LABORATORI DI SOCIETA' #2

Questo testo è un estratto di un “documento politico” frutto della discussione di un gruppo di compagni, alcuni dei quali hanno partecipato alle riviste Derive Approdi, Future Antérieure, e Luogo Comune, mentre altri sono variamente impegnati in situazioni di movimento e che ripercorre i temi che hanno impegnato l’antagonismo sociale in questi ultimi anni. E’ un documento che non ha pretesa teorica, ma politica, cioè di individuare i termini del conflitto “qui e ora”.
Ovviamente, fa riferimento all’area dei centri sociali e del sindacalismo di base, visto che il governo della metropoli e le tematiche relative al lavoro salariato sono centrali.

Immaterial workers of world

La nuova specie

1)  Con l'espressione "intellettualità di massa" non si è mai voluto designare un certo numero di particolari mestieri, ma una qualità di tutto il lavoro postfordista. Questa formuletta segnala che il lavoro è diventato essenzialmente linguistico (mentale, cognitivo) o, ma è lo stesso, che il linguaggio è stato messo al lavoro.
2)  E' tanto facile, quanto però sbagliato, dire : l'intellettualità di massa è una categoria economico-sociologica tra le altre, che rimpiazza linearmente quelle utilizzate in ambito fordista. Ma è altrettanto facile e sbagliato dire: l'intellettualità di massa travalica l'economia e la sociologia, essendo definita piuttosto da costellazioni culturali, disposizioni etiche, contesti vitali. La faccenda è più complicata L'intellettualità di massa è una nuova specie. Essa è l'asse centrale dell'accumulazione capitalistica : dunque ha una straordinaria rilevanza economico-sociologica. Ma è l'asse centrale dell'accumulazione capitalistica proprio perché (non malgrado che) le sue caratteristiche salienti possono essere descritte solo in termini etico-culturali, come insieme differenziato di forme di vita. In breve: l'intellettualità di massa sta al centro dell'economia postfordista esattamente perché il suo modo di essere sfugge del tutto ai concetti dell'economia politica. E' questo il paradosso da affrontare in termini di teoria dell'organizzazione.
3)  La principale forma di esistenza della "nuova specie" è il bacino dell'intellettualità di massa. Il bacino è l'ambito spazio temporale in cui avviene la socializzazione extralavorativa. E' il contesto in cui si forgia la cooperazione che precede ed eccede il processo lavorativo. In concreto: la forza-lavoro sociale istituisce un insieme di relazioni indipendenti al proprio interno, che perdurano quale che sia l'impiego (o la mancanza di impiego) dei singoli, relazioni che fanno da presupposto unitario a ogni sorta di mansioni flessibili e precarie.
4)  Il bacino, in cui si sviluppa la cooperazione linguistica, è la realtà sottostante al lavoro salariato non meno che al lavoro autonomo. Le specificazioni giuridiche del tipo di occupazione sono, per l'appunto solo.... specificazioni. Il lavoro comunicativo e relazionale, formatosi nel bacino, è poi, eventualmente, anche autonomo. Ma non è comunicativo e relazionale perché autonomo.
5)  Nel bacino dell'intellettualità di massa è impossibile scindere l'attitudine lavorativa dal "mondo della vita". In questo senso, il bacino rende universali e paradigmatiche le caratteristiche tradizionali del lavoro femminile.
6)  Il bacino esibisce al suo interno, come una sezione geologica, tutti gli elementi decisivi dell'economia globalizzata : flussi migratori, reti comunicative, grumi di sapere astratto, articolazioni dell'amministrazione statale. Il bacino è un microcosmo che esemplifica, su scala locale, l'intreccio delle forze produttive mobilitate dal postfordismo.
7)  La frammentazione dei lavori rimanda all'unità del bacino, e viceversa, L'organizzazione politica è organizzazione del bacino, o non è.
8)  Il bacino dell'intellettualità di massa esige la crescita di una democrazia non rappresentativa e la formazione di una sfera pubblica non statuale. Tutto ciò che è legato alla scambio di equivalenti postula la rappresentanza politica nonché l'identificazione di "pubblico" e "statale". Viceversa, tutto ciò che coincide con la cooperazione produttiva esclude la rappresentanza e fonda una dimensione pubblica asimmetrica rispetto allo Stato. Ebbene, poiché il bacino dell'intellettualità di massa fa tutt'uno con la cooperazione sociale che precede ed eccede il lavoro in senso stretto, di esso bisognerà dire: democratico, ma non rappresentabile; pubblico, ma non statale.
9)  Le forme organizzative che si attagliano al bacino sono il Centro sociale, la Comune, il Soviet.
10)  La crescita della democrazia non rappresentativa e la formazione di una sfera pubblica non statale hanno come condizione ineludibile il massimo sviluppo del federalismo, il drastico decentramento della spesa pubblica, la frantumazione delle funzioni amministrative dello Stato, la proliferazione di assemblee elettive locali.
11)  Un federalismo radicale ha in odio quelle invenzioni gaglioffe che sono la Provincia e la Regione. Si tratta di enti immaginari, da sciogliere, concentrando le risorse così risparmiate sulla dimensione effettivamente locale. O, se si preferisce, "municipale". A patto di intendere per municipalità nient'altro che il territorio determinato in cui il bacino dell'intellettualità di massa si organizza come contropotere.
12)  Ogni aspetto di una riarticolazione federalista dei poteri e delle competenze può e deve essere forzata in senso soviettista: democrazia diretta, autogoverno locale, revocabilità dei mandati, voto per gli immigrati e loro eleggibilità nelle amministrazioni comunali ecc.
13)  Il federalismo deve costituire, inoltre, la premessa istituzionale di una sorta di Nep (sì, proprio la Nep promossa da Lenin dopo la sconfitta delle rivoluzioni in Occidente: Nuova politica Economica finalizzata a gestire la transizione). La Nep federalista consiste nel dar luogo a forme di autoimprenditorialità (o di "impresa politica") all'interno del bacino dell'intellettualità di massa. Una Nep postfordista, una transizione che abbia radici locali, ecco una accezione potabile di federalismo.
14)  La partecipazione con liste proprie, o in liste altrui, alle elezioni comunali, di circoscrizione ecc. è un passo opportuno e necessario. Così come opportuno e necessario può risultare il rapporto con quella caricatura di politico carismatico-bonapartista che oggi, in Italia, è il Sindaco. Va da sé che la partecipazione alle elezioni locali e l'eventuale interlocuzione con il "partito dei sindaci" non sono un bene in sé, né una rivoluzione copernicana : la loro utilità è misurata, passo dopo passo, alla crescita di istituti di democrazia non rappresentativa (soviet e Nep). Come diceva Donnie Brasco: che te lo dico a fare ?

