NO
ai LAGER
per immigrati clandestini!
 

Sabato 23 gennaio 1999
il Collectif Anti Expulsions de Nantes et de Paris propone una giornata europea di azioni contro i centri di detenzione

Dal'74, anno in cui lo Stato francese ha proclamato ufficialmente l'immigrazione zero, esso si è progressivamente dotato di strumenti di controllo e di repressione delle popolazioni straniere presenti illegalmente sul suo territorio. Questa volontà dichiarata, ma illusoria, di un controllo delle frontiere e di un'immigrazione zero ha oggigiorno inevitabilmente condotto alla creazione e alla moltiplicazione dei luoghi di detenzione riservati solamente agli stranieri senza i documenti necessari per stare in Francia. Esistono due tipi di carceri chiamate in altro modo: i centri di detenzione per procedere alle espulsioni dal territorio nazionale e le zone dette di attesa per gli allontanamenti alle  frontiere.
Tutti i due hanno in comune di permettere, con una semplice decisione amministrativa, la privazione della libertà, per una durata più o meno lunga, di alcune categorie di stranieri.

Stranieri fermati agli sportelli amministrativi mentre sono stati convocati per un "esame della loro situazione", o durante un banale controllo di documenti, richiedenti di asilo che contavano sulla protezione della Francia e che saranno consegnati ai loro boia, bambini separati dai loro genitori; la detenzione amministrativa permette di preparare il ritorno forzato nel paese di origine.
Non c'è bisogno di un giudizio per essere rinchiusi. Basta la decisione di un questore o di un poliziotto, seguita da un'autorizzazione posteriore, quasi automatica di un giudice.

Tuttavia, regolarmente, informazioni riguardanti alcuni "incidenti" riescono ad oltrepassare il muro di queste segrete dello Stato di diritto: condizioni sanitarie disastrose, pestaggi dei recalcitranti, tentativi di stupro da parte di poliziotti della DICILEC (Direzione centrale del controllo dell'immigrazione e della lotta contro l'uso dei clandestini), detenzione illegale di bambini.

Dalla firma della Convenzione di Schengen nel '95, gli Stati europei si dotano progressivamente di un arsenale comune per precarizzare e terrorizzare le popolazioni straniere. Si va  dall'uniformizzazione e l'armonizzazione, verso le pratiche più repressive.
I paesi che avevano finora una gestione dei flussi migratori relativamente elastica (Spagna, Portogallo, Italia, Grecia) hanno già tutti proceduto ad una vasta regolarizzazione dei loro sans papiers, prima di passare ormai alla seconda tappa, che consiste nell'allineare la loro legislazione a quella dei paesi i più duri. È il caso dell'Italia, che in questo periodo inizia una vasta campagna di costruzione di centri di detenzione.

Dopo le convenzioni di Schengen, di Dublino, il Trattato di Amsterdam, gli ultimi mattoni della fortezza Europa saranno la chiusura uniforme delle uniche possibilità, ancora legali, di entrata e di soggiorno sul vecchio continente cioè: il ricongiungimento familiare e il diritto di asilo. Per completare questo gigantesco campo di trincee, è già in progetto un immenso schedario di impronte digitali che centralizzino le informazioni su tutti gli indesiderabili.

Questo processo di concentramento incontra tuttavia qualche resistenza. Da quasi tre anni il movimento dei sans papiers ha seriamente ostacolato i piani dello Stato francese. Manifestazioni, occupazioni di chiese, scioperi della fame, petizioni, hanno permesso alle migliaia di clandestini di uscire dal buio, di ottenere qualche regolarizzazione e di trascinare con loro un vasto movimento di solidarietà. Questo movimento comincia ad avere cugini e anche i sans papiers del Belgio iniziano la loro lotta per il diritto al soggiorno e alla dignità.

All'inizio del'98, diversi Collettivi Anti Espulsioni sono nati, nella scia del movimento dei sans papiers, per rivendicare la libertà di circolazione e di soggiorno di tutte/i. in Francia, in Belgio, in Italia, manifestazioni hanno permesso di bloccare delle espulsioni, di provocare evasioni e anche di chiudere un centro di detenzione. La nostra volontà è di inceppare la macchina delle espulsioni attraverso azioni sui luoghi in cui vi si procede (aeroporti, stazioni ferroviarie, centri di detenzione, tribunali). Intendiamo ugualmente denunciare la collaborazione delle imprese di trasporto che si prestano alle prassi xenofobi degli stati.

Ci opponiamo alle espulsioni perché la libera circolazione è un principio sul quale è impossibile transigere; perché non ci sembra concepibile che il semplice possesso di un pezzo di carta possa determinare la sorte degli individui. Lottiamo per la libertà di circolazione nel senso più concreto, come il desiderio di viaggiare e di soggiornare, dove ci pare, senza impedimenti; perché questa lotta partecipa ugualmente al rifiuto del controllo sociale che ci irreggimenta tutti: con o senza documenti.

Per opporsi alla costruzione dell'Europa fortezza
Per esigere la chiusura di tutti i centri di detenzione
Per la liberazione di tutti i sans papiers incarcerati
per l'abrogazione della doppia pena (carcere+espulsione)
Per la regolarizzazione di tutti i sans papiers attraverso una carta di soggiorno valida dieci anni
Per l'abrogazione delle leggi xenofobe
Per la libertà di circolazione e di soggiorno

Lanciamo una giornata europea di azioni contro i centri di detenzione,
sabato 23 gennaio '99.

Collectif Anti Expulsions de Nantes et de Paris.
 
 

zip@ecn.org