Il sessantotto visto dalla Luna
Martedì 23 giugno 1998 h. 18:00
 Corso Brescia 14c - Torino
 

Quel che vorremmo realizzare non è un convegno nel senso duro, separato e ‘aggressivo’ del termine.
Vi è la ricerca, viceversa, di una forma dell’incontro che eviti di costruire un pomeriggio con una netta divisione tra nonrelatori -principalmente giovani- e comunicatori di sapere, i quali -inevitabilmente- sono spesso anche i portatori di una memoria diretta, e quindi apparentemente poco discutibile.
Per evitare che gli intervenuti divengano ‘lontane voci narranti’ intenderemmo mettere al centro delle comunicazioni le esperienze -dirette, nei movimenti, o indirette nella memoria o nelle situazioni della nuova politica tra ‘80 e ‘90-, senza ridurre tutto al puro resoconto aneddotico.
La natura di ricercatori degli intervenuti non va certo rimossa, ma richiama il legame tra l’esperienza politica, vissuta nella stagione dei movimenti, e quella di ricerca che spesso nasce ai limiti -temporali e critici- di quel tempo.
 
Sarebbe fecondo interrogarci su ciò che rese -diversamente per ciascuno di coloro che interverranno- urgenti ed attuali le prospettive da cui essi colsero il ‘68 ed i suoi dintorni: il tema del ruolo della formazione e dell’università -ieri ed oggi- (Di Cori), la sprovincializzazione dei movimenti all’interno di un ‘68 ‘veloce’ dai tratti planetari (Ortoleva), le relazioni e gli scambi tra culture giovanili e movimenti sociali prima e dopo il’68 e oltre la cesura del ‘77 (Grispigni), gli itinerari del lavoro verso la mente e la sfera immateriale (Bifo), la nuova -perché rinnovata- percezione globale del mondo attraverso i pericoli e le possibilità di stabilire nessi, realizzare eventi politici, far comunicare culture che questa porta con sé.

Più che un convegno auspichiamo una ‘tavola ben rotonda’, un incontro nel quale valgano le esperienze vissute e quelle di ricerca, con le motivazioni e le aspettative legate alle une ed alle altre.
In una comunicazione di esperienze, proprio perché tali, non è precluso l’intervento dei più giovani, ed anzi si rende più ricco il discorso sulle urgenze del presente, sui percorsi mediante i quali si sono costruite collettivamente -e per ciascuno- la memoria ed il senso di quegli anni.

Gli interventi, su questa traccia, potrebbero in effetti seguire un ordine di problemi del genere:

 
 
 
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