Europa socialdemocratica e Forum per il reddito garantito

1)  Non lasciamoci ingannare. E' un errore credere che sussista ancora una "questione socialdemocratica", ossia un progetto complessivo di società avverso al liberismo, una difesa a oltranza del Welfare State, un tentativo riformista di "uso operaio dello Stato". Niente di tutto questo. Le socialdemocrazie, oggi al governo in Europa, assomigliano senza eccezioni, sia pure in misura diversa, al Partito democratico statunitense: forze politiche votate all'alternanza, non all'alternativa. Alternanza all'interno di un orizzonte di politica economica predeterminato e inamovibile.
2)  Ciò comporta, peraltro, che le odierne socialdemocrazie non sono più corpi politici compatti, dotati di quell'identità granitica che in passato aveva per stendardo la coppia infernale "lavorismo & statalismo". Nelle socialdemocrazie, come del resto nel Partito democratico, è possibile riconoscere stratificazioni eterogenee, diversi sedimenti generazionali e culturali, lobbies in conflitto tra loro. L'unica analisi seria delle socialdemocrazie (seria perché finalizzata a una interlocuzione pratica su singole questioni) è una analisi trasversale.
3)  All'interno delle socialdemocrazie e dei Verdi è possibile individuare, oggi, una tendenza europea propensa a promuovere esperimenti, semmai parziali e limitati, di reddito di cittadinanza. Una tendenza che ormai ammette, anche sotto il profilo tecnico ed econometrico, il fallimento di ogni altra proposta intesa a contenere e a governare la disoccupazione strutturale di massa. L'interlocuzione con questa tendenza (in Italia coincidente forse con quella parte della generazione del '77 che, in odio al berlinguerismo e al compromesso storico, guardò con simpatia alla nascita del Pds) è, ovviamente, fondamentale.
4)  La grande politica, il cui fondamento è il sindacalismo rivoluzionario degli Iww postfordisti, ha nel reddito di cittadinanza non già un punto di arrivo, ma di partenza. Ciò che veramente conta sono le lotte, le forme di contropotere, l'imprenditorialità del lavoro immateriale, che possono sorgere sulla base di una sia pur timidissima erogazione di denaro ai disoccupati. Ma questo punto di partenza va conseguito, passo dopo passo, con una battaglia politico-culturale trasversale, impiantata dentro e fuori il Partito democratico europeo (leggi: socialdemocrazie non più socialdemocratiche e Verdi).
5)  Giocare la propria iniziativa con duttilità e spregiudicatezza implica, però, la costituzione simultanea di un "luogo" proprio, di una struttura quanto mai agile che coordini, approfondisca, potenzi l'azione politica. Un Forum per la democrazia non rappresentativa e il reddito di cittadinanza è all'ordine del giorno. A dire la verità, lo è da tempo. Per favorire il trasversalismo, non certo per limitarlo. Per anticipare un frammento di una sfera pubblica non statale e, quindi, non parodistica. Per rendere visibile un insieme di analisi, opinioni, proposte che, radicali ma niente affatto estremiste, convergono nella domanda: can you imagine the revolution ?

Immaterial workers of world

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