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I CORTEI CONTO L’APERTURA. Il Centro di Permanenza Temporanea,
questa la definizione corretta, apre i cancelli agli immigrati clandestini
a fine aprile ‘99, ma già l’anno precedente sfilano in città
squatter, associazioni di volontariato, studenti e cittadini. Partecipa
anche don Ciotti, che sollecita «la riflessione sul problema dell’immigrazione»;
i più arrabbiati dei centri sociali urlano «no ai lager».
I TENTATIVI DI FUGA. La battaglia di chi non vuole l’apertura
del Centro fallisce. La struttura ha 80 posti disponibili, 12 container
per mensa e alloggi. Le etnie, per motivi di sicurezza, sono divise. Il
16 gennaio di quest’anno il tentativo più clamoroso di fuga di gruppo:
sei irregolari scavalcano le recinzioni e si aprono un varco nel filo spinato,
di quattro si perdono le tracce, due marocchini vengono bloccati.
LE RIVOLTE. Una notte dell’estate ‘99 scoppia la prima rivolta:
un gruppo di clandestini ammucchia materassi e appicca il fuoco, ma la
situazione non degenera. Poche settimane dopo alcuni giovani salgono sui
tetti dei container. La loro protesta si limita a frasi di denuncia per
il trattamento subito e contro la detenzione nel Centro. Unico imprevisto,
la caduta di un giovane, che gli procura la frattura ad una gamba. A dicembre
dello stesso anno, testimoniano alcuni inquilini dei palazzi di fronte
al Centro, le forze dell’ordine avrebbero sedato con gli idranti una rivolta
nel settore delle donne.
LE MINACCE DI SUICIDIO. Il primo tentativo di ferimento volontario
risale a fine ‘99: lo attua un giovane nigeriano, che si lancia dal tetto
di uno dei container. Nella caduta si rompe una gamba; dopo due giorni
viene rimpatriato. Più grave l’episodio del febbraio di quest’anno:
Annibale Manega Duaurte, 40 anni, colombiano, spacca un neon e si taglia
la gola. Viene salvato al Martini. Anche per lui, appena guarito, c’è
l’espulsione dall’Italia. Mercoledì l’ultimo episodio. Mustafà
Moudni, 28 anni, marocchino, resta appeso per 4 ore alle reti di recinzione
minacciando di lasciarsi cadere. Il questore lo convince a scendere. Il
giorno dopo Mustafà sale su un aereo per il Marocco.
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