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ai LAGER per immigrati clandestini! |
24 Marzo 2000 |
P iù di 30 associazioni, centri sociali, sindacati e partiti, scenderanno in piazza domani a Torino per la difesa dei diritti dei migranti e contro i centri di detenzione. La comunità islamica, quella nigeriana, Ya Basta, punto Zip, centro sociale Gabrio, Leoncavallo, sono solo alcune delle firme che hanno aderito all'iniziativa voluta da un'assemblea che si era svolta poche settimane fa. A differenza di altre città italiane per Torino è quasi una "prima volta". Infatti raramente in precedenza cittadini italiani e stranieri si erano uniti per chiedere la chiusura del "centro di permanenza temporanea" di corso Brunelleschi. Ma attenzione: "Non basta chiudere corso Brunelleschi per risolvere il problema - spiega Renato Patrito della segreteria del Prc - A Torino ci sono 8000 stranieri che sono ancora in attesa della regolarizzazione. A loro bisogna aggiungere chi è in attesa del rinnovo".
Sabato il corteo partirà alle 16,30 da corso Giulio Cesare
e sfilerà fino a piazza Castello. Qui una delegazione incontrerà
il prefetto, il questore e il sindaco Castellani. A loro verrà destinato
un documento con le proposte principali: chiusura del centro di detenzione,
sblocco dei permessi di soggiorno attesi da 14 mesi, regolarizzazione.
"E' tempo di chiudere la partita iniziata due anni fa - specifica Giovanni
Amedura portavoce di Punto Zip e della cooperativa Senza frontiere - In
15 mesi il 50% dei delle domande di regolarizzazione non hanno ancora ricevuto
risposta. Chiediamo che vengano date entro la prima decade di aprile".
Tutti uniti dunque, anche se dall'altra parte, la destra continua a parlare
di microcriminalità, di doveri per gli immigrati. "Ma quali doveri
- dice il poeta iracheno Youni Stawfik, che ha aderito al corteo - L'immigrato
non può solo avere dei doveri, quando non ha neppure un diritto".
Quello di domani sarà solo il primo appuntamento. Il prossimo avrà
un unico obiettivo: "La prossima volta scenderemo in piazza per chiudere
il lager di corso Brunelleschi e non per chiederne la chiusura" conclude
Giovanni Amedura.
23 Marzo 2000 |
I l 19 febbraio del '99 il signor Ion Sfirnaciuc, cittadino rumeno, presenta alla questura di Torino domanda di regolarizzazione. Il 19 febbraio del 2000 - esattamente un anno dopo - gli viene notificato il rigetto della domanda. Perché? Il datore di lavoro che aveva intenzione di assumere Sfirnaciuc si era stufato di attendere. Nel frattempo Sfirnaciuc aveva trovato un altro datore di lavoro disposto ad assumerlo e lo aveva comunicato alla questura nel settembre del '99. Succede però che, il 21 ottobre, la Direzione Provinciale del Lavoro di Torino - titolato a verificare la validità del contratto di lavoro - comunica alla questura che la domanda non poteva essere convalidata perché il datore di lavoro, più volte convocato, non si era presentato. Ovvio: la Direzione Provinciale del Lavoro - non essendone stata informata - aveva invitato a presentarsi il vecchio, e non il nuovo, datore di lavoro.
In conseguenza di questo piccolo incidente burocratico la Prefettura di Torino decide di non revocare un decreto di espulsione risalente al giugno '98, e così il signor Sfirnaciuc - il 19 febbraio 2000, giorno della notifica del rigetto - si ritrova detenuto nel Centro di permanenza temporanea "Brunelleschi" in attesa di "reperire mezzo idoneo" all'esecuzione dell'espulsione.
Non è finita. Due giorni dopo - al momento dell'udienza di convalida - il poveretto spiega al magistrato che lui aveva trovato un nuovo datore di lavoro. Il magistrato, dunque, ordina la sospensione dell'espulsione in attesa che l'interessato possa rivolgersi al Tar. Ma il giorno seguente - il 22 febbraio - la questura di Torino, fregandosene, espelle il signor Sfirnaciuc. Possibile? Possibile: destinazione Romania via aeroporto di Malpensa.
E ancora non è finita. Nel pomeriggio dello stesso giorno presso lo studio legale che si occupa della vicenda giunge dal Tribunale un fax: "A parziale correzione" del provvedimento preso il giorno prima, il magistrato a posteriori revoca la sospensione dell'espulsione. "Evidentemente il giudice ha autonomamente ritenuto di modificare il suo convincimento - commenta l'avvocato Guido Savio - e l'autonomia e l'indipendenza della magistratura sono valori sacri. Certo - aggiunge - è assai curiosa la coincidenza temporale tra l'esecuzione dell'espulsione e il repentino mutamento di opinione del magistrato. Se così stanno le cose la questura ha fatto bene a disattendere un provvedimento giurisdizionale. Tale orientamento essendo stato telepaticamente recepito dal magistrato".