Quel che vorremmo realizzare non è un convegno nel senso duro,
separato e ‘aggressivo’ del termine.
Vi è la ricerca, viceversa, di una forma dell’incontro che eviti
di costruire un pomeriggio con una netta divisione tra nonrelatori -principalmente
giovani- e comunicatori di sapere, i quali -inevitabilmente- sono spesso
anche i portatori di una memoria diretta, e quindi apparentemente poco
discutibile.
Per evitare che gli intervenuti divengano ‘lontane voci narranti’ intenderemmo
mettere al centro delle comunicazioni le esperienze -dirette, nei movimenti,
o indirette nella memoria o nelle situazioni della nuova politica tra ‘80
e ‘90-, senza ridurre tutto al puro resoconto aneddotico.
La natura di ricercatori degli intervenuti non va certo rimossa, ma
richiama il legame tra l’esperienza politica, vissuta nella stagione dei
movimenti, e quella di ricerca che spesso nasce ai limiti -temporali e
critici- di quel tempo.
Sarebbe fecondo interrogarci su ciò che rese -diversamente per
ciascuno di coloro che interverranno- urgenti ed attuali le prospettive
da cui essi colsero il ‘68 ed i suoi dintorni: il tema del ruolo della
formazione e dell’università -ieri ed oggi- (Di Cori), la sprovincializzazione
dei movimenti all’interno di un ‘68 ‘veloce’ dai tratti planetari (Ortoleva),
le relazioni e gli scambi tra culture giovanili e movimenti sociali prima
e dopo il’68 e oltre la cesura del ‘77 (Grispigni), gli itinerari del lavoro
verso la mente e la sfera immateriale (Bifo), la nuova -perché rinnovata-
percezione globale del mondo attraverso i pericoli e le possibilità
di stabilire nessi, realizzare eventi politici, far comunicare culture
che questa porta con sé.
Più che un convegno auspichiamo una ‘tavola ben rotonda’, un
incontro nel quale valgano le esperienze vissute e quelle di ricerca, con
le motivazioni e le aspettative legate alle une ed alle altre.
In una comunicazione di esperienze, proprio perché tali, non
è precluso l’intervento dei più giovani, ed anzi si rende
più ricco il discorso sulle urgenze del presente, sui percorsi mediante
i quali si sono costruite collettivamente -e per ciascuno- la memoria ed
il senso di quegli anni.
Gli interventi, su questa traccia, potrebbero in effetti seguire un ordine di problemi del genere: