che
si tiene ogni cinque anni in Germania. Il sito ufficiale fu tolto dalla Rete [Per essere
venduto come cd-rom ndr.], ma un fac-simile sopravvive ancora nel sito di Cosic.
Nonostante Cosic non riveli le motivazioni che l'hanno spinto a copiarlo, creare una
presenza permanete on-line di un'evento temporaneo del mondo reale ha qualche merito
artistico [??? ndr.].

Da parte sua, Rinehart sembra sfidare la sorte. Persino prima di sapere delle azioni di
"Blissett", ha incluso nel suo sito una sezione "Copyright", nella quale invita i
visitatori a "rubare questo sito" fornendo degli esempi sulla flessibile interazione tra
copyright e creativita' nel mondo dell'arte.

Lo disturberebbe se l'opera diventasse parte della collezione a 0100101110101101.org?

"Non mi importerebbe molto, anche se penso che il loro lavoro potrebbe giovarmi" ha
affermato Rinehart. "Penso che i loro esperimenti siano utili, se non altro perche'
esplorano nuove possibilita'. Buon per loro! Ma mi interessano meno di altre attivita'
artistiche che ho visto".

Rinehart ha inoltre fatto notare che potrebbe persino beneficiarne  se il suo lavoro
riapparisse la'. "Forse essere hackerati sul loro sito potrebbe diventare una sorta di
onore tra i net artisti, magari alzare persino i prezzi dei lavori originali".





Related Sites

An Experience Base - A Boolean Typhoon
eBay
artnetweb
HELL.com
Art.Teleportacia
0100101110101101.ORG http://www.0100101110101101.ORG/
Luther Blissett Project http://www.syntac.net/lutherblissett/
Idiosyntactix http://www.syntac.net/
Auriea Harvey's Entropy8
Documenta
Vuk Cosic's DocumentaX



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Da: EntarteteKunst@0100101110101101.ORG <EntarteteKunst@0100101110101101.ORG>
Data: marted́ 31 agosto 1999 0.13
Oggetto: [EntarteteKunst n.54] Attivismo estremo

_EntarteteKunst_n.54___________________________________________06_08_1999_

Attivismo estremo

di Nico Piro


Nessuno sa con esattezza chi si nasconde dietro ®™ark, il nome in codice dei nuovi
“profeti del sabotaggio”, specializzati nell’incitare alla rivolta contro le
multinazionali e i nuovi miti dell’era digitale: le grandi aziende dell’hi-tech. Tra i
loro nemici giurati c’e’ anche la rivista Wired, per molti la “bibbia” della rivoluzione
binaria, accusata di amplificare le direttive delle grandi corporation e la loro immagine
leggendaria

Si chiamano ®™ark e da piu’ parti sono considerati il gruppo piu’ radicale del
cyberspazio, sospesi tra l’elogio del sabotaggio, inteso come nuovo modo per scardinare
l’affarismo delle multinazionali, e l’estetica del gesto sovversivo. Non a caso ? tengono
a precisare ? il nome del gruppo, frutto della combinazione della erre cerchiata
(registred) e dell’acronimo di trade mark (marchio registrato) simboli onnipresenti del
potere delle grandi aziende, si pronuncia “art mark”.
Considerano Internet come una grande occasione per far sentire la loro voce e lanciare
l’invito alla rivolta senza filtri o censure dei media.
Il loro sito e’ uno “spazio pubblico” nel cyberspace, zona franca disinquinata dai
messaggi, dagli stili di vita e dalla cultura che le corporation cercano di imporre alla
societa’ ogni giorno. Luogo dove tutti gli attivisti anti-aziendali possono liberamente
incontrarsi. Si dichiarano stanchi di affermazioni “tecno-entusiaste” (e figlie della
celebrazione delle aziende big della microelettronica o del software) sul genere di “il
corpo umano e’ obsoleto”, “il nuovo potere e’ virtuale e aziendale”, “l’informatica
produrra’ sostituti del cervello umano”.

