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ai LAGER per immigrati clandestini! |
COMUNICATI
E RASSEGNA STAMPA
SULLA
MANIFESTAZIONE DI TORINO 25 MARZO 2000
Sabato a Torino si è svolta la più
grande manifestazione di immigrati di questi ultimi anni nella
metropoli subalpina. Da duemila a tremila partecipanti - secondo
i momenti del corteo - hanno percorso le vie del centro cittadino
rivendicando diritti minimali, diritti che sono negati, guarda caso,
dall'entrata in vigore della legge 40 Turco-Napolitano: permessi
di soggiorno, carte di cittadinanza, una casa, un lavoro decente,
l'accesso senza pastoie burocratiche al servizio sanitario nazionale
e ai servizi sociali; per non parlare del costante e quasi persecutorio
rapporto con la polizia, che in questa città - gestita da
un questore con simpatie di destra - assume spesso dei toni
drammatici.
In più di duemila hanno rivendicato
lo sblocco della concessione dei permessi di soggiorno, la
regolarizzazione delle presenze, la chiusura del centro di detenzione
di c.so Brunelleschi, la fine dei soprusi da parte delle forze dell'ordine.
In particolare sul primo punto si sono concentrate la maggior parte
di interventi e slogan degli immigrati, contro una questura che -
in vetta alle classifiche nazionali - attua un sistematico ostruzionismo
nel rilascio dei permessi, giusto per favorire una via burocratica
all'espulsione.
Dunque, nonostante le polemiche e le maldicenze
che hanno anticipato questo corteo (soprattutto da parte di
chi non ha voluto firmare l'iniziativa, per poi parteciparvi … con
la rincorsa), la manifestazione nel suo complesso è riuscita.
E' riuscita anche se non ha visto una
grande partecipazione dei cittadini italiani: a dispetto delle
numerose firme "laiche" (dal gruppo Abele a Rifondazione, dai Verdi
ai centri sociali) la presenza di italiani si è caratterizzata
per la propria assenza. E questo è un segno inquietante
di quanto sia ancora grande l'indifferenza in questa città,
tanto grande da contaminare la sinistra, anche quella più
"antagonista".
Certo: sabato il centro cittadino ha
accolto e ascoltato i lamenti dei "fratelli" immigrati, non ci sono
state saracinesche abbassate, strade desertificate, ma gente che
si assiepava a guardare e capire. In questa strana città
del lavoro industriale e delle grandi immigrazioni, vige giusto la
cultura dell'accogliere, ma non ancora quella del condividere
e dell'agire insieme contro.
Siamo solo agli albori di un qualcosa
di grosso che stentiamo ancora a comprendere.
E le beghe di questi giorni certo non
aiutano a cogliere questo nuovo che avanza, semmai uccidono quel
poco che rimane di sinistra "antagonista" e di "classe".
Andrea Doi - Torino
Un corteo di immigrati cosi numeroso a
Torino non si era mai visto. Una manifestazione colorata, ricca, in cui
la protagonista e stata la voglia di conquistare quei diritti negati, rinchiusi
in un centro di detenzione. Associazione degli immigrati, Comunità
islamica, quella Rom, partiti (Verdi e Rifondazione) e realtà antagoniste
sono scese in piazza ieri pomeriggio, tutti dietro ad un unico striscione
«Chiudere i lager». Cinquemila persone, forse qualcosa di più,
hanno attraversato le vie cittadine, da Porta Palazzo, storico luogo di
ritrovo degli immigra- ti del sud degli anni ’60 e oggi di quelli provenienti
dal Nord Africa e dall’Europa dell’est, fino al salotto buono della Torino
delle Olimpiadi del 2006, a piazza Castello. Nessuno ha voluto mancare
al primo grande appuntamento, neppure i centri sociali milanesi, il Leoncavallo
in prima fila. «Ci preme sottolineare l’importanza della collaborazione
tra associazioni e strutture autorganizzate della solidarietà sociale
e le associazioni culturali e sociali di immigrati - spiegano gli organizzatori
- e un segnale di contro tendenza in questa città percorsa da pruriti
razzisti e da politiche istituzionali volte ad aumentare il controllo e
a limitare le libertà dei lavoratori immigrati». Il primo
punto della protesta riguardava la chiusura del centro di detenzione (in
corso Brunelleschi) che a Torino funziona a pieno regime. «Un pugno
nello stomaco per l’intera città - spiegano i partecipanti - dopo
quello di Milano bisogna farlo chiudere, al più presto».
Dal
megafono l’Imam della moschea di corso Giulio Cesare, Limam Buriki Bouchta
ha urlato più volte «Allah Aabar», «Allah e grande»,
raccogliendo intorno a sè la nutrita comunità islamica: «Il
questore deve capire che bisogna sbloccare al piu presto i permessi di
soggiorno fermi da oltre 15 mesi - ha spiegato l’Imam - venga a vedere
quanti siamo in piazza e capisca una volta per tutte che non siamo tutti
dei criminali».
«Oggi e sceso in campo un nuovo
soggetto, un nuovo proletariato», dice Stefano Alberione, delle segreteria
di Rifondazione.
