RETE CITTADINA IMMIGRAZIONE E DIRITTI
Negli ultimi mesi a Torino, come d’altronde in tutto il paese, si e sempre più insistito da parte dei media su di una cosiddetta emergenza immigrazione. Non è però certamente esatto parlare di emergenza; ci si trova, al contrario, di fronte alla nuova realtà, che si presenta ora e sempre più sarà presente in futuro, di una società in divenire, non più ingabbiata nei suoi schemi nazionalistici, nelle sue tradizioni localistiche, ma che dovrà sapersi confrontare, dovrà saper interagire con costumi, usanze, fedi, tradizioni, culture diverse. Questo anche se, in una società che si dichiara globale per quanto riguarda strategie industriali, economiche, politiche, e forte la volontà di considerare le popolazioni migranti solamente come funzionali alla produttività, alle esigenze del capitale e degli stati nazionali.
Nella realtà dei fatti le vere emergenze sono ben altre: da una parte la contrapposizione chiara, netta, intransigente dura al razzismo, sia esso dichiarato, strisciante o latente, sempre più presente in ogni strato sociale, sempre più tollerato o se non altro giustificato, sempre più trasversale agli schieramenti politici, alle ideologie; dall’altra parte 1’opposizione da attuare, nel modo più ampio ed aggregante possibile, alle soluzioni che vengono poste in essere da un governo, che, con la motivazione dell’adeguamento agli accordi di Schengen, tende ad affrontare le conseguenze apportate alla vita del paese dai nuovi flussi migratori solamente nei termini di tutela dell’ordine pubblico, cercando cosi di soddisfare le richieste dell’opinione pubblica più conservatrice e reazionaria.
Nella nostra città numerose sono le realtà che operano
contro razzismo e xenofobia e che in questi anni hanno prodotto un reale
intervento a favore degli immigrati. Fino ad ora però hanno sempre
agito con metodo per lo più spontaneistico, limitato alla propria
attività, alla propria area d’intervento, senza rapporti continuativi
con le altre esperienze.
Pensiamo che sia ormai indispensabile superare questa fase e quindi
creare un ”luogo” di incontro, di discussione, di coordinamento, di organizzazione
per tutte queste realtà impegnate a fianco delle popolazioni migranti.
Pur avendo ben presente quanto siano grandi e numerose le differenze di
impostazione, formazione, ideologia, finalità che contraddistinguono
le varie esperienze, pensiamo che individuando dei punti base fondamentali
(la cui accettazione sia la discriminante su cui creare una comune possibilità
di ragionamento ed intervento) sia pensabile ed auspicabile riunire attorno
ad un tavolo permanente le diverse anime dell’area.
I punti individuati sono:
Chiusura
dei ”centri di permanenza temporanea” per immigrati,
che si sono rivelati, dalla loro istituzione nell’estate ’98 a tutt’oggi,
veri e propri lager che costringono la popolazione migrante non regolare,
seppur in assenza di reati penali, in condizioni di detenzione tali da
essere al di fuori di qualsiasi giustificazione per un vivere civile, al
di fuori di diritti internazionali e costituzionali.
Opposizione
alla legge Turco-Napolitano che, adeguandosi
all’inaccettabile accordo di Schengen, regola i flussi migratori alle esigenze
della produzione e vincola gli immigrati a condizioni vessatorie al di
la del rispetto, della considerazione, per le esigenze dei singoli, tralasciando
totalmente di valutare le cause delle migrazioni, ma considerando solamente
gli eventuali ”problemi” causati, da risolvere con strategie poliziesche,
o i possibili benefici ricavabili per la produttività.
Per il diritto
d’asilo, perché non si può considerare all’interno delle
”quote” annuali la migrazione di chi fugge da paesi in stato di guerra,
in cui viene praticata la persecuzione etnica o religiosa, in cui viene
negata, ad una parte della popolazione, qualsiasi diritto civile (anche
se formalmente il governo viene considerato democratico).
Per la libera
circolazione delle persone, al di là di leggi restrittive, di frontiere
od esigenze politico economiche. Nella società mondializzata non
si può accettare che la libera circolazione sia riservata a finanza
ed industria; essa deve riguardare soprattutto donne e uomini, che possano
cosi decidere dove vivere ad di sopra di calcoli che non tengono in alcun
conto le esigenze degli individui.
Per una sanatoria
generalizzata, che consenta l’uscita da una clandestinità imposta
e non scelta, che permetta la conquista di una vita dignitosa, al di fuori
dei ricatti di chi, cittadino italiano o straniero, approfitta della condizione
degli irregolari, lucra su di essi , relegandoli spesso alle attività
di microcriminalità o sfruttandoli con il lavoro nero; che permetta
di instaurare un rapporto di solidarietà tra lavoratori italiani
e stranieri.
Su questi punti, contro il razzismo di ogni forma , invitiamo alla discussione ed alla collaborazione associazioni, organizzazioni, cooperative, collettivi che operino od intendano operare per una società multietnica, associazioni o gruppi di immigrati che siano organizzati o vogliano organizzarsi e tutelarsi. Questo perché sebbene la parità dei diritti per tutti dovrebbe essere un obbligo per governi di paesi non dittatoriali, ci troviamo in una realtà legislativa e giuridica ben diversa, in cui sono presenti cittadini con più diritti di altri e ”non cittadini” il cui unico diritto riconosciuto e quello di essere deportati.
Torino, 27/11/1998
Aderiscono sino ad ora alla Rete Cittadina Immigrazione e Diritti:
Collettivo Antirazzista Autonomo - FAI Federazione Anarchica Torino - CSA Gabrio - Comitato Chiapas Torino - Coordinamento Antirazzista Giovani Comunisti - LOC Lega obiettori di coscienza - Punto Zip - Rete Antirazzista Torino - Cooperativa Senza Frontiere - Partito Umanista - Beati i Costruttori di Pace - ManiTese - Ass. Italo-Araba Petra - Alternativa Sindacale Area Programmatica CGIL Torino -
per contatti telefonare al 03478548265