Multinazionale, potere da combattere

Il punto di partenza della loro riflessione e’ quello del mondo contemporaneo dove ormai i
governi contano sempre meno. E in questo si sentono differenti dai ribelli stile “anni
’60”. Il loro nemico principale e’ piuttosto il potere rappresentato dalle grandi
multinazionali. Quello “classico” di tipo istituzionale-centralizzato, nella loro ottica,
semplicemente non esiste.
Il terreno ideale di lotta non e’, quindi, quello della rivolta tout court ma piuttosto
quello delle azioni capillari, diffuse, distribuite proprio come la rete del potere
aziendale. L’arma del cambiamento diventa il sabotaggio, strumento per rendere l’operato
delle corporation piu’ umano e meno distruttivo per la natura e per le persone. Insomma
qualcosa di molto realistico, qualche passo indietro rispetto all’ideale rivoluzionario
“classico”.
E tra le azioni di sabotaggio piu’ famose promosse dal gruppo ci sono: l’hacking di
SimCopter e il rapimento di Barbie e GI Joe. Il primo caso riguarda l’inserimento, nel
videogame di simulazione elicotteristica del filone nato da SimCity, di un bacio gay da
parte di Jacques Servin, programmatore della Maxis, la software house che produce il
gioco. Bacio scoperto solo dopo la stampa delle 50.000 copie del titolo.
Nel secondo caso, invece, dopo un tentativo andato a vuoto, la BLO (Barbie Liberation
Organization) ha raccolto l’appello di un gruppo di veterani del Vietnam, feroci
oppositori dei giocattoli di guerra come appunto i GI Joe. Sono stati “rapiti” molti
esemplari della bionda Barbie e del nerboruto soldato, ne sono state invertite le vocine
registrate (da Barbie a GI Joe e viceversa) e reintrodotti sul mercato cosi’ modificati.

Triade sovversiva

Gli strumenti chiave dell’azione del gruppo sono tre: le idee, i fondi, i sabotatori. Le
prime possono venire da chiunque, l’importante e’ che si tratti di un’idea di sabotaggio e
non di un modo per danneggiare un concorrente. E, soprattutto e’ fondamentale che l’azione
non metta a rischio la vita ne’ la salute di nessuno.
I fondi vengono raccolti con due meccanismi diversi. In primis quello della semplice
adesione al gruppo con un’e-mail all’indirizzo investhome@rtmark.com, (attenzione ®™ark
non assomiglia proprio al Rotary...) con diverse quote minime d’iscrizione: 15 dollari
danno diritto al titolo di attivista e alla spedizione a casa del video “Bringing IT to
YOU” (una sorta di promo del gruppo in stile televendita).
Con 50 dollari si diventa cospiratori e si ha diritto all’orologio ®™ark.
100 dollari e’ la quota minima per ottenere il grado di anarchico, che avra’ in dotazione
il video, l’orologio e persino il Cd audio modificato “Decostructing Beck”.
Essere un sabotatore costa 200 dollari ma il gadget e’ davvero speciale: una copia
“alterata” di SimCopter. Con 1.000 dollari si diventa un $mastermind, che potra’ esporre
in casa il maxi-striscione del gruppo.
5.000 dollari, infine, sono la somma che da’ il titolo di terrorista culturale e una
Barbie modificata dal Barbie Liberation Organization.
E’ inoltre possibile finanziare specifici progetti, partecipando al sistema dei fondi
d’investimento ®™ark (molto simili per meccanismo a quelli acquistabili in Borsa, ma dalla
natura in questo caso ben diversa) oppure proponendo azioni di sabotaggio e mettendo a
disposizione i soldi necessari a realizzarle, come hanno fatto i veterani del Vietnam nel
caso di Barbie e GI Joe.
Ma i contributi possono anche non essere necessariamente economici, basti pensare che, al
momento, per attuare progetti non ancora specificati il gruppo cerca il codice di un gioco
del tipo “vola e bombarda” (preferibilmente Mac, ma Pc va bene lo stesso) o immagini della
campagna pubblicitaria lanciata in Italia nel settembre scorso (e subito ritirata) dalla
Diesel. Quella, per intenderci, della ragazza con la sega in mano e, sullo sfondo, un
secchio della spazzatura pieno di gambe di donna.
Per chi volesse partecipare alle azioni del gruppo in maniera un po’ piu’ soft, ci sono
anche iniziative piu’ tranquille come l’annuale concorso di poesia aziendale, a cui
indirizzare stralci di comunicati, ordini di servizio e documenti interni, “straordinari
esempi dell’odierno linguaggio aziendale”.
Trovata l’idea, trovati i fondi, trovato il codice, trovate persino le parole per mettere
in atto il sabotaggio, manca l’elemento finale necessario a completare il quadro: il
lavoratore “sovversivo”. Uno o piu’ dipendenti dell’azienda finita nel mirino pronti a
mettere in atto il piano, come nel caso della Maxis Software e di SimCopter.

