La Stampa 24 gennaio 1999

Era nata come manifestazione contro il centro di accoglienza temporanea
per extracomunitari in attesa di espulsione che sorge in corso Brunelleschi.
E’ diventata una specie di dimostrazione dei “sans-papier” francesi, con
centinaia di extracomunitari clandestini che sfilano per strada rivendicando
il diritto alla regolarizzazione. Il corteo lo aveva organizzato la Rete
cittadina immigrazione e diritti» che lo aveva anticipato, giovedì,
con una dimostrazione a sorpresa. Un gruppo di ragazzi era salito sul tetto
dell’ingresso del centro e aveva steso uno striscione. Ma ieri, al via,
dal Balon, si sono presentate appena 200 persone. Volevano gridare forte
il «no» a quella struttura già ribattezzata «lager
di Stato». Volevano sensibilizzare la gente, lanciare un messaggio
di tolleranza: «Perché la clandestinità non è
un reato». Ma erano in pochi. Poi, risalendo lungo corso Giulio Cesare,
aggirando Porta Palazzo, il corteo ha iniziato a ingrossarsi a vista d’occhio.
Dalle case occupate da clandestini sono scese in strada centinaia di persone.
E quei duecento dimostranti sono diventati trecento, quattrocento, cinquecento.
Fino a trasformare il gruppo iniziale in un serpentone colorato e festoso,
formato in gran parte da extracomunitari: magrebini, senegalesi, nigeriani.
Poco più di seicento persone dicono polizia e carabinieri che hanno
vigilato sul corteo; ottocento, secondo gli organizzatori.
E
chi, tra gli immigrati, non e unito al gruppo, ha mostrato solidarietà
applaudendo da finestre e balconi. E agli slogan già sentiti in
altre manifestazioni contro il centro di corso Brunelleschi, per la prima
volta si sono mescolate le musiche di Kaled, il popolare cantante maghrehino,
e le voci di decine di extracomunitari clandestini, come hanno detto loro
stessi dai microfoni del sistema d’amplificazione, che chiedevano «Una
legge più giusta per gli stranieri».Insomma: la dimostrazione
«anti lager e diventata una specie di sfilata dei "sans papier" francesi,
ma senza violenza, quasi festosa. Un corteo senza paura, aperto dal solito
striscione rosa con scritta in bianco: «No ai centri di detenzione».
In via XX settembre quasi nessun negozio ha abbassato le serrande al passaggio
dei dimostranti: ragazzi poco più che ventenni, ma non solo. Tra
loro c’erano anche famiglie con bambini, adulti dai capelli già
grigi. E qualche esponente politico: Marco Revelli, Paolo Ferrero e Roberto
Tricarico. Chi era impegnato nello shopping del sabato pomeriggio ha guardato
sfilare i dimostranti con curiosità. E senza timore li ha seguiti
fino in piazza Castello dove, per l’ultima volta, sono stato ribadito il
concetto base della dimostrazione: la chiusura immediata dei centro. Poi,
verso le 19, tutti casa. Senza, pero, la certezza che il centro di corso
Brunelleschi non aprirà. [1. pol.]