La Repubblica 24 gennaio 1999
Partita con 250 persone, la dimostrazione ha raccolto a Porta Palazzo
per la prima volta decine di magrebini e africani. Tanta musica rai e famiglie
con bimbi piccoli
In apertura uno striscione contro la nuova struttura di corso Brunelleschi,
’un lager per i clandestini’ Domani la controprotesta dei comitati in Municipio
Alla partenza, sul Ponte Mosca dietro il Balon, erano a malapena in
duecentocinquanta. Poi il corteo indetto ieri pomeriggio dalla Rete cittadina
Immigrazione e Diritti contro il «Centro di trattenimento temporaneo
per immigrati» di corso Brunelleschi si e ingrandito sempre più,
arrivando addirittura a triplicare le sue dimensioni quando, passando per
Porta Palazzo, ha coinvolto per la prima volta centinaia di stranieri in
gran parte magrebini e centrafricani, «clandestini» e «regolari».
E cosi alla fine in piazza Castello sono giunti in tantissimi (ottocento
secondo gli organizzatori, seicento per la Questura) per concludere la
manifestazione: una protesta civile e pacifica, segnata da tanta musica
«etnica» (soprattutto rai, lo stile fatto conoscere in tutta
Europa dall’algerino Cheb Khaled), da interventi di partecipanti italiani
e non, dalla partecipazione di famiglie con bambini, di associazioni antirazziste
e di volontariato come Mani Tese o Beati i Costruttori di Pace, di centri
sociali come il Gabrio, di esponenti politici come Paolo Ferrero, Rocco
Papandrea e 1’indipendente Marco Revelli per il Prc e Roberto Tricarico
per i Verdi. Davanti a tutti, uno striscione: «Contro i centri di
detenzione, la clandestinità non è reato».
Secondo un documento diffuso dalla Rete immigrazione e diritti «I
centri non sono altro che lager che costringono i migranti irregolari,
pur in assenza di reati penali, a condizioni di detenzione al di fuori
del diritto internazionale e della stessa Dichiarazione dei diritti dell’uomo
che sancisce la libera circolazione delle persone». Viene chiesta
quindi una «sanatoria generalizzata per tutti quelli che ne hanno
fatto richiesta» poiché «è proprio la clandestinità
imposta a relegare molti nella microcriminalità e nel lavoro nero».
Il corteo, aperto da due giocolieri, si e mosso da piazza Borgo Dora
alle 17. Ma a «dargli forma», come s’è detto, è
stato il passaggio per Porta Palazzo, via Porporati, corso XI Febbraio
dove abitano molti immigrati che, sentendo la musica giù in strada,
hanno visto di che si trattava e si sono uniti alla protesta.
Molti dei manifestanti, sia italiani sia stranieri, portavano sulla
schiena cartelli con il loro nome di battesimo e la scritta «clandestino».
Ben presto le musiche trasmesse a tutto volume dall’impianto stereo
montato sul furgone degli organizzatori hanno dovuto cedere spazio agli
interventi, in diverse lingue, di decine di oratori improvvisati. «Sono
un ’regolare’, ho il mio permesso di soggiorno ma quando vi ho visto passare
vi ho raggiunti - ha detto, prima in arabo e poi in italiano, un ragazzo
del Senegal - questi centri di detenzione non hanno senso: occorrono invece
due cose, una sanatoria per tutti e leggi che permettano di fermare i delinquenti,
italiani o immigrati che siano».
A chiudere la manifestazione, in piazza Castello, e poi stato un tunisino:
«Andate tutti a casa senza problemi, buonasera a tutti, buonasera
a Torino».
Per domani alle 16 e previsto invece davanti al Municipio un presidio
di segno diametralmente opposto: esponenti del Ccst, il Coordinamento comitati
spontanei torinesi, distribuiranno volantini chiedendo l’immediata apertura
del centro di corso Brunelleschi.