Nessun incidente, solo musica araba, slogan
e tanta rabbia. La rabbia di chi vede chiudere il proprio sogno dentro
le alte mura recintate dell’ex caserma di corso Brunelleschi. Li dentro
già 7 immigrati hanno tentato di togliersi la vita, l’ultimo pochi
mesi fa.
«Sono scesi in piazza migliaia di
immigrati, nonostante la polizia li abbia intimoriti nei giorni scorsi
- spiega Giovanni Amedura, portavoce della cooperativa Senza Frontiere
-.
Le associazioni di immigrati, partiti
sindacati giovani dei centri sociali oggi chiedono che venga risolto il
problema dei permessi bloccati che costringe alla clandestinità
migliaia di immigrati. Il prossimo passo sarà un corteo nazionale
da tenersi proprio qui a Torino, il prossimo mese».
A fine del corteo i rappresentanti degli
immigrati hanno incontrato nella sede del governo il prefetto Mario Moscatelli,
il vicesindaco Domenico Carpanini e il questore Nicola Izzo, chiedendo
il rilascio, entro aprile, dei permessi bloccati.
di PAOLO GRISERI
Il furgone dei centri sociali avanza con
il tradizionale carico di casse acustiche, mixer e bandiere rosse con l’immagine
di Che Guevara.Una scena consueta per il sabato pomeriggio torinese, Ma
basta seguire il filo del microfono che esce dall’impianto di amplificazione
per imbattersi nella barba lunga e scura dell’imam La strada che rimbomba
di slogan e corso Giulio Cesare ma sembra un viale di Teheran: «Allah
akhbar>>, <<Allah i grande», grida a pieni polmoni Bouriq Boutcha,
l’imam della moschea di Porta palazzo. È lui che guida il corteo,
lui che ha mobilitato oltre un migliaio di ragazzi musulmani, quelli che
escono a decine dalle strade del Balon per ingrossare la manifestazione.
Quelli
che rispondono agli slogan ed eseguono le istruzioni impartite in arabo
Quelli che, improvvisamente, si siedono per terra seminando un po’ di sconcerto
nella parte italiana del corteo; priva di traduttori. È andata così
la prima manifestazione indetta da partiti di sinistra e guidata dai religiosi
musulmani.
Un corteo di quattromila persone con i
centri sociali in seconda fila mentre dietro lo striscione di apertura
i ragazzi marocchini, senegalesi, nigeriani gridano gli slogan nella lingua
più terribile per l’occidente: «Samidon, samidon lil hou kouk
talibon» (“Resisteremo, resisteremo, i nostri diritti difenderemo”).
Partono in duemila da corso Giulio Cesare e raddoppieranno quando la manifestazione
imboccherà via XX settembre per raggiungere il centro storico e
piazza Castello. Presidiano le retrovie gli striscioni del centro sociale
Gabrio, dell’associazione Punto zip, dell’associazione per la Pace e di
Rifondazione comunista.
Arriva anche una delegazione del centro
sociale Leonkavallo di Milano.
Alla partenza si evita, con una deviazione
del percorso, il contatto con il banchetto di An dove Agostino Ghiglia
raccoglie firme “contro l’immigrazione clandestina”, In corso Regina giunge
il Verde Silvio Viale.
Ma l’attenzione è tutta puntata
sulle iniziative degli stranieri che, guidano il corteo in una babele di
lingue e posizioni da quelle più moderate all’ala più radicale.
La linea la da l’imam Boutcha: “Questa
è una giornata storica per Torino – grida nell’altoparlante – perché
gli immigrati non possono più aspettare, sono stufi delle promesse
della questura, non vogliono aspettare 14 mesi per un permesso di soggiorno”.
Poi, in italiano, attacca il questore. “Nicola Izzo, dove sei?”.
La domanda diventa uno slogan ripetuto
decine di volte e rimbomba nel budello di via XX settembre tra il Duomo
e via Garibaldi.
Per i musulmani, Izzo è responsabile
di una linea intransigente sulla concessione dei permessi di soggiorno,
«uni linea più dura di quella delle altre questure».
Alle 18:15, nella sede della prefettura,
Izzo, insieme al viceprefetto Giuseppe Amelio, al vicesindaco Domemco Carpanini
e all’assessore Stefano Lepri, incontrerà la delegazione dei manifestanti.
Che chiedono la chiusura del centro di detenzione di corso Brunelleschi
e un atteggiamento meno rigido sui permessi di soggiorno. Commenta Carpanini
al termine dell’incontro: “Alcune richieste, come quella fatta di favorire
le pratiche per i ricongiungimenti familiari, sono condivisibili e sono
state accolte. Altre, come la sanatoria generalizzata o il blocco delle
espulsioni, sono inaccettabili. Vorrei anche che le associazioni di immigrati
condannassero con chiarezza l’illegalità”.
Contro la chiusura dei centri di detenzione
si era espressa in mattinata Livia Turco, favorevole invece “a consentire
l’ingresso di mediatori culturali per rendere più umana la permanenza”.
L’ingresso di mediatori e Imam in corso Brunelleschi è stato uno
dei punti ottenuti dai manifestanti in prefettura. Il questore ha garantito
che verranno esaminate entro il 31 marzo le domande di soggiorno che giacciono
da più tempo negli uffici mentre entro il 30 aprile verranno discusse
le domande più recenti.