La rivolta dei lavoratori

Al sabotatore finira’ la somma raccolta a finanziamento del progetto, che la potra’
utilizzare per sopravvivere una volta che scattera’ il suo (probabile) licenziamento.
®™ark, come spiegano i membri del gruppo, incita alla rivolta i lavoratori che non
“dipendono” dal loro lavoro ma a quelli che, per un motivo o per l’altro, possono
“permettersi” di vivere il licenziamento non come un terribile dramma. E’ il caso dei
lavoratori a termine, di chi opera in piu’ settori professionali, di chi e’ alla fine
della carriera, di lavoratori molto richiesti.
Impossibile sapere chi ci sia dietro la sigla ®™ark. L’anonimato che copre i membri del
gruppo e’ totale, sembra che addirittura non si conoscano fra loro.
La prima volta si sono incontrati nel cyberspazio, dove hanno verificato (sempre in forma
anonima) la reciproca corrispondenza di filosofia e progetti. La maggior parte dei
componenti del gruppo proviene dalla West Coast, ma c’e’ anche qualcuno che opera
sull’altro versante degli Stati Uniti. Per loro stessa ammissione, lavorano tutti nel
mondo accademico...
A tutt’oggi, secondo il ®™ark-pensiero la capacita’ di critica e d’attacco alla mitologia
delle grandi multinazionali e’ ancora molto ridotta, perche’ non e’ ancora chiaro
all’opinione pubblica quanto sia elevato il loro peso sulla nostra societa’ e quanto il
mercato freni l’individualita’.
Via via che, con il tempo, questa coscienza si sviluppera’, allora il sabotaggio
diventera’ un atto tanto comune e quotidiano, naturale e ovvio “come andare alla
macchinetta-distributrice di caffe’”.
O almeno, questo e’ cio’ che si augura ®™ark.



[tratto da “Internet News”, mensile della Casa Editrice Tecniche Nuove S.p.A. © 1995/99.
Tutti i diritti sono riservati]



:::link:::

http://www.rtmark.com


:::brevi:::

da “la Repubblica - Bologna”, 24 luglio ‘99

Due tele cinquecentesche che erano esposte nella “Sala dei Carracci” a Palazzo Fava, fino
a poco tempo fa annessa al Grand Hotel Baglioni, sono state sfregiate da ignoti
“visitatori” che si sono intrufolati nello storico palazzo. La rivelazione e’ stata fatta,
mesi dopo il fatto, ieri mattina dal direttore dell’albergo. (...) Le tele rovinate sono
appese ad una parete del terzo piano dell’albergo,  in un salottino sul pianerottolo dello
scalone centrale e le mostra sconfortato il direttore: “Sono dei Carracci o della scuola -
dice -, in quella hanno fatto delgi sbaffi sotto gli occhi e l’abbiamo gia’ fatta
ripulire. Quest’altra e’ ancora da ripulire sperando che possa ritornare come era una
volta. Sono stati fatti segni, a quanto pare, con un pennarello.” I segni sono evidenti
senza nemmeno avvicinarsi troppo: un punto nero poprio sull’occhio del personaggio che
impugna la daga, un grumo di colore estraneo al centro dell’opera e un’altro sul corpo del
personaggio morente. (...)


:::update:::

EntarteteKunst ha aperto una nuova sezione: la Galleria, dove e’ possibile ammirare la
documentazione fotografica di alcuni dei piu’ riusciti atti vandalici degli anni ‘90:
http://www.0100101110101101.ORG/EntarteteKunst/Galleria/index_it.html


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_EntarteteKunst_n.55___________________________________________30_08_1999_


Insurrezione Robotica nelle strade di Filadelfia


Il 10 e l’11 agosto, l’Istituto di Autonomia  Applicata (I.A.A.) ha condotto con successo,
in diversi quartieri della citta' di Filadelfia, una serie di performance, come parte
della loro ultima iniziativa di ricerca, Rogue’s Gallery [schedario fotografico dei
criminali n.d.t]. Questo progetto si serve del Graffiti Writer, un robot telecomandato
sviluppato dallo I.A.A., capace di dipingere con bombolette spray messaggi sull’asfalto
alla velocita’ di 10 - 15 miglia l’ora.

Rogue’s Gallery trasforma lo spazio pubblico in luogo critico per la liberta’ di parola e
il dialogo pubblico, e allo stesso tempo trasforma i cittadini comuni in piccoli
criminali. Sotto l’aspetto di una performance, gli operai dello I.A.A. hanno reso Graffiti
Writer disponibile ai membri del pubblico, i quali hanno usato il robot per scrivere
messaggi personali sull’asfalto. Gli agenti dello I.A.A. hanno agito solo come aiutanti -
sia il contenuto dei messaggi che la vera e propria operazione di Graffiti Writer e’ stata
lasciata nelle mani dei “civili”.

Lo I.A.A. ha realizzato  Rogue’s Gallery in diversi posti di Filadelfia, inclusi
Rittenhouse Square, Clark Park, Fairmount Park, il Museo d’Arte di Filadelfia, e diversi
altri luoghi nel centro della citta’. Tra gli autori dei messaggi c’erano muratori, un
senzatetto, e un gruppo di ragazze scout, oltre ad alcuni rappresentanti del pubblico
presente. Nessuno e’ stato arrestato.

“Rendendo Graffiti Writer pubblicamente disponibile - ha affermato Kay Saracera un socio
dello I.A.A. - raggiungiamo diversi scopi. Da un lato, stiamo incoraggiando le persone ad
essere espressive e a condividere i loro pensieri con le loro comunita’. Secondariamente,
stiamo esplorando la possibilita’ di usare le nuove tecnologie per creare spettacoli
pubblici che possano alterare la concezione della gente del mondo che la circonda. Se
fossimo andati in un parco e avessimo dato alle persone delle bombolette spray, nessuno
avrebbe scritto niente perche’ siamo sempre stati condizionati a pensare che i graffiti
siano una cosa distruttiva - per non dire illegale. Invece, usando un robot, dipingere
sull’asfalto sembra immediatamente un comportamento accettabile. In un certo senso stiamo
usando il robot per creare, almeno temporaneamente, uno spazio per l’azione  e
l’espressione libere nel centro della citta’, e in pieno giorno”.

“Stiamo anche facendo una dichiarazione circa la liberta’ di espressione, e lo spazio
pubblico - ha affermato John Henry la testa calda dello I.A.A. -. Lo spazio pubblico sta
rapidamente scomparendo in questa citta’, rimpiazzato da centri commerciali, parchi
attrezzati, e comunita’ controllate - praticamente solo clubs con proprie regole e
imposizioni, dove qualsiasi forma di dissenso pubblico o protesta politica e’
assolutamente vietato. Invece di contestare questo spazio, la sinistra ha abbandonato la
nave, riponendo ingenuamente le sue speranze in internet come una sorta di spazio da sogno
utopico, nel quale ognuno puo’ dire cio’ che vuole. Ma la liberta’ di parola non ha senso
senza la possibilita’ di essere ascoltati. In altre parole, la liberta’ di espressione
richiede l’opportunita’ di poterci vedere in faccia ogni tanto - non puo’ avvenire con
un’interruzione.  La liberta’ di parola e’ fondamentalmente un fenomeno del mondo reale, e
se non pretendiamo il diritto di dire quello che vogliamo, dove vogliamo, i discorsi
pubblici diventeranno poco piu’ di una masturbazione pubblica”.

“Inoltre - ha aggiunto Luther Blisset (sic.) un membro dello I.A.A. - infrangere le leggi
e’ divertente!”

“E’ completamente assurdo... ha perfettamente senso”, ha commentato un astante non
identificato.

L’Istituto di Autonomia Applicata e’ un’organizzazione indipendente di ricerca sull’arte e
la tecnologia, impegnato nello studio dell’autodeterminazione individuale e collettiva,
per lo sviluppo di tecnologie che realizzino questi scopi. Altre performance della Rogue’s
Gallery sono previste per i prossimi mesi in diversi posti sconosciuti.


:::contact:::

Per ulteriori informazioni, o per richiedere immagini da riprodurre, scrivete all’Istituto
di Autonomia Applicata : iaa-media@yahoo.